lunedì 11 aprile 2005

Un'agenda per lo sviluppo: battaglia al WIPO

di Andrea Glorioso - Brevetti? Wikipedia? Ecco chi e cosa porta a scelte che condizionano tanto profondamente le libertà civili e digitali. Qualcuno boicotta un WIPO più trasparente, con rischi per tutti

La dialettica intorno alla "proprietà intellettuale" (termine in sé aspramente contestato da più parti, sia per la sua genericità che tende a nascondere le specifiche differenze tra diritto d'autore, brevetti, marchi e altri istituti giuridici, sia per la supposta inapplicabilità del concetto di "proprietà" a beni e processi di natura non materiale) e ai relativi paradigmi gestionali che hanno caratterizzato le attività sia del WIPO che di altre organizzazioni nazionali e sovranazionali negli anni passati, è divenuta particolarmente accesa.

Da più parti si è puntato il dito verso l'atteggiamento del WIPO e di alcuni stati membri perché acriticamente a favore di una tutela forte (a volte asfissiante) e a senso unico della proprietà intellettuale, dimenticandone l'insita natura di reciprocità, fondamentalmente contrattuale nel senso politico del termine - la collettività concede all'autore, all'inventore o ad altro titolare dei diritti esclusivi relativi allo sfruttamento intellettuale, economico o meno, di un particolare bene (per esempio, nel caso del diritto d'autore, la facoltà quasi assoluta di decidere le modalità tramite cui un'opera dell'ingegno come un programma per elaboratore o un libro possono essere usufruite) riconoscendo che, se tali diritti esclusivi non esistessero, il soggetto beneficiario difficilmente impiegherebbe lo sforzo o effettuerebbe gli investimenti necessari per giungere alla creazione o alla scoperta di un particolare bene. Di conseguenza, tali diritti esclusivi hanno solitamente un limite temporale preciso, oltre a poter essere esercitati solo all'interno di un perimetro delimitato da una serie di diritti che la collettività mantiene. Al termine del periodo di esclusività concesso, l'opera dell'ingegno, l'invenzione o in generale il "bene intellettuale" torna ad essere della collettività, che ne può disporre come meglio crede - torna nel "pubblico dominio".

Può risultare istruttivo, a questo proposito, consultare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, in particolare l'art. 27, laddove il "diritto (di ogni individuo) di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici" è posto prima del "diritto (di ogni individuo) alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore". Come si diceva, contratto sociale e politico tra collettività e creatore/inventore, non mero diritto privativo ed esclusivo: questo è il concetto di base su cui le fattispecie specifiche delle leggi di proprietà intellettuale si basano - o si dovrebbero basare.
L'agenda per lo sviluppo: un nuovo obiettivo per il WIPO
Il WIPO è sempre stato, per sua natura, una istituzione fortemente globalizzata - nata proprio per regolare le norme in materia di proprietà intellettuale a livello transnazionale (alcuni suggerirebbero maliziosamente a livello sovranazionale, a sottolineare la natura poco democratica di alcuni processi decisionali dell'organizzazione) il WIPO si è dovuto confrontare via via con le realtà fortemente sbilanciate, in termini di ricchezza, opportunità, potenzialità di crescita dei propri stati membri - e in particolare di come le politiche di gestione della proprietà intellettuale applicabili a società ricche e a forte connotazione post-fordista non necessariamente siano le stesse che permettono a paesi e società in via di sviluppo di crescere e progredire.

Da tempo voci critiche hanno segnalato come le pratiche correnti all'interno del WIPO non solo non tenessero conto delle differenze tra paesi avanzati e paesi in via di sviluppo, ma anzi contribuissero ad aumentare tale divario con atteggiamenti (e atti normativi) fortemente sperequativi. L'accordo di cooperazione tra WIPO e l'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMP - nota anche come World Trade Organization, WTO) cooperazione specificamente incentrata sull'Accordo TRIPS (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights - (accordo) sugli Aspetti Legati al Commercio dei Diritti di Proprietà Intellettuale) non ha fatto altro che dare maggior forza a tali voci. Il WIPO - si sostiene - sta diventando solo un'altra clava nelle mani di pochi stati già sviluppati, che vogliono imporre al resto del mondo delle politiche inique per sfruttare da un lato un enorme bacino di conoscenza trasformabile in "beni di mercato", dall'altro intendono assicurarsi regole certe e vantaggiose (per loro) nel momento in cui decideranno di intraprendere relazioni commerciali al di fuori dei propri confini.

Ma qualcosa, come si suol dire, stava bollendo in pentola.
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22 Commenti alla Notizia Un'agenda per lo sviluppo: battaglia al WIPO
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  • Stiamo parlando di due fronti contrapposti: gli utenti e le multinazionali.

