Lo SNATER rivuole il caro, vecchio 12

Lo SNATER rivuole il caro, vecchio 12

Il Sindacato propone la salvaguardia del servizio telefonico universale e chiede che i diritti dei consumatori siano messi al primo posto, davanti al business degli operatori
Il Sindacato propone la salvaguardia del servizio telefonico universale e chiede che i diritti dei consumatori siano messi al primo posto, davanti al business degli operatori


Roma – E’ in pensione da due mesi, ma già lo rimpiangono in molti. Stiamo parlando del 12, il servizio informazione abbonati che ha cessato la propria attività, aprendo le porte di un nuovo mercato che ha visto nascere con rapidità alcune nuove aziende. Una liberalizzazione che, secondo lo SNATER (Sindacato Nazionale Autonomo Telecomunicazioni Radiotelevisioni e Società Consociate), è stata foriera di numerosi problemi e che potrebbe essere risolta con il ripristino dello storico servizio 12.

SNATER ha quindi deciso di rivolgersi alle Associazioni dei Consumatori, ai gruppi parlamentari ed al Garante delle Comunicazioni , attraverso una lettera con cui formula una proposta di salvaguardia del servizio telefonico universale, a partire proprio dal servizio informazione abbonati. Con questa iniziativa, il sindacato evidenzia e sviscera tutte le problematiche a suo avviso originate dalla chiusura e liberalizzazione di tale servizio: gli aumenti tariffari, il disorientamento dell’utenza ed anche alcuni conseguenti problemi occupazionali.

Non limitandosi a rilevare le criticità della questione, nella sua lettera lo SNATER formula anche alcune proposte per risolverle, riservandosi la facoltà di esprimersi in seguito per ulteriori proposte mirate alla salvaguardia del servizio universale e sociale, e con esso quel diritto alla comunicazione telefonica integrale per tutti i cittadini con copertura dell’intero territorio nazionale, evidenziando che i diritti degli utenti devono venire prima del diritto al profitto delle aziende tlc.

E’ noto come lo SNATER non sia la prima organizzazione ad essersi preoccupata per la situazione attuale: le tariffe praticate dalle varie società del settore sono unanimemente ritenute esose dai consumatori, che si trovano di fronte a dover scegliere, nel momento del bisogno di ottenere un contatto telefonico, tra varie aziende che propongono un servizio pressoché identico. Le proteste sollevate dagli utenti disorientati da questo nuovo mercato sono state recepite dall’Authority TLC, che ha avviato un’istruttoria sulla prima fase della liberalizzazione del servizio 12, per verificare la sussistenza e la tipologia della concorrenza tra gli operatori ed accertare “le condizioni di offerta anche a fronte delle diffuse lamentele da parte dell’utenza”. Il commissario dell’AGCOM Enzo Savarese ha spiegato inoltre che l’Autorità auspica che il prezzo massimo per la richiesta di informazioni sull’elenco abbonati scenda del 35%.

“Abbiamo preparato una proposta – ha spiegato – e aspettiamo le risposte degli operatori entro 30 giorni. Se tutto andrà in questa direzione a inizio 2006 la delibera con il nuovo prezzo massimo potrebbe partire”.

I consumatori sono i primi ad augurarselo. Ma ecco la lettera dello SNATER:

Oggetto: proposta di servizio informazione abbonati delle telecomunicazioni

La scrivente Organizzazione Sindacale, con la presente, non intende entrare nel merito degli effetti dei processi di liberalizzazione, attuati in questi ultimi anni nel settore delle telecomunicazioni, riguardo ai vantaggi e svantaggi per gli utenti/clienti, ritenendo che le valutazioni spettino primariamente alle Associazioni dei Consumatori.

In quanto Associazione sindacale ritiene di esplicitare alcune considerazioni relative alla tematica di competenza, ovvero le ricadute occupazionali che tali processi stanno inevitabilmente determinando.

E’ ampiamente dimostrabile che ogni sorta di liberalizzazione del mercato, se da un lato può determinare la nascita e lo sviluppo di nuove aziende con la conseguenza di ampliare l’offerta di nuovi servizi, dall’altro lato ha inevitabilmente comportato scompensi agli ex monopolisti, Telecom Italia “in primis” per le telecomunicazioni.

Tale processo ha prodotto un sostanziale ricambio occupazionale nel mondo delle telecomunicazioni: da un lato assunzioni da parte dei nuovi competitors e dall’altro, espulsioni di personale di Telecom Italia, che è passata dagli 80 mila dipendenti agli attuali 52 mila.

A ciò si aggiunga che il reale bilancio occupazionale dell’intero settore, scorporando le aziende che non si occupano di telecomunicazioni come core business, ha subito, comunque, una sensibile regressione, dovuta non solo alle evoluzioni tecnologiche, ma anche alla privatizzazione ed all’indebitamento dello stesso Gruppo Telecom che ha ridotto drasticamente il costo del lavoro e quindi la sua stessa forza lavoro.

