Nuova Zelanda: indagare dentro i PC

La polizia potrà entrare nei computer degli utenti qualora siano sospettati di possedere pedoporno importato dall'estero via internet

Wellington (Nuova Zelanda) - Prendono esplicitamente a modello i metodi del Customs Service americano i responsabili doganali della Nuova Zelanda, che stanno premendo per il varo di una norma che consenta di "perquisire" i personal computer qualora siano sospettati di aver "importato" pedopornografia dall'estero.

Il Governo del paese ha già risposto alle preoccupazioni della polizia doganale e si è fatto promotore di una nuova normativa che vada a tappare quella che è considerata una falla nella legislazione attuale, che impedisce di intraprendere azioni investigative su materiale elettronico illegale, come appunto il pedoporno, che arrivi nel paese attraverso internet.

A promuovere l'iniziativa è Jim Anderson, ministro neozelandese, secondo cui "la legge attuale consente alla polizia doganale di investigare sull'importazione di libri fuorilegge ma non consente di fare nulla del genere su materiali illeciti importati elettronicamente nei computer ". "Questa proposta - ha spiegato - consentirà qui in Nuova Zelanda e oltreoceano di eliminare il commercio di pornografia infantile".

"Il Customs Service degli Stati Uniti - ha continuato Anderson - è un leader nel mondo nella lotta alla proliferazione del traffico pedopornografico su internet. Ed ha espresso il desiderio di lavorare con lo New Zeland Customs Service nell'identificazione dei neozelandesi che scambiano pedopornografia con criminali negli Stati Uniti".
Alla questione della pornografia infantile è dedicato il Canale Pedofilia e rete di Punto Informatico.
TAG: cybercops
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