Disabilità nell'Italia digitale

di Pino Nicolosi. L'obiettivo è capire lo stato dell'arte degli ausili informatici partendo dagli strumenti legislativi e dalla tecnologia. Da Windows a Linux

Web (internet) - Da qualche tempo anche in Italia il problema degli ausili informatici per i disabili ha iniziato ad interessare le istituzioni e negli ultimi anni si sono susseguite alcune rilevanti iniziative di carattere legislativo volte a diffondere l'uso degli ausili nelle scuole e nelle biblioteche e a ridurre le spese a carico delle famiglie per il loro acquisto.

Già da tempo chi scrive va sostenendo, rimanendo per lo più inascoltato, che il lavoro di ricerca volto ad un progressivo perfezionamento di tali tecnologie e del loro uso nasconde possibilità che vanno ben oltre il pur irrinunciabile obiettivo di una migliore integrazione sociale dei disabili e di un loro migliore inserimento nel mondo del lavoro.

E ' dunque di queste potenzialità che si intende discutere in questo articolo, sia pure attraverso percorsi interpretativi di carattere estremamente generale, nella consapevolezza che tanto la complessità dei problemi tecnici che investono gli sviluppatori di software per disabili quanto le articolate competenze di natura diagnostica e terapeutica richieste agli operatori del settore sanitario, non possono costituire un limite ad uno sguardo di tipo prospettico, volto a individuare gli snodi meno visibili ma più socialmente rilevanti del fenomeno.
Nel caso dei cosiddetti ausili informatici per disabili ha infatti assunto sempre maggiore rilevanza la loro funzione di protesi comunicativa e cognitiva, con funzioni di supporto per operazioni altrimenti difficili o impossibili: il telecontrollo, la videoconferenza, la teledidattica. In questo tipo di prospettiva l'informatica è stata valorizzata di per sé, in assoluto, come possibile strumento per svolgere più rapidamente, e con migliore efficacia, compiti e mansioni ordinarie, che per il disabile presentano "barriere" spesso maggiori rispetto a quanto avviene per le persone cosiddette "normali".

Non a caso la legislazione prevede forme di agevolazione fiscale non solo per l'acquisto di strumenti specificamente progettati per i disabili, ma anche per dotazioni software e hardware di tipo ordinario come i tradizionali PC e il relativo software. E qui già si intuisce il prendere forma di una ritrovata reciprocità e di intenti tra il cosiddetto "normale" e il cosiddetto "diverso". Si pensi, ad esempio, alla possibilità di controllare a distanza, via computer, strumenti di uso domestico quali le tapparelle o gli elettrodomestici, o alla vasta gamma di opportunità offerte ai disabili dal telelavoro. E ' uno scenario in cui il disabile "precorre" e, per così dire anticipa, il percorso del "normodotato" che in tali casi può avvalersi, per motivi non così diversi, degli stessi strumenti.

Ma non necessariamente il disabile può utilizzare con disinvoltura uno strumento informatico ideato e progettato per una persona "normodotata". Ecco quindi il diffondersi di specifici strumenti ideati allo scopo di favorire l'utilizzo dell'informatica da parte del disabile, periferiche e software che considerano la vasta articolazione dei possibili deficit: lettori di schermo sonori e tastiere Braille per ipovedenti e non vedenti, tastiere e sistemi di puntamento per disabilità di tipo motorio, sistemi di sintesi vocale, stampanti e programmi OCR in Braille.
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