Brevetti/ Confindustria? Sbaglia tutto

Un'articolata replica del Linux User Group di Roma attacca punto per punto le dichiarazioni con cui nei giorni scorsi la federazione industriale ha fatto sapere di volere i brevetti sul software

Roma - Riceviamo e ripubblichiamo integralmente un articolato intervento del Linux User Group di Roma scaturito dalla presa di posizione di Confindustria sulla proposta di direttiva europea per i brevetti sul software di cui all'articolo Brevetti software, Confindustria dice sì. Una replica confezionata da Fabrizio Sebastiani, presidente del LUG romano, in collaborazione con Paolo Pedaletti di OpenLabs, Stefano Maffulli di FSF Europe ed altri. In grassetto le affermazioni di Confindustria riprese nella replica.

1. In Italia la produzione industriale ristagna da quattro anni. In nessun altro paese europeo, eccetto il Regno Unito, si è registrata una così accentuata e prolungata contrazione (-2,6%). Il ristagno della produzione industriale è continuato anche nei
primi mesi del 2005. Conseguentemente anche il PIL italiano è cresciuto meno (1,2%: uno dei tassi più bassi dell'UE).
Le esportazioni italiane di beni e servizi a prezzi contanti mostrano, inoltre, forti segni di debolezza: la quota di mercato delle esportazioni italiane si è ridotta di un punto percentuale a partire dal 1996.
Questo trend negativo - anche attribuibile all'entrata di nuovi competitor sui mercati globali, soprattutto i paesi emergenti - riguarda in particolare, ma non esclusivamente, i settori tradizionali del made in Italy, come tessile-abbigliamento e cuoio, pelli e calzature. Sulla riduzione delle quote di mercato delle imprese italiane ha inciso la liberalizzazione del commercio internazionale e la concorrenza di alcuni paesi emergenti come la Cina, i cui principali settori di esportazione sono quelli in cui l'economia italiana è specializzata. Tale apertura internazionale è avvenuta in maniera repentina e talora senza rispettare le regole del commercio internazionale.

Fin qui si tratta della solita premessa retorica: ossia una lista di cose vere (e risapute da tutti) finalizzata esclusivamente alla giustificazione enfatica ed emotiva di quanto viene poi asserito. E' una tecnica persuasiva nota da tempo, già insegnata e praticata dai latini, che suppone un certa ingenuità del lettore, che sembra in questo contesto quanto mai fuori luogo.

Volendo comunque entrare nel merito, ricordiamo che l'Italia non esporta software, ma lo importa soltanto, quindi questo paragrafo è assolutamente fuori contesto.
L' Italia e l'Europa importano software da USA e Giappone e non da paesi emergenti quali la Cina, che proprio per essere più competitiva non accetta i brevetti sul software.
Le argomentazioni riguardanti i paesi emergenti in questo contesto sembrano decisamente fuori luogo e strumentali, un uso "ad effetto" di un argomento d'attualità, che è sotto l'attenzione dell'opinione pubblica.
2. Diverse sono le soluzioni prospettate per favorire la ripresa dell'economia italiana. Esse si concentrano tuttavia su un unico punto: incentivare l'innovazione di prodotto, processo e servizio, stimolando gli investimenti in R&S. È infatti convinzione diffusa che soltanto attraverso le produzioni di qualità, sia nei settori maturi, che in quelli a tecnologia avanzata, l'economia italiana possa recuperare il gap rispetto ad altri paesi. Non è infatti più proponibile l'idea di competere sul prezzo di prodotti/servizi che paesi, come ad esempio quelli emergenti, possono offrire a costi molto contenuti.
Continuano la retorica: considerazioni sulle quali tutti noi possiamo dirci daccordo, almeno in linea generale. Volendo, ancora una volta, entrare nel merito ricordiamo che il principale gap rispetto agli altri paesi à la continua "fuga di cervelli all'estero", a causa della bassa attenzione verso la R&S: come vedremo nei prossimi paragrafi i brevetti sul software non incentivano R&S ma al contrario la indeboliscono.

L incentivo principale è in questi casi costituito dalla possibilità, non solo di recuperare l'investimento iniziale, ma di realizzare profitti.
Realizzare profitti è un sacrosanto dovere delle aziende. E' tuttavia discutibile che questo debba avvenire proprio con i brevetti sul software da parte di una azienda che produce un bene immateriale come un programma per elaboratore.

