Brevetti software, Confindustria dice sì

ANIE e Confindustria hanno presentato a Bruxelles la propria posizione sulla proposta di direttiva per i brevetti sul software. Ecco perché appoggiano il testo voluto dal Consiglio UE

Brevetti software, Confindustria dice sìBruxelles - Proponiamo di seguito il testo della posizione ufficiale espressa da Confindustria ed ANIE nella capitale belga sulla proposta di direttiva per i brevetti sul software che, come noto, è al centro di una ampia discussione anche al di fuori della stessa Unione Europea

Proposta di direttiva CE sulla brevettabilità delle invenzioni attuate per mezzo di elaboratori elettronici - La posizione dell'industria italiana

1. In Italia la produzione industriale ristagna da quattro anni. In nessun altro paese europeo, eccetto il Regno Unito, si è registrata una così accentuata e prolungata contrazione (-2,6%). Il ristagno della produzione industriale è continuato anche nei primi mesi del 2005. Conseguentemente anche il PIL italiano è cresciuto meno (1,2%: uno dei tassi più bassi dell'UE).
Le esportazioni italiane di beni e servizi a prezzi contanti mostrano, inoltre, forti segni di debolezza: la quota di mercato delle esportazioni italiane si è ridotta di un punto percentuale a partire dal 1996. Questo trend negativo - anche attribuibile all'entrata di nuovi competitor sui mercati globali, soprattutto i paesi emergenti - riguarda in particolare, ma non esclusivamente, i settori tradizionali del made in Italy, come tessile-abbigliamento e cuoio, pelli e calzature. Sulla riduzione delle quote di mercato delle imprese italiane ha inciso la liberalizzazione del commercio internazionale e la concorrenza di alcuni paesi emergenti come la Cina, i cui principali settori di esportazione sono quelli in cui l'economia italiana è specializzata. Tale apertura internazionale è avvenuta in maniera repentina e talora senza rispettare le regole del commercio internazionale.

2. Diverse sono le soluzioni prospettate per favorire la ripresa dell'economia italiana. Esse si concentrano tuttavia su un unico punto: incentivare l'innovazione di prodotto, processo e servizio, stimolando gli investimenti in R&S.

È infatti convinzione diffusa che soltanto attraverso le produzioni di qualità, sia nei settori maturi, che in quelli a tecnologia avanzata, l'economia italiana possa recuperare il gap rispetto ad altri paesi. Non è infatti più proponibile l'idea di competere sul prezzo di prodotti/servizi che paesi, come ad esempio quelli emergenti, possono offrire a costi molto contenuti.

Per spingere le imprese ad investire in R&S occorre però creare incentivi. L'incentivo principale è in questi casi costituito dalla possibilità, non solo di recuperare l'investimento iniziale, ma di realizzare profitti. Ciò che è possibile soltanto riconoscendo alle imprese il diritto di sfruttare in via esclusiva, per un determinato periodo di tempo, il frutto della propria attività innovativa.

I diritti di proprietà intellettuale e, in maniera particolare, i brevetti servono proprio a questo scopo e costituiscono un importante strumento di sviluppo e di crescita per le imprese, soprattutto le PMI, che, per mezzo di essi, possono ottenere un consolidamento dei propri vantaggi di business (quando questi siano basati su qualità e fatti tecnici) non altrimenti conseguibile.

I diritti di proprietà intellettuale consentono, infatti, di realizzare un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti e di ottenere una protezione ampia nei confronti di eventuali imitatori e contraffattori. Non solo, essi permettono altresì di:
- proteggere i risultati degli investimenti nella ricerca e nello sviluppo di prodotti ad elevato valore aggiunto o nuovi servizi che si caratterizzino in termini di nuove ed inventive soluzioni tecniche (la bilancia commerciale dell'Europa è positiva grazie ai prodotti di alta tecnologia, es. medicinali, apparecchiature elettroniche e meccaniche, ecc.);
- difendere dall'imitazione la differenziazione che è il risultato di tali investimenti;
- permettere alle imprese che non dispongono di risorse finanziarie di accedere a finanziamenti (per gli investitori riveste grande importanza il fatto che l'azienda detenga un portafoglio di brevetti);
- concedere licenze di utilizzazione a terzi in vista della commercializzazione e dell'immissione sul mercato dei prodotti protetti e dunque ottenere profitto dalle invenzioni messe a punto;
- ottenere accordi di licenza incrociata con altre imprese che abbiano proprie tecnologie brevettate per combinarle con le proprie al fine di offrire prodotti unici e non copiabili da terzi;
- ottenere valore dalla propria impresa: il valore della propria impresa è più chiaro ed è maggiore quando il business su cui essa si basa è protetto con brevetti o altri diritti di proprietà intellettuale;
- ottenere partecipazioni nelle imprese (diverse dalla propria) che fanno uso delle proprie tecnologie brevettate (o di altri diritti di proprietà intellettuale).
TAG: brevetti
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