25 novembre 2013, 09.23

Toyota punta sull'idrogeno

In attesa del presunto boom delle auto ibride ed elettriche c'è chi guarda altrove alla ricerca di diverse alternative. Toyota si distingue dalla massa percorrendo una nuova strada fondata sull'energia pulita e si affida all'idrogeno.


Dopo aver presentato in sordina nel 2011 un prototipo a idrogeno della vettura FCV-R, la casa giapponese rilancia la sfida e svela un altro modello, molto più rifinito e avanzato. Un lavoro complesso che ha richiesto parecchio tempo per ridurre il costo dell'autoveicolo che dagli attuali 50mila dollari si ridurrà ulteriormente per essere appetibile al grande pubblico. Per avere un'idea basta ascoltare le parole degli ingegneri Toyota, secondo i quali fino a un lustro fa la tecnologia delle celle a combustibile a idrogeno aveva un valore pari a un milione di dollari.

Prezzi a parte, il lavoro si è concentrato sul potenziamento del prototipo, capace di percorrere 480 km/h con 5 Kg di idrogeno, presente nelle celle a combustibile che sono collegate a un pacco di batterie da 21 Kw/h. Nella dimostrazione a porte chiuse per i giornalisti, la macchina ha sfoggiato un'accelerazione da 0 a 100 Km/h in nove secondi liberando una potenza di 140 cavalli e farà il pieno in appena tre minuti (ma non sono state rilasciate informazioni su modalità e punti per il rifornimento).

Novità rilevanti anche nel design, ispirato a un catamarano per evocare l'acqua che scorre, con un nuovo paraurti nella parte anteriore con grandi prese d'aria laterali e un cofano blu acceso.
La casa giapponese conta di lanciare la Toyota FCV-R sul mercato entro il 2015.

22 novembre 2013, 09.17

La cam per curiosi

Per gli analisti hi-tech è il mercato del futuro, per i colossi della tecnologia una meta da raggiungere il prima possibile, per gli utenti un pianeta ancora poco conosciuto e affascinante. Seppur ancora relegata a un pubblico di nicchia, la wearable technology è in grande e costante ascesa. Quando si pensa alla tecnologia da indossare, i dispositivi che vengono in mente sono principalmente due: gli smartwatch e i capi d'abbigliamento capaci di connettersi ad altri device. Ma c'è dell'altro: nell'era dell'apparenza, dove l'immagine impera, ecco che fotocamere e videocamere diventano parte integrante del corpo umano per filmare ogni attimo della giornata. Dopo i pionieri svedesi che con Memoto hanno lanciato la prima fotocamera capace di scattare in automatico immagini ogni trenta secondi, dal Giappone arriva Neurocam, la prima videocamera indossabile che registra automaticamente ciò che ci incuriosisce.

Presentata nel corso dell'evento Human Sensing 2013 a Yokohama, Neurocam sfrutta un sensore di rilevamento integrato nelle cuffie, collegate con la camera dell'iPhone (unico smartphone per ora compatibile) per leggere le onde cerebrali e filmare quello tutto ciò che fa scattare la "curiosità" nel nostro cervello.

A gestire i segnali della mente è un'applicazione che pesa ogni singolo pensiero su una scala di interesse da 0 a 100: quando la soglia supera 60, il segnale rosso indica l'automatico avvio della registrazione, che si traduce in una Gif animata da 5 secondi con informazioni sull'orario e sul luogo inquadrati.
Prodotto dalla società Neurosky, il dispositivo si basa sulla misurazione del livello di curiosità, sistema sviluppato con l'aiuto di Yasue Mitsukura, professore della Facoltà di Scienze e Tecnologie dell'Università di Keio. L'anteprima pubblica e i primi test sul campo sono stati effettuati con un prototipo che, oltre ai progressi tecnici, dovrà ridurre le dimensioni di Neurocam e trovare una diversa disposizione della telecamera per evitare di dover fissare l'iPhone su una tempia.