    Gli utenti teoricamente hanno più potere, ma non sono organizzati, non riescono a fare pressione, anche perché la materia è complessa e certo non scalda il cuore delle masse.

    Ci sono diverse associazioni che si battono per un nuovo copyright, ma anche queste da sole spesso possono fare poco. Per questo alcune (Liber Liber, Creative Commons Italia, Secolo della Rete, ecc.) hanno creato una "piazza virtuale" di dibattito e incontro, dove singoli, associazione e anche aziende interessate a questi argomento possono mettersi in contatto, attivare collaborazioni e cercare sostegno. Si chiama Frontiere digitali, http://www.frontieredigitali.it/

    Attenzione: non è una associazione, e non ha una sua posizione su questo o altri argomenti: è una piattaforma neutra, che può essere usata liberamente e senza vincoli. In questo modo si superano, si spera, i problemi derivanti dal dover essere tutti necessariamente d'accordo su tutto. E non si creano, all'interno di Frontiere digitali, fronti contrapposti. Ogni associazione, singolo o azienda che usa lo strumento rimane indipendente e conserva la sua autonomia decisionale.

    Se la cosa vi sembra utile, visitate il sito http://www.frontieredigitali.it/

    Ciao.
  • Mi sono letto con attenzione l'articolo e mi rendo conto della posta in gioco. Ma io che posso fare? Contanto che lavoro tutto il giorno sabato compreso, che ho una famiglia a cui pensare, che cosa posso fare?
    non+autenticato
  • Oggi come oggi il vero potere in mano non ce l'hanno le multinazionali. Ce l'ha la gente che va a comperare al supermercato. Se domani si decide tutti che se c'è il nome di una major monopolista sul Cd non lo si compra e si registra dalla radio (o si ottiene per vie traverse).
    Se noi tutti chiediamo al politico di turno cosa vuol fare per i brevetti (che alla fine ci fregano tutti a favore di pochi fessacchiotti che credono che se fanno lavorare i paesi poveri e poi vengono a vendere nei paesi ricchi la gente che ha perso il lavoro ha i soldi per comprare).
    Se anche solo continuiamo a comprare i prodotti cinesi (perchè costano meno e funzionano uguale o meglio) e poi se ci chiedono di comprare il made in italy gli diciamo: si può fare ma tu che mi dai in cambio?

    Alla fine si vince noi, perchè tutti i pezzi di carta e i trattati del mondo valgono finchè c'è qualcuno che desidera seguirli (l'Italia è un esempio di come molte leggi rimangono solo sulla carta).

    Comunque, gente, alla fine agli stati uniti non lo metterà in quel posto di sicuro l'Italia (che si mette sempre col più forte e poi soffre più degli altri). Ma con la Cina e l'India (e altri che con gòli US hanno conti in sospeso e che seguiranno l'esempio) si forma di sicuro un potente polo magnetico economico.

    Alla fine quello che rimarrà sarà ancora la delusione per una Europa debole e insicura (e direi popolata di miopi profittatori) che, come sempre, sta a guardare e a farsi corteggiare per rimanere zitella.

    Ciao a tutti, belli e brutti!

    ACL
    non+autenticato
  • > Oggi come oggi il vero potere in mano non ce
    > l'hanno le multinazionali. Ce l'ha la gente che
    > va a comperare al supermercato.
    [cut]

    Purtroppo hai ragione solo in parte... Triste

    Se io scrivo un gestionale per i dentisti ed una grossa azienda mi fa fuori usando un brevetto idiota (questo è il futuro che ci stanno regalando).
    I dentisti avranno comunque bisogno di acquistare un software e prenderanno quello che è rimasto sulla piazza.
    Non importa se è bacato e costoso, perchè è l'unica opzione che hanno.

    Se nasce un monopolio del pane, per combatterlo non possiamo smettere di mangiare.

    La conclusione obbligata è che a molti verrà voglia di dimostrare ai politici che le regole democratiche vanno rispettate.
    Perchè se i cittadini iniziano a violare le regole, seguendo il loro esempio, si ritrovano contro milioni di persone inca**ate come tori.

    Non è un discorso eversivo, ma solo razionale...

  • > Perchè se i cittadini iniziano a violare le
    > regole, seguendo il loro esempio, si ritrovano
    > contro milioni di persone inca**ate come tori.

    Non credo proprio: rimbecilliti dal benessere si troveranno solamente gente che lavora per pagare le multe e le tesse (finchè avranno soldi per pagarle).
    Dubito di vedere una "lotta di classe" nel prossimo futuro.
    non+autenticato
  • > (che alla fine ci
    > fregano tutti a favore di pochi fessacchiotti che
    > credono che se fanno lavorare i paesi poveri e
    > poi vengono a vendere nei paesi ricchi la gente
    > che ha perso il lavoro ha i soldi per comprare).

