L'informatica si scopre a 50anni

Ne parla un lettore che, con la quinta elementare e 63 estati, studia ancora per tenersi aggiornato sull'informatica, dalla programmazione all'hardware, al web

Roma - Salve, ho letto la lettera Informatica, qualità dell'ingegnere. All'ignoto (per me) ingegnere che l'ha scritta devo un grandissimo ringraziamento perché senza saperlo mi ha reso una gratificazione immensa.

Io ho 63 anni e la sola licenza elementare. Sono sempre stato un "curioso" per tutto quello che era scienza (forse dovuto al fatto che ai miei tempi, per le famiglie cosiddette "meno abbienti" era più utile lavorare piuttosto che studiare). Nel 1984 ho iniziato a "studiare" una scienza che mi "prendeva" molto, l'informatica. Il mio primo computer fu un Apple con il linguaggio Basic già implementato. Dato che volevo capire il perché un computer funzionava così come funziona, acquistai una valanga di libri che mi insegnasse a programmare, capendo che un computer funziona solo se vi sono programmi da eseguire da parte del processore, e capendo altresì che anche un processore è anche lui "programmato", e questo concetto mi faceva impazzire.

Poiché mi fu rubato dopo pochi mesi e non potendo più acquistarne un altro,date le mie esigue disponibilità finanziarie, acquistai il famoso (all'epoca) Commodore64, dato che usava lo stesso processore dell'Apple. Questa macchina e con la valanga di libri che leggevo, è stata propedeutica per "capire" gli attuali Pc. Leggere libri mi è stato utile, se vogliamo, in modo trasversale, anche a sapermi esprimere in italiano, molto meglio di prima che iniziassi questa avventura.
Con il Commodore e con i libri ho capito come funziona un pc o, per meglio dire, un processore, la memoria ecc. Ho capito cosa sono i registri di un processore, a cosa servono, e quello che si può ottenere, diversamente programmando in un linguaggio ad alto livello. Ho scritto qualche programma in assembler (mi riferisco al commodore) e grande (si può capire) fu la soddisfazione di vederli funzionare. Conosco: il Basic (ovvio), discretamente il VB, ed anche se non a grandi livelli, il Pascal, ed "ovviamente" Delphi di cui ho scritto programmi gestionali personalizzati. Mi sarebbe piaciuto imparare il C++ ma questa è un'altra cosa.

Oggi credo di essere un buon sistemista dato che installare una rete (lan) non ha segreti, so rimettere in funzione computer che nel gergo si dice "piantati", conosco quasi tutti i programmi di utilità (tutto il pacchetto office) e adesso sto imparando a scrivere pagine web con una già discreta padronanza.

Quando il suddetto ingegnere dice che lo studio NON può sostituire l'esperienza forse non sa pienamente quanto sia sacrosanta la sua affermazione, almeno per quello che mi riguarda.

Attualmente acquisto innumerevoli riviste del settore, dato che è uno dei modi per essere al corrente delle novità hardware, e questo perché possa capire se una nuova periferica funzioni su un dato pc configurato in un certo modo. Io dico sempre ai miei amici, quando vedono meravigliati quello che sa fare un ignorante come me, che in realtà noi patiti d'informatica, sotto certi aspetti e non solo, siamo un po' tutti autodidatti.Non c'è ingegnere o diplomato che tenga, data la continua evoluzione, sia nel software che nell'hardware, che di questa branca della scienza bisogna continuamente tenersi informati (bisticcio di parole), basta la volontà, poi, siamo tutti bravi.

Ecco, io, prima di leggere la lettera dell'ingegnere mi sentivo come uno dei tanti che ha un hobby un po' particolare. Ho provato ad insegnare a conoscenti ed amici, però, vi assicuro, dopo una ventina di minuti gli vedevo la testa fumare e rinunciavano. Io lo dico sempre, per l'informatica ci vuole passione, curiosità, perseveranza, pazienza, e quando mi dicono che è una materia difficile mi viene una grande rabbia perché se sono riuscito io a 43 anni ad iniziare questa scalata, e con il mio bagaglio negativo di ignoranza, e lo dico senza falsa modestia e ipocrisia, perché non devono riuscire altri?

Adesso sono veramente gratificato, adesso mi sento un po' Ingegnere anch'io, anche se ho "solo la quinta elementare".

