E-commerce fuorilegge in Italia?

di Andrea Lisi (Scint.it) - A causa del nuovo Codice delle Amministrazioni Digitali rischiano di essere illegittimi tutti i siti web di commercio elettronico. Ecco perché

Roma - (note in calce al testo) - Il nuovo Schema di decreto legislativo recante il Codice delle Amministrazioni Digitali - recentemente approvato dal Governo e salutato da più parti come una vera novità, con la benedizione degli ambienti ministeriali - potrebbe mettere in serio pericolo le transazioni effettuate nel commercio elettronico per le imprese.

Con l'applicazione delle nuove norme contenute nel Codice (approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri l'11 novembre 2004) i titolari di siti e-commerce rischiano di vedere confinato nel limbo del "quasi giuridico" o del totalmente illegittimo quanto realizzato sino adesso sul web.

Gli articoli del Codice dedicati alla firma elettronica, al documento informatico, al contratto stipulato on-line (artt. 17 e 18 del Codice) -pensati essenzialmente per le esigenze del settore pubblico- a causa dell'art. 2 comma 3 del codice si applicherebbero anche ai privati, con conseguenze a dir poco devastanti per il futuro dell'e-business tra imprese. Pertanto quello che ci si deve chiedere prima di ogni cosa, in merito a questa ulteriore "nuova" normativa sul documento informatico e sulla firma digitale è perchè ci si ostina a voler rendere rilevanti anche per il settore privato normative sviluppate per le sole Pubbliche Amministrazioni! Il settore privato - fatto di scambi telematici internazionali tra imprese, di aformalismo contrattuale, di immediatezza e semplicità, di autoregolamentazione e creazione di nuove prassi - non può adattarsi a regole rigide pensate per attribuire massima sicurezza, autenticità e certificazione a documenti di natura pubblica.
Uno sguardo alla normativa attualmente in vigore
La normativa attualmente in vigore (il cd. Tuda e, cioè, il dpr 445/2000, come recentemente modificato dal d.lgs. n. 10/2002) è certamente migliorabile, ma ha quanto meno cercato di tener conto delle esigenze della prassi commerciale telematica attribuendo una qualche valenza formale a nuove forme di autenticazione molto utilizzate nel commercio elettronico tra privati (quali una ID e un PW di accesso ad un sito web o una stessa e-mail).

Infatti, a tutti questi documenti, anche se non "firmati" con firma digitale, veniva comunque attribuita rilevanza formale "scritta", pur rimanendo gli stessi "liberamente valutabili" dal giudice dal punto di vista probatorio. Oggi queste norme, nonostante recepiscano la normativa comunitaria (direttiva n.93 del 1999), vengono nuovamente messe in discussione e il "nuovo" codice rischia di riportare indietro alla precedente normativa dedicata alla firma digitale (il dpr 513/1998) più volte "bacchettata" dagli esperti di Bruxelles.

Il nuovo Codice definisce la firma elettronica "leggera" come "l'insieme dei dati in forma elettronica, allegati oppure connessi tramite associazione logica ad altri dati elettronici, utilizzati come metodo di identificazione informatica", confermando così l'opinione di quei giuristi che ritenevano la definizione di firma elettronica "leggera" un concetto tecnologicamente neutro e flessibile, ma soprattutto tendente a ricomprendere varie forme di attribuzione della paternità di un documento elettronico a un soggetto, come per esempio anche una e-mail e una semplice ID e PW per accedere ad una area riservata di un sito (1). Ma invece di attribuire un minimo di rilevanza a queste firme elettroniche "leggere", il Codice si "dimentica" di loro, lasciando indeterminato il loro valore formale e anche probatorio.

La morte del documento informatico
Sulla base delle nuove regole, inoltre, è a rischio la stessa validità di qualsiasi documento informatico. Nell'art. 17 il legislatore afferma che qualsiasi documento informatico - che non osservi le regole tecniche da emanarsi con successivo decreto - non ha più alcun valore.

Infatti, al comma primo dell'art. 17 (valido anche per i privati) si dice espressamente: "il documento informatico da chiunque formato, la registrazione su supporto informatico e la trasmissione con strumenti telematici, sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge, se conformi alle disposizioni del presente decreto ed alle regole tecniche di cui all'articolo 72". L'art. 17 (mai il numero di un articolo è risultato essere così azzeccato tenuto conto della cabala napoletana) rischia, quindi, di segnare la fine del documento informatico.

Al secondo comma dello stesso articolo il legislatore prosegue affermando che, in Italia, solo il documento con firma digitale avrà valore di "forma scritta". Il resto sembra non esistere più giuridicamente, pur essendo tutto ciò in contrasto con l'evoluzione giuridica del concetto di "documento scritto" nel commercio internazionale dove da tempo si ritengono "forma scritta" anche telegrammi, telefax, telex, perfino le e-mail.

