Contrappunti/ Soru!

di Massimo Mantellini. I contenuti su Internet si pagheranno? Ora lo sostiene anche il capo di Tiscali. Passata la piccola ipocrisia della freelosophy diventa chiaro che non è lui il veggente del nuovo millennio

Contrappunti/ Soru!Roma - Provo simpatia per Renato Soru, sebbene conosca di lui solo quanto riportano giornali e agenzie. Forse per questa ragione ho sempre tollerato la demagogia spicciola che la cosiddetta freelosophy di Tiscali portava con sè. Piccola cosa in confronto alle grandi dimostrazioni di stoltezza imprenditoriale che hanno popolato questi primi anni della Internet italiana, addirittura piccolissima se paragonata alla rapida discesa online (ed alla altrettanto precipitosa fuga in onda in questi giorni) dei grossi gruppi imprenditoriali della old economy, prima fulminati sulla via di damasco dall'era dell'accesso e poi riconvertiti al più sicuro mattone, una volta che la crociata su Internet aveva prodotto giganteschi buchi di bilancio e svalutazioni a più zeri.

Quando penso a Renato Soru, ed ai suoi occhiali dalla montatura spessa, per uno strano cortocircuito mi viene in mente Francesco Micheli di Ebiscom, un altro dei grandi imprenditori della rete italiana che ne rappresenta forse l'esempio estetico e generazionale diametralmente opposto. Il primo, narrano certe leggende, capace di lamentarsi con alcuni dirigenti di Wordonline perchè questi avevano buttato nel cestino le pizze ordinate in eccesso, il secondo in grado di far sistemare un Picasso e un pianoforte a coda Steinway sotto coperta nella dinette del proprio veliero così da poter continuare ad esercitarsi anche in navigazione. Piccoli e grandi vezzi che descrivono, quando veri (la storia della pizza è in attesa di conferma mentre il salone della barca di Micheli è stato immortalato in un servizio fotografico su Panorama qualche mese fa) il carattere delle persone che gestiscono le due maggiori compagnie internet italiane.

La piccola demagogia della freelosophy di Soru si riassumeva in un paio di concetti. Il primo è questo: consumate, e non preoccupatevi, qualcuno pagherà. Il secondo - e qui sta, o forse sarebbe meglio dire "stava", l'aspetto populistico di questa modesta corrente filosofica - si è reso evidente in questi ultimi mesi, ed è una specie di corollario al primo: se poi nessun altro vorrà pagare, allora pagherete voi.
A ben vedere i principi cardine dell'economia, almeno dal mio punto di vista di dilettante della materia, non paiono uscirne troppo scalfiti: nulla è mai gratuito anche se, talvolta, esiste qualche possibilità che qualcuno riesca a convincerci per qualche minuto del contrario.

Io non credo che Soru sia in malafede o si contraddica quando dichiara - come ha riportato PI qualche giorno fa - che "non capisco perché in internet notizie, informazioni, musica e quant'altro debbano essere free mentre le stesse cose costano, e molto, in edicola, in libreria, o in qualsiasi negozio". Lo testimonia il fatto che nell'anno d'oro di Tiscali, quando all'imprenditore di Sanluri si sarebbe consentito qualunque sproloquio visionario, Soru, rispondendo ad una domanda di Alessandra Carini di Repubblica che gli chiedeva dove fosse il guadagno su Internet, diceva: "Nella rete, nel commercio elettronico che cortocircuiterà tutti i canali distributivi del passato, costruirà un posto dove l'accesso è libero, senza barriere, aperto a tutti".

In altre parole, l'errata infatuazione per il gratuito che in tanti oggi cercano di rinfacciare a Soru ed alla sua freelosophy riguarda - al limite - solo l'idea di libero accesso alla rete e non a quello ai suoi contenuti.