Grazie

Lettera firmata
TAG: italia
132 Commenti alla Notizia L'informatica si scopre a 50anni
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  • Quando leggo queste cose ho sempre un senso di amarezza (e di nausea).
    Mi spiego meglio, se compro un cannocchiale e qualche libro di astronomia sono un astronomo?
    Se compro il piccolo chimico e un libro di chimica sono un ingegnere chimico?
    Se compro sulla paytv tutte le partite di calcio di serie A e me le guardo sul divano di casa sono un calciatore?
    Se compro un taglierino e qualche rivista come più sani più belli sono un chirurgo professionista?
    Qui si fa spesso confusione tra lo strumento che usa un professionista (per esempio un pc, un linguaggio di programmazione) con le conoscenze, le metodologie e la professionalità vera e propria.
    La pratica è astratta è sfuggente impossibile da definire, la teoria è studiare ma studiare davvero tanto e non solo quello che piace...anzi quello che piace di solito è quello meno importante e meno impegnativo.
    Una cosa è un gioco e la passione un'altra è una professione.
    Questa persona che ha scritto l'articolo si vanta di talune conoscenze accumulate in 60 anni...bene...peccato che un ragazzetto universitario le ottiene studiano e applicandosi in molti meno anni, ed è più bravo.
    Ma lo sapete che si può studiare informatica anche senza un PC?
    Ma avete la più pallida idea di cosa sia realmente informatica?
    E avete la minima idea di cosa vuol dire riuscire a monetizzare? Ovvero creare software di successo che VENDE?
    Ribadisco per me confondere chi sta seduto sul divano a fare da spettatore (e sa "tutto di tutto" perché ha la "pratica") è totalmente diverso rispetto a quello che fa chi lavora sul serio.
    E per lavorare servono conoscenze (ormai a livello universitario e oltre) e pratica sul campo lavorando e seguendo il cliente (ovvero ingegneria del software).
    Senza lo studio non andate da nessuna parte.
    Ultima cosa oggi pure le infermiere in ospedale hanno una laurea, l'epoca delle suore che facevano le iniezioni sempre con la stessa siringa è finita...
    Allo stesso modo è finita l'epoca di chi sapeva installare windows95 e si definiva "informatico".
    non+autenticato
  • Ma non vi sembra di essere un po' presuntuosi e spacconi?
    a parte rari casi sono pochissimi gli ingegneri che sanno qualcosa di informatica (a parte le nozioni di base e qualche book pubblicato su internet).
    La laurea universitaria oggi equivale al "misero" diploma di 20 anni fa, ma vi sono alcune differenze: chi allora si diplomava aveva la possibilita' di entrare immediatamente nel mondo del lavoro perche' era pronto, l'istruzione era diversa, un diplomato aveva una cultura generale elevata, conosceva il diritto e la storia, nozioni generali che oggi non fanno piu' parte del bagaglio culturale della nostra povera nazione.
    L'ingegnere che entra nel mondo del lavoro si dovra' scontrare con la manualita' ed il duro lavoro di apprendistato, ingegneri o no, quando si tratta di lavorare poi si e' tutti sullo stesso piano (a parte pochi eletti).

    Saluti
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    > Ma non vi sembra di essere un po'
    > presuntuosi e spacconi?
    > a parte rari casi sono pochissimi gli
    > ingegneri che sanno qualcosa di informatica
    > (a parte le nozioni di base e qualche book
    > pubblicato su internet).

    Beh guarda per quanto io odi gli ingegneri (per ragioni storiche tra inf. e ing. inf.Sorride ) un ing. informatico ne sa molto di informatica, ma anche di fisica, di matematica....

    > La laurea universitaria oggi equivale al
    > "misero" diploma di 20 anni fa, ma vi sono
    > alcune differenze: chi allora si diplomava
    > aveva la possibilita' di entrare
    > immediatamente nel mondo del lavoro perche'
    > era pronto, l'istruzione era diversa, un
    > diplomato aveva una cultura generale
    > elevata, conosceva il diritto e la storia,
    > nozioni generali che oggi non fanno piu'
    > parte del bagaglio culturale della nostra
    > povera nazione.

    Ma per favore.....

    > L'ingegnere che entra nel mondo del lavoro
    > si dovra' scontrare con la manualita' ed il
    > duro lavoro di apprendistato, ingegneri o
    > no, quando si tratta di lavorare poi si e'
    > tutti sullo stesso piano (a parte pochi
    > eletti).
    >
    Ma qui stiamo dando veramente i numeri! Una volta cominciato a lavorare siamo tutti sullo stesso piano??? Io non mi sento superiore agli altri solo perchè ho una laurea in informatica presa con il sudore a Pisa, l'unica cosa è che, se mi permetti, dopo 5 anni di studio (per prendere una laurea di primo livelloCon la lingua fuori ) spero di essere un pò più avvantaggiato rispetto ad uno che ha la terza media il primo giorno di lavoro!!!
    > Saluti
    non+autenticato
  • Le faccio i miei compliementi, Lei e' riuscito in modo tranquillo e maturo a descrivere la passione che arde dentro a noi tutti.
    Oggi l'hanno letta ragazzini di primo pelo, hakerini alle prime armi, professionisti molto "business", e tanta gente che campa schiacciando in modo piu o meno "intelligente" pomelli di una tastiera.
    Spero che tutti si siano fermati un secondo e abbiano ricordato quel fuoco, quella gioia, quel fremito che li ha fatti iniziare.
    Ho 35 anni, ricordo ancora quando arrivò a casa il C64 (dopo mesi di discussioni coi miei, il primo C64 nel paese dove vivo), ricordo le notti passate a imparare il TurboPascal per l'esame di ingegneria su un 386 che di giorno era usato dalla segretaria di una assicurazione, la fame di capire e sapere del corso di Calcolatori (fottuto caro librone da imparare a memoria, bastardo professore che mi ha bruciato un 30 con una domanda sul tempo di refresh di non ricordo che tipo di memoria a nuclei di ferrite di non so quale paleozoica era dell'informatica), ricordo le lotte x caricare 4Dos e tastiera e command.com con un microbo di ram libera che ora e' dentro la mia chiavetta del bar...

    Alla fine siamo gente fortunata
    Abbiamo vissuto una svolta inconcepibile nella storia dell'uomo.
    Abbiamo vissuto il PC al popolo.
    Abbiamo vissuto l'informatica come hobby.
    Stiamo vivendo, ora, internet non come parolona ma come il piu incredibile mezzo mai inventato dall'uomo per condividere conoscenza!
    E' bello, sa?
    Sono felice di aver toccato con mano tutte ste cose.
    Rido già a pensare cosa racconterò ai miei nipotini di questi anni.
    Mia figlia, 2 anni, usa il pc, non e' una cosa di una potenza inaudita?

    Oggi mi sento felice, passrò la notte a finire un lavoro che "deve essere finito IERI", ma ho scelto io questa vita e sto facendo la cosa piu bella che si possa.

