Telemedicina, occhio alla privacy

Il telelavoro e le nuove opportunità per la Sanità offerte dalle reti telematiche non devono perdere d'occhio i diritti delle persone. Lo afferma il Garante della Privacy

Roma - "Nei processi di automazione della sanità pubblica dovranno rientrare anche le regole previste per la protezione dei dati personali". Lo ha ricordato Gaetano Rasi, componente dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali, nel corso di un convegno.

Rasi ha sottolineato come le applicazioni di telemedicina sono in rapido aumento e in Italia ormai il 40 per cento delle strutture mediche si avvale del teleconsulto e il 25 per cento dispone di soluzioni di home care. Si tratta quindi di nuove opportunità di collegamento virtuoso tra paziente e strutture sanitarie e via via sono messi a disposizione servizi di informazione assai rilevanti come disponibilità di posti letto, accesso alle liste di prenotazione, gestione delle cartelle cliniche e via dicendo.

Questi importanti sviluppi, ha spiegato Rasi, non devono però far dimenticare come i dati personali e in particolare quelli sensibili, vale a dire le informazioni più riservate ed intime della persona, devono essere trattati nella massima riservatezza e nel rispetto della dignità della persona.
"Anche l?outsourcing e il telelavoro - ha osservato Rasi - sono realtà in espansione e contribuiscono alla profittabilità del business e all?efficienza delle pubbliche prestazioni. Il 43% dei contratti di outsourcing copre, ad esempio, l?area dell?Information technology, il 25% quella delle risorse umane. In quest?ultimo caso vengono affidati a partner esterni non solo l?amministrazione, ma anche, per esempio, la gestione del percorso di carriera dei dipendenti".

"L?euforia informatica - ha invece sottolineato il segretario generale dell'Autorità Giovanni Buttarelli - non deve far dimenticare che Costituzione Europea e Codice della Privacy mettono in primo piano il diritto della persona a verificare come vengono trattati i propri dati personali. Siamo forse primi nel mondo per il quadro giuridico sull?informatica e la telematica. Il Testo Unico sulla privacy è pronto per rispondere alle questioni poste dalla telemedicina, che recherà grossi vantaggi, come la possibilità di accedere con una password alla propria cartella clinica da qualunque parte del mondo, ma causerà anche nuovi rischi relativi, ad esempio, alla dispersione di informazioni. L?informativa al cittadino dovrà tenere conto di tutti questi aspetti?.

"Sulle nuove autostrade del sole del trattamento dei dati - ha concluso Buttarelli - il cittadino avrà sempre il diritto di intervenire sul trattamento dei propri dati".
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3 Commenti alla Notizia Telemedicina, occhio alla privacy
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  • Credo che la tutela della salute sia più importante della tutela della privacy.
    non+autenticato
  • "In Italia ormai il 40 per cento delle strutture mediche si avvale del teleconsulto e il 25 per cento dispone di soluzioni di home care"

    Punto Informatico che notizia che avete dato. Uno SCOOP!!


    Dove vive Gaetano Rasi, componente dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali?

    I dati che mi risultano sono ben diversi, purtroppo. In compenso ormai tutti "sparano" numeri a caso sulla tecnolgia informatiche applicate alla sanità. Questo e' uno dei principali ostacoli alla loro implementazione, si scambiano le e-mai personali dei medici per "sistemi di teleconsulto" e piccolo giochini con i palmari per "soluzioni di home care".

    Quanti sono i PAZIENTI italiani che usufruiscono dela telemedicina in italia nel Sistema Sanitario Nazionale? Poche centinai. Quanti si rivolgono al SSN? Almeno 10 MILIONI. Spero che ci raccontiate le "convegno" dove questo signore l'ha detta cosi' grossa!!!   


    non+autenticato
  • Beh,
    si può fare di più Sorride

    chi scrive segue da anni il settore e può confermare che ormai molte applicazioni in medicina (gestionali e cliniche) sono web-based e la tendenza si accentua continuamente

    purtroppo, la sensibilità del personale sanitario ad argomenti come la "privacy" è poco più che nulla (fatte le debite eccezioni, si intende), mentre le regole basilari di protezione dei dati (anche la sola banale autenticazione) non sempre sono correttamente applicate

    quindi ben venga la tirata d'orecchi del Garante
    non si tratta infatti di proteggere la privacy a scapito dell'assistenza, ma di garantire minimi criteri di qualità nel trattamento dei dati clinici a tutto vantaggio dei pazienti

    un caro saluto da Ernesto
    non+autenticato