Meta ha sottoscritto accordi di revenue sharing con le aziende che offrono servizi di hosting per i modelli Llama. Questa rivelazione è contenuta in un documento (PDF) depositato in tribunale dagli avvocati degli autori che hanno denunciato l’azienda di Menlo Park per violazione del copyright.
Meta ottiene profitti dai modelli Llama
Durante il processo sono state presentate diverse prove che confermerebbero la violazione del diritto d’autore. Meta ha scaricato almeno 82 TB di libri digitali da LibGen, Z-Library e altre librerie pirata per addestrare i suoi modelli Llama.
L’azienda di Menlo Park afferma che i modelli AI sono open source. In realtà, la licenza proprietaria impone alcune limitazioni. Gli sviluppatori possono scaricare i modelli dal sito ufficiale. Diverse aziende, tra cui AWS, NVIDIA, Databricks, Groq, Dell, Microsoft Azure, Google Cloud e Snowflake, offrono servizi di hosting che semplificano l’accesso ai modelli Llama.
A fine luglio 2024, il CEO Mark Zuckerberg aveva sottolineato che vendere l’accesso a Llama non è il modello di business di Meta. Nel documento depositato in tribunale viene però specificato che Meta condivide i profitti con le aziende che ospitano i modelli AI.
Gli avvocati vogliono quindi dimostrare che Meta utilizza materiale protetto dal copyright senza pagare nessuna royalties agli autori e ottiene anche profitti dall’upload dei modelli sui server di terze parti. Questo non corrisponde certamente all’approccio open source vantato da Zuckerberg. L’azienda californiana potrebbe anche offrire un abbonamento per l’accesso a Meta AI (il chatbot basato sui modelli Llama), incrementando i guadagni sfruttando il lavoro degli altri.