    VI ADORO
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Le faccio i miei compliementi, Lei e'
    > riuscito in modo tranquillo e maturo a
    > descrivere la passione che arde dentro a noi
    > tutti.
    > Oggi l'hanno letta ragazzini di primo pelo,
    > hakerini alle prime armi, professionisti
    > molto "business", e tanta gente che campa
    > schiacciando in modo piu o meno
    > "intelligente" pomelli di una tastiera.
    > Spero che tutti si siano fermati un secondo
    > e abbiano ricordato quel fuoco, quella
    > gioia, quel fremito che li ha fatti
    > iniziare.
    > Ho 35 anni, ricordo ancora quando
    > arrivò a casa il C64 (dopo mesi di
    > discussioni coi miei, il primo C64 nel paese
    > dove vivo), ricordo le notti passate a
    > imparare il TurboPascal per l'esame di
    > ingegneria su un 386 che di giorno era usato
    > dalla segretaria di una assicurazione, la
    > fame di capire e sapere del corso di
    > Calcolatori (fottuto caro librone da
    > imparare a memoria, bastardo professore che
    > mi ha bruciato un 30 con una domanda sul
    > tempo di refresh di non ricordo che tipo di
    > memoria a nuclei di ferrite di non so quale
    > paleozoica era dell'informatica), ricordo le
    > lotte x caricare 4Dos e tastiera e
    > command.com con un microbo di ram libera che
    > ora e' dentro la mia chiavetta del bar...
    >
    > Alla fine siamo gente fortunata
    > Abbiamo vissuto una svolta inconcepibile
    > nella storia dell'uomo.
    > Abbiamo vissuto il PC al popolo.
    > Abbiamo vissuto l'informatica come hobby.
    > Stiamo vivendo, ora, internet non come
    > parolona ma come il piu incredibile mezzo
    > mai inventato dall'uomo per condividere
    > conoscenza!
    > E' bello, sa?
    > Sono felice di aver toccato con mano tutte
    > ste cose.
    > Rido già a pensare cosa
    > racconterò ai miei nipotini di questi
    > anni.
    > Mia figlia, 2 anni, usa il pc, non e' una
    > cosa di una potenza inaudita?
    >
    > Oggi mi sento felice, passrò la notte
    > a finire un lavoro che "deve essere finito
    > IERI", ma ho scelto io questa vita e sto
    > facendo la cosa piu bella che si possa.
    >
    > VI ADORO


    SMACK!Sorride
    non+autenticato
  • "se sono riuscito io a 43 anni ad iniziare questa scalata, e con il mio bagaglio negativo di ignoranza, e lo dico senza falsa modestia e ipocrisia, perché non devono riuscire altri?"

    Perché quella definizione di "riuscire" è troppo vaga per essere di una qualsiasi utilità.

    Riuscire ad usare un applicativo, per quanto complesso, richiede semplicemente dimestichezza col dominio del problema (un applicativo di calcolo algebrico simbolico NON è lo stesso di un applicativo di contabilità generale, anche se interfaccia e menu da cliccare sono identici...) ed un livello di alfabetizzazione informatica che, per la stessa natura di SO moderni, è decisamente minimo per qualsiasi normodotato.

