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- Scritto da: paolo casa
> Gli sforzi per creare un nuovo concetto della
> rete, da quelli in favore della libertà delle
> idee a quelli marpioneschi di sfruttamento
> totale, non tengono in considerazione la libertà
> degli
> autori.
Eh si.

> La musica, il cinema, la poesia e la letteratura
> stanno già pagando un prezzo insostenibile.
Vero: ormai è prassi che sia l'autore a pagare l'editore per la pubblicazione delle sue oprere, nella speranza di rientrare delle spese.
Tant'è che moltissimi autori si autoproducono scavalcando l'editore tout court.

> L’Italia paese di navigatori e furbacchioni è in
> testa
> alla classifica degli sfruttatori tout-court.
In effetti gli editori italiani sono la razza peggiore. Ne sanno qualcosa gli studenti italiani.

> Le ultime due generazioni sono cresciute
> scaricando e non sanno che la musica e il cinema
> hanno un anche valore economico.
Ehmm... questo mi fa pensare che tu sei uno dei responsabili della loro educazione, lo sai sai nevvero?

> Non hanno
> neppure la percezione dell’illegalità, quindi non
> pagheranno mai per avere un brano musicale o
> vedere un film in prima visione.
In compenso vedo file di ragazzi davanti ai cinema e ai concerti. Chissà perché.

> Questo è già un
> danno permanente per la collettività.
No. Non per la collettività.

> Gli autori.
Neanche gli autori: quelli capaci riescono ad emergere coi propri mezzi.
Chi sta soffrendo (giustamente) vacche magre sono gli editori e tutta la massa di intermediari che finora ha campato sulle spalle degli autori.

> Un segno che mostra, almeno per la musica,
> i primi macro risultati è il fatto che non c’è più
> selezione di generi, non ci sono tendenze.
Mi domando e chiedo: ma hai mai provato ad ascoltare davvero della musica?

> Si ascolta ogni genere di ogni epoca, cosa di
> per se interessante, ma non esce nulla di nuovo.
Rotfl... togli il prosciutto dalle orecchie. Non c'è mai stata tanta varietà, non ci sono mai stati così tanti generi e tante possibilità come in questo momento.

> L’industria connessa non ha saputo prevedere il
> cambiamento, si è avvitata su se stessa ed ha
> trovato la pubblicità per
> sopravvivere.
Che crepi e sparisca in fretta: fa rumore e rovina l'ascolto.

> Non sono titolato a parlare di finanza, ma credo
[...]
> perdita.
Scusa, puoi ripetere in termini semplici? Anzi: evita di parlare di finanza (che poi in questo caso sarebbe economia) e usa metafore più vicine alla tua cultura eh? Cioè se ne hai una.

> Credo che un’occhiatina al problema sia opportuna.
[...]
> attenzione.

Ecco torniamo ad occuparci di qualcosa che forse conosci meglio, che prima eri su un terreno minato.

> Mettere gli autori nella condizione di continuare
> a creare non costituisce un limite alla libertà
> di circolazione delle
> idee.
Mava'? Ed è quello che l'informatica prima ed internet poi ha permesso alla grande.
Chiunque, anche con una infarinatura musicale o semplicemente un po' di talento e tanta voglia di fare, può scrivere musica. Ai costi terrificanti di tanti anni fa (ancora oggi un corso di musica serio richiede almeno 2 anni di tempo e circa 2000 euro di spesa + il costo di uno strumento) si puo' ovviare con un economico PC e un programmino open source tra i tanti a disposizione.

E con lo stesso computer ti fai lo "studio di registrazione" in camera.
Grazie ad internet trovi poi tutte le informazioni di cui puoi avere bisogno e hai la possibilità di scrivere la tua musica E di suonarla esattamente come la vuoi e queste possibilità sono alla portata di chiunque abbia un computer e una connessione ad internet.
Quanta musica puo' essere prodotta? E tutta fuori del controllo di editori e vampiri vari?

Hai idea di quanto costava, prima, riuscire a mettere i propri brani su un supporto decente?

Oggi, colpa dell'equo compenso, costa 1.5 eur se no costerebbe 0.50

GT
Guybrush
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