A voler essere ottimisti e fiduciosi nei meccanismi decisionali del WIPO e nell'amore per lo sviluppo globale che molti dei paesi membri sbandierano ad ogni pié sospinto (e ad ogni conferenza stampa sull'argomento) si potrebbe dire che la decisione del 5 Ottobre 2004 rappresenta una vittoria schiacciante per la coalizione di nazioni, organizzazioni non governativi e semplici cittadini che hanno lottato per introdurre una dimensione di equità all'interno del WIPO - dimensione, non dimentichiamolo mai, che per il WIPO rappresenta un dovere e non una concessione, in quanto parte del sistema delle Nazioni Unite.
In realtà - come era facilmente prevedibile - la strada dal 5 ottobre al 13 aprile si è rivelata insidiosa, densa di buche e disseminata di tranelli. E non andrà a migliorare.
Il 16 Febbraio, l'ufficio internazionale del WIPO convoca a Casablanca (Marocco) un incontro ristretto ad alcuni paesi membri, avente ad oggetto delle "discussioni informali" sul trattato
SPLT (il Substantive Law Patent Treaty). All'incontro viene invitato, tra gli altri, il Brasile - cui però viene affidato il ruolo di presidente, il che limita sostanzialmente, a causa delle regole procedurali, le possibilità da parte di uno dei paesi promotori dell'Agenda per lo Sviluppo di "muoversi" liberamente e durante il convegno e assumere posizioni critiche durante le discussioni. Di fatto, il Brasile si dissocia nettamente dal
documento finale dell'incontro. A stretto giro, gli "Amici dell'Agenda per lo Sviluppo" inviano al WIPO una
dichiarazione in cui, oltre a dichiarare il proprio disaccordo per i risultati dell'incontro di Casablanca, ricordano che "un modus operandi inclusivo, trasparente e aperto è un elemento chiave dell'idea di rendere il WIPO e il sistema della proprietà intellettuale più rispondente alle necessità e agli interessi dei paesi in via di sviluppo (...) ciò è parte del concetto più ampio contenuto nella richiesta di una efficace (...) Agenda per lo Sviluppo all'interno del WIPO". La vecchia pratica degli accordi bi- o multi-laterali, molto amata da alcuni stati quando si trovano in minoranza all'interno di assemblee allargate, non sta bene agli "Amici dell'Agenda per lo Sviluppo".
Inoltre, all'inizio di Marzo, il WIPO comunica ufficialmente che gli incontri dell'11-13 e 14-15 Aprile sarebbero stati aperti soltanto alle ONG "ufficialmente accreditate" presso il WIPO medesimo - un processo che richiede molto tempo. Ciò ha di fatto escluso un ampio numero di organizzazioni della società civile con un forte interesse nei lavori relativi all'Agenda per lo Sviluppo, ma - forse quel che più conta - dotate dell'interesse e delle capacità per presentare dei punti di vista alternativi alle questioni in oggetto.
A questa mossa del WIPO - formalmente corretta, ma sostanzialmente poco in linea con lo spirito enunciato nella decisione plenaria del 5 Ottobre - segue la pubblicazione e l'invio a Kamil Idris, direttore generale del WIPO, di una
petizione pubblica sotto forma di
lettera aperta, dal titolo "Manifesto per la trasparenza, partecipazione, equilibrio ed accesso" (versione italiana
qui).
Grazie al lavoro di
CPTech (Consumer Project on Technology) il WIPO ha
quantomeno rilassato le regole relative al numero di membri per delegazione - in tal modo, un gran numero di attivisti potranno partecipare grazie alla disponibilità di organizzazioni come
Electronic Frontier Foundation e
CPTech, da tempo osservatori permanenti e ufficialmente accreditati presso il WIPO.
All'interno del WIPO si muovono interessi molto forti, che non hanno alcun interesse a vedere le idee alla base dell'Agenda per lo Sviluppo realizzarsi. Gli stati e le organizzazioni che invece credono nella possibilità di una gestione più equilibrata della proprietà intellettuale dovranno stare attente e non abbassare mai la guardia.