    Ma questo, al più, significa usare strumenti informatici, tra l'altro progettati appositamente per essere banali da usare. Niente a che vedere col lavoro di chi li PROGETTA e li CREA.
    non+autenticato
  • Ormai da parecchio tempo sento serpeggiare convinzioni, certezze e incertezze sulla figura dell'informatico. Che cosa è l'informatico? Che mestiere fa l'informatico? Quali carriere può percorrerere l'informatico? Queste domande poste a 100 persone danno 101 risposte diverse.
    Cerchiamo di fare chiarezza. Intanto tutti sanno che cosa fa l'ingegnere, il commercialista, I'avvocato, I'idraulico, il carpentiere, il meccanico. Se uno deve costruire una casa va dall'ingegnere edile. Se si guasta l'automobile va dal meccanico. Ma che relazione c'è tra l'ingegnere meccanico, il meccanico e l'automobilista? Tutti sanno che l'automobilista guida le auto ma può benissimo non saper cambiare le candele o regolare il carburatore. Riparare le auto è compito del meccanico il quale tra l'altro fa dei corsi di aggiornamento tenuti dalle ditte che costruiscono le automobilì per impartire loro le indicazioni necessarie per ben tarare un carburatore o per testare l'impianto elettrico. La progettazione delle auto è compito dell'ingegnere, il quale con studi e con esperienza progetta e poi costruisce auto sempre più efficienti, comode, potenti e sicure. Quindi la relazione che c'è tra l'automobilista, il meccanico e l'ingegnere e chiara per tutti, almeno spero. Lo stesso rapporto, in genere, c'è per la maggior parte dei manufatti. Ad esempio per costruire un ponte ci vuole l'ingegnere edile, per seguire i lavori basta un geometra e poi sul ponte passiamo noi che non sappiamo nulla di come si costruiscono i ponti ma li usiamo. Per curarci ci vuole il medico che ci visita, indica gli accertamenti da effettuare e poi ci da la cura che magari viene eseguita da un infermiere.
    Sfortunatamente queste relazioni, tanto note a noi per molti campi, non sono poi note quando parliamo dell'informatico. Di quale argomento tratta l'informatico? L'informatico si occupa di programmi ovvero di quella cosa impalpabile che funziona dentro ogni computer. Non si occupa generalmente del computer perché del computer, ovvero dell'oggetto fisico, se ne occupa l'ingegnere elettronico o l'ingegnere informatico, o il perito elettronico. I programmi sono utilizzati dagli utenti come le automobili sono guidate dagli automobilisti, come le lavastoviglie sono utilizzate dalle casalinghe, come il telefono è utilizzato da tutti noi. Il numero delle persone che usa il telefono, la lavastoviglie, l'automobile, Word è elevatissimo. Nessuno si stupisce se qualcuno non sa guidare l'automobile, non sa usare la lavastoviglie o il telefono o Word, anche se dice che è una cosa utile saper guidare. A questo punto è chiaro che chi usa l'automobile non deve essere necessariamente ingegnere meccanico o meccanico oppure chi usa la lavastoviglie non è ingegnere elettronico o elettricista.
    E chi usa Word deve essere un informatico? Allo stato dell'arte non sono richieste particolari conoscenze per utilizzare Word tant'è vero che viene utilizzato nelle scuole elementari, medie, ecc. Cosi come nelle scuole elementari vengono realizzati CD-ROM multimediali (dalle maestre, non dai bambini, ma tutto questo è un altro discorso). Basta solo un po' di pazienza. D'altronde per utilizzare bene una lavastoviglie bisogna leggere le istruzioni e fare qualche prova sino a quando non lava bene. Nessuno si sognerebbe di far utilizzare la lavastoviglie solo ai periti elettrotecnici! A questo punto viene da sé che essendovi delle scuole che insegnano infomatica facciamo dei parallelismi. Esiste il laureato in informatica che è il corrispettivo dell'ingegnere meccanico per le automobili, il perito informatico che è il corrispettivo del meccanico e poi ci siamo noi che utilizziamo programmi e automobili. Tirando le somme l'informatico ha le conoscenze per analizzare, progettare, e volendo per realizzare nuovi programmi Il perito informatico ha le conoscenze per realizzare, su progetto dell'informatico, aggiustare e far funzionare al meglio programmi di particolare complessita. Talvolta il perito si specializza solo nel realizzare i programmi allora si chiama anche programmatore ovvero colui che realizza programmi. Da notare che programmare è solo una fase della realizzazione dei programmi e talvolta anche la più semplice. Tra l'altro così come l'ingegnere meccanico può benissimo non saper guidare l'auto che progetta o realizzare un pezzo al tornio, non è detto che il laureato in informatica debba programmare o mettere dentro un programma di contabilità i giusti dati. Le conoscenze che servono a progettare nuovi programmi sono frutto di anni di studio e di non approssimazione o improvvisazione. Purtroppo si ha a che fare con mamme che dicono di avere "geni dell'informatica" quando il figlio scrive con Word lettere arzigogolate o realizza "Cd-Rom multimediali" che nonostante la parola roboante non è altro che mettere insieme suoni, immagini, testi e un pò di buon gusto utilizzando programmi appositi, anche Word per esempio. Non si rendono conto che e come se dicessero di avere un figlio automobilista provetto.
    Tutt'altra cosa sarebbe se il figlio fosse in grado di realizzare un programma che migliori le funzionalità di Word, ma per fare ciò non basta usare un programma, bisogna saper progettare nuove funzionalità oltre che saper programmare ovvero bisogna conoscere tecnologie, metodi e avere conoscenze che si imparano seguendo corsi di studi appositi. Tra l'altro per essere "geni dell'inforrnatica" come dice la mamma esterrefatta basta leggere il manuale di Word o PowerPoint, ce ne sono di tutti i gusti e le dimensioni ma nessuno li legge, tempo sprecato!
    Mai una tecnologia come quella informatica ha portato a tanta confusione, neppure le automobili che all'inizio del secolo venivano considerate "macchine infernali" o che "danneggiavano la salute" e venivano guidate da autisti professionisti. La cosa durò poco perché con la produzione di massa e l'abbassamento dei prezzi tutti oggi hanno un'auto e soprattutto tutti la guidano cosa che purtroppo non sta avvenendo per l'informatica.
    non+autenticato
  • Ma per essere informatici con la i maiuscola cosa bisogna fare? Allo stato attuale dopo la scuola media si può subito fare la scelta di iscriversi all'istituto tecnico industriale indirizzo informatico. (...) Le competenze dei periti permettono di progettare e produrre programmi di limitate dimensioni, per inciso non Word, di gestire programmi di media complessità, di realizzare reti locali, di gestire gli aspetti informatici di piccole e medie aziende. Se ci si vuole perfezionare si possono intraprendere gli studi universitari. Sino a oggi l'unico corso di studi che si occupa esclusivamente di informatica è la laurea in informatica che ha la durata di 5 anni. Affiancata vi è la laurea in ingegneria informatica, sempre 5 anni, che essendo inquadrata nella facoltà di ingegneria prevede esami come elettronica, disegno, chimica, meccanica che non sono presenti in informatica. Le conoscenze acquisite con la laurea in informatica permettono la progettazione, gestione, revisione, realizzazione e manutenzione di grossi programmi, come Word. Inoltre, come tutti i profili di studio universitari, fa acquisire al laureato conoscenze per prevedere, indirizzare, e sviluppare tecnologie e strumenti futuri ovvero i laureati progettano i programmi del futuro e quindi domani ci rivolgeremo ai calcolatori parlando e non schiacciando tasti non sarà per il "genio dell'informatica" della mamma ma per una schiera di Informatici con la I maiuscola che studiano e svolgono ricerche in questo settore. Se domani non ci stupiremo se a rispondere al telefono non ci sarà più la segreteria telefonica ma una "macchina parlante" o a guidare l'automobile non saremo più noi non sarà certamente per quel genio del nostro amico che ha realizzato un CD-ROM multimediale sulla produzione dell'olio. Di questo non molti sono coscienti o fannno finta di non essere coscienti. Non è strano infatti vedere occupati periti inforrnatici o laureati in informatica dietro sportelli ad inserire dati o scrivere lettere con Word o a elaborare grafici con Excel. Infatti per giustificare tutto ciò vi è un sillogismo sconvolgente che recita "sei un informatico? Quindi sai utilizzare Word. Bene scrivi questa lettera!". Quanto danno si fa con questo? Duplice perché si toglie lavoro a persone, amministrativamente competenti per scrivere lettere che potrebbero occupare quel posto e soprattutto si allontana il giorno in cui andremo in macchina senza guidare perché quella persona che può farci avvicinare a quel traguardo sta scrivendo lettere e ordinanze!Tutto questo rattrista perché ci fa sentire vecchi e decrepiti, perché non ci fa pensare in grande, perché non ci allarga l'orizzonte. (...)
    L'argomento impone scelte e volontà di innovazione e ricerca che forse nessun'altro corso di laurea ha. Un mese perso è come un lustro in questi settori. Io spero di no, spero che noi saremo all'altezza, ma ho una gran paura che non vi sia coscienza e che vi siano in giro ancora molti che hanno un figlio "genio dell'informatica".
    non+autenticato
  • interessantissimo.
    In effetti serviva un po' di chiarezza su cosa sia un "informatico".
  • Sono d'accordissomo con te. Ottimo.
    non+autenticato
  • io sono un informatico e studio all'università di pisa, devo dire ch e il quadro che hai fatto è perfetto, hai descritto alla perfezione il mestiere dell'informatico! Molti pensano che ad informatica ci fanno stare solo davanti al computer a "spippolare" mentre per molte materie il computer non lo vediamo neanche con il binocolo! Non dimentichiamoci che informatica non vuol dire solo programmare ma anche progettare algoritmi e risolvere problemi matematici piuttosto complessi! E' questo uno degli aspetti che differenza il laureato informatico da un "programmatore", il fatto che l'informatico sa perfettamente cosa sta facendo e perchè lo fa, mentre il "programmatore" magari segue meccanicamente le istruzioni di un manuale! Che poi in italia grazie alla legge moratti la ricerca sta morendo quello è un altro discorso...
    non+autenticato
  • Leggere questo post, impossibile da quotare punto per punto, e` stato, in una parola: deprimente. A me dispiace piu` che altro per chi leggendolo possa farsi quest'idea del funzionamento del settore informatico, l'ovvia impressione che cioe` il settore funzioni proprio come tutti gli altri ambiti. C'e` gente che progetta il ponte, gente che lo realizza, gente che ci passa sopra. Ma se oggi c'e` tutta questa confusione, guarda caso proprio per quanto riguarda l'informatica e il ruolo dei suoi operatori, e` perche` un sano rimescolamento di questi ruoli c'e` sempre stato, per necessita`.

