CopyriotCafé, la rete come alternativa

Nel mirino delle forze dell'ordine, decine di studenti e hacker di Padova combattono una battaglia dentro e fuori dalla rete contro le proprietà intellettuali. E a colpi di wireless garantiscono la rete ad un intero quartiere

CopyriotCafé, la rete come alternativaPadova - "Il software libero e l'abbattimento del copyright allargherebbero gli spazi di democrazia nel mondo; la condivisione fra le persone sarebbe maggiore e così i diritti di ognuno. Noi lo dimostriamo pubblicamente". A Padova in via Marzolo 15, in due piccoli locali comunali abbandonati e occupati abusivamente, un gruppo di ragazzi universitari parla di politica, del futuro, delle "nuove schiavitù" e delle oligarchie dei "proprietari". In quei locali vengono servite bevande, ma soprattutto si può navigare in Internet e copiare "liberamente" cd e film.

Nel mondo governato dalla logica dell'"esportazione della democrazia" loro la cercano, la inseguono e vogliono accrescerla. A modo loro. Questo, e molto altro, è il Copyriot Café.

Un fenomeno conosciuto (ed anche malvisto, avversato e mistificato) a Padova ma che ha portato nel quartiere popolare del Portello fermenti legati alle nuove tecnologie. Solo per fare un esempio, questi "hacker alla luce del sole", grazie ad una grossa antenna (naturalmente abusiva), hanno regalato al quartiere accesso ad Internet libero e gratuito tramite il wireless. E' poi possibile scaricare centinaia di file nel loro "baretto" virtuale anche in maniera un po' plateale e sicuramente tanto provocatoria. Basta collegarsi al sito ed il gioco è fatto.
Si dica subito che violazioni, abusi, sabotaggi, sono all'ordine del giorno ma secondo gli appartenenti al movimento "questi sono gli unici metodi che abbiamo per contrastare un sistema che va contro il comune sentire".

Tra le iniziative inscenate dai disobbedienti di Copyriot quella della "Cultura gratis per tutti": e così all'Università di Padova, prima della lezione di quel professore che firmava all'esame ogni singola copia del suo libro per evitare duplicazioni abusive, sono entrati in aula a distribuire copie digitali ed integrali del libro.

"Questo cd che distribuiamo a voi studenti universitari - ha spiegato agli studenti increduli il portavoce dei manifestanti, Nicola Grigion - è un dono di San Precario. Nel tempo in cui codici e informazioni, linguaggi ed innovazione sono centrali nel modo di produrre, i nostri atenei sono imbrigliati dai dispositivi del mercato e della gestione aziendale. Corporation e grandi gruppi industriali - sostiene - traggono da brevetti e proprietà intellettuale enormi ricchezze, mentre le nostre vite, quelle di studenti, ricercatori, dottorandi e personale tecnico amministrativo, quelle di migliaia di precari che reggono il business della produzione intellettuale, sono confinati all'invisibilità. I pirati devoti a San Precario libereranno altri testi universitari".

Non sono mancati nel recentissimo passato anche scontri con le forze dell'ordine. Le loro battaglie riguardano la casa, il lavoro, la cultura, il bene comune, lo sviluppo. Questioni delicate che tuttavia generano una lotta che spesso supera la legalità e corteggia l'utopia, idee oggi "rivoluzionarie ed eretiche" che il portavoce di CopyriotCafè, Nicola Grigion, prova a spiegare ai lettori di Punto Informatico.
529 Commenti alla Notizia CopyriotCafé, la rete come alternativa
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  • Pensate che in un'intervista rilasciata ad un giornalista de "Il gazzettino" durante radio sherwood, mentre distribuivano mappe della città di Padova indicanti dei pseudo hot-spots dislocati in prossimità di alberghi e banche, il loro "leader" Nicola Grigion ha affermato che il wi-fi produce onde "buone", cioè a bassa frequenza, che viaggiano a 400kHz-2MHz!Ma sono impazziti?!Il wi-fi 802.11 è uno standard a 2.4GHz, che è una frequenza più alta dell'UMTS (2.1GHz) che loro tanto contestano!Ma fatevi una cultura prima di parlare!Tanto non avete niente da fare tutto il giorno...! Deluso
    non+autenticato
  • che poi quando si laureano magari in legge si scagliano contro il file-sharing perche' vengono foraggiati dall'industria.

