Nove anni di carcere per spam

A Jeremy Jaynes è andata bene, i reati commessi ai danni degli utenti potevano portarlo dietro le sbarre per molto più tempo. Ma una condanna così non s'era mai vista. Si può ingabbiare qualcuno per spam?

Philadelphia (USA) - Viene accolta con interesse, sorpresa e persino sconcerto la clamorosa sentenza con cui una celebre famiglia di spammer è stata condannata per le proprie reiterate azioni di abuso della rete e delle mailbox degli utenti. Al padre, Jeremy Jaynes, sono infatti stati inflitti nove anni di carcere.

Stando al procuratore generale dello stato della Virginia, che dispone di una legge antispam tra le più severe al mondo, un tribunale federale ha deciso di sanzionare per 7.500 dollari anche la sorella di Jeremy, Jessica DeGroot, con l'accusa di aver favorito le azioni illegali del fratello.

Una sentenza così pesante a carico di uno spammer non si era mai ancora registrata, né dentro né fuori dagli Stati Uniti. Si tratta di una pena in realtà inferiore ai venti anni di carcere che Jaynes ha rischiato per aver inviato email non richieste, aver falsificato gli indirizzi dei mittenti e manipolato indirizzi reali al fine di trasformarli in indirizzi sparaspam. Ma si tratta anche di una pena che avvicina questo genere di reati a fatti che molti considerano ben più gravi, come i crimini contro la persona.
Nei computer sequestrati all'uomo gli inquirenti hanno trovato qualcosa come 84 milioni di indirizzi email nonché i registri delle spedizioni effettuate, operazioni su larghissima scala.

Il caso di Jaynes, notissimo da lungo tempo, era salito agli onori delle cronache nei mesi scorsi proprio per la pesantissima pena che Jaynes ha rischiato, sebbene i nove anni caduti sul suo capo non possano certo essere considerati cosa di poco conto.

E secondo molti non basta a giustificare una mano così pesante il fatto che l'uomo, utilizzando il famigerato pseudonimo di Gaven Stubberfield - con cui si era guadagnato il titolo di "ottavo spammer più prolifico del mondo" da parte di Spamhaus - abbia inviato più di 100mila messaggi non richiesti nel giro di 30 giorni, uno dei motivi per cui le sue azioni sono state considerate illegali.

Quello in cui è maturata la sentenza è stato un clima a dir poco incandescente. Lo spam in Virginia, infatti, viene considerato un problema di primissimo piano anche perché sul territorio dello Stato si trovano alcuni dei maggiori backbone mondiali dedicati ai dati e altre infrastrutture di colossi delle nuove comunicazioni, come America Online e MCI.

Il procuratore generale della Virginia non ha dubbi. "La sentenza - ha dichiarato - è una importante vittoria per la Virginia e l'America". E un'assistente del procuratore ha rincarato la dose: "Tutto questo è molto importante. Lo spam non finirà, ma se si viene presi, allora si va in prigione".
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