    No, guarda, non sono lontani i tempi in cui l'artista grafico era anche compositore ed era anche, piu` che altro, programmatore. E la realizzazione di uhm... "grandi progetti", o molto piu` modestamente di progetti un po' piu` voluminosi di prima, oggi, non e` passata da una forzata suddivisione delle conoscenze, ma piu` che altro da un aumento del personale che collabora a un progetto, personale che preso individuo per individuo rivela un'impostazione generalista.

    Le enciclopedie multimediali, lungi dal farle il genietto di mamma, le realizzavano, e in Italia probabilmente le realizzano ancora, ditte teoricamente serie dalle quali sarebbe stato lecito aspettarsi di piu`. E sai perche`? Perche` la "professione" di programmatore e` ben altro che semplice, perche` la realizzazione di un modello per un progetto wow... enorme come il tuo modello Word, e` una delle fasi piu` difficili. La realizzazione, che viene accuratamente scartata in quanto materia da bassa manovalanza. Ma e` un errore madornale: c'e` davvero differenza fra l'implementazione esemplificativa del quicksort sul libro, e l'orchestrazione di simili algoritmi applicati a un progetto molto, ma molto piu` grande degli sterili esempi. Non farti ingannare dal fatto che teoricamente e` solo un mettere insieme le conoscenze acquisite: se molta pratica, un'infinita` di pratica, se si vuol essere competitivi.

    Sai fare Word? Chieditelo.
    Chi sa fare Word in Italia? Chieditelo.

    La gestione di progetti complessi in fase di implementazione richiede la conoscenza, come e meglio delle proprie tasche, della piattaforma su cui si va a implementare quel bellissimo, elegantissimo progetto pianificato in astratto. Richiede esercizio, richiede esercizio mentale nello spezzare compiti complessi in istruzioni piu` semplici, e senza mai perdere il filo anche se librerie e sorgenti in gioco cominciano a totalizzare dozzine di migliaia di righe. Questo e` Word, ben lontano dal suo diagramma di flusso e dall'impostazione teorica del suo funzionamento.

    La progettazione, la pianificazione, la modellizzazione, sono qualcosa di utile, certo, ma sono una minima, infinitesimale parte del lavoro.

    L'Italia non e` competitiva in questo settore non perche` manchi chi suggerisce al programmatore come comportarsi nello sviluppo di un "grande" progetto: manca proprio il programmatore, che potrebbe, dovrebbe benissimo essere la stessa persona. Se questo genera confusione, pazienza, ma con un'impostazione come quella dipinta dal tuo post non si va da nessuna parte. Non dev'esserci questa forte distinzione fra chi pianifica e chi realizza: i settori devono essere strettamente comunicanti.

    E di te, che sei qui ancora una volta a ribadire con estrema sicurezza chi e` chi, in informatica, a metter paletti, mi chiedo quale tipo di esperienza tu possa aver avuto. L'Italia, mi sa, ha capito male cos'e` l'informatica, se davvero vuol classificare le sue figure in questo modo, e il tempo, che ce l'ha gia` detto, continuera` a dircelo.