Non si deve tralasciare il fatto che gli unici incrementi occupazionali, sviluppatisi in questo periodo, si sono registrati quasi esclusivamente presso i nuovi competitors, ma utilizzando assunzioni precarie (rapporti di lavoro a termine e non continuativi), così come ampiamente previsto dalla vigente legislazione sul mercato del lavoro.

Ricordiamo che precedentemente alla liberalizzazione delle telecomunicazioni l’allora SIP, ora Telecom Italia, in quanto concessionaria in regime di monopolio doveva obbligatoriamente provvedere all’adeguamento tecnologico e all’offerta di servizi di base (allaccio del telefono ai privati e non, fornitura del servizio pubblico tramite cabine e posti telefonici su tutto il territorio italiano, fornitura su richiesta di tutte le informazioni telefoniche), conseguentemente doveva mantenere organici adeguati sia alla gestione ed alla manutenzione degli impianti e dei servizi.

La liberalizzazione ha determinato per l’ex monopolista Telecom una condizione di svantaggio, a causa della distribuzione delle quote di mercato tra i vari operatori, sul costo del lavoro, (eccesso di organico e impianti) e conseguentemente per i suoi stessi dipendenti.

Tale sperequazione occupazionale non è mai stata presa in considerazione dall’Autorità Garante delle Comunicazioni, benché il ruolo di questo Istituto sia quello di creare delle condizioni di equilibrio tra tutti i competitors.

L’esempio più emblematico degli effetti sopra richiamati può riscontrarsi con la recente liberalizzazione del “servizio informazioni elenco abbonati”, gestito fino allo scorso mese di settembre dalla Telecom Italia con il “12”, servizio che è attualmente completamente liberalizzato e deregolamentato (vedi delibera 180 del 2004 dell’Autorità Garante delle Comunicazioni).

La delibera, oltre a dettare le regole per la costituzione di una banca dati unica per tutte le utenze telefoniche, ha disposto da un lato la soppressione dei numeri di Telecom Italia “12 e 412”, ritenuti troppo concorrenziali ed oggi sostituiti con i nuovi numeri “1254 e 892412”, dall’altro la nascita di servizi analoghi gestiti da altre società, spesso reclamizzati tramite messaggi pubblicitari ingannevoli.

Con il superamento del servizio “12” conseguente alla delibera, è venuto meno anche il “servizio universale” gestito fino a quel momento da Telecom Italia, che operava con il concorso finanziario dello Stato e con costi minimi per gli utenti: il servizio comportava un addebito di tre scatti soltanto se l’informazione veniva fornita e non alla risposta (l’informazione veniva data gratuitamente per i numeri telefonici nuovi o i cambi numero non ancora risultanti nell’ultima edizione dell’elenco telefonico cartaceo).

Oggi, con il nuovo sistema liberalizzato, il cliente ha un addebito alla risposta, più una tariffa a tempo di conversazione: in sostanza si rischia di pagare 5 o 6 euro per non avere un servizio.

La scrivente Organizzazione sindacale propone il ripristino del servizio universale minimo per le informazioni dell’elenco, gestito dall’ex monopolista Telecom Italia con il contributo dello Stato, rispondente ad un numero telefonico a 3 cifre, a costi sociali contenuti per l’utenza, finalizzato ad erogare i numeri telefonici di pubblica utilità (commissariati, questure, caserme Carabinieri e Vigili del Fuoco, servizi ASL e guardie mediche, soccorso stradale, ospedali, ecc.).

L’attuazione di un servizio come sopra indicato contribuirebbe da un lato a contenere i contraccolpi occupazionali per i lavoratori di Telecom Italia, derivanti dal processo di liberalizzazione (chiusura del servizio 12), favorendo dall’altro il ripristino di un servizio sociale di pubblica utilità per informazioni sui servizi pubblici essenziali a costi contenuti.

Inoltre sarebbe opportuno prevedere l’istituzione di un analogo servizio costituito di cabine pubbliche efficienti (attualmente, ove esistenti, le rare cabine sono molto spesso guaste e considerate dagli attuali gestori solo come un costo) e l’erogazione di servizi internet in larga banda accessibili in tutto il territorio nazionale (vi sono piccole realtà territoriali non servite perché considerate poco remunerative dai gestori)

La scrivente Organizzazione sindacale è disponibile per ogni eventuale ulteriore chiarimento.

Distinti saluti.
Segreteria Nazionale S.N.A.TE.R.
Settore Telecomunicazioni
Fulvio Macchi

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Pubblicato il
2 dic 2005
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