Ballmer ha affermato che, soprattutto in ambito statale, la scelta tra software open source e software siluppato
secondo un modello commerciale sia spesso dettata da "fattori emotivi":
all'inizio dell'anno il primo dirigente di Microsoft parlò espressamente di
motivazioni "
politiche e
ideologiche".
"Noi raccomandiamo a tutti i governi che la scelta fra software open source e software commerciale non venga fatta su basi emotive", ha detto il CEO di Microsoft. "Crediamo che la politica più ragionevole da attuare sia, per molti governi, quella della neutralità e dell'obiettività".
In risposta al commento di un analista che sottolineava come diversi paesi asiatici appoggino il software open source per tagliare i costi di licenza e disporre del codice sorgente, Ballmer
ha ribadito la posizione espressa di recente
in una lettera: i costi di licenza, a suo dire, rappresentano solo una piccola percentuale del total cost of ownership (TCO) di un software.
"Lo dovete installare, lo dovete far funzionare, lo dovete gestire, dovete acquistare e sviluppare applicazioni che lo supportino: tutti questi costi, insieme, rappresentano probabilmente circa il 90% del costo totale", ha detto il boss di Microsoft.
Microsoft ha da tempo avviato una campagna, sfociata lo scorso anno nel varo del sito
Get The Facts, con cui vuol convincere le aziende che Windows ha un TCO inferiore a Linux. I difensori del sistema operativo open source fanno tuttavia notare come molti degli studi riportati da Microsoft siano stati commissionati da quest'ultima, e come tali, secondo loro, scarsamente attendibili.