martedì 12 aprile 2005

Speciale ECDL/ A chi serve e perché

La chiamano patente europea ma di europeo ha ben poco. La definiscono uno standard ma per molti non lo è. Eppure si è imposta sul mercato. Un'anomalia italiana?

Speciale ECDL/ A chi serve e perchéRoma - Quella della ECDL è una storia molto particolare fatta di equivoci, di buona fede (in parte), di chimere e magiche prospettive lavorative spesso disattese. Se poi si vuole guardare in trasparenza si scopre che la patente non è nemmeno "europea". Infatti "non esiste alcun sistema di certificazione o di qualificazione europea", parola del commissario europeo Viviane Reding, in risposta ad una interrogazione del 2001 del deputato europeo Francesco Musetto. Ma ad oggi le cose non sono cambiate.

ECDL è la sigla di European Computer Driving Licence, è un attestato che certifica il possesso delle competenze informatiche di base, verificate mediante il superamento di sette esami, il cui contenuto è definito a livello internazionale nel Syllabus. Materialmente è costituito da un certificato cartaceo, sottoscritto dal presidente di AICA e timbrato, in cui sono riportati i dati anagrafici della persona che lo ha conseguito e un identificativo numerico (corrispondente alla sua Skills Card). Tale certificato non ha valore legale di titolo di studio.

Nel nostro Paese ha avuto una diffusione enorme (i dati lo confermano) grazie all'operato di AICA, l'associazione non profit unica titolare riconosciuta a distribuire e conferire gli attestati con questa denominazione. Giova ricordare come tale certificazione sia solo uno standard capace di stabilire il grado di "alfabetizzazione" (meglio di "confidenza") con l'hardware. Come è stato possibile allora la creazione di una posizione dominante?
Il rapporto Eurispes sul mondo delle certificazioni in Italia (ottobre 2004) non risparmia critiche sull'uso strumentale della bandiera della UE e parla di "evidente stortura del regime di concorrenza, determinata dal persistere di una equivoca interpretazione sulla valenza" della ECDL. Tutto questo secondo i più critici "ha portato un danno non solo per le imprese che forniscono altre certificazioni dello stesso genere, ma anche nei confronti dei cittadini, delle imprese e delle Pubbliche amministrazioni che, per l'effetto distorsivo sono condotti a ritenere che non esista altra forma di certificazione equipollente". Ecco dunque "l'anomalia italiana".

La cosa più grave - secondo lo studio Eurispes - è costituita dai "tentativi di giungere ad un monopolio riconosciuto ex lege, tramite la presentazione di due disegni di legge al Senato e alla Camera". Come se non bastasse, l'Eurispes parla esplicitamente di una "intensa attività di lobbying da parte di AICA".

La sola ditta italiana a proporre altre certificazioni dal lato utente, Tesi Automazione, ha visto riconoscere la legittimità dei propri standard dopo una sentenza del TAR ed un parere dell'Autorità garante del mercato che hanno bocciato la menzione esclusiva nei programmi ministeriali che alla ECDL era stata garantita in un primo tempo dal Dipartimento all'Innovazione. Ma la diffusione dei titoli alternativi non supera il 2 per cento circa, contro il 98 dell'ECDL di AICA.

Infine, acclarando esclusivamente la dimestichezza e le conoscenze basilari per potersi "relazionare" con un computer (cosa molto diversa da saper utilizzare software specifici), la ECDL non sembra aver avuto, non ancora almeno, un impatto dirompente nel mondo del lavoro. Nel futuro bisognerà puntare su conoscenze più specialistiche e competenze settoriali. Un'esigenza avvertita anche da AICA che ha lanciato l'Eucip, European Certification of It Professionals, per certificare le competenze professionali acquisite e che si posiziona diversi gradini più in alto rispetto alla ECDL, destinata comunque a rimanere il battistrada della certificazione.

Alessandro Biancardi
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