Si è in ogni caso trattato - nella fattispecie della Internet cosiddetta gratuita - di un errore grossolano che ha fatto più vittime in Italia che nel resto d'Europa e che oggi pare sufficientemente metabolizzato da tutti; non sono lontani i tempi in cui Tiscali progettava di regalare un accesso ADSL ai suoi sottoscrittori e nemmeno quelli in cui il provider sardo pensava di aggiungere contenuti e facilities per i propri utenti senza considerarne troppo costi e possibili ritorni economici. Non sentiremo più in futuro - statene certi - discorsi del genere.

Oggi la strada sembra segnata, e se proprio dovessi dire dove sia meglio andare a cercare i denari per tenere in piedi e far fruttare le proprie imprese Internet, personalmente punterei di più sui fornitori di accesso come Tiscali o su chi ha abbastanza fegato da continuare a scommettere su un e-commerce intelligente e a misura di consumatore: molto meno su quanti producono invece contenuti online. Mi sbaglierò. Renato Soru è di diverso avviso ed aggiunge il suo nome all'ormai lungo elenco di quanti si attendono una trasposizione dell'economia che abbiamo imparato dal panettiere anche al mondo di Internet. Il recente accordo di Tiscali con la società per la distribuzione di musica online OD2 di Peter Gabriel sembra stare a dimostrarlo.

Pagheremo così per i pacchetti di dati che raggiungono i nostri PC siano essi musica, film, libri o informazione?
E' la scommessa dei prossimi mesi che saranno, come al solito, pieni di incognite. Ad ogni modo una cosa è certa: ora che anche Renato Soru è diventato "grande", piacevolmente normale e - me lo consentirà - anche un poco convenzionale, non si vede nessuno all'orizzonte abbastanza pazzo da immaginare il nuovo mondo che ci attende domani con quel minimo di preveggenza che sembra essere il vero talento del nuovo millennio.

