Intervista/ Symantec: 2002 anno dei virus

Cosa dobbiamo aspettarci quest'anno? Quali caratteristiche avranno i prossimi worm? Come intendono muoversi i produttori antivirus? Punto Informatico lo ha chiesto a Paolo Ardemagni, vicepresidente Symantec SudEuropa, Medioriente e Africa

Intervista/ Symantec: 2002 anno dei virusRoma - Gli esperti di sicurezza avvertono che nel 2002 circoleranno via internet molti più worm che in passato e che aumenterà anche la loro capacità distruttiva. Ma è veramente così? Per approfondire, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Paolo Ardemagni, vicepresidente South Europe, Middle East & Africa di Symantec.

Punto Informatico: Anche il CERT, così come altri osservatori sulla sicurezza, parla per il 2002 di un numero crescente di virus e, tra questi, di software aggressivi sempre più sofisticati e pericolosi. E' una previsione che condividete?

Paolo Ardemagni: Nel 2001 la novità più importante nell'ambito dei virus è stato il "blended threat", ovvero una minaccia contestuale proveniente da più direzioni e realizzata da programmi elaborati in modo molto più sofisticato. Per capirci: l'anno scorso è risultato evidente come l'influenza possa diversificarsi con molte diverse complicazioni.
Per il 2002, dunque, quello che prevediamo è un proliferare di metodologie multiple di realizzazione dei virus, con la conseguenza che l'utente o l'azienda poco accorta o senza dispositivi di sicurezza aggiornati correrà più rischi di infezione.
A contribuire non poco, nel 2001 come quest'anno, sono certamente i sistemi "messenger", quelli dell'instant messaging e delle chat elettroniche, come quelli di file-sharing, che aprono porte e consentono di scaricare materiale potenzialmente pericoloso.
PI: Ci sono worm che installano trojan, altri che aprono backdoor e altri ancora che inviano in giro documenti privati. Per il 2002 il panorama è davvero così nero?

PA: Senza fare allarmismi dobbiamo tenere conto di una tendenza. Nel 1999 veniva rilevato un virus ogni 1.400 email circolanti. Nel 2000 si era passati ad un virus ogni 700 email e l'anno scorso ad un virus ogni 300. Nel 2002 prevediamo che circolerà un virus ogni 100 email.
Aumentano anche i possibili "target" dei virus, come i nuovi device wireless. Non è un caso che Symantec abbia già rilasciato la seconda versione dei suoi software di sicurezza per dispositivi come i palmari. Valutiamo che nel 2004-2005 un miliardo di device wireless nel mondo accederanno ad internet e più di 70 milioni di utenti si collegheranno con i Palm, i PocketPC eccetera. Come abbiamo visto quella esponenzialità di crescita per i virus sui PC, così nei prossimi anni vedremo una crescita dei rischi per i device wireless.

PI: L'avvento di un così alto numero di worm e virus nell'ultimo anno sembrerebbe aver causato una maggiore consapevolezza dei rischi tra gli utenti. Ma è davvero così? L'utente ne sa abbastanza per proteggersi?

PA: La consapevolezza della questione sicurezza nelle aziende, pur ridotta, è superiore a quella dell'utente domestico. E' per questo che grazie agli accordi con i produttori di PC, Symantec diffonde il proprio software antivirus tra i programmi preinstallati.
Ma questo non basta: noi raccomandiamo agli utenti un aggiornamento quotidiano delle definizioni antivirus, che si svolge in background e non dà alcun fastidio. E' uno scheduling automatico, per non rimandare a domani quello che si deve fare oggi.
Un altro elemento di preoccupazione per la scarsa consapevolezza è la banda larga in modalità "always-on", che di fatto "predispone" il computer dell'utente ad essere aggredito più facilmente non solo da virus ma anche da attacchi dall'esterno. Anche per questo, seguendo l'evoluzione dei sistemi antivirus in veri e propri sistemi di security, Symantec ha iniziato a distribuire i prodotti di sicurezza come Norton Internet Security nei computer di alcuni grandi produttori.

PI: Symantec è in prima linea nella lotta ai worm: ritenete che la loro diffusione sia anche da ascriversi all'architettura dei software utilizzati dagli utenti? C'è una responsabilità per chi realizza client di posta elettronica, ad esempio, che finiscono spesso per diventare "veicolo" di virus di mass mailing?

PA: Sì. Bisogna considerare che i software in generale soffrono di bachi e bachetti, se non addirittura, come nel caso di alcuni sistemi di condivisione dei file, di "backdoor di sistema". Naturalmente i produttori di software non hanno una responsabilità diretta perché è logico che all'atto della stesura del software ci sia sempre un rischio bug, con vulnerabilità che qualcuno potrebbe tentare di sfruttare. Ma chi produce programmi molto diffusi è anche attento a realizzare e diffondere gli aggiornamenti necessari a minimizzare i rischi.
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