Tecnologie e controlli sui lavoratori

di L. Giacopuzzi - Se l'email personale è privata e riservata quella aziendale non lo è affatto. Ma la supervisione e il controllo dei dipendenti non si fermano alla posta elettronica

Roma - E' indubbio che in un contesto aziendale un utilizzo dissennato degli strumenti informatici attribuirebbe al datore di lavoro un potere di controllo sui lavoratori talmente invasivo da compromettere la dignità e la riservatezza del dipendenti stessi. Il tema, sebbene di stretta attualità, non è ancora stato oggetto di una regolamentazione che lo disciplini compiutamente.

In attesa, dunque, che si disegnino i confini normativi per un corretto rapporto tra tecnologia, impresa e lavoro, al momento tocca all'interprete individuare il punto di equilibrio tra il diritto del lavoratore al rispetto della propria sfera privata e quello, opposto, del datore di monitorare l'attività del dipendente, per evitare la commissione di illeciti. E lo sforzo interpretativo non è di poco conto.

Un aspetto molto dibattuto riguarda, ad esempio, la definizione dei limiti oltre i quali l'attività di controllo sarebbe illecita, perché attuata in spregio alle garanzie che il nostro ordinamento accorda al lavoratore (segnatamente a quelle tracciate dallo Statuto dei Lavoratori).
La tutela dell'email aziendale
E' ammissibile, per esempio, controllare la posta elettronica del dipendente, in sua assenza? Il quesito, sul quale gli imprenditori si interrogano con sempre maggior frequenza, impone un breve approfondimento. La risposta non può che essere ricercata nelle norme di legge.

Partiamo, perciò, da un dato normativo: l'art. 5 L.547/93. Che recita testualmente: "Per corrispondenza si intende quella epistolare, telegrafica o telefonica, informatica o telematica ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza".

La giurisprudenza amministrativa (cfr. T.A.R. Lazio, Sez. I, 15.11.01 n. 9425), del resto, ribadisce che la posta elettronica deve essere tutelata alla stregua della corrispondenza epistolare ed è quindi caratterizzata dalla "segretezza". Sulla stessa lunghezza d'onda è il Garante per la privacy (si veda, sul punto, la Newsletter 12-18.07.99).

Ne consegue che è vietato leggere i messaggi se non si è i destinatari, pena l'applicazione dell'art.616 c.p., secondo il quale "chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta... è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a un anno". Vi è di più. Si punisce anche chi, oltre che prendere cognizione, sottrae, distrae la corrispondenza, la sopprime o la distrugge.

Se quanto precede è un quadro - pur se sintetico - della tutela che il nostro ordinamento accorda alla corrispondenza (e dunque, come abbiamo visto, anche a quella inviata o ricevuta tramite posta elettronica), quando si parla di "e-mail aziendale" bisogna fare attenzione. E molta, perché in azienda lo scenario è parzialmente diverso. Prendiamo le mosse da un caso concreto, un caso che potrebbe definirsi "ordinario". Questi, in estrema sintesi, i fatti.

Ad un'impiegata viene assegnata, come a tutti gli altri dipendenti, una casella di posta elettronica aziendale (nome.cognome@azienda.it). Durante l'assenza per ferie dell'impiegata, la sua responsabile ne controlla la posta e si imbatte in comunicazioni inerenti progetti di lavoro "personali", estranei cioè a quelli gestiti dalla dipendente per conto dell'azienda. Ravvisando in tale condotta una violazione dei doveri relativi al rapporto di lavoro, il responsabile della società licenzia l'impiegata. Quest'ultima, ritenuto violato il proprio diritto costituzionale alla segretezza della corrispondenza, impugna il licenziamento e sporge contestuale querela nei confronti della propria responsabile, per il reato di cui all'art. 616 c.p. (violazione di corrispondenza).