    Altro che ideali di liberta'Deluso
    non+autenticato
  • Il problema è chi sono.... in pratica questi tizi si rivoltano contro i genitori, chi crede veramente in quelle cose, chi ha fame non va di certo a fare il cazzarone dentro al centro sociale.
    Lasciate perdere, sono tutti armati di buone intenzioni ma la sera tornano a casa a mangiare le pietanze preparate dalla domestica che lavora al nero.
    Facile fare i comunisti così.....
    E poi le offerte delle cene sociali chissà chi le busca....
    non+autenticato
  • Ho seguito quelli del copyriot un paio di volte. L'ultima, qua in Padova, al Liviano; sede storica della facoltà di filosofia dove ho avuto l'onore di studiare. Durante gli anni accademici ho litigato a lungo con tutti quelli che, assidui promotori della filosofia classica (Padova è infatti importante a livello internazionale per l?aristotelismo), non erano assolutamente consci dei cambiamenti etico politici che la società stava ottenendo grazie, e soprattutto, allo strumento informatico. Non solo, in molti addirittura osteggiavano l?utilizzo in filosofia dei personal computer. Questo per spiegare la mia voglia di seguire ogni iniziativa a favore della libera conoscenza e della ridistribuzione dei saperi.
    Ero venuto a conoscenza di questo incontro grazie ai volantini distribuiti dalla stessa organizzazione nell?atrio della facoltà, un piccolo foglietto titolante ?insorgenze della comunicazione? con menzionati i quattro contributi che si sarebbero alternati nel simposio. Nel retro, gli altri appuntamenti dell?associazione (o organizzazione, non so come amino definirsi). Cito testualmente da quel volantino:

    ?Seguendo la nostra rotta altri saranno i luoghi dell?arrembaggio:
    [?]
    Il nostro vascello attraverserà il corteo?
    [?]
    Attraccheremo?
    [?]
    L?isola pirata ribelle?.?

    E via discorrendo. La firma, poco dopo nel volantino, è questa: ?i pirati di copyriot cafe?.
    La metafora prosegue per tutto il volantino e, mi dicono, in altri dell?organizzazione. Quasi affascinato, speranzoso di trovare finalmente qualcuno in grado di sposare la causa, entro in questa aula in cui si terrà il dibattito. Non parlerò di quanto si è dibattuto, ogni relatore ne è unico responsabile. Mio personalissimo giudizio (ovviamente passibile di critica) è che non si siano toccati argomenti veramente salienti, come la liceità del codice gratuito o di algoritmi di compressione; piuttosto si è parlato di letteratura e di royalties.
    Quello che voglio portare all?attenzione di Punto Informatico, (che comunque fa più che bene a far girare informazione) è che mi sono trovato innanzi questa ciurma di pirati che per vascello avevano un potente portatile di una multinazionale, quotata in borsa all?indice statunitense Nasdac. Lo stesso portatile, che mi sarei aspettato montasse una distribuzione di quelle talmente open che non sono nemmeno organizzate (penso a Slackware), montava, al contrario, l?ultimo, affascinante, coloratissimo e dolce software Microsoft. E per cannoni questi baldanzosi capitani uncini della comunicazione, avevano la suite Office, con artiglieria pesante l?ineccepibile Power Point.
    Penso che le conclusioni vengano da se, intuibili dalla mia ironia. Mi preme solo dire ciò che ho messo nel titolo. INIZIATIVA NON VUOL DIRE COMPETENZA, o, meglio, iniziativa incompetente corrisponde a non iniziare nulla.
    Non ho mai valutato le persone per i piercing o i tatuaggi che portano addosso o per come si vestono. Ma sono indignato di sapere che mentre ingegneri, informatici, scrittori e musicisti di ogni sorta combattono una battaglia in sordina, scrivendo codice che silenziosamente renderanno free, altri pensino di potersi definire eroici pirati della giustizia con azioni illegali quali rubare connettività a chi invece la paga. Noterò solo in margine che a meno di cento metri dalla sede dei nostri eroi, esiste il dipartimento di elettronica e informatica dove si snoda un potente ponte radio. Struttura pagata in toto e manutenuta grazie alle tasse degli studenti iscritti. Anche se ovviamente mi limito a supporre, non ho conoscenza dei mezzi tecnici di questa iniziativa.
    La battaglia sul diritto d?autore, sulla gratuità dei software e sulla distribuzione della conoscenza è una guerra che non si manifesta attraverso atti di disobbedienza o illegalità. È una guerra qualitativa, cosa che sanno bene tutti gli esperti del settore e non solo. Tutti coloro che utilizzano Linux, freeBSD, server Apache, basi SQL e via dicendo, sanno che ciò che hanno ottenuto lo hanno ottenuto grazie alla migliore, talvolta suprema, qualità del loro prodotto. Qualita che spinge banche, magazzini e aziende a dotarsi di questi software.
    Che un "pirata" non abbia almeno la volontà di nuotare, compiladosi un kernel o utilizzando Open Office, è cosa che mi fa ridere di compassione.