Eppure, il legislatore sempre nello stesso Codice afferma con tranquillità all'art. 49 che "i documenti trasmessi da chiunque ad una pubblica amministrazione con qualsiasi mezzo telematico o informatico, ivi compreso il fax, idoneo ad accertarne la fonte di provenienza, soddisfano il requisito della forma scritta e la loro trasmissione non deve essere seguita da quella del documento originale".

C'è qualcosa che non torna nella comprensione giuridica oppure trattasi di un'allucinazione linguistica?(2)
77 Commenti alla Notizia E-commerce fuorilegge in Italia?
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  • ...cose ragionevoli!

    Ho letto (oltre a numerosissimi ovvi applausi) anche alcune (poche, in verità) critiche feroci, preconcette e poco motivate a questo nuovo articolo accorato, approfondito e chiaro dell'avv. Lisi.
    C'è chi gli chiede che università ha fatto, c'è chi come 'sto spataro che non dice nulla se non che non è d'accordo e che le basi non sono scientifiche (senza motivare nulla...beato lui, si crede forse dio in terra?? Sorride) , chi si erge a saputello e cita articoli a sproposito...
    in ogni caso e ancora una volta l'avv. Lisi - del quale ho profonda stima e che ho apprezzato durante un convegno a Padova - ha toccato un nervo scoperto e non ha avuto paura a dire cosa pensa e a giustificarlo giuridicamente e commercialmente...preferirei che chi lo critica tanto cercasse di fare almeno l'1% di quello che riesce a fare lui!Occhiolino
    Grazie di tutto caro avv. Lisi! Paolo
    non+autenticato
  • Finché si trattava solo di Urbani si poteva pensare alle arterie ostruite, ma poi la legge sulla procreazione assistita, l'obbligo del proprietario del mezzo di svolgere il lavoro della polizia identificando il conducente della sua auto anche per infrazioni vecchie di 149 giorni, pena la perdita di punti, ora questa trovata...
    ...allarme meningite!
    Occhio al contagio!
    Il governo è in pericolo!
    E ancora, una notizia buona e una cattiva:
    la buona è che forse Urbani non è sclerotico;
    la cattiva è che forse è un untore!

    Dalli all'untore! (cit)
    non+autenticato
  • Ma come mai ogni volta che un politico parla o scrive di Internet lo fa da perfetto incompetente?Parlano sempre "per sentito dire" con preconcetti al minimo vecchi di dieci anni (ma quando va tutto bene), non pensano assolutamente all'aplicazione pratica di leggi "che nascono già vecchie" e spesso inapplicabile come il decreto Urbani, fanno e dicono solo sciocchezze che rischiano di lasciare l'Italia indietro di decenni in un mondo ( quello tecnologico) che accelera sempre più.In tutto il mondo e-commerce è accettato e praticato (io stesso ho comprato molte cose su internet) ma noi italiani no, noi dobbiamo distinguerci, noi abbiamo bisogno delle bottegucce e di bottegari (che votano, ci sarà un nesso?)e rimanere ai margini del commercio mondiale.
    Ma perchè questi politici non si informano prima di dire o fare qualcosa dai loro nipotini di dieci anni che sicuramente ne sanno di più?
    Michele
    non+autenticato
  • Rinuncio anche io a spiegare che l'articolo non poggia su solide basi scientifiche.

    dott. Spataro
    direttore quotidiano giuridico
    www.IusSeek.com
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Rinuncio anche io a spiegare che l'articolo
    > non poggia su solide basi scientifiche.
    >

    no infatti è basato più sulla giurisprudenza che sulla dottrina...ma delle due....
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    > > Rinuncio anche io a spiegare che
    > l'articolo
    > > non poggia su solide basi scientifiche.
    > >
    >
    > no infatti è basato più sulla
    > giurisprudenza che sulla dottrina...ma delle
    > due....

    Il problema e' che "non poggia" proprio per nulla! ne sull'una che sull'altra!
    Ma sopratutto (haime'!) non "poggia" sul buonsenso!
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Rinuncio anche io a spiegare che l'articolo
    > non poggia su solide basi scientifiche.

    A me sembra invece che siano le sue critiche a poggiare sul nulla... Non sarebbe meglio argomentare quello che si dice e non proporlo come un assioma?
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Rinuncio anche io a spiegare che l'articolo
    > non poggia su solide basi scientifiche.
    >
    > dott. Spataro
    > direttore quotidiano giuridico
    > www.IusSeek.com

    Illuminaci d'immenso....
    non+autenticato
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