Il P.M. però avanza richiesta di archiviazione. La dipendente propone allora opposizione, che viene tuttavia respinta dal GIP, con un'ordinanza particolarmente significativa, divenuta presto "celebre". Sostiene il GIP (cfr. ordinanza GIP Tribunale di Milano del 10 maggio 2002) che quanto affermato nell'art. 616 c.p. non può trovare applicazione con riferimento all'ipotesi di e-mail aziendale. La casella di posta elettronica, in altre parole, è sì tutelata, ma quando a metterla a disposizione è il datore di lavoro perde tutta la sua "riservatezza", in quanto strumento che l'azienda mette a disposizione del lavoratore al solo fine di consentirgli di svolgere la propria attività: come tale rimane nella completa e totale disponibilità del datore di lavoro, senza alcuna limitazione.

La mailbox aziendale - pur se "personale" (perché assegnata al singolo dipendente che ha un proprio "username" ed una propria "password" per accedervi) - deve quindi essere intesa come semplice "strumento di lavoro", e nulla più. "Personalità" non significa necessariamente "privatezza", dal momento che l'e-mail aziendale, proprio perché tale, rimane bene aziendale, accessibile a tutti gli altri dipendenti autorizzati, ed al datore di lavoro in primis. La titolarità degli spazi di posta elettronica, pertanto, deve essere ricondotta esclusivamente all'azienda.

E' stato così precisato nella pronuncia che "il lavoratore che utilizza la casella di posta elettronica aziendale si espone al "rischio" che anche altri lavoratori della medesima azienda - che, unica, deve considerarsi titolare dell'indirizzo - possano lecitamente entrare nella sua casella e leggere i messaggi (in entrata e in uscita) ivi contenuti".

In conclusione, come è stato ben affermato (Aterno, in "No al controllo a distanza", Guida "La mia privacy", pag. 64 ss., Il Sole 24 Ore - 2004), il dipendente che utilizza l'indirizzo e-mail anche a fini privati ed extralavorativi non potrà invocare la segretezza della corrispondenza, o impedire un controllo, eccependo l'art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, perché l'indirizzo non è privato, ma aziendale, e costituisce un semplice strumento messo a disposizione dell'utente-lavoratore dall'impresa per consentirgli di svolgere al meglio l'attività.
19 Commenti alla Notizia Tecnologie e controlli sui lavoratori
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  • complimenti per il bell'articolo. effettivamente l'argomento trattato è di grande attualità non essendoci una discplina organica sul settore. E' importante avere queste delucidazioni per non commettere violazioni ed errori.
    non+autenticato
  • ....c'era carta, penna e calamaio ?? Quali migliorie stanno portando le tecnologie ?? Lo stress del domani, niente morali e soltanto una altissima torre di babele.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > ....c'era carta, penna e calamaio ?? Quali
    > migliorie stanno portando le tecnologie ?? Lo
    > stress del domani, niente morali e soltanto una
    > altissima torre di babele.

    La mia domanda e' proprio riferita alla carta (alle lettere), visto che la normativa sulla corrispondinza, di fatto e' stata fatta per le lettere e poi estesa al resto.

    Se (indipendentemente dal fatto di essere ai giorni nostri o 50 anni fa) arrivava una lettera indirzzata alla ditta ma con scritto anche il nome di un dipendente, il datore di lavoro (ad esempio perche' il dipendente e'/era in ferie) ha/aveva il diritto di aprire la busta e leggere la lettera?
  • Controllo del rispetto del divieto di utilizzazione a fini privati della posta elettronica

    Il regolamento di utilizzazione della ditta ABC vieta in linea di massima l'utilizzazione a fini privati della posta elettronica. Il regolamento che disciplina la sorveglianza rende chiaramente attenti i dipendenti in merito all'esecuzione periodica di controlli aleatori.