    Alessandro Bonanno,
    Codocente FSE, Facoltà di lettere e filosofia.
    non+autenticato
  • Quoto completamente, non si accorgono che quello che prendono, o meglio sono convinti di prendere, con una mano rendono 10 volte tanto con l'altra.
    Prendiamo ad esempio il piratare software per gli utenti finali, un utente finale con un software piratato imparerà ad usare quello, e vorrà continuare ad usarlo anche in ufficio (= soldi per il produttore), in facoltà, comprerà libri che insegnano ad usarlo (=soldi per il produttore ), si "fidelizzerà" della casa produttrice e vorrà avere anche altri prodotti di quel produttore, e vorrà averli anche in ufficio (= soldi indovina a chi ?) e comprerà libri per dire che lo sa usare o per lo stesso motivo farà dei corsi (=ancora altri soldi )...
    Come spezzare questo circolo vizioso?
    Diffondendo, nel senso di usare ed insegnare ad usare il software OS, scrivendo una guida a linux, partecipando al testing dei prodotti, anche se sei una schiappa puoi sempre usarlo e scrivere se trovi un bug, scrivendo guide al software libero e rilasciandole usando licenze libere, un esempio su tutti gli ottimi "appunti di informatica libera" di Daniele Giacomini.
    Quelli sono i veri sistemi per spezzare il sistema, non fargli pubblicità mascherata, usando le alternative, usando il sistema contro se stesso, invece di essere usati dal sistema per i suoi fini...

    ==================================
    Modificato dall'autore il 07/05/2005 18.08.36