Confindustria non dice perché il brevetto dovrebbe essere indispensabile proprio sul software e per quale motivo il copyright, che già tutela il software, non dovrebbe essere sufficiente. Non ci risulta poi che le aziende di software non facciano profitti già ora. Ciò di cui le aziende ICT hanno bisogno è un alto grado di professionalità del personale, che è la vera spina dorsale e fonte di vera innovazione da parte di chi produce software. Il brevetti invece vanno in un'altra direzione: l'azienda dovrebbe "adagiarsi" sull' idea di avere un brevetto "comodo", senza necessariamente essere incentivata a investire in formazione del personale (cioè i programmatori e i tecnici). Al contrario gli investimenti verrebbero dirottati da "R&S" oppure da "formazione" verso costosi (e improduttivi) "uffici legali" e costi burocratici dovuti alla concessione di brevetti. Pensiamo che questo sia davvero l'ultima cosa di cui una PMI abbia bisogno.

Insistiamo molto sulla formazione perché questo, come abbiamo già detto, è particolarmente strategico per una azienda moderna che vuole fare innovazione nel campo dell' ICT: spesso è l'unica forma di vera innovazione.

Confindustria sembra infatti dimenticare completamente che il software non è un bene strettamente industriale in senso classico: esso non necessita di enormi investimenti (ad esempio in macchinari) ma sostanzialmente rimane un prodotto correlato al fattore umano. Tanto è vero che il "valore" di un software viene misurato in "tempo uomo" ossia quanto lavoro di una persona viene impiegato per realizzare il prodotto, più una serie di costi aggiuntivi in genere poco rilevanti (stiamo escludendo qui i costi di marketing e pubblicità). Mentre il costo di un programma di videoscrittura può essere con buona approssimazione valutato in "anni-uomo", il costo di un'autovettura non può essere valutato in "anni-uomo" perché i fattori di costi per macchinari, catene di montaggio, magazzini etc... hanno una incidenza consistente sul prodotto finale.

Ciò che è possibile soltanto riconoscendo alle imprese il diritto di sfruttare in via esclusiva, per un determinato periodo di tempo, il frutto della propria attività innovativa.
Questa considerazione è vera per quelle tipologie di beni che necessitano di enormi investimenti infrastrutturali. Ma il software non è fra questi.

Cerchiamo prima di capire quale è lo spirito del brevetto (e il motivo per cui è stato introdotto fra l' 800 e il '900):

Un tempo gli inventori portavano con se nella tomba i segreti delle proprie invenzioni: questo perché non essendoci i brevetti tendevano a non rivelare i segreti delle loro invenzioni, per timore di essere "copiati": la conseguenza era che in questo modo c'era una perdita di conoscenza e la società ne subiva un danno. I brevetti furono introdotti per garantire che gli inventori non tenessero segrete queste informazioni, ma rivelandone i dettagli, venivano tutelati i loro interessi per un periodo limitato (ricordiamo che i brevetti sono una "concessione").

Allo stesso tempo anche la società ne aveva un vantaggio perché la conoscienza non andava perduta e dopo un certo periodo, quando il brevetto scadeva, diventava liberamente fruibile per tutta la società.

In questo senso il brevetto è stato un strumento molto importante e positivo: un giusto compromesso fra interessi dell'inventore e interessi generali della società.

Confindustra dovrebbe spiegare in che modo il brevetto sul software si innesta in questa argomentazione, che è il vero sensato spirito del brevetto. Evidentemente non lo fa perché non sa argomentare in tal senso.

La verità è che il brevetto è sensato solo quanto c'è una invenzione che tocca un bene tangibile con un alto grado di investimento economico in infrastrutture materiali e non uno immateriale come il software la cui qualità si basa quasi esclusivamente sulla professionalità e competenza dei suoi autori (progettisti, programmatori, tecnici, analisiti, verificatori...)
TAG: brevetti
69 Commenti alla Notizia Brevetti/ Confindustria? Sbaglia tutto
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  • ho letto un articolo sul Vs sito delle ricette di cucina che in italia non si possono brevettare;sono un cuoco italiano che vive in Spagna qui OEPM ufficio marchi e patente brevetta anche ricette culinarie con estensione ai paesi europei compreso Italia;mi puo dire se e possibile?
    non+autenticato
  • alla frase: "produce un bene immateriale come un programma per elaboratore".
    I signori del Linux User Group di Roma mi devono dire chi paga i locali, le bollette, i computer e gli stipendi dell'azienda che produce tutta questa immaterialità...
    Allora è vero che siete dei cantinari porca miseria, non pagate libri, corrente, corsi di formazione... per voi è tutto tutto frutto del pensiero ma intanto avete qualcuno che vi para il culo evidentemente.