    In seguito a un controllo aleatorio sorge il sospetto che il collaboratore X non rispetti questa regola. L'addetto alla sicurezza comunica al superiore l'esistenza di un sospetto.
    Visto che non è sicuro, considerati gli indirizzi dei destinatari, se gli e-mail "sospetti" sono effettivamente di natura privata, il superiore si rivolge direttamente al collaboratore X e gli chiede spiegazioni in merito.
    Si constata che gli e-mail incriminati sono effettivamente di natura privata. Il superiore ammonisce il collaboratore X e lo rende attento che, alla prossima violazione, sarà passibile di sanzioni.
    Visto che il collaboratore X non viola più le regole il superiore non deve prendere provvedimenti.

    http://www.edsb.ch/i/themen/internet/bsp.htm
    non+autenticato
  • non poteva farsi una webmail privata piuttosto che usare la mail aziendale? Idea!
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > non poteva farsi una webmail privata piuttosto
    > che usare la mail aziendale? Idea!

    Se aveva libero accesso alla rete sì, e in tal caso forse meriterebbe il licenziamento solo per essere stata così ciuccia.. Però suppongo che l'accesso fosse limitato alla posta elettronica e al più a pochi siti aziendali e di partner collegati... Certo però mi sembra esagerata e sproporzionata una misura come il licenziamento di un lavoratore per altro efficiente solo per aver ricevuto e spedito qualche messaggio di posta privato nell'uso globale della casella di posta.. e probabilmente la stessa dipendente non supponeva che l'azienda fosse tanto "irritabile" sulla questione. E forse a ragione! Probabilmente si voleva cacciare questa dipendente per qualche altro motivo e l'uso dell'e-mail aziendale era soo un pretesto!
    non+autenticato
  • > Certo però mi sembra esagerata e
    > sproporzionata una misura come il licenziamento
    > di un lavoratore per altro efficiente solo per
    > aver ricevuto e spedito qualche messaggio di
    > posta privato nell'uso globale della casella di
    > posta.. e probabilmente la stessa dipendente non
    > supponeva che l'azienda fosse tanto "irritabile"
    > sulla questione. E forse a ragione! Probabilmente
    > si voleva cacciare questa dipendente per qualche
    > altro motivo e l'uso dell'e-mail aziendale era
    > soo un pretesto!

    il licenziamento è avvenuto perché la tipa in questione svolgeva privatamente delle attività lavorative che a quanto pare erano in conflitto o in concorrenza con quelle dell'azienda per cui lavorava.

    Il punto di diritto però non è il motivo del licenziamento, ma il modo in cui è stato scoperto il fatto che la tipa svolgeva attività private: se il datore di lavoro non avesse avuto il diritto di guardare la posta elettronica della dipendente non avrebbe potuto usare le informazioni scoperte per licenziarla.

    ma non li guardate i telefilm americani?A bocca aperta

    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Probabilmente
    > si voleva cacciare questa dipendente per qualche
    > altro motivo e l'uso dell'e-mail aziendale era
    > soo un pretesto!


    come sempre.

    il punto è che se a te dipendente salta il matto di voler farla pagare al capo, non hai gli stessi strumenti di qualsiasi stronzo dall'altra parte
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    > > Probabilmente
    > > si voleva cacciare questa dipendente per qualche
    > > altro motivo e l'uso dell'e-mail aziendale era
    > > soo un pretesto!
    >
    >
    > come sempre.
    >
    > il punto è che se a te dipendente salta il matto
    > di voler farla pagare al capo, non hai gli stessi
    > strumenti di qualsiasi stronzo dall'altra parte

    Basta organizzarsi: un errore lo fanno tutti i capi, di solito per troppa tracotanzaOcchiolino
    Una volta il mio capo me lo sono lavorato così bene (dagli e dagli che insisteva ad ostacolarmi sul lavoro per farmi fare la figura del cretino) che, alla fine del "trattamento", quando mi incrociava cambiava strada con la coda fra le gambe. Una volta si è pure scusato per avermi fregato l'ascensore (in presenza della sua segretaria).