  • - Scritto da: Anonimo
    > Ho seguito quelli del copyriot un paio di volte.
    > L'ultima, qua in Padova, al Liviano; sede storica
    > della facoltà di filosofia dove ho avuto l'onore
    > di studiare. Durante gli anni accademici ho
    > litigato a lungo con tutti quelli che, assidui
    > promotori della filosofia classica (Padova è
    > infatti importante a livello internazionale per
    > l?aristotelismo), non erano assolutamente consci
    > dei cambiamenti etico politici che la società
    > stava ottenendo grazie, e soprattutto, allo
    > strumento informatico. Non solo, in molti
    > addirittura osteggiavano l?utilizzo in filosofia
    > dei personal computer. Questo per spiegare la mia
    > voglia di seguire ogni iniziativa a favore della
    > libera conoscenza e della ridistribuzione dei
    > saperi.
    > Ero venuto a conoscenza di questo incontro grazie
    > ai volantini distribuiti dalla stessa
    > organizzazione nell?atrio della facoltà, un
    > piccolo foglietto titolante ?insorgenze della
    > comunicazione? con menzionati i quattro
    > contributi che si sarebbero alternati nel
    > simposio. Nel retro, gli altri appuntamenti
    > dell?associazione (o organizzazione, non so come
    > amino definirsi). Cito testualmente da quel
    > volantino:
    >
    > ?Seguendo la nostra rotta altri saranno i luoghi
    > dell?arrembaggio:
    > [?]
    > Il nostro vascello attraverserà il corteo?
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    > Attraccheremo?
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    > L?isola pirata ribelle?.?
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    > E via discorrendo. La firma, poco dopo nel
    > volantino, è questa: ?i pirati di copyriot cafe?.
    >
    > La metafora prosegue per tutto il volantino e, mi
    > dicono, in altri dell?organizzazione. Quasi
    > affascinato, speranzoso di trovare finalmente
    > qualcuno in grado di sposare la causa, entro in
    > questa aula in cui si terrà il dibattito. Non
    > parlerò di quanto si è dibattuto, ogni relatore
    > ne è unico responsabile. Mio personalissimo
    > giudizio (ovviamente passibile di critica) è che
    > non si siano toccati argomenti veramente
    > salienti, come la liceità del codice gratuito o
    > di algoritmi di compressione; piuttosto si è
    > parlato di letteratura e di royalties.
    > Quello che voglio portare all?attenzione di Punto
    > Informatico, (che comunque fa più che bene a far
    > girare informazione) è che mi sono trovato
    > innanzi questa ciurma di pirati che per vascello
    > avevano un potente portatile di una
    > multinazionale, quotata in borsa all?indice
    > statunitense Nasdac. Lo stesso portatile, che mi
    > sarei aspettato montasse una distribuzione di
    > quelle talmente open che non sono nemmeno
    > organizzate (penso a Slackware), montava, al
    > contrario, l?ultimo, affascinante, coloratissimo
    > e dolce software Microsoft. E per cannoni questi
    > baldanzosi capitani uncini della comunicazione,
    > avevano la suite Office, con artiglieria pesante
    > l?ineccepibile Power Point.
    > Penso che le conclusioni vengano da se, intuibili
    > dalla mia ironia. Mi preme solo dire ciò che ho
    > messo nel titolo. INIZIATIVA NON VUOL DIRE
    > COMPETENZA, o, meglio, iniziativa incompetente
    > corrisponde a non iniziare nulla.
    > Non ho mai valutato le persone per i piercing o i
    > tatuaggi che portano addosso o per come si
    > vestono. Ma sono indignato di sapere che mentre
    > ingegneri, informatici, scrittori e musicisti di
    > ogni sorta combattono una battaglia in sordina,
    > scrivendo codice che silenziosamente renderanno
    > free, altri pensino di potersi definire eroici
    > pirati della giustizia con azioni illegali quali
    > rubare connettività a chi invece la paga. Noterò
    > solo in margine che a meno di cento metri dalla
    > sede dei nostri eroi, esiste il dipartimento di
    > elettronica e informatica dove si snoda un
    > potente ponte radio. Struttura pagata in toto e
    > manutenuta grazie alle tasse degli studenti
    > iscritti. Anche se ovviamente mi limito a
    > supporre, non ho conoscenza dei mezzi tecnici di
    > questa iniziativa.
    > La battaglia sul diritto d?autore, sulla gratuità
    > dei software e sulla distribuzione della
    > conoscenza è una guerra che non si manifesta
    > attraverso atti di disobbedienza o illegalità. È
    > una guerra qualitativa, cosa che sanno bene tutti
    > gli esperti del settore e non solo. Tutti coloro
    > che utilizzano Linux, freeBSD, server Apache,
    > basi SQL e via dicendo, sanno che ciò che hanno
    > ottenuto lo hanno ottenuto grazie alla migliore,
    > talvolta suprema, qualità del loro prodotto.
    > Qualita che spinge banche, magazzini e aziende a
    > dotarsi di questi software.
    > Che un "pirata" non abbia almeno la volontà di
    > nuotare, compiladosi un kernel o utilizzando
    > Open Office, è cosa che mi fa ridere di
    > compassione.
    >
    > Alessandro Bonanno,
    > Codocente FSE, Facoltà di lettere e filosofia.


    io credo che una persona non possa che interessarsi principalmente di problemi che sente vicini e che vive come ostacolo alla propria realizzazione o al proprio senso di giustizia, in seconda istanza ai problemi relativi ai prossimi con i quali comunque nasca una certa affinità empatica, e quasi trascurati risultano quei problemi che non sono avvertiti.

    I ragazzi di cui sopra non avvertono il problema del codice sorgente e dell'esigenza di esso, come della standardizzazione dei protocolli, dei media, insomma dei mezzi di intercomunicazione tra hw, mentre si scontrano con problemi differenti come quello del professore che fa firmare il libro all'esame per accertarsi dell'originalità del testo.. Sta a te, e ad altri, senza alcuna boria ma con la comprensione auspicabile a chi di informatica non deve intendersene granché, delineare un quadro più omogeneo da presentare ai ragazzi di cui sopra. Criticarli costruttivamente. Serve a farli crescere.

    Fermo restando che reputo esista un'oligarchia occulta che macchina le forze politiche indipendentemente dal colore, e che il desiderio di giustizia non potrà trovar pace se non nella soppressione (fisica?) di tali burattinai; uno dei princìpi fondamentali, che viene propagandato da ian clarke (creatore di freenet) è che non può esistere copyright senza controllo di informazione: il ché significa che i drm se esistono possono funzionare per censurare entertainment come informazione e cultura (non esiste un criterio distintivo oggettivo, concordi?). Da questo punto di vista personalmente un windows piratato vale secondo me quanto un linux copiato, anzi forse di più, perché rappresenta il desiderio radicale di abbattere il velo di ipocrisia (tantissime persone piratano, però chissà perché sempre di più ne provano vergogna) su di un fenomeno che oggettivamente è dato per scontato.