    Io non sono a favore dei brevetti o almeno non in maniera così rigida che a scrivere un ciclo for a momenti devi pagare le royalties a qualcuno, però abbiate rispetto di quelle persone che veramente hanno speso soldi per ottenere qualcosa, scopiazzare le loro righe di codice per mandarli in fallimento mi sembra veramente da cannibali.

    Il software come la musica ed il cinema è un bene fisico, basta andare a vedere dove si fanno queste cose e non fermarsi al CD dentro alla custodia, si può e si deve combattare contro certe politiche di prezzi e di qualità ma esagerare verso l'latro senso è sbagliato.
    non+autenticato
  • > Io non sono a favore dei brevetti o almeno non in
    > maniera così rigida che a scrivere un ciclo for a
    > momenti devi pagare le royalties a qualcuno, però
    > abbiate rispetto di quelle persone che veramente
    > hanno speso soldi per ottenere qualcosa,
    > scopiazzare le loro righe di codice per mandarli
    > in fallimento mi sembra veramente da cannibali.

    guarda che i brevetti non riguardano il codice in sè, ma l'idea che ne sta alla base... tipo il doppio click del mouse...
    non+autenticato
  • > alla frase: "produce un bene immateriale come un
    > programma per elaboratore".
    > I signori del Linux User Group di Roma mi devono
    > dire chi paga i locali, le bollette, i computer e
    > gli stipendi dell'azienda che produce tutta
    > questa immaterialità...

    i clienti. altre domande?
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > > alla frase: "produce un bene immateriale come un
    > > programma per elaboratore".
    > > I signori del Linux User Group di Roma mi devono
    > > dire chi paga i locali, le bollette, i computer
    > e
    > > gli stipendi dell'azienda che produce tutta
    > > questa immaterialità...
    >
    > i clienti. altre domande?


    Io una, ma perchè i clienti dovrebbero pagare per un bene immateriale?
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Io una, ma perchè i clienti dovrebbero pagare per
    > un bene immateriale?

    Perché si vede che anche l'immateriale serve.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    > > Io una, ma perchè i clienti dovrebbero pagare
    > per
    > > un bene immateriale?
    >
    > Perché si vede che anche l'immateriale serve.

    quindi facciamo in modo che chi produce l'immateriale viene giustamente pagato così continuerà a produrlo (e le nuove generazioni studieranno per avere la competenza per farlo visto che è una professione renumerata e non un hobby)
    non+autenticato
  • Hai fatto male a fermarti nella lettura, infatti non hai capito praticamente nulla della replica.
    Sostanzialmente il Linux Group afferma che sono INCOMMENSURABILI i costi di produzione di un bene immateriale quale il software con quelli di un bene materiale come l' automobile, non che questi costi non esistono.
    Il costo del software si misura in ore di lavoro (e conseguenti stipendi guarda caso), il costo di un' automobile in costi di impianti di produzione E manodopera.
    Mi vorresti confrontare le spese sostenute per comprare edifici e hardware utilizzato, che ne so, dalla Adobe e il costo degli impianti della Fiat (capannoni e robot industriali)?
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Hai fatto male a fermarti nella lettura, infatti
    > non hai capito praticamente nulla della replica.
    > Sostanzialmente il Linux Group afferma che sono
    > INCOMMENSURABILI i costi di produzione di un bene
    > immateriale quale il software con quelli di un
    > bene materiale come l' automobile, non che questi
    > costi non esistono.
    > Il costo del software si misura in ore di lavoro
    > (e conseguenti stipendi guarda caso), il costo di
    > un' automobile in costi di impianti di produzione
    > E manodopera.
    > Mi vorresti confrontare le spese sostenute per
    > comprare edifici e hardware utilizzato, che ne
    > so, dalla Adobe e il costo degli impianti della
    > Fiat (capannoni e robot industriali)?

    vediamo un pò..voglio fare un videogames (lo stesso sarebbe per un prodotto modeling 3d o un appz come photoshop)