    Ciao
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > non poteva farsi una webmail privata piuttosto
    > che usare la mail aziendale? Idea!

    se han fatto le cose per bene i dipendenti

    1) o non navigano
    2) oppure hanno la navigazione registrata e quindi non vogliono far vedere su che siti vanno (tipo "hotmail" "email.it" ecc ecc)

    non+autenticato
  • Non capisco una cosa: perchè un dipendente non può andare a leggersi la propria posta o prendersi un caffè o chiamare la moglie-fidanzata? Che male c'è?
    L'importante è che faccia il suo lavoro, lo faccia bene e nei tempi prescritti; detto in altra maniera, l'importante è che ripaghi l'azienda dell'investimento (lo stipendio) fatto.
    Non vedo altri problemi.
    Ovviamente se uno poi non vuole concludere nulla lo fa sia con che senza internet, non credete ?
  • a me pare che a questo punto possono fare qualsiasi cosa.


    meglio non usarli i pc, fanculo.
    non+autenticato
  • forse il problema e' che TU non hai capito cosa devi fare...

    LAVORA al posto di perdere tempo e usare strumenti aziendali per fini non aziendali!



    - Scritto da: Anonimo
    > a me pare che a questo punto possono fare
    > qualsiasi cosa.
    >
    >
    > meglio non usarli i pc, fanculo.
    non+autenticato
  • Tu compreso

    - Scritto da: Anonimo
    > forse il problema e' che TU non hai capito cosa
    > devi fare...
    >
    > LAVORA al posto di perdere tempo e usare
    > strumenti aziendali per fini non aziendali!
    non+autenticato

  • OVVIAMENTE! il messaggio e' stato scritto fuori dall'orario lavorativo... (guarda l'ora!)



    - Scritto da: Anonimo
    > Tu compreso
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    > > forse il problema e' che TU non hai capito cosa
    > > devi fare...
    > >
    > > LAVORA al posto di perdere tempo e usare
    > > strumenti aziendali per fini non aziendali!
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > forse il problema e' che TU non hai capito cosa
    > devi fare...
    >
    > LAVORA al posto di perdere tempo e usare
    > strumenti aziendali per fini non aziendali!
    >
    >
    Questo e' ridicolo. E' idiota pretendere che un dipendente possa lasciare totalmente fuori dal contesto lavorativo la propria vita privata (il caso in questione e' un ovvia eccezione), quando due terzi della giornata li passa in ufficio. Come diavolo si puo' pensare che uno possa gestire in modo accettabile la propria vita di relazione in questo modo. In questi casi deve essere usato il buon senso da entrambe le parti, che e' poi quello che succede nella stragrande maggioranza delle grandi aziende.

    hola
    non+autenticato

  • > Questo e' ridicolo. E' idiota pretendere che un
    > dipendente possa lasciare totalmente fuori dal
    > contesto lavorativo la propria vita privata

    diciamo che non è umano farlo.
    questo non significa che non si possa farlo.
    si fa eccome.

    hai letto il regolamento?

    tu o uno scaldabagno siete più o meno la stessa cosa per l'azienda. infatti da tempo si è spersonalizzato volontariamente anche il vocabolo : RISORSE.

    ok, risorse umane ... ma l'insieme che le comprende è "risorse" un po' come nel pc sono nello stesso calderone la ram e l'hard disk quando si dice "risorse"

    > (il
    > caso in questione e' un ovvia eccezione)>

    quale caso in questione?
    l'esempio dell'articolo dici?

    > quando
    > due terzi della giornata li passa in ufficio.

    credo che il conto della giornata non freghi per nulla al datore di lavoro.
    per lui quando esci dalla porta puoi anche andare in OFF e riaccenderti il giorno dopo davanti alla porta d'entrata, purchè tu sia in orario.


    > Come diavolo si puo' pensare che uno possa
    > gestire in modo accettabile la propria vita

    non si pensa. ce ne si sbatte altamente.