21 novembre 2013, 09.04

Lo scanner che cancella l'acne

Gli ambiti d'uso di smartphone e applicazioni sono potenzialmente infiniti. Parole talvolta abusate quando si parla di nuovi prodotti, battezzati spesso come "rivoluzionari" quando magari nella realtà dei fatti si dimostrano tutt'altro.
Al di là delle definizioni, c'è stato molto interesse attorno alla prima presentazione pubblica di ScanZ, un dispositivo che si collega al telefono per scansionare la pelle e combattere l'acne.
La platea del Disrupt Europe 2013, l'evento dedicato a innovazione e tecnologia organizzato a Berlino da TechCrunch, è rimasta colpita dal team di MySkin che ha sviluppato lo scanner, abile a trasformare con test sul campo lo scetticismo iniziale in curiosità e convinzione.


Il piccolo e colorato dispositivo (corpo bianco e base verde, azzurra, rossa, gialla o viola) è compatibile al momento solo con iPhone (dal 4S in poi) e una volta attivato agisce in due passi: la prima azione è la scansione della zona interessata per analizzare la pelle, seguita dalle risposte via app sul tempo necessario per la scomparsa del brufolo e alcuni suggerimenti per velocizzarla. Per sviluppare un'analisi approfondita e tentare di risalire alle cause dell'acne, l'utente deve fornire informazioni sui prodotti utilizzati per la pulizia del viso e sull'alimentazione, due degli elementi tipici da che favoriscono la nascita dei brufoli.

"Finora in questo campo abbiamo visto solo prodotti più o meno popolari grazie al marketing, noi invece offriamo una nuova prospettiva grazie alla tecnologia che abbiamo sviluppato partendo dalle basi di dermatoscopia e spettroscopia", ha dichiarato Sava Marinkovich, a capo del team serbo. E dinanzi alle critiche e ai dubbi dovuti ai tanti prodotti e applicazioni già bocciate in passato dalla Federal Trade Commission americana per aver diffuso false speranze, MySkin reagisce sfoggiando una squadra di indubbia qualità che include Djuro Koruga, professore di ingegneria biomedica presso l'Università di Belgrado, Loretta Cirado, che dirige il dipartimento di dermatologia all'Università di Miami, e Jadran Bandic, a capo dell'ORS Hospital di Belgrado.

Con già alle spalle 8 milioni guadagnati in due finanziamenti privati, MySkin ha lanciato una raccolta fondi su Indiegogo per ottenere i 150mila dollari necessari per la produzione su larga scala di ScanZ, che arriverà sul mercato nel maggio 2014 al prezzo di 249 dollari. Un costo forse eccessivo per le tasche dei giovanissimi, vittime predilette dell'acne, anche se Marinkovich non ha dubbi sulla buona riuscita dell'operazione chiarendo che "non bisogna sottovalutare la fascia dei trentenni quando si parla di acne". Idee chiare e un futuro già pianificato con l'obiettivo di creare la prima piattaforma di imaging open source basata su ScanZ e a completa disposizione degli utenti, che oltre ai brufoli potranno conoscere cause e rimedi per la caduta dei capelli e l'invecchiamento della pelle, le prime due applicazioni ad essere sviluppate.

20 novembre 2013, 09.02

Ed è subito gelo

La difesa dell'ambiente è un tema di grande attualità in tutto il mondo, dove si moltiplicano le soluzioni innovative per rimediare al problema e frenare l'inquinamento o escogitare sistemi in grado di consumare meno energia. L'Unione Europea si è preso a cuore il problema e dopo parecchi test e ricerche ha deciso di sostenere Rapidcool, una tecnologia che sfrutta i principi della fisica per raffreddare le bevande in bottiglia e lattina dalla temperatura ambiente a 4°C in appena 45 secondi. Una clamorosa riduzione di tempo rispetto a quello necessario usando il frigorifero o il frezeer, con effetti benefici sull'ambiente e un risparmio energetico (e anche monetario) dei gestori di bar e punti vendita. Basta pensare che in Europa la stima sui consumi di frigoriferi e congelatori per uso commerciale è pari su base annuale a 85 TWh.


