La tentazione Russa: internet al confino

Nel giro di pochi giorni due dei ministri di Putin spiegano di volere controlli a tutto campo sulla rete, divenuta ormai immondezzaio e covo per i terroristi. L'unica via è la gestione statale della rete

La tentazione Russa: internet al confinoMosca - C'è qualcosa di inquietante quando un ministro di un paese che si dichiara democratico afferma di voler controllare Internet. Ma la cosa diventa ancora più inquietante se a farlo sono due ministri dello stesso governo nel giro di due giorni. Eppure questo, pur con diverse sfumature, è accaduto con due rappresentanti dell'esecutivo di Putin.

Due giorni fa, infatti, il ministro per l'Educazione e la Scienza di Mosca, Andrey Fursenko, è intervenuto al World Scientific Forum di Kyoto, asserendo che la Internet russa deve essere posta sotto il controllo governativo. A suo dire, l'accesso alla rete è troppo facile, e diventa un pericolo per i cittadini. Ed è per questo, appunto, che va ristretto e monitorato.

Non solo. Secondo Fursenko, apparentemente poco sensibile al fatto che il flusso libero delle informazioni in rete sia elemento costitutivo delle libertà individuali, "il facile accesso ad internet crea certi problemi legati ai rapporti tra individuo e società. Il Governo - ha sottolineato - porta la responsabilità del controllo sull'uso delle tecnologie scientifiche, dunque anche di Internet".
Le parole di Fursenko erano arrivate poche ore dopo le dichiarazioni del sindaco di Mosca e di un esponente del Consiglio russo per le politiche dell'Informazione, dichiarazioni secondo cui la rete "è diventata un immondezzaio". Secondo Fursenko, il problema è anche legato alla diffusione in rete di notizie riservate, di pedopornografia infantile (si ritiene che siano russi gran parte dei siti che spacciano pedoporno in rete), di pirateria informatica e via dicendo.

Alle dichiarazioni di Fursenko ha fatto seguito, qualche ora dopo, l'esternazione del ministro degli Esteri Sergei Lavrov che, stando a quanto riportato dall'agenzia Novosti, ha dichiarato "inaccettabile" il fatto che vi siano siti capaci di sfuggire al controllo della rete. Il riferimento è a "Kavkazcenter.com", sito che a suo tempo ha ospitato le dichiarazioni dell'ideatore della tragedia di Beslan, un sito che secondo Lavrov "non si riesce a chiudere". Quel sito, infatti, è stato inizialmente chiuso dalle autorità lituane e poi, riemerso in Finlandia, è stato chiuso anche lì. Per riapparire poco tempo dopo su un server svedese.

Secondo Lavrov è necessario che gli stati collaborino per limitare l'influenza di siti che promuovono l'odio e la violenza. "Quel sito - ha dichiarato - è stato usato per incitare ad attività terroristiche. Queste cose per noi sono inaccettabili". La soluzione, evidentemente, sta nella proposta di sottoporre Internet ad una severa regolamentazione di nuovo stampo, in funzione anti-terroristica.

La posizione shock dei due ministri, che in queste ore sta sollevando grandi polemiche in Russia, non sembra però condivisa da tutte le istituzioni. Alexander Klyukin, vicepresidente della Commissione per l'informazione della Duma, il Parlamento russo, ha criticato le dichiarazioni spiegando che "in Corea del Nord il governo ha messo il cyberspazio sotto controllo. Se il Ministro si riferiva a quell'esempio, allora si vuole creare anche in Russia una società totalitaristica".
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