    Poi diceva bene quel tizio: le idee sono come le mutande, non ci si scambiano. Io mi sono un po' rotto francamente di rispondere a post come questo con tutta la loro bella filosofia, e intanto ho perso tempo.

    Torno quindi a chiudere 'sto browser e a fare il programmatore, e senza curarmi troppo di schemi, diagrammi di flusso e progettazione spinta, perche` il computer queste cose non le capisce: capisce solo sequenze di istruzioni fortemente specifiche e molto semplici.

    I manuali d'istruzioni "da seguire alla lettera e poi tutto va bene", come i diagrammi di flusso, come tutte le basi teoriche tra cui quelle che non avevo mai studiato prima di incontrare una specifica necessita`, sono nella mia testa. Invece, il chilometrico listato dove non ci sono freccine e non ci sono schemi, e` nell'editor di testi, e devono essere modificati spippolando sulla tastiera.

    Buona fortuna ma come diceva Bennato, abbi dubbi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Alex¸tg
    > Leggere questo post, impossibile da quotare
    > punto per punto, e` stato, in una parola:
    > deprimente. A me dispiace piu` che altro per
    > chi leggendolo possa farsi quest'idea del
    > funzionamento del settore informatico,
    > l'ovvia impressione che cioe` il settore
    > funzioni proprio come tutti gli altri
    > ambiti.

    purtroppo è così, io posso essere appassionato di meccanica e, pur non essendo ne un meccanico e neppure un ingegnere essermi fatto una cultura di livello universitario sull'argomento (compresa l'analisi matematica, essenziale per trattare in maniera appropriata certi argomenti), ma questo non vuol dire che tutti gli appassionati di meccanica siano sempre più bravi degli ingegneri meccanici, evitiamo le generalizzazioni.

    C'e` gente che progetta il ponte,
    > gente che lo realizza, gente che ci passa
    > sopra. Ma se oggi c'e` tutta questa
    > confusione, guarda caso proprio per quanto
    > riguarda l'informatica e il ruolo dei suoi
    > operatori, e` perche` un sano rimescolamento
    > di questi ruoli c'e` sempre stato, per
    > necessita`.

    No, perchè era una "scienza" nuova, si stava diffondendo ed era ancora tutta ammassata, come avveniva nella fine 700 quando si era contemporaneamente ad esempio astronomi, fisici e matematici (ad esempio Gauss o i Bernoulli), poi la scienza si è specializzata e si è passati dai generalisti agli specialisti

    [cut]

    > La gestione di progetti complessi in fase di
    > implementazione richiede la conoscenza,
    > come e meglio delle proprie tasche,
    [cut]
    > di righe. Questo e` Word, ben lontano dal
    > suo diagramma di flusso e dall'impostazione
    > teorica del suo funzionamento.
    >
    Qui mi sa che fai confusione, l'analisi non si riduce a: "fare word processor" e stop.
    Sarebbe come dire che l'ing. deve fare solo il primo schizzo del progetto e il muratore tutto il resto...
    Riguarda anche lo spezzettare il codice da funzioni complicate "correttore ortografico" a funzioni semplici "individuazione parola" "calcolo codice hash" "ricerca codice in tabella vocabolario" "ricerca parole simili in caso di non riscontro"...
    Allo studio astratto dell'efficienza delle soluzioni, sempre nel caso del correttore ortografico: ricerca lineare, binaria, usare la parola o usare la parola o calcolarne e usare l'hash ?
    quanto spazio serve ? quanto tempo impiego ? quanto è velocemente implementabile la soluzione ?
    A pianificare le funzioni di supporto per spostarle dal codice alla libreria, invece di fare un correttore ortografico integrato lo penso come modulo autonomo riutilizzabile da altri progetti (es. il foglio elettronico...Sorride)
    Prima qualche spiritoso diceva che il software veniva progettato come gli aerei ai tempi dei fratelli wright, si costruiva, si lanciava dalla collina, si faceva sfracellare e si ricostruiva finquando non si trovava qualcosa che volasse


    > La progettazione, la pianificazione, la
    > modellizzazione, sono qualcosa di utile,
    > certo, ma sono una minima, infinitesimale
    > parte del lavoro.
    >

    Dissento completamente, l'analisi e la seria progettazione di un progetto sono essenziali, altrimenti o si lavora a progetti semplici (es. tirare su un tramezzo o una personalizzare nuke) oppure si rischia di perdere un sacco di tempo o dover rifare 20 volte le stesse cose (con 10M di righe di codice e diversi programmatori forse conviene fissare rigidamente le interfaccie fra le diverse sezioni del software)

    > L'Italia non e` competitiva in questo
    > settore non perche` manchi chi suggerisce al
    > programmatore come comportarsi nello
    > sviluppo di un "grande" progetto: manca
    > proprio il programmatore, che potrebbe,
    > dovrebbe benissimo essere la stessa
    > persona.

    Ok, sarà come dici ma come fa il programmatore a calcolare quale potrebbe essere la soluzione migliore del problema? provando e riprovando? sarebbe come costruire case una dietro l'altra e fermarsi solo quando ne troviamo una che sta in piedi...

    > Se questo genera confusione,
    > pazienza, ma con un'impostazione come quella
    > dipinta dal tuo post non si va da nessuna
    > parte. Non dev'esserci questa forte
    > distinzione fra chi pianifica e chi
    > realizza: i settori devono essere
    > strettamente comunicanti.

    No non devono essere strettamente comunicanti... devono andare a letto insieme, l'analisi e la stesura del codice devono essere legati in maniera strettissima altrimenti gli uni fanno solo aria fritta e gli altri solo confusione.