Le prove sul campo hanno dimostrato un risparmio energetico superiore all'80 per cento rispetto ai classici scaffali refrigerati dei supermercati, che si traduce in un risparmio economico stimato in 832 euro annui per ogni refrigeratore (dati calcolati dai ricercatori di Rapidcool). Numeri senza appello che hanno convinto la Commissione europea a finanziare il progetto con 903.000 euro, utili per sviluppare un business che darà frutti su ampia scala.

"Rapidcool farà risparmiare le aziende con ricadute positive sull'ambiente e creerà anche lavoro, quindi siamo felici di sovvenzionare un piano come questo che può cambiare la vite delle persone", è stato il commento di Michael Jennings, portavoce della Commissione e responsabile per la ricerca, la scienza e l'innovazione.
Se Rapidcool raggruppa diversi partner come l'Intelligent Systems Research Institute basato in Inghilterra, il centro di ricerca olandese Re/Gent focalizzato sui sistemi di raffreddamento, la società spagnola Dymtec e gli sloveni di Vending Marketing DOO, l'ispiratore del consorzio è la piccola compagnia britannica Enviro-Cool, che ha sviluppato la tecnologia V-Tex, elemento centrale del progetto. Il segreto sta nella modalità in cui mescola il liquido: V-Tex la miscela senza danneggiare il contenuto eliminando però la differenza di temperatura tra l'esterno e l'interno della bottiglia.

Grazie ai ricercatori Re/Gent, inoltre, è stato messo a punto un algoritmo in grado di intervenire efficacemente su ogni tipo di bottiglia, senza distinzioni tra vetro, plastica e alluminio. All'utente è richiesto di inserire i dati relativi alla bottiglia e lo strumento entra in azione utilizzando il braccio robotico per consegnare la lattina/bottiglia al termine dell'operazione.

"Abbiamo avuto diverse richieste da Nord America e Asia ma ora vogliamo diffonderla in Europa e avviare la produzione per uso domestico e commerciale", ha dichiarato a proposito della tecnologia Kevin Hall, fondatore di Enviro-Cool. Che intanto ha stipulato l'accordo con due grandi multinazionali (una impegnata nella distribuzione di bevande, l'altra dedicata agli elettrodomestici, ma i nomi sono top secret). Prima di acquistarne una per la casa, però, bisognerà attendere almeno fino a metà del prossimo anno.

19 novembre 2013, 09.18

L'intimo si stampa

La storia insegna che molto spesso le scoperte destinate a rivoluzionare lo status quo sono frutto del caso. Arrivano all'improvviso, come successo con Tamicare, società inglese che ha prodotto mutandine tridimensionali per il gentil sesso. Una meta nata nel corso del tempo in maniera imprevista, con i protagonisti della storia occupati da tutt'altro. Più di un decennio fa, Tamar Ghilo decise che era giunto il momento di trovare una soluzione all'atavico problema che l'affliggeva da tempo: un ciclo mestruale troppo abbondante, che ne limitava possibilità e movimenti. Con l'aiuto del marito, così, la donna iniziò a sviluppare un sistema per produrre tessuti stampati in 3D. Dopo anni di tentativi e con l'esponenziale crescita della stampa a tre dimensioni, i due sono riusciti a mettere a punto Cosyflex, tecnologia innovativa capace di combinare lattice, silicone, poliuretano e teflon con fibre tessili come il cotone. Un'innovazione decisiva per stampare un tessuto ibrido spendibile per mutandine, bendaggi e capi sportivi.

"Siamo partiti dalla necessità di creare un prodotto per risolvere un problema e durante il lavoro ci siamo accorti che abbiamo sviluppato una tecnologia nuova, che può aprire un mercato milionario", spiega Ghilo, CEO di Tamicare.


