Un biplano per conquistare Venere

Questo il progetto NASA: il velivolo intelligente potrebbe sfuggire alle temperature più alte mantenendosi a centinaia di metri dal suolo. La sua controparte? Una sonda stupida

Houston (USA) - La NASA ha intenzione di avvicinare Venere in un modo del tutto inedito, andando là dove nessuna macchina è mai giunta prima, intatta quantomeno, per togliere i veli su almeno alcuni dei segreti del "vicino" pianeta avvolto da misteriose nuvole.

Per studiare l'atmosfera corrosiva del pianeta, gli scienziati sperano di utilizzare uno speciale biplano in grado di planare ad alta quota. Lavorare a centinaia di metri dal suolo è indispensabile visti gli oltre 450 gradi centigradi della superficie del pianeta giallo.

Se riuscirà ad ottenere abbastanza fondi, infatti, la NASA opererà una scelta radicalmente alternativa alle sonde che già operano su Marte: una sonda aerea, un dispositivo intelligente ospitato dal biplano, appositamente studiata per svelare il mistero della torrida e mortale atmosfera venusiana.
Come scritto da alcuni scienziati della rivista Acta Astronautica, questo aereo speciale, nei progetti del Glenn Research Center, è dotato di una particolare struttura termoresistente, capace di volare ad alta quota tra le dense nubi venusiane senza rischiare danni o malfunzionamenti. Venere è infatti un ambiente particolarmente inospitale: la pressione atmosferica è 90 volte quella terrestre, mentre l'aria venusiana è un mix letale di sostanze acide e solforose.

VenereMa non finisce qui. Come riporta il New Scientist, oltre allo speciale apparecchio spinto da energia solare, la NASA ha intenzione di far atterrare sulla superficie quello che viene definito dumb rover, una sonda stupida solo per alcuni versi simile ai rover marziani: a bordo non avrà alcuna apparecchiatura microelettronica: il suo funzionamento e le sue rilevazioni saranno infatti gestite completamente dall'aereo tramite segnali radio.

Utilizzare una "sonda stupida" secondo gli scienziati può significare una capacità di rilevazione molto più prolungata nel tempo: sonde sovietiche e statunitensi, in passato, hanno potuto operare per brevissimo tempo prima di cortocircuitare. Stavolta, conferma la NASA, "non avere strumentazione vulnerabile a bordo significa che sarà possibile duplicare il successo delle missioni marziane".

Anche l'Europa ha espresso un rinnovato interesse verso Venere: entro ottobre partirà la missione ESA Venus Express per l'osservazione della superficie del pianeta.

La NASA intende studiare Venere per fare luce sulla formazione di dense nubi iperveloci che si muovono a velocità incredibili a molte decine di chilometri di altezza. Questa formazione cumuliforme, unica in tutto il sistema solare, scheggia ad una velocità pari a 60 volte la rotazione del pianeta. "Vogliamo sapere come ed in che maniera avviene un fenomeno simile", affermano gli scienziati americani.
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14 Commenti alla Notizia Un biplano per conquistare Venere
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  • ...con dentro un bel WINDOWS CE
    ...mentre nel biplano un server linux!
    non+autenticato
  • Due link interessanti su Venere:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Venere_%28astronomia%...
    http://www.mclink.it/mclink/astro/venere.htm

    Tempo fa ho anche letto un articolo di un ricercatore della Nasa che, andando controcorrente, riteneva che la vita su Venere sia possibile. Si parla comunque di cellule, non di alieni verdi. Solo che non saprei ritrovarlo.
    hoff
    203

  • - Scritto da: hoff
    > Due link interessanti su Venere:
    >
    > http://it.wikipedia.org/wiki/Venere_%28astronomia%
    > http://www.mclink.it/mclink/astro/venere.htm
    >
    > Tempo fa ho anche letto un articolo di un
    > ricercatore della Nasa che, andando
    > controcorrente, riteneva che la vita su Venere
    > sia possibile. Si parla comunque di cellule, non
    > di alieni verdi. Solo che non saprei ritrovarlo.

    beh, non mi sembra poi tanto stravagante come tesi. E' opinione diffusa infatti che il terraforming venusiano sarebbe più semplice di quello marziano.
  • con una pressione di 90 atmosfere terrestri, dovrebbe essere in grado di volare con ali più piccole a parità di velocità (con gli aerovelivoli terrestri), oppure di volare molto più lentamente a parità di volume alare, oppure di sostenere più peso, a parità di velocità e volume alare. Giusto? Qualcuno conosce quale dovrebbe essere l'ammontare dei tre fattori, peso, apertura alare, e velocità prevista?
    non+autenticato
  • presumo che si debba applicare l'equazione di Greenmount:
    P= V*1/(rad 3.14)*Ap + (2Sc-1/4L) - Ap/Sc*V*1/rad 3.14
    non+autenticato
  • > presumo che si debba applicare l'equazione di
    > Greenmount:
    > P= V*1/(rad 3.14)*Ap + (2Sc-1/4L) - Ap/Sc*V*1/rad
    > 3.14
    Ammetto la mia ignoranza: mi spieghi i termini coinvolti in questa equazione?
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > presumo che si debba applicare l'equazione di
    > Greenmount:
    > P= V*1/(rad 3.14)*Ap + (2Sc-1/4L) - Ap/Sc*V*1/rad
    > 3.14