Massimo Mantellini
16 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Soru!
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  • Con la parola magica "gratis" hanno creato l'esigenza... e adesso, mica vorremo rinunciare alla nostra e-mail, vero?
    non+autenticato
  • Ciao.
    La lettera che ti mando ha un titolo : ?Pagare per vivere? No , grazie?.
    L? ho scritta pensando ai milioni di persone che come me vivono in Rete cercando di non ripetere davanti al computer gli stessi errori che col nostro stupido silenzio ? assenso ci condizionano nella vita reale, quella di tutti i giorni: quella fatta di ? sveglia-caffè-lavoro-pausa-pranzo-lavoro-cena-tv?.
    Senza accorgercene abbiamo venduto l?unica cosa, l?unico bene che non possiamo comprare in nessun negozio:
    il nostro tempo.
    Quelle poche, pochissime ore ,che altri impegni ci lasciano ogni giorno: quei pochi minuti senza i quali ,molti fra noi , ed io per primo , ci troveremmo ad essere ben più stravolti di quanto già non siamo.
    Bene: una parte di questo tempo noi abbiamo deciso di trascorrerla in Internet.
    Lo facciamo per scrivere mail che non devono aspettare i tempi delle Poste: i nostri amici le ricevono che ancora stiamo riflettendo sull?ultima frase che abbiamo digitato; lo facciamo in chat, con la precisa sensazione di scrivere i dialoghi di un?opera tutta nostra , che nessun avviso di chiamata potrà interrompere: lo facciamo rubando ore al sonno , di cui tutti avremmo bisogno ,maledicendoci per questo , e ripetendoci? ancora 10 minuti e poi vado a letto..?;lo facciamo inseguendo, in un mare senza confini,l?onda che ci porterà in una terra nuova e misteriosa, dove qualche amico che non conosciamo è già stato, lasciando scritto forse proprio per noi , un messaggio di poche righe , che ci parla di qualcosa che forse da sempre cerchiamo. E se il messaggio non è quello o non a noi era destinato poco importa.
    Pochi bites che esistono solo nella memoria di uno sperduto server diventano per noi , in quel preciso momento, un luogo fisico ,reale ,dove altri hanno vissuto, dove altri torneranno per incontrarsi, forse anche con noi.
    Una gioiosa , infantile sensazione di smarrimento: non siamo soli.
    Persone che non abbiamo mai visto e che forse mai incontreremo, la pensano come noi o vogliono sapere perché siamo così ostinatamente convinti di quello che affermiamo.
    Una assurda sensazione di libertà: posso parlare con gli altri.
    Posso dire ad un estraneo di cui non so nulla le cose che non so più o che non ho mai potuto dire alle persone che conosco da tempo: non c?è background, non ci sono esperienze comuni ,nessun retroterra di condivisioni a limitarmi :tu chiedi ,io rispondo ;tu parli ,io ascolto.
    In questo nuovo spazio è permesso anche non dire niente , non incontrare nessuno: puoi viaggiare senza mai fermarti, puoi leggere e scrivere ,sapere e dimenticare.
    Noi tutti sappiamo che , da tempo ,qualcosa sta cambiando: i guru sentenziano :il free-internet deve finire.
    Badate bene, non lo dico io, Andrea, o Giorgio o Anna :lo dicono il Dottore , l?Ingenere e l?Esperto.
    Gli stessi che hanno già occupato i giornali, le radio e i muri delle città: sono quelli che già normalmente ci dicono dove andare ,cosa mangiare e cosa fare.
    Dicono che la Rete , che fino a poco tempo fa è comunque vissuta e cresciuta benissimo senza di loro , deve cambiare.
    Suvvia , sono persone pratiche :in fondo dobbiamo capirli.
    Hanno visto uno spazio libero e ci si sono buttati :ci si poteva guadagnare , e non poco , e dunque diamoci da fare , si sono detti.
    Un mercato potenziale di miliardi di babbei che invece di guardare la TV e di ?consumare? passano il loro tempo a chiaccherare o a ? navigare? senza scopo: ma dai, se hanno i soldi per comprarsi pc, modem e per pagare la bolletta del telefono avranno bene dei risparmi ,una carta di credito?insomma qualcosa da spendere. E che , vogliamo lasciarceli scappare?
    Ora l?unica , semplice domanda che vi faccio è questa : vogliamo rispondergli?
    Erano convinti che presentandoci in Rete la solita sfilza di prodotti di consumo avremmo , come sempre abbiamo fatto , consumato.
    Non è andata così , e si sono davvero ,davvero arrabbiati!
    Diciamocelo ragazzi: li abbiamo davvero , davvero delusi.
    Hanno speso centinaia di miliardi per niente: assolutamente per niente. Ora chiudono e licenziano. Pare proprio il mondo reale , vero?
    Ma non demordono. Hanno pratica , esperienza:quello che non prendi con le buone te lo vogliono far comunque mangiare e digerire: ora con le cattive.
    Oggi i loro esperti ci spiegano che la flat è morta ,che il free-internet è insostenibile: ma guarda?
    Eppure io sono collegato da qualche anno,ho sempre regolarmente e bimestralmente versato in Telecom?
    Non sapevo che non bastasse.
    Forse mi è sfuggito qualcosa ,forse non mi sono accorto che mentre io chattavo loro Investivano, Opavano , Targhettizzavano e Marchettizzavano.
    Troppe z: diffidate delle sibilanti.
    Non c?e? ritorno e il breack ?even si allontana all?orizzonte.
    Il fiume di soldi, non loro ma usciti dalle tasche dei risparmiatori, si è ridotto ad un misero rigagnolo e troppe bestie assetate scalciano per bere e sopravvivere.
    Sperare che si estinguano e scompaiano è , credetemi, pura utopia.
    Hanno visto l?osso, e non lo molleranno facilmente.
    Eppure centinaia , migliaia di persone hanno saputo crearsi in Rete uno spazio: hanno accettato l?unica vera magica formula per la sopravvivenza in InternetA bocca apertaammi la tua attenzione ,ti darò dei contenuti.
    Ti ascolterò e ti risponderò ,ti terrò informato , ti farò crescere e crescerò con te.
    Non siamo stupidi: la gente deve mangiare, i servers costano e il lavoro ,il mio come quello degli altri è sacro e deve , ripeto DEVE, essere remunerato
    Per il tuo lavoro sarai ricompensato , per i tuoi servizi sarai pagato ,per il tuo TEMPO, quello che investi e consumi per darmi informazioni ,compagnia ,consigli e tanto altro avrai quanto chiedi. Non mi sembra un concetto difficile;nessuno di noi si altera per un banner nella home page o per qualche consiglio per gli acquisti infilato nella mail.
    Il punto centrale è la proporzione fra il valore di quanto dai e quello che mi chiedi .Il punto centrale è che siamo persone, non carte di credito.
    Milioni di noi hanno un Sito e li mettono gratuitamente quello che sanno e quello che possono dare agli altri:gif-software-poesie-foto?..
    Se portali di E-Commerce o siti di grandi Esperti spariranno non credo che ai funerali parteciperanno milioni di persone: nel E-Marketing dicono che il cliente deve fare al massimo tre clic del mouse per poter comprare.
    Spiegategli che ne basta uno solo per andarsene.
    Saluti.
    Andrea
    non+autenticato
  • Da ciascuno secondo le proprie possibilità a ciascuno secondo le proprie necessità.
    non+autenticato