    Perché oggettivamente se comprare un pc significava comprarsi tutto il sw, prima dell'esistenza di linux e relativa usabilità domestica comprarsi un pc avrebbe avuto senso solo per pochi eletti in grado di spendere cifre in sw ben superiori del costo del mero hw. Se consideriamo poi che in economie di massa il costo del prodotto finito è in tendenza inversamente proporzionale alla tiratura, possiamo anche azzardarci a ipot
  • Il tuo commento mi è parso lucido e distaccato, e mi fa piacere che ce ne siano di questa sorta, che aggiungono valore a una discussione. Ho solo due punti sui quali voglio soffermarmi, poi chiuderei.
    Il primo.
    A più riprese mi sembra che ormai nelle dialettiche televisive e non, si utilizzi come sotterfugio quello di tacciare ogni critica altrui come non costruttiva, di modo da spegnere il discutere. Nel mio caso non sono solito scrivere nei forum per far vedere la mia presenza, o la mia boriosa spocchiosità, se preferisci. Se dico qualcosa, se mi metto a buttar giù due righe, è proprio per dire ?gente, cerchiamo di darci una svegliata, non è cosi che ci si muove, non in questi settori almeno?. E di seguito menzionavo infatti in quale ottica questa gente sbagliava. Vorrei che riflettessi su alcune cose che l?ironia del mio precedente intervento non esplicitava direttamente, casomai sperava che chi leggeva scrutasse tra le righe.
    Ho parlato di quel convegno cui ho assistito perché quello che mi interessa non è il gesto in sé. Ti cito per riprendere il filo: ?io credo che una persona non possa che interessarsi principalmente di problemi che sente vicini e che vive come ostacolo alla propria realizzazione o al proprio senso di giustizia?. Dove sta il senso di giustizia in un?azione di persone che si impossessano di normatività che non gli appartengono? Attenzione, non mezzi, strumenti e tecnica, a me proprio l?azione effettuale di chi attacca un?antenna e collega un server non mi interessa, ma mi preme il senso di un gesto. La norma che quel tal gesto ci lascia, alla quale poter risalire, se necessario, per la risoluzione di casi futuri. Da qui il mio insistere sulla metafora abusata della pirateria. Tieni presente che negli ambienti storici della computer science il concetto di ?pirata? è cosa quasi sacra, di cui veramente pochi, se non ciarlatani, sono soliti fregiarsi. Dall?altra parte, gli effettivi creatori di quella normatività, pensa a chi ha voluto sistemi per l?interscambio di file, per la compressione degli stessi, per la produzione audio / video, costoro, restano silenziosi e in disparte. Ed è cosa nota che preferiscano parlare con i risultati. Le parti qua in gioco, se veramente vivono simili eventi ?come ostacolo al proprio senso di realizzazione?, non solo si mantengono estranee al tutto, ma nemmeno si prendono la briga di studiare l?ostacolo che tanto li opprime. E va da se che un ostacolo da superare va prima conosciuto.
    Se non ho mai partecipato alle pulizie domestiche perchè altri se ne occupano, e se ne sono sempre occupati al posto mio, questo non vuol dire, certo (come tu osservi), che io non possa dire la mia sulle pulizie domestiche, ma quantomeno ? scusami ? sarebbe corretto che io avessi la creanza di studiarmi cos?è la pulizia domestica! Sarebbe corretto nei confronti di tutte le domestiche, le casalinghe, le massaie e quant?altro. Più ancora non è che siccome un giorno mi hanno fatto vedere un divx ed ho imparato che si chiama ?di? ?vu? ?ics?, allora vado piazzando antenne ovunque e amici come prima! Se appartieni come penso alla mia generazione, questo è lo stesso discorso che per anni ci hanno fatto le maestrine elementari: al terzo mondo è giusto dare un pesce, o insegnargli a pescare?
