La lunga via del piombola redazione 
15 feb 2005, 00.00
IL RICICLO DELLE BATTERIE AL PIOMBO ESAUSTE.

Dal 1992, primo anno della sua effettiva operatività, ad oggi il Cobat ha raccolto e avviato al recupero oltre 2 milioni di tonnellate di batterie al piombo esauste.

Tale quantità è pari a 181 milioni di pezzi, che, se messi in fila uno dietro l?altro, coprirebbero la distanza di 40 mila Km, ossia il giro del mondo passando per l?equatore!

Oggi, grazie al modello Cobat, le batterie esauste arrivano agli impianti di recupero con tutto l?elettrolita (acido solforico diluito) che viene sottoposto a processi di neutralizzazione; ciò consente di ridurre sensibilmente l?inquinamento connesso alla dispersione di un rifiuto molto aggressivo che normalmente contiene disciolti metalli tossici. Si calcola che, dall?inizio della sua attività, il Cobat ha sottratto allo sversamento nell?ambiente circa 360 milioni di litri di acido solforico diluito.

Inoltre, il metallo piombo recuperato dal riciclaggio delle batterie (dal 1991 oltre 2 milioni di tonnellate) rappresenta oltre il 50% della produzione italiana di piombo nonché circa il 40% del fabbisogno nazionale di tale metallo.

Poiché l?Italia è un Paese importatore di piombo, la riduzione dei volumi da importare contribuisce notevolmente alla bilancia dei pagamenti nazionale.

Il piombo ?secondario? è identico a quello estratto dal minerale, è riutilizzabile all?infinito ed ha anche la caratteristica di comportare per la sua lavorazione un risparmio energetico pari al 66% rispetto al piombo ?primario?.

Lo smaltimento metallurgico delle batterie al piombo esauste mediante il recupero del metallo in esso contenuto presenta notevoli vantaggi per la collettività, sia in termini economici che ambientali. Se non fosse possibile il riciclo, infatti, lo smaltimento delle batterie potrebbe avvenire solo con l?abbancamento in discariche idonee a ricevere rifiuti tossico-nocivi.

Quest?ultima soluzione risulterebbe oltremodo onerosa sia per gli eccessivi costi della discarica sia per il mancato recupero e valorizzazione del metallo piombo (Pb) e di alcune componenti plastiche, oltreché dannosa per l?ambiente.

A tale scopo basti pensare che il metallo riciclato dalle batterie esauste rappresenta oltre il 50% della produzione italiana di piombo nonché circa il 40% del fabbisogno nazionale di tale metallo. Tale produzione secondaria, con un risparmio stimato nell?ordine del 66%, richiede altresì minore energia rispetto a quella necessaria per la lavorazione del minerale.


1. Gli impianti di riciclaggio
Sono sei gli impianti consorziati del Cobat in Italia che effettuano il riciclaggio delle batterie per una capacità installata di 442.000 ton/anno, addirittura superiore rispetto ai volumi provenienti dalla raccolta. Tali impianti sono situati in Lombardia, in Campania, in Calabria e in Sicilia:

ECO-BAT S.p.A. - Paderno Dugnano (MI)
PIOMBOLEGHE S.r.l. - Brugherio (MI)
PIOMBIFERA BRESCIANA S.p.A. - Maclodio (BS)
ECO-BAT S.p.A. - Marcianise (CE)
ME.CA. S.r.l. - Lamezia Terme (CZ)
E.S.I. S.p.A. - Pace del Mela (ME)


2.1 Il processo di recupero: la frantumazione delle batterie
Gli impianti consorziati utilizzano un processo che prevede, anzitutto, la fase di frantumazione delle batterie, successivamente dall?area di stoccaggio le batterie vengono caricate in una tramoggia e tramite nastri trasportatori, sono inviate alla sezione frantumazione composta da mulini a martelli.

Il prodotto frantumato con pezzatura calibrata viene trasferito ad un sistema vagliante a umido dove avviene la separazione accurata della parte metallica fine, dal mix di griglie metalliche e dalle materie plastiche.

La parte metallica fine (detta ?pastello?) viene trasferita ad un filtro-pressa. Il mix di griglie metalliche e materie plastiche viene avviato, mediante nastri, al separatore idrodinamico in controcorrente che, sfruttando la differenza di densità dei vari componenti frantumati, separa le componenti plastiche da quelle metalliche.

In questa fase viene anche liberata la parte liquida della batteria (soluzione acquosa di acido solforico) che viene inviata all?impianto di neutralizzazione.

In questo impianto avviene l?inertizzazione dell?acido con calce idrata e con agenti flocculanti che consentono la decantazione dei solidi disciolti ed il raggiungimento della neutralizzazione del liquido ai valori fissati dalla normativa sugli effluenti.


2.2 Il processo di recupero: la fusione

La fusione del pastello avviene alla temperatura di circa 800° - 1.000° C in forni rotativi a fiamma diretta alimentati a metano e ossigeno.

Impianti di captazione e abbattimento delle polveri a valle con filtri a maniche consentono un controllo in continuo delle emissioni in atmosfera, nel rispetto dei criteri imposti per legge.

Nei forni avviene la riduzione del materiale da solfato e ossido di piombo a piombo metallo attraverso l?aggiunta di appositi reagenti tra cui il ferro. Tale ?piombo d?opera?. viene successivamente inviato alla raffinazione - alligazione per ottenere piombo raffinato o leghe per vari utilizzi.


2.3 Il processo di recupero: la raffinazione del prodotto

Il piombo d?opera, in blocchi o allo stato liquido, proveniente dalla fonderia viene immesso in caldaie, dove subisce trattamenti diversi a seconda del prodotto finale che si vuole ottenere.

A solo titolo di esempio, per ottenere piombo raffinato al 99,97%, si può procedere ad una decuprazione (eliminazione del rame), quindi ad una destagnazione (eliminazione dello stagno) e ad una successiva depurazione dell?antimonio. Per la produzione di leghe di piombo si procede con l?aggiunta dei metalli alliganti necessari. Il processo di raffinazione avviene a temperature oscillanti tra i 350° ed i 500° C.


3. Utilizzo del piombo secondario

Il piombo ottenuto dal processo di riciclaggio ha gli stessi utilizzi del piombo ottenuto da minerale in quanto ha le stesse caratteristiche fisico-chimiche e grado di raffinazione.
Il mercato è internazionale e le quotazioni sono determinate al London Metal Exchange.

Il consumo nazionale di piombo si attesta intorno alle 280.000 t/a di cui oltre 200.000 t/a prodotte in Italia.

Di queste oltre 100.000 t/a sono di piombo ottenuto dal riciclaggio delle batterie esauste.
Gli utilizzi si articolano come segue:

Il piombo viene quindi reimmesso nella ciclo industriale per trovare impiego soprattutto nella produzione proprio di di nuovi accumulatori, ma anche per il rivestimento di cavi di trasporto d?energia, nell?industria chimica, in quella delle ceramiche, nonché per la produzione di apparecchiature radiologiche e lastre e tubi per l?edilizia.


Per informazioni: H&K GAIA
dott. Andrea Pietrarota    Tel. 06-44041640327 Fax 06-4404604      Cell.: 335-5640825        E-mail: pietrarotaa@hkgaia.com

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