    >di
    > relazione in questo modo. In questi casi deve
    > essere usato il buon senso da entrambe le parti,

    si dice sempre.
    in realtà ci sarebbe se entrambe le parti avessero potere e controllo allo stesso modo. questo non è.
    leggi i regolamenti ... leggi i contratti nazionali collettivi ... alla base di tutto, per darti la misura di quanto sia sotto il dipendente, vedi se ti devono o non ti devono pagare in tempo.

    sai cosa puoi fare se non ti pagano?
    hai il diritto di... ANDARTENE.

    tutto qui.

    non esistono penali, non sono costretti a pagarti.

    direi che tutti gli altri diritti sono pagliuzza in confronto alla base contrattuale del "baratto" io dare lavoro tu dare soldi.

    > che e' poi quello che succede nella stragrande
    > maggioranza delle grandi aziende.

    avrai notato che l'italia si basa su PMI
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > > Questo e' ridicolo. E' idiota pretendere che un
    > > dipendente possa lasciare totalmente fuori dal
    > > contesto lavorativo la propria vita privata
    >
    > diciamo che non è umano farlo.
    > questo non significa che non si possa farlo.
    > si fa eccome.
    >
    > hai letto il regolamento?
    >
    > tu o uno scaldabagno siete più o meno la stessa
    > cosa per l'azienda. infatti da tempo si è
    > spersonalizzato volontariamente anche il vocabolo
    > : RISORSE.
    >
    > ok, risorse umane ... ma l'insieme che le
    > comprende è "risorse" un po' come nel pc sono
    > nello stesso calderone la ram e l'hard disk
    > quando si dice "risorse"
    >
    > > (il
    > > caso in questione e' un ovvia eccezione)>
    >
    > quale caso in questione?
    > l'esempio dell'articolo dici?
    >
    > > quando
    > > due terzi della giornata li passa in ufficio.
    >
    > credo che il conto della giornata non freghi per
    > nulla al datore di lavoro.
    > per lui quando esci dalla porta puoi anche andare
    > in OFF e riaccenderti il giorno dopo davanti alla
    > porta d'entrata, purchè tu sia in orario.
    >
    >
    > > Come diavolo si puo' pensare che uno possa
    > > gestire in modo accettabile la propria vita
    >
    > non si pensa. ce ne si sbatte altamente.
    >
    > >di
    > > relazione in questo modo. In questi casi deve
    > > essere usato il buon senso da entrambe le parti,
    >
    > si dice sempre.
    > in realtà ci sarebbe se entrambe le parti
    > avessero potere e controllo allo stesso modo.
    > questo non è.
    > leggi i regolamenti ... leggi i contratti
    > nazionali collettivi ... alla base di tutto, per
    > darti la misura di quanto sia sotto il
    > dipendente, vedi se ti devono o non ti devono
    > pagare in tempo.
    >
    > sai cosa puoi fare se non ti pagano?
    > hai il diritto di... ANDARTENE.
    >
    > tutto qui.
    >
    > non esistono penali, non sono costretti a pagarti.
    >
    > direi che tutti gli altri diritti sono pagliuzza
    > in confronto alla base contrattuale del "baratto"
    > io dare lavoro tu dare soldi.
    >
    > > che e' poi quello che succede nella stragrande
    > > maggioranza delle grandi aziende.
    >
    > avrai notato che l'italia si basa su PMI
    Io ho lavorato per quasi un anno in una cooperativa all'interno di una azienda informatica ed ero a "contratto a progetto" : io quel che ho visto è che ,quando una azienda sbaglia strategia, tende a dare la colpa ai suoi lavoratori e non ai suoi dirigenti : il mondo del lavoro si sta sempre più precarizzando e le aziende cominciano a fare i loro comodi in barba ai diritti dei lavoratori!
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > forse il problema e' che TU non hai capito cosa
    > devi fare...
    >
    > LAVORA al posto di perdere tempo e usare
    > strumenti aziendali per fini non aziendali!

    ciccio, hai visto a che ora ha scritto?
    su, prima di scrivere, accendi il cervelletto.

    tra l'altro: io sono uno studente e non sto lavorando.
    non+autenticato