    Manca un pezzo: P= V*1/(rad 3.14)*Ap + (2Sc-1/4L) - Ap/Sc*V*1/rad 3.14 + (2Ap-1/4L)
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    > con una pressione di 90 atmosfere terrestri,
    > dovrebbe essere in grado di volare con ali più
    > piccole a parità di velocità (con gli
    > aerovelivoli terrestri), oppure di volare molto
    > più lentamente a parità di volume alare, oppure
    > di sostenere più peso, a parità di velocità e
    > volume alare. Giusto?

    sono assolutamente ignorante in materia, pero' a sentimento direi che la pressione non c'entra niente. La portanza esiste per una differenza di pressione tra la superficie alare superiore e quella inferiore. Questo perche' la superficie superiore ha curvatura diversa (e un percorso maggiore) rispetto a quella inferiore. Come conseguenza, le velocita' dei due flussi laminari e' diversa e quindi la pressione. C'e' una relazione che lega in modo inversamente proporzionale pressione e velocita' e mi pare di ricordare portata, ma non mi ricordo come si chiama (vuoto di memoria).

    In ogni caso, la differenza di pressione dovrebbe (sempre a sentimento eh... l'ultima lezione di fluidodinamica l'ho fatta 10 anni fa) dipendere dalla densita' (massa per unita' di volume) del fluido. E' per questa ragione che in barca la deriva e' molto piu' piccola della vela. perche' l'acqua ha una densita' maggiore dell'aria.

    Di conseguenza, se a 90 atmosfere la densita' dell'atmosfera composta di CO2, SO3 e H2O sara' sicuramente diversa, probabilmente non sara' tale da modificare di molto i parametri tipicamente terrestri di volo.

    insomma non aspettarti un aereo con una spanna di apertura alare e 200 kg di trasportato.

    NB: Saro' felicissimo se qualcuno piu' esperto mi corregge...

    ==================================
    Modificato dall'autore il 11/05/2005 10.08.43
    non+autenticato
  • > sono assolutamente ignorante in materia, pero' a
    > sentimento direi che la pressione non c'entra
    > niente. La portanza esiste per una differenza di
    > pressione tra la superficie alare superiore e
    > quella inferiore. Questo perche' la superficie
    > superiore ha curvatura diversa (e un percorso
    > maggiore) rispetto a quella inferiore. Come
    > conseguenza, le velocita' dei due flussi laminari
    > e' diversa e quindi la pressione. C'e' una
    > relazione che lega in modo inversamente
    > proporzionale pressione e velocita' e mi pare di
    > ricordare portata, ma non mi ricordo come si
    > chiama (vuoto di memoria).
    Ciao,
    premetto che anch'io sono ignorante in materia, ho solo qualche nozione di aerotecnica acquisita durante le lezioni teoriche per il conseguimento del brevetto di pilota.

    portanza = ½ ρV^2 × coefficiente di portanza × area

    La relazione, quindi, non e' inv. proporzionale ma e' direttamente proporzionale al quadrato della velocita'.
    Il coeff. ρ tiene conto del fluido, il quale deve essere x forza di tipo viscoso (altrimenti varrebbe la legge di D'Alembert).
    Il coeff. di portanza tiene conto della forma alare, la quale genera la portanza secondo il meccanismo descritto da te.
    Ovviamente tiene anche conto dell'angolo di incidenza, altrimenti sarebbe impossibile salire/scendere.

    L'area e' la superficie alare moltiplicata scalarmente con la normale al suolo (vale a dire: l'area dell'ombra dell'ala).

    Anche se non sono esperto, penso che, nella progettazione, valuteranno molto bene, oltre alla densita', anche le caratteristiche viscose del fluido in cui il profilo alare dovra' avanzare, poiche' potrebbe far cambiare drasticamente le prestazioni rispetto alla stessa ala che si muove nella troposfera terrestre.

    > NB: Saro' felicissimo se qualcuno piu' esperto mi
    > corregge...
    Quoto
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > portanza = ½ ρV^2 × coefficiente di portanza
    > × area
    >
    > La relazione, quindi, non e' inv. proporzionale
    > ma e' direttamente proporzionale al quadrato
    > della velocita'.

    si'. Preciso per chi ci segue. la portanza deriva dalla differenza di due pressioni, quella del piano alare superiore e inferiore. Quello che dicevo relativamente alla relazione inversa tra la pressione del fluido e la sua velocita' probabilmente e' la base di partenza. Altrimenti non esisterebbero il tubo di pitot, l'effetto venturi, il carburatore e gli spruzzatori di vernice, tutti effetti che mi sembra si basino sul fatto che piu' e' alta la velocita' del fluido, minore e' la pressione e quindi si genera un risucchio che aspira benzina o vernice.