  • - Scritto da: yuptost
    > Da ciascuno secondo le proprie possibilità a
    > ciascuno secondo le proprie necessità.


    Potresti fare un esempio ?
    non+autenticato
  • come sara` internet tra 5 anni?
    Non credo che si paghera` tutto, ci saranno due internet, una gratuita alimentata dai volontari che offriranno informazione e servizi gratis solo per il gusto di farlo(di qualunque tipo, dai pokemon alle news) e un`internet professionale a pagamento, e ci sara` concorrenza tra le due, l`internet professionale dovra` essere enormemente superiore in fatto di qualita` per convincere la gente a pagare, la maggioranza della gente potrebbe accontentarsi della parte gratuita, un po` come quelle persone che invece di comperare un giornale si accontentano di leggere i titoli di quelli esposti in edicola.
    Il problema sara` come fare pagare questi servizi, credo che il metodo: ogni volta che entri nel mio sito paghi qualche cosa, sia il piu` sbagliato, come e` sbagliato l`abbonamento annuale, non e` detto che uno sia interessato per un anno sempre alle stesse cose, il primo che trovera` un sistema efficiente, equo, e non troppo costoso per fare pagare inneschera`la seconda giovinezza delle dot com.
    non+autenticato
  • CHipensava che Soru fosse un benefattore, no nha capito nulla dall'inizio.

    Soru è un imprenditore. Ha avuto per primo in Italia un'intuizione su come crearsi mercato.
    Ovvero riciclando in toto un'idea che già esiteva in Gran Bretagna (Freeserve) peraltro derivata da un'altra sempre britannica di un paio d'anni prima (X-Stream, oggi gruppo Tiscali).

    Il freeaccess NON è beneficenza. E' un servizio a basso e di qualità tra il medio-basso e l'infimo.

    E' un servizio che produce un sacco di cassa e se ben gestito può produrre utili.

    Ed è una porta di accesso verso altri servizi ad alto margine ma volumi bassi (i contenuti a pagamento)

    Non mi sembra di vedere nulla di rivoluzionario in questo.

    Offrire servizi di alta qualità ad alto costo è una strada diversa ed ugualmente valida (quello che fa Ebiscom). Nel mercato c'è posto per entrambi.
    Anzi,oserei dire che son ben poco concorrenziali l'uno con l'altro.

    Chi invece in linea teorica dovrebbe esere schiacciato è chi offre servizi di qualità Tiscalinet a prezzi Fastweb.

    A meno di avere della gente MOLTO in gamba al Marketing.




    non+autenticato
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