    per fare un videogames servono mediamente 4 anni (2 e poco più per il motore 3d che poi verrano risparmiati su i successivi games se lo riutilizzo);
    mediamente a un videogmaes lavorano 170 persone (tra programmatori, tecnici, produttori audio, game design, grafici 2d e 3d etc..)
    queste persone sono professionisti di alto livello (no smanettoni o stagisti) e hanno stipendi medio-alti...
    tra stipendio, tasse e contributi da versare mediamente una persona mi costa diciamo 3000 euro/mese
    3000 x 170 (le persone) = 510000 euro/mese
    510000 * 12 (i mesi di un anno) = 6120000
    6120000 * 4 (gli anni di sviluppo) = 24480000
    24480000 euro è il costo delle sole paghe del personale.
    ora mediamente almeno 80 persone dei 170 lavora internamente all'azienda (programmatori, grafici etc..); quindi significa: 80 pc (mica quelli da ufficio) con processori pompati, monitor grandi (fai grafica o 3d su un 17''), schede video ultima generazione e tanta ram...
    facciamo minimo 1500 euro a pc (e in 4 anni, il tempo di lavoro del progetto, li cambi almeno una volta a qui livelli)
    1500 * 80=120000
    aggiungi i costi del software (photoshop, 3ds, maya, etc..) tutti in multilicenza..facciamo altri 80000
    120000+80000= 200000
    24480000+200000 =24680000

    ora ste 80 persone devono avere una scrivania?
    80 scrivanie devono stare da qualche parte?
    l'affitto della palazzina (80 uffici + uffici di contabilità + uff.maneg. + segretaria, etc..) costerà un bel pò al mese!
    facciamo le pulizie o pensi che tutti i programmatori vivano in cantine fatiscenti?
    l'impresa di pulizie ad ore costerà?
    un minimo di sorveglianza (guardie giurate) la mettiamo o ci facciamo fregare pc e codice?
    e la luce?
    e le tasse?
    aggiungi che games come halo 2 hanno una colonna sonora composta da 4 o 5 (non ricordo bene) gruppi musicali di successo (del calibro dei red hot chili pepper e con ingaggi mostruosi)...

    be mi sà che il sw che doveva costare poco in confronto alle macchine della fiat è venuto a costare una 30ina di milioni di euro!
    SORPRESO? non sapevi che i videogames muovono capitali pari o superiori a quelli mossi dall'industria hollywood-iana?

    solo che la fiat la vendi anche dopo 6 anni..il games se fortunato se dopo 4 anni lo vendi ad un prezzo ridicolo su una rivista....

    poi il games è 'immateriale' come amate dire e tutti giù a copiarlo....

    be mi fermo qui, ma credo di averti dimostrato che del sw di qualità (che produce soldi) richiede investimenti mostruosi....se poi tu parlavi di vlc o dell'ennesimo editor di testi accompagnato a linux be quello è un'altro discorso
    non+autenticato
  • Penso che l'esempio migliore per far capire cosa comporterebbe brevettare il software sia quello di assimilarlo ad un dipinto, o ad una composizione musicale.
    In particolare quest'ultima si basa solo su 7 note, ma la loro combinazione attraverso gli strumenti piu' svariati da origine a miliardi di possibilita' e di generi.
    Cosi' il software si basa su pochissime istruzioni (senza voler scendere a livello assembly, che ne ridurrebbe ulteriormente il numero), ma la combinazione di esse da' origine al patrimonio di software di cui oggi disponiamo.

    Il brevetto di una sequenza di note (e di tempi) avrebbe impedito agli artisti di immaginare con serenita' le loro opere, cosi' il brevetto su poche righe di software impedirebbe ai programmatori di trovare nuove soluzioni e nuove tecniche di programmazione.

    Cosi' le pennallate su un dipinto hanno dato origine a nuove tecniche ed a nuove correnti artistiche, ma queste non avrebbero avuto la possibilita' di esistere se chi le ha pensate la prima volta avesse provveduto a brevettarle.

    Ho firmato tutti gli appelli, cerco di sensibilizzare tutti al problema, so bene che se dovesse passare la legge sarei costretto a chiudere la mi attivita' di programmatore e cambiare mestiere anche perche' non sono mai voluto andare in un'azienda rinunciando alla mia liberta' e credo che mai ci andro'.
    La confindustria, ecco un altro male tutto Italiano!

    Swamiji65
  • Solo con la protezione delle idee potremo battere la Cina.
    Noi Italiani siamo solari, divertenti e ricchi di idee. Grazie alla creatività possiamo competere con il resto del mondo. Gli altri hanno la manodopera a basso costo, noi abbiamo i GENI: Leonardo Da Vinci, Raffaello, Tiziano, Valentino Rossi.
    Ma come facciamo a emergere se le nostre idee geniali nel campo del software ci vengono copiate in continuazione?
    Ecco allora che subentrano i brevetti software, il nostro software "made in italy" (un trademark riconosciuto in tutto il mondo, software "made in italy"= qualità) così è protetto e libero di essere venduto.
    Finalmente le nostre software houses di programmi CAD, fotoritocco, sviluppo sistemi operativi e videogiochi potranno continuare a prosperare come hanno fatto in passato e magari un giorno raggiungere lo stesso splendore che