    > Torno quindi a chiudere 'sto browser e a
    > fare il programmatore, e senza curarmi
    > troppo di schemi, diagrammi di flusso e
    > progettazione spinta, perche` il computer
    > queste cose non le capisce: capisce solo
    > sequenze di istruzioni fortemente specifiche
    > e molto semplici.
    >
    certo, i diagrammi di flusso, e tutti gli altri schemi di progetto non servono al computer, servono a te a capire cosa devi dire a quell'idiota a 3.0 GHz vulgaris appellatus CPU.
    Prova a realizzare un word senza alcuno schema o alcun progetto preliminare...
    il progetto del pilastro serve al muratore non alla betoniera.

    > I manuali d'istruzioni "da seguire alla
    > lettera e poi tutto va bene", come i
    > diagrammi di flusso, come tutte le basi
    > teoriche tra cui quelle che non avevo mai
    > studiato prima di incontrare una specifica
    > necessita`, sono nella mia testa. Invece, il
    > chilometrico listato dove non ci sono
    > freccine e non ci sono schemi, e`
    > nell'editor di testi, e devono essere
    > modificati spippolando sulla
    > tastiera
    .

    ma credo che prima di premere tasti a caso cerchi di costruire le freccine nella tua testa, altrimenti come faresti a sapere che per correggere il bug nella funzione X devi andare a modificare anche la funzione Y su cui si basa la X e la Z che si appoggia alla X, o batti tasti a caso sperando di risolvere il problema (in tal caso ti consiglio l'algoritmo di Homer. J. Simpson sull'evitamento di disastri nucleariA bocca aperta)


    ==================================
    Modificato dall'autore il 08/12/2004 8.16.45
  • - Scritto da: shevathas

    > No, perchè era una "scienza" nuova,
    > si stava diffondendo ed era ancora tutta
    > ammassata, come avveniva nella fine 700
    > quando si era contemporaneamente ad esempio
    > astronomi, fisici e matematici (ad esempio
    > Gauss o i Bernoulli), poi la scienza si
    > è specializzata e si è passati
    > dai generalisti agli specialisti

    Sara`, ma non credo che informatica si assistera` con successo allo stesso fenomeno. E` una scienza nuova, e lo dico anch'io, ma credo (o mi piace credere) che sia nuova non solo perche` recente. Almeno per quanto riguarda la sua applicazione, e` un campo in cui secondo me bisogna saper essere tutto e niente. La confusione, quindi, la trovo quasi naturale, e non me ne preoccupo piu` di tanto. Per darmi un ruolo, poi, personalmente continuo a definirmi un programmatore, non un generico "informatico". Qualora dovessi mettere in piedi un gruppo di sviluppo, vorrei nel gruppo gente che sappia individuare e progettare soluzioni brevi, semplici ed eleganti, si`, ma anche e soprattutto metterle in pratica, e non certo soltanto in pseudo-codice. Cosi` potremmo ripartire il lavoro per quantita`, piu` che per qualita`: la separazione darebbe solo problemi, perche` il programmatore che si occupa solo di implementazione non saprebbe che cosa succede "di sopra", e/o non potrebbe intervenire e proporre soluzioni forse migliori. E` a queste cose che penso quando non voglio separazioni troppo nette.

    [...]

    > Allo studio astratto dell'efficienza delle
    > soluzioni, sempre nel caso del correttore
    > ortografico: ricerca lineare, binaria, usare
    > la parola o usare la parola o calcolarne e
    > usare l'hash ?
    > quanto spazio serve ? quanto tempo impiego ?

    Dipende, nello specifico, da quanto decidi di decentralizzare la gestione del dizionario: la ricerca lineare puo` anche andare se si considerano dei limiti, in dimensioni, per i documenti che raramente verranno superati, altrimenti e` meglio indicizzare il tutto. E` semplice analisi del problema: qualsiasi programmatore, nella mia idea, dovrebbe saperla fare, non necessariamente delegando il lavoro a qualcuno che fa da supervisore, e se questo avviene, e` necessario che il supervisore sappia, alla fine, in cosa si tradurra` la soluzione proposta, per fare la scelta migliore. Qualsiasi programmatore dovrebbe essere a conoscenza della teoria di base da applicare al problema, qualsiasi teorico dovrebbe essere anche programmatore.

    > quanto è velocemente implementabile
    > la soluzione ?

    Ma quanto sara` fisicamente veloce una volta implementata?
    Chi ottimizzera` il codice? Chi eliminera` le ridondanze?
    Sono cose importanti, ben piu` importanti del semplice "ok, funziona" e persino dell'"ok, e` tecnicamente elegante": sono cose che fanno la differenza, e sono anche competenza di chi dirige il lavoro, perche` molte ottimizzazioni del genere portano a compromessi con il progetto originale. Ergo, chi progetta in astratto deve avere le conoscenze necessarie a implementare quel che progetta: sembra controintuitivo, ma secondo me e` cosi`, ed e` da qui che nascono inefficienze di importanti software attuali.

    > Prima qualche spiritoso diceva che il
    > software veniva progettato come gli aerei ai
    > tempi dei fratelli wright, si costruiva, si
    > lanciava dalla collina, si faceva
    > sfracellare e si ricostruiva finquando non
    > si trovava qualcosa che volasse

    E` una fase necessaria, invece, per quanto esilarante.
    Si progetta, bene quanto ti pare, poi si realizza, si vede inevitabilmente che non funziona o che non funziona bene, si ritocca, si riscrive, si riorganizza, e se ne fa una versione raffazzonata ma che funziona decentemente. Poi si riprogetta il tutto considerando quel che si e` "imparato", e si fa la versione finale, di nuovo elegante oltre che ben implementata. Chi diceva spiritosamente che il 10% del tempo lo si impiega a scrivere il software e il 90% nel debugging, il realta` non era troppo lontano dal vero. Succede a qualsiasi livello. L'implementazione e` molto, moltissimo.

