Le banche cinesi scelgono Linux

La ICBC ha deciso di migrare progressivamente da SCO Unix al sistema open-source per oltre 20mila filiali. Turbolinux Dataserver è la scelta. Ed è solo l'inizio, dicono

Pechino (Cina) - Il parere della Cina sui sistemi operativi proprietari? "Scarso supporto tecnico, costi elevati e basse performance". Lo garantisce Nielse Jiang, analista economico residente nella popolosa capitale cinese. Le ultimissime notizie sembrano dargli ragione.

Il più importante istituto bancario della Repubblica Popolare, la Banca del Commercio e dell'Industria, ha deciso di passare a Linux. Le macchine di oltre 20mila filiali, finora equipaggiate con SCO Unix, saranno presto dotate della distribuzione Turbolinux Dataserver. Una svolta quasi storica per la Cina, che sceglie simbolicamente di affidare le proprie sorti all'universo open. A seguito di un recente accordo governativo, Linux approderà nelle quattro maggiori banche del grande paese. Non solo: l'intera, sterminata rete ferroviaria del Regno di Mezzo sarà completamente gestita grazie a Linux.

Infatti un accordo siglato dal governo centrale con Turbolinux Inc., produttrice dell'omonima distribuzione, prevede la diffusione di Linux all'interno della maggior parte dei sistemi informatici della RPC. Al momento, i server basati su Linux costituiscono il 61% del parco macchine nazionale.
Snobbata Microsoft: niente soluzioni Windows per l'alta finanza made in China. Secondo il ministro dell'informazione cinese, Linux è la soluzione migliore per contenere le spese pubbliche e permettere uno sviluppo esplosivo del settore IT. Contando su un vasto capitale umano fatto di tecnici e programmatori altamente specializzati, la Cina sembra ora aver fatto una scelta di campo, tutta in favore dell'open source.

Tommaso Lombardi
TAG: mondo
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