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Da ultimo, appare fallace anche l'idea che l'ergastolo certifichi l'incapacità «di reinserire nella società l'autore di un reato». Anzitutto perché la «rieducazione del condannato» promossa dalla Costituzione purtroppo non è - come la citata sentenza del '74 della Consulta ha sottolineato - «sempre conseguibile», e poi perché un eventuale reinserimento del reo nella società non ne assicura la riuscita. Viceversa, la «rieducazione» può verificarsi con pienezza sul versante morale anche in condizioni di detenzione. Inoltre, per quanto essa sia importante, non va assolutizzata perché se il ricupero del reo divenisse il solo scopo della pena - come traspare dalle parole di Saviano - qualsivoglia detenzione verrebbe limitata al raggiungimento dell'obbiettivo rieducativo (Cfr. Bettiol G., "Il mito della rieducazione" in AA.VV. Sul problema della rieducazione del condannato, Cedam 1964, pp. 8 e ss). Ma in questo modo si cancellerebbe definitivamente la fondamentale dimensione retributiva della pena, con gran danno non solo per il diritto ma anche per la giustizia.

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