YouTube, ad maiora!la redazione 
26 mag 2011, 14.02
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Gli sforzi per creare un nuovo concetto della rete, da quelli in favore della libertà delle idee a quelli marpioneschi di sfruttamento totale, non tengono in considerazione la libertà degli autori.
La musica, il cinema, la poesia e la letteratura
stanno già pagando un prezzo insostenibile.
L’Italia paese di navigatori e furbacchioni è in testa
alla classifica degli sfruttatori tout-court.
Le ultime due generazioni sono cresciute scaricando e non sanno che la musica e il cinema hanno un anche valore economico. Non hanno neppure la percezione dell’illegalità, quindi non pagheranno mai per avere un brano musicale o vedere un film in prima visione. Questo è già un danno permanente per la collettività. Gli autori. nell’inconscio digitale, sono ormai delle figure strane, bizzarri personaggi, che si dilettano con le proprie idee, invece di andare a lavorare. Un autore, offeso così gravemente dall’ignoranza e dall’indifferenza, perde lo stimolo dell’invenzione e lascia.
Un segno che mostra, almeno per la musica,
i primi macro risultati è il fatto che non c’è più
selezione di generi, non ci sono tendenze.
Si ascolta ogni genere di ogni epoca, cosa di
per se interessante, ma non esce nulla di nuovo.
L’industria connessa non ha saputo prevedere il
cambiamento, si è avvitata su se stessa ed ha trovato la pubblicità per sopravvivere.
Pubblicità passiva, cioè vende spazi alla pubblicità
altrui. Questi sono guadagni solo per le aziende che non reinvestono in produzioni ma in prodotti finanziari.
Non sono titolato a parlare di finanza, ma credo che si debba partire da lì. Posso osservare
che è l’unico settore totalmente globalizzato,
insieme alle mafie. Un settore che si autoprotegge si autoassolve in un regime fiscale e legale
ad personas.
I famigerati “fondi” nascondono tutto di se e comprano tutto ciò che è in perdita.
Credo che un’occhiatina al problema sia opportuna.
Non ci può essere solo silenzio di fronte all’intimidazione.
Tornando alla cultura e al pensiero creativo, forse c’è ancora spazio per qualche attenzione.
Mettere gli autori nella condizione di continuare a creare non costituisce un limite alla libertà di circolazione delle idee.
Anonimo
paolo casa
 
 
 
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