    > Dissento completamente, l'analisi e la seria
    > progettazione di un progetto sono
    > essenziali, altrimenti o si lavora a

    Essenziali, rispettabili, ma assolutamente insufficienti, e comunque costituenti una minima parte del lavoro e dell'impegno. Io la vedo cosi`.

    > progetti semplici (es. tirare su un tramezzo
    > o una personalizzare nuke) oppure si rischia
    > di perdere un sacco di tempo o dover rifare
    > 20 volte le stesse cose (con 10M di righe di
    > codice e diversi programmatori forse
    > conviene fissare rigidamente le interfaccie
    > fra le diverse sezioni del software)

    Si, ma si finira` a riscrivere comunque, sta' tranquillo.Sorride

    > Ok, sarà come dici ma come fa il
    > programmatore a calcolare quale potrebbe
    > essere la soluzione migliore del problema?
    > provando e riprovando? sarebbe come
    > costruire case una dietro l'altra e fermarsi
    > solo quando ne troviamo una che sta in
    > piedi...

    No, no, il programmatore in potenza deve avere la capacita` di individuare una buona soluzione, non importa se poi sara` qualcun'altro a farlo per lui. Deve sapere da quali basi teoriche partire, e quali metodi applicare. E chi individua la soluzione deve avere un'idea abbastanza precisa di cosa questa diventera` una volta messa giu` in termini di codice, e seguirne l'implementazione se non parteciparvi attivamente. Io nel mio piccolo faccio tutto da solo, ma anche in gruppo non vorrei mai la separazione di questi ruoli.

    > devono essere legati in maniera strettissima
    > altrimenti gli uni fanno solo aria fritta e
    > gli altri solo confusione.

    E` tutto sommato abbastanza simile quel che ne pensiamo, ma io aggiungo: di piu`, devono essere potenzialmente lo stesso ruolo, quello di un informatico "completo".

    > ma credo che prima di premere tasti a caso
    > cerchi di costruire le freccine nella tua
    > testa, altrimenti come faresti a sapere che
    > per correggere il bug nella funzione X devi
    > andare a modificare anche la funzione Y su
    > cui si basa la X e la Z che si appoggia alla
    > X, o batti tasti a caso sperando di
    > risolvere il problema (in tal caso ti
    > consiglio l'algoritmo di Homer. J. Simpson
    > sull'evitamento di disastri nucleariA bocca aperta)

    Le freccine, gli schemi e le formule normalmente le disegno/scrivo sui blocchi di appunti che tengo di fianco alla tastieraSorride Ma per quanto riguarda il bug, e` impossibile pianificare la correzione in progetti complessi: mi trovo volente o nolente a tenere in mente a cosa serve una certa funzione, cosa fa, quali simboli usa, e cosa rappresenta ogni simbolo.

    Vero, il problema arriva quando poi qualcuno chiede una modifica un anno dopo, e li son dolori, ma i commenti aiutano, come aiuta una buona, pulita organizzazione del codice in fase d'implementazione.
    non+autenticato
  • [cut]
    > E` semplice analisi
    > del problema: qualsiasi programmatore, nella
    > mia idea, dovrebbe saperla fare, non
    > necessariamente delegando il lavoro a
    > qualcuno che fa da supervisore, e se questo
    > avviene, e` necessario che il supervisore
    > sappia, alla fine, in cosa si tradurra` la
    > soluzione proposta, per fare la scelta
    > migliore. Qualsiasi programmatore dovrebbe
    > essere a conoscenza della teoria di base da
    > applicare al problema, qualsiasi teorico
    > dovrebbe essere anche programmatore.
    >
    Stiamo dicendo le stesse cose, l'analisi è fondamentale ma non sufficiente, come il progetto di una casa serve prima di costruirla ma il fare una casa non si riduce a imbrattare cartaA bocca aperta


    >
    > E` una fase necessaria, invece, per quanto
    > esilarante.
    > Si progetta, bene quanto ti pare, poi si
    > realizza, si vede inevitabilmente che
    > non funziona o che non funziona bene, si
    > ritocca, si riscrive, si riorganizza, e se
    > ne fa una versione raffazzonata ma che
    > funziona decentemente. Poi si riprogetta il
    > tutto considerando quel che si e`
    > "imparato", e si fa la versione finale, di
    > nuovo elegante oltre che ben implementata.
    > Chi diceva spiritosamente che il 10% del
    > tempo lo si impiega a scrivere il software e
    > il 90% nel debugging, il realta` non era
    > troppo lontano dal vero. Succede a qualsiasi
    > livello. L'implementazione e` molto,
    > moltissimo.
    >
    verissimo, ma una buona progettazione serve per apprendere dai prori errori, d'altronde il progetto lo correggi non ne crei uno ex novo.

    > Essenziali, rispettabili, ma assolutamente
    > insufficienti, e comunque costituenti una
    > minima parte del lavoro e dell'impegno. Io
    > la vedo cosi`.

    scontato, il disegno di un pilastro non è e non può mai essere un pilastro reale, il cemento seve sempre*
    (* a meno di non considerare il pilastro stesso come progetto autoevidenteA bocca aperta)

  • Ma lo sai di cosa stai parlando?
    hai familiarità con i concetti di analisi dei requisiti? processo di sviluppo? ingengeria del software?
    Per carità, è solo a beneficio della discussione visto che porti argomentazioni a mio avviso piuttosto dozzinali, non per altro, non ho nulla contro i non lauereati, ci mancherebbeSorride
    non+autenticato
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