    I brevetti servono proprio ad impedire questo: se le aziende mantengono gli studi di ricerca in occidente e le fabbriche in oriente, almeno un determinato tipo di posti di lavoro si salveranno. Altrimenti tutti copiano tutto, le aziende smettono di fare ricerca perchè rimaste senza tutele per le idee nuove e l'occidente è spacciato, nessuno lavora più.
    Magari pensi che l'draulico (o l'eletricista piuttosto che il consulente informatico) un lavoro ce l'ha perchè non soffre la concorrenza della competitività dei costi dei paesi "emergenti" ma molti dimenticano un dettaglio: niente ziende, niente dipendenti, nessuno che richiede servizi: anche i fornitori di servizi, se non hanno clienti, mangiano unghie!!!
    non+autenticato
  • Ma fammi il piacere!
    Chi ci crede più a sta panzana della ricerca in occidente! Oggi come oggi gli occidentali non sono più competitivi nemmeno come creatori di idee!
    Personalmente mi pare molto razzista questa favoletta secondo cui l'occidentale è inteligentissimo (e quindi può creare) e l'orientale/sudista sarebbe tarato mentalmente per cui può usare solo le braccia.

    Eppoi se anche fosse vera sta cosa, ma tu veramente credi che si possono sfamare centinaia di milioni di occidentali con il lavoro di pochi creativi? Ma in che favola vivi?

    Ciao e sogni belli.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Ma fammi il piacere!
    > Chi ci crede più a sta panzana della ricerca in
    > occidente! Oggi come oggi gli occidentali non
    > sono più competitivi nemmeno come creatori di
    > idee!

    Hai centrato il problema!

    > Personalmente mi pare molto razzista questa
    > favoletta secondo cui l'occidentale è
    > inteligentissimo (e quindi può creare) e
    > l'orientale/sudista sarebbe tarato mentalmente
    > per cui può usare solo le braccia.
    >

    D'accordissimo!

    > Eppoi se anche fosse vera sta cosa, ma tu
    > veramente credi che si possono sfamare centinaia
    > di milioni di occidentali con il lavoro di pochi
    > creativi? Ma in che favola vivi?
    >

    Qui vedo il problema! Prima o poi la guerra tra poveri anche da noi provocherà effetti dsastrosi. E tutto per riempire le tasche di pochi ricconi che vedono solo il guadagno immediato e non il disastro futuro. In fondo questi monopolisti sono dei nani come economisti e assomigliano a dei gretti e amorali arraffoni.

    Durante l'800 e poi con l'inizio del '900 quando la tutela dei brevetti era molto meno invasiva e protettiva, si sono avute evoluzioni della società e della tecnica che non hanno avuto pari negli anni successivi. Perchè? Semplice nessuno poteva sperare di vivere di rendita per decenni su una invenzione. Questo è il propellente del cambiamento!
    La proprietà intellettuale è solo buona a bloccare l'innovazione e lo sviluppo a tutto vantaggio dei soli avvocati (che in questo caso sono dei veri e propri parassiti).
    non+autenticato
  • Behh certo, se l'intelligenza degli occidentali dobbiamo valutarla dal tuo post allora di speranze ce ne sono ben poche, forse è meglio arrendersi ai conquistatori asiatici senza nemmeno lottare.
    Ma l'italiano lo sai leggere?? Dove mai ho parlato che noi siamo meglio di loro? Dove mai c'è scritto che noi sappiamo partorire idee migliori in quanto scritto sopra?
    Al di la del fatto che comunque, in gruppi di ricerca multietnici, le differenze di approccio si vedono per cui effettivamente le diverse etnie hanno, forse per questioni culturali più che biologici, diverse peculiarità, questo non toglie che tale tipo di ragionamento non è stato nemmeno accennato nel post da te commentato.
    Il discorso si basa sul difendere almeno uno dei lavori che oggi l'occidente riesce ancora a fare. Se l'occidente si fa portar via anche questo tipo di lavoro (lo sta già facendo, non ti preoccupare, già da tempo le università di tipo scientifico indiane sono alla pari se non superiori a quelle occidentali) behh, allora credo che l'unica cosa che potremo fare per non morire di fame (visto che pure in campo agricolo non è che siamo autosufficienti), è propio quella di uno scontro armato.
    Se è questo che preferisci, accomodati, io personalmente non penso proprio di andarmene senza difendere le mie conquiste!!!
    Tanto per dirne una, sccome pago le tasse, vorrei goder di una pensione che se il lavoro sparisce dal nostro paese nessuno sarà in grado di pagarmi.
    non+autenticato
  • Non è che hai voce in capitolo.
    Se va avanti così, non solo non avrai la pensione ma sarai tu a lavorare per 18 ore al giorno per un dollaro di paga.
    L'unica cosa che potrai fare è, come tu stesso dici, la guerra nella speranza di difendere i tuoi privilegi (che non è detto siano meritati).
    Quindi se ti vuoi opporre alla naturale evoluzione degli avvenimenti (dopo aver per anni imposto, indirettamente, a quei paesi che sembri disprezzare e temere al tempo stesso un destino che ora tu rifiuti) puoi solo:

    - premere perchè leconomia del tuo stato cerchi soluzioni che siano pagati dai lavioratori e dalle aziende in parti uguali e assicurino lavoro e benessere a tutti

    - tentare l'ennesima sopraffazione di quei paesi che sono stati sfruttati per anni (cosa che non è detto che riesca perchè noi siamo anche in minoranza sia numerica che di potenziale bellico oramai)

    Che ci vuoi fare, pure il tirannosaurus rex alla fine si è dovuto rassegnare ed è estinto.

    Poi, il discorso delle differenze metodologiche di ricerca vale anche se lo applichi all'Italia comparata con gli stati uniti. Alla fine tutti fanno le cose a modo proprio, ma non per questo si può dire che un metodo sia migliore degli altri... lo dirà il tempo e i risultati.

    Se ti fa stare meglio pensa che un posto come bracciante nei campi di riso te lo danno di sicuro.
    non+autenticato
  • > I brevetti servono proprio ad impedire questo: se
    > le aziende mantengono gli studi di ricerca in
    > occidente e le fabbriche in oriente, almeno un
    > determinato tipo di posti di lavoro si
    > salveranno.
    [cut]

    Le solite teorie diffuse ad arte dai sostenitori dei brevetti.
    Ma vogliamo aprire gli occhi invece di berci le panzane dei monopolisti?

    Ericsson non usa i brevetti per difendersi dai cinesi cattivi.
    Ericsson ha appena fatto causa all'inglese Sendo per violazione di brevetti, perchè la stessa Sendo l'aveva segnalata alle istituzioni europee per pratiche vessatorie e anti-concorrenziali.

    Negli USA ci sono studi legali mascherati da software-house, cosiddetti "patent trolls", che registrano o acquistano brevetti generici.
    Quindi prendono l'elenco delle aziende e impongono il pagamento di license a tappeto.
    Non si difendono dai cinesi, ma spennano allegramente aziende, organizzazioni, scuole e chiunque gli passa per le mani.
    Le PMI americane si sono addirittura associate per fronteggiare le costosissime cause legali.

    In Giappone Matsushita non ha usato i brevetti per difendersi dai cinesi, ma per fare fuori il word-processor Ichitaro concorrente di Word.
    Matsushita ha un accordo di cross-licensing con Microsoft.

    I brevetti che Philips sta registrando in Asia saranno usati contro le aziende europee.
    Magnavox ha fatto causa ad Activision per la presunta violazione di un brevetto inerente tecniche per il 3D.

    I cinesi se ne strafregano dei nostri brevetti...
  • Concordo.

    E poi, alla fine, il dragone per ora fa finta di ascoltare le fesserie di sti occidentali che hanno dimenticato come si crea e crecano solo di pugnalarsi l'uno con l'altro. Quando poi avrà raggiunta la penetrazione mondiale, tutte queste associazioni dai nomi pittoreschi non varranno nemmeno il costo della carta su cui è stampato il loro statuto.
    non+autenticato
  • ...questi due link non funzionano:

    http://www.cptech.org/ip/wipo/wpa-iim.doc
    http://www.cptech.org/ip/wipo/mx-iim.pdf

    (che sono quelli a favore dell'agenda dello sviluppo), mentre questi:

    http://www.cptech.org/ip/wipo/us-iim.doc
    http://www.cptech.org/ip/wipo/uk-iim.doc

    (che sono quelli a favore del rafforzamento delle proprietà intellettuali) funzionano perfettamente.

    Sarà un caso ma mi sembra molto bizzarro.
    non+autenticato
  • - ha aumentato le tasse sui supporti vergini
    - rende praticamente illegale il reverse engineering
    - estende le proprieta' intellettuali sulla tecnologia

    GRAZIE WIPO
    e grazie anche a chi non si prendera' il tempo necessario per leggere e capire questo articolo. Spero che ce ne saranno altri.
    non+autenticato
  • > e grazie anche a chi non si prendera' il tempo
    > necessario per leggere e capire questo articolo.
    > Spero che ce ne saranno altri.

    Perchè?
    non+autenticato
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