Gentile Ministro,

Le scrivo saltando i convenevoli e arrivando subito al dunque. Il dunque si chiama giustizia vera. Il dunque si chiama certezza della pena, senza se e senza ma.

Mi chiamo Cinzia Lacalamita, sono una scrittrice triestina che sta lottando per dare voce alle vittime di violenza. Io, scribacchina, mi espongo ogni santo giorno per tutte quelle persone che hanno subito la perdita di una persona amata e che, per essa, non hanno ottenuto, per l’appunto, giustizia. E mentre io lotto, Le chiedo, Voi politici cosa fate? Non venga a raccontarmi la fiaba dell’orso rispondendomi che “fate del vostro meglio”. Non venga a raccontarmelo perché il vostro meglio, per noi cittadini, è il nostro peggio: le vittime di violenza non vengono tutelate, gli aguzzini sì. E questo è un fatto che solo i politici hanno la sfrontatezza di negare. I familiari delle vittime di donne e uomini uccisi, con regolarità, sono costretti a vedere gli assassini liberi di ricostruirsi una vita, perché questo permette la “giustizia” italiana. Sconti, attenuanti, permessi premio, nel caso Voi che occupate i piani alti del potere non ve ne foste accorti, sono un insulto alla memoria di chi non c’è più. E, sempre nel caso non ve ne foste accorti, oggi i processi non sono processi ma buffonate mediatiche.

Le scrivo oggi perché oggi è una giornata particolare: tre anni fa, un uomo di nome Gianpaolo Properzi ha barbaramente ucciso Concetta Genta, detta Emma. Emma è morta per una manciata di soldi che, forse, doveva al Properzi. Ma Lei, Ministro, questo lo sa molto bene. Lo sa perché, Patrizia, mamma di Emma, Le ha scritto una lettera invocando il suo aiuto. Lettera che io ho pubblicato nel mio ultimo libro: “L’uomo nero esiste” (Aliberti Editore). Patrizia Le ha fatto delle domande precise Ministro. Le ha chiesto come sia possibile che il Properzi, per l’omicidio di Emma, abbia scontato solo 90 giorni di carcere. 90 giorni Signor Ministro. Patrizia Le ha chiesto, inoltre, perché nessuno la protegge da Properzi che vive a pochi isolati da casa sua.

Vede Ministro, quando una vita viene spezzata, il mondo dovrebbe fermarsi a riflettere. La classe politica, a prescindere dal partito, dovrebbe lavorare INSIEME, giorno e notte, per fare in modo di garantire giustizia e per limitare, il più possibile, quello che, ormai, è un continuo spargimento di sangue.

A Patrizia non sono state date risposte, a nessuno vengono date risposte. Perché? Forse perché, in generale, Voi politici siete troppo indaffarati a tutelare i vostri interessi personali? O perché siete vicini ai cittadini solo in fase di campagna elettorale, quando per Voi anche un solo voto fa la differenza?

Non prenda questa lettera come un qualcosa di personale, scrivo a Lei semplicemente perché è Lei il Ministro della Giustizia, fosse stato un altro non avrebbe fatto differenza per me.

Le chiedo di riflettere, Le chiedo di riprendere in mano la lettera di Patrizia Genta e di leggerla prima con gli occhi di un padre, poi con quelli di Ministro.

La certezza della pena, Ministro, è un nostro diritto. Un diritto che Voi dovete darci piantandola, una volta per tutte, di perdere tempo dietro a cose che agli italiani non interessano: il popolo vuole meno bunga bunga e più fatti.

Distinti saluti

Cinzia Lacalamita, scribacchina che se ne frega della politica e si interessa dei cittadini… sempre meglio di chi se ne frega dei cittadini e si interessa della politica per una questione di comodo… Lei, che può, faccia la differenza. La faccia per rendere onore alle vittime, per permettere Loro di riposare in pace, per lenire la sofferenza di chi resta. Faccia la differenza, perché l’indifferenza uccide… e non è detto che uccida sempre e solo le figlie e i figli della gente comune: lavorare per noi, Ministro, significa lavorare anche per Voi, perché gli assassini non guardano in faccia nessuno.
CristiF
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