    > Il coeff. ρ tiene conto del fluido, il quale
    > deve essere x forza di tipo viscoso (altrimenti
    > varrebbe la legge di D'Alembert).

    ecco mi sembra di ricordare che che sia proprio questa. Ero tentato di darla relativa alla viscosita' piu' che alla densita' ma non ne ero certo. Si applica un po' a tutto. Io la applicavo alle pompe idrauliche.

    > Ovviamente tiene anche conto dell'angolo di
    > incidenza, altrimenti sarebbe impossibile
    > salire/scendere.

    gia'... perche' varia la differenza di velocita' dei due flussi e quindi la portanza.

    > L'area e' la superficie alare moltiplicata
    > scalarmente con la normale al suolo (vale a dire:
    > l'area dell'ombra dell'ala).

    Gia'... infatti ricordo che quando facevo aereomodelli avevo messo su ciascuna ala sulla parte finale un pezzo inclinato a 30 gradi circa, in modo da dare stabilita' in... rollio giusto? insomma lungo l'asse principale del velivolo.
    non+autenticato
  • > Gia'... infatti ricordo che quando facevo
    > aereomodelli avevo messo su ciascuna ala sulla
    > parte finale un pezzo inclinato a 30 gradi circa,
    > in modo da dare stabilita' in... rollio giusto?
    > insomma lungo l'asse principale del velivolo.
    Si, per la stabilita' sul rollio (asse trasversale).
    L'asse principale, pero' e' quello del beccheggio (longitudinale)

    Beh... e' interessante trovare qualcuno che costruiva aeromodelli, non e' certo una cosa facile. Mi piacerebbe saperne di piu' ma ovviamente e' OT
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Beh... e' interessante trovare qualcuno che
    > costruiva aeromodelli, non e' certo una cosa
    > facile.

    infatti li costruivo, ma non ho mai detto che volasseroOcchiolino
    ero bimbo, avevo 14 anni, Avevo dei libri tecnici sull'argomento e mi ero fatto il disegno (sapevo disegnare tecnico) di un paio di ali secondo le equazioni presentate. Poi le ho realizzate. Centine di balsa tenera tagliate una per una col bisturi, tutto montato e incollato e limato con una sorta di bastone squadrato che avevo ricoperto di carta vetrata finissima, per limarle allo stesso livello. Ricordo che usavo del gesso rosso in polvere, con cui coloravo le centine, e guardavo dopo averle limate col bastone di cui sopra se ce n'era qualcuna piu' alta rispetto alle altre.
    Dopo di che, coprivo con la carta apposita e ci davo di colla e acetone. L'acetone evaporava e la colla tendeva la carta alla perfezione, con due o tre strati di carta era sufficientemente leggera e resistente. Gli snodi per i piani stabilizzatori li avevo fatto mescolando polvere di legno e colla, per fare una sorta di pasta legnosa.

    Ne ho realizzate una e mezza, e avevo iniziato il piano di coda, poi ho mollato sia perche' ci stavo spendendo un patrimonio, sia perche' da bambini si fanno tante cose ma ne porti in fondo quasi nessuna.
    non+autenticato
  • > infatti li costruivo, ma non ho mai detto che
    > volasseroOcchiolino
    > ero bimbo, avevo 14 anni, Avevo dei libri tecnici
    > sull'argomento e mi ero fatto il disegno (sapevo
    > disegnare tecnico) di un paio di ali secondo le
    > equazioni presentate. Poi le ho realizzate.
    > Centine di balsa tenera tagliate una per una col
    > bisturi, tutto montato e incollato e limato con
    > una sorta di bastone squadrato che avevo
    > ricoperto di carta vetrata finissima, per limarle
    > allo stesso livello. Ricordo che usavo del gesso
    > rosso in polvere, con cui coloravo le centine, e
    > guardavo dopo averle limate col bastone di cui
    > sopra se ce n'era qualcuna piu' alta rispetto
    > alle altre.
    > Dopo di che, coprivo con la carta apposita e ci
    > davo di colla e acetone. L'acetone evaporava e la
    > colla tendeva la carta alla perfezione, con due o
    > tre strati di carta era sufficientemente leggera
    > e resistente. Gli snodi per i piani
    > stabilizzatori li avevo fatto mescolando polvere
    > di legno e colla, per fare una sorta di pasta
    > legnosa.
    >
    > Ne ho realizzate una e mezza, e avevo iniziato il
    > piano di coda, poi ho mollato sia perche' ci
    > stavo spendendo un patrimonio, sia perche' da
    > bambini si fanno tante cose ma ne porti in fondo
    > quasi nessuna.
    Beh, se a 14 anni facevi queste cose, posso immaginare cosa sai fare oraSorride
    Complimenti
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Beh, se a 14 anni facevi queste cose, posso
    > immaginare cosa sai fare oraSorride

    nienteCon la lingua fuori tante cose, ma niente di concreto. pero' sono versatile.
    non+autenticato