La novità proposta dalla coppia ha colto subito nel segno, tanto che Tamicare ha già raccolto oltre dieci milioni di dollari dal 2011, anno della sua fondazione a Manchester. Concluso l'iter produttivo, ora si pensa al lancio sul mercato che avverrà il prossimo anno: le mutandine usa e getta dotate di assorbente interno saranno in vendita esclusiva in una catena di farmacie in Israele. E proprio da Israele passa la crescita di Tamicare, che sta concludendo un accordo con un'azienda locale per l'assemblaggio di stampanti 3D per tessuti, che costano poco meno di tre milioni di dollari ciascuna ma che sono in grado di stampare dieci milioni di mutandine biodegradabili all'anno.

Lo scorso mese Ghilo ha presentato Tamicare e la tecnologia Cosyflex a Denver attirando l'interesse di molti aziende leader nel settore dell'abbigliamento intimo. Tra le prime a muoversi c'è stata anche Victoria 's Secret, che ha inviato un uomo di fiducia negli uffici di Tamicare per vedere da vicino l'istantaneo processo di stampa, della durata di tre secondi. "Un collant creato a questa velocità è qualcosa che non si vede tutti i giorni", ha commentato Ghilo.

18 novembre 2013, 09.28

Una cyclette da ufficio che fa miracoli

Il peggior nemico delle lunghe giornate in ufficio è l'immobilità. Stare seduti otto, nove o più ore al giorno davanti al computer è un'abitudine micidiale per il fisico: con pancetta e pigrizia che viaggiano in simbiosi, diventa sempre più arduo tornare a guardarsi allo specchio con felicità. I rimedi per evitare questa brutta e precoce fine sono svariati ma limitati dallo scarso tempo a disposizione. La scusa prediletta dei fannulloni oggi non vale più, perché grazie a Pedal Power si potrà lavorare e al contempo smaltire i chili in eccesso durante le prolungate sessioni giornaliere.


Ideato da Andy Wekin e Steve Blood, Pedal Power è una speciale postazione di lavoro composta da una cyclette sui generis che innesca un sistema per produrre energia pedalando, restando comodamente appoggiati sul sedile ergonomico che facilita una corretta postura della schiena. Se l'idea corre subito alla ricarica dei dispositivi elettronici, per sfruttare l'energia prodotta (calcolata fino a 100 watt per un adulto medio) ci sono diverse opportunità, ad esempio il pompaggio dell'acqua, usi consigliati dai due inventori che, nel concepire Pedal Power sono stati ispirati dal lavoro all'interno di una comunità agricola nel nord dello stato di New York.

"Nel 2008 collaboravamo con alcune famiglie per progettare qualcosa che riducesse i consumi energetici nella loro comunità e abbiamo capito che bisognava trovare il modo per sfruttare al meglio l'efficienza umana e quindi abbiamo iniziato a pensare a una cyclette per generare energia", ha spiegato Wekin a Mashable. Così, affinando il prototipo realizzato cinque anni fa, i due hanno sviluppato il sistema per trasformare qualsiasi bicicletta in un generatore a pedali. "C'è almeno una bicicletta in ogni famiglia e in futuro speriamo di vedere ogni ciclista con un dispositivo capace di trasformare l'energia cinetica in elettrica".

L'idea è sbarcata su Kickstarter per raccogliere 10mila dollari e, se tutto andrà bene, le prime consegne avverranno a dicembre. Per sostenere il progetto si può donare qualunque cifra ma per prenotare un modello servono 350 dollari.

15 novembre 2013, 09.28

Usb Condom, prevenzione antivirus

Un preservativo che protegge dai virus: non c'è però nessuna malattia sessualmente trasmissibile in ballo, ma qualche malware che potrebbe rovinare i nostri dispositivi durante la ricarica mediante USB.

Alzi la mano chi non ha mai sfruttato la porta USB del computer per ricaricare lo smartphone: un gesto spontaneo, quasi automatico, che se a voi non ha dato grattacapi a qualcun altro ha creato un grosso problema trasmettendo un virus dal portatile al telefono. Specie se il pc in questione non è il vostro ma di qualcun altro, e senza tralasciare gli attacchi juice-jacking, che puntano a rubare i dati dell'utente durante l'operazione di ricarica dei device.

USB Condom

Per evitare il rischio, l'azienda americana Int3.cc ha sviluppato USB Condom, ovvero il profilattico dispositivi USB. Si tratta di uno strato protettivo inserito nella parte superiore del mini dispositivo capace di bloccare i connettori per lo scambio dei dati senza interferire con quelli dedicati al trasferimento di energia.

Idea semplice, per certi versi perfino banale, ma che negli Usa ha spopolato costringendo la società produttrice a sospendere le vendite per qualche settimana dopo aver esaurito le scorte. Di sicuro il ridotto prezzo di lancio (10 dollari) ha favorito il boom di richieste, senza contare che, bloccando l'apertura della finestra dei contenuti, con USB Condom nessuno potrà più spiare i documenti archiviati sulla pendrive.

(via The Verge)

14 novembre 2013, 09.23

Lunga vita alle gif animate

Combinare due vecchi strumenti per avere l'effetto novità. Da una parte le gif animate, dall'altra la stampa lenticolare che affonda le radici addirittura ai tempi della seconda guerra mondiale, e il risultato è Giftpop, un'idea che su Kickstarter sta riscuotendo ottimi consensi. Contando sul gradimento delle persone per gli effetti delle immagini animate, Rachel Binx e Sha Hwang, due giovani designer e programmatori, hanno realizzato un sito dove poter giocare con le fotografie modificando gli scatti riportati su schede lenticolari per poi ordinare quelli preferiti.


Grazie alla pellicola lenticolare, con ogni foglio che racchiude tante minuscole lenti, bastano piccole cartoline per stampare una dozzina di fotogrammi diversi personalizzando ogni scatto. Un modo semplice, veloce e divertente per ottenere immagini bizzarre del proprio partner o degli amici oppure dell'animale prediletto, che una volta infilate nel portafogli o sul comodino non vi abbandoneranno più.

Non solo foto sparse: sarà possibile intervenire anche sui micro video fatti con Vine e sulle immagini postate su Instagram. Il progetto punta, inoltre, a diffondere la tecnologia e permettere a chiunque di creare e stampare gif animate. Una passione che conta già diversi adepti e non solo negli USA, senza contare che alcuni artisti lavorano proprio a stretto contatto con GiftPop!. Sulla pagina di Kickstarter si possono osservare i lavori di Mr. Div, 89-A e Davidope, tre creativi abituati a sfornare immagini e scenette sorprendenti. Così GiftPop! diventa un canale per avere visibilità, ma anche il primo passo per provare a esplorare una nuova strada per gli artisti digitali.

L'idea funziona e diversi obiettivi di finanziamento sono già stati raggiunti. Per essere tra i pionieri della vecchia stampa lenticolare, potete donare una cifra a scelta tra i 12 e i 400 dollari per iniziare a divertirvi modificando a proprio piacimento le immagini delle persone a voi più care o quelle più odiate.

13 novembre 2013, 09.12

Le strade si riempiono di stelle

Un manto di stelle in soccorso degli enti locali stretti nella morsa della crisi. Le casse municipali italiane sono sempre più vuote e in attesa di una ripresa che stenta a decollare, la necessità è tagliare gli sprechi e attuare una gestione virtuosa del territorio. I sindaci più preoccupati potrebbero richiedere per esempio una relazione su Starpath, un sentiero illuminato che si autoalimenta con l'energia solare ideato dall'azienda britannica Pro-Teq.


A cosa serve? A dire addio a parchi bui e lampioni a mezzo o nullo servizio, perché con un semplice spray e poche ore di lavoro ogni vialetto e marciapiede potrà avere le proprie stelle. L'esempio è il sentiero piazzato presso il Christ's Pieces Park di Cambridge, dove in quattro ore e mezza il team guidato da Hamish Scott ha ricoperto di stelle 150 metri di strade immerse nel verde. Che con il blu accesso di Starpath si fonde in un mix acceso e spiazzante.

Realizzato a strati su una base di poliuretano, Starpath si può applicare su qualunque superficie, è antiscivolo e non inquina l'ambiente. Il suo grado di illuminazione dipende dalla quantità di luce solare assorbita durante il giorno, quindi ideale per cieli molto soleggiati come quelli italici. Scott dal canto suo è convinto dell'immediato successo dell'idea e confida di conquistare le amministrazioni cittadine, a partire dall'Europa: "Il prodotto si adatta alla luce naturale, è ecologico e pure piacevole alla vista".

Dopo le autostrade illuminate inventate in Olanda e le strade stellate nate nel Regno Unito, il futuro sembra essere un po' più luminoso.

12 novembre 2013, 09.16

Noi non ci perderemo mai

Ci guida per le strade, ci suggerisce le direzioni e ci aiuta anche a ritrovare i nostri oggetti smarriti: per questo il GPS è una tecnologia che, seppur sviluppata in ambito militare (dagli USA) è arrivata presto sul mercato ottenendo buoni risultati e un largo successo. Presenza fissa e obbligata negli smartphone, il GPS è anche il fulcro di numerosi gadget che negli ultimi anni hanno invaso il mercato per sfruttare le proprietà di tracciamento e monitoraggio: questa caratteristica è anche il marchio di fabbrica di Retrievor, un accessorio tanto piccolo quanto efficace nel fornire indicazioni per rintracciare oggetti, animali e persone.


Dopo aver realizzato più di venti progetti per varie compagnie internazionali, un folto team di ingegneri, designer e sviluppatori software provenienti da Australia, Gran Bretagna, Cina e Usa prova a mettersi in proprio scommettendo su di un piccolo dispositivo dotato di GPS che sfrutta l'energia solare e promette di ritrovare qualsiasi cosa o persona a prescindere da dove si trovi.

Le misure sono minime, 28 millimetri di diametro per 10 millimetri di spessore corrispondono all'incirca a una moneta, e grazie alla clip inclusa nella confezione si può attaccare ovunque, compresi cani e gatti per cui c'è la clip versione collare. Per scoprire movimenti e posizione di soggetti/oggetti basta affidarsi all'apposita applicazione compatibile con iOS e Android oppure collegandosi direttamente al Web, e con la modalità "radar" si può rintracciare l'itinerario percorso, compreso di velocità e distanza. La batteria si ricarica con la luce solare e l'autonomia dipende come sempre dagli usi che se ne fanno.

Come annunciato dal team di sviluppatori, gli ambiti d'uso di Retrievor sono diversi: dagli animali agli escursionisti, dalla borsetta delle donne alla valigetta dell'uomo d'affari, fino ai bambini che scorrazzano per casa e nel giardino. Sull'effettivo funzionamento di Retrievor i creatori non nutrono dubbi, affermando che riesce a monitorare e seguire gli spostamenti dell'oggetto in questione anche in ambienti interni o di difficile penetrazione per il GPS (per questo Retrievor supporta anche Glonass), con un margine di errore compreso tra 3 e 5 metri.

Il GPS non è comunque uno strumento infallibile, e permangono alcuni dubbi sulla sua efficacia in certe condizioni nonché sulla sua affidabilità a prova di jamming. Inoltre, dopo aver visto i gadget per ritrovare valigie, il braccialetto per sventare il rapimento dei diplomatici e il sensore per allertare i soccorsi e fornire le coordinate del luogo dell'incidente, Retrievor non è una novità assoluta bensì una ulteriore evoluzione per rintracciare e tenere sotto controllo oggetti e persone.

Proposto sulla piattaforma di crowdfunding Indiegogo per raccogliere 80mila dollari, il cammino di Retrievor ha già superato la boa di metà percorso. In vendita a 299 dollari (al momento i sostenitori possono averne uno a 189 dollari se finanziano la campagna), cui si aggiunge il canone mensile di 1,79 dollari per l'utilizzo della rete satellitare, Retrievor arriverà quindi presto sul mercato. Quando non è ancora dato da saperlo, ma la certezza c'è: anche se non dovesse essere raggiunta la quota prevista su Indiegogo, ci sono già investitori privati interessati a sostenere il progetto.

(via Mashable)

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