    Questo volevo dire nella mia critica, poi si valuti se costruisce o meno.
    CI SONO DECINE DI CENTINAIA DI SVILUPPATORI CHE SI FANNO EFFETTIVAMENTE IL SEDERE QUADRATO PER RAGGIUNGERE UNA RIVOLUZIONE MEDIATICA IN CUI CREDONO CON FERMEZZA, NEL MINOR TEMPO POSSIBILE E CON IL MINOR DISAVANZO DI VIOLENZA, ILLEGALITA? E ILLECITA?. A DIMOSTRAZIONE DI QUESTO, E DEL FATTO CHE NON LO FANNO PER MERO GUADAGNO, MA PERCHE? CI CREDONO REALMENTE, BASTI PENSARE CHE NON SOLO I SOFTWARE CUI LAVORANO SONO GRATUITI, MA LI SI è VOLUTAMENTE MANTENUTI INVENDIBILI. QUESTA è LA GRANDE SCOMMESSA DELLE FONDAZIONI DI SOFTWARE LIBERO. QUELLO CHE IO, BORIOSO SPOCCHIOSO PACCHIANO PEDANTE? VORREI, è CHE IL MONDO LO CAPISSE, LI UTILIZZASSE TANTISSIMO DI MODO DA SURCLASSARE TUTTO Ciò CHE, INVECE, FINANZIA QUEL MERCATO CHE RITENIAMO SBAGLIATO. UN UTILIZZO COSPIQUO DI SIMILI SISTEMI RIPORTEREBBE LO STATO DELL?ARTE DI TUTTO CIO CHE è OUTPUT DEI CALCOLATORI ELETTRONICI AD ESSERE ASSOLUTAMENTE LIBERO. SAREBBE, QUESTO VA CAPITO, DECISAMENTE MEGLIO CHE PIAZZARE ANTENNE, BOMBE, POLITOLOGIE.
    Segue come conseguenza il secondo punto. La confusione che si fa, e che secondo il mio parere il più sincero, che anche tu fai, tra pirateria, hacking e utilizzo dei mezzi.
    Mi dici:
    ?Da questo punto di vista personalmente un windows piratato vale secondo me quanto un linux copiato, anzi forse di più, perché rappresenta il desiderio radicale di abbattere il velo di ipocrisia (tantissime persone piratano, però chissà perché sempre di più ne provano vergogna) su di un fenomeno che oggettivamente è dato per scontato?.
    Cosa vuol dire piratare un windows? Farsi masterizzare il cd da tuo cugino e cercarsi un seriale? Veramente pensi che questo sia essere un pirata informatico? Allora lo è anche lo zio 65enne napoletano di un mio amico che non ha mai acceso il computer. Capisci che il problema è proprio qui? I creatori della più parte dei free sw non sono pallosi ingegneri che costruiscono software, ma persone che attaccano (to hack) frammenti interi di codice, lo riscrivono, LO MIGLIORANO, lo regalano, lo rendono invendibile. Usare quei sistemi come semplicissimo utente vuol dire già essere protesi eticamente nei confronti di una risoluzione del caso. Se poi faccio conferenze che trattano di libertà e diritti, e li mostro, ne divulgo l?esistenza. Imparare a usarli, con uno sforzo che non solo è minimo ma è anche, veramente, alla portata di tutti, (non solo esperti del settore, chiedi pure a chi vuoi circa gli howto gratuiti) vuol dire orientare noi stessi a essere indipendenti in prospettiva futura. Più persone li usano, più siamo liberi, meno persone li usano, più siamo vincolati a pagare terzi che li costruiscano. Risolviamo definitivamente il problema sulla semantica di ?Pirateria? e io e te conveniamo quasi su tutto, compreso quell?accenno di macroeconomia che fai. Piratare però non è rubare seriali. E costoro non piratano proprio nulla.
    Senza cattiveria, una cosa sola voglio dirtela circa l?affermazione di cui sopra ?un windows piratato vale quanto un linux copiato??. A meno che tu non sia effettivamente il proprietario del portatile che ho visto quel giorno, e voglia difendere il tuo win, potevi proprio risparmiartela.
    Vuol dire che forse, quello che ti piace sotto sotto, e purtroppo per la specie uomo, è proprio piazzare bombette qua e la, noncurante del fatto che comunque, esistendo un'alternativa, è inutile rubare. Hai bisogno di loro. E inoltre cerchi di giustificare simile bisogno dicendo che tutti scaricano, quindi logica puerile vuole che lo si faccia anche noi. Mi ricorda molto l'adagio: ?le pellicce non andrebbero usate ma siccome le hanno tutti??

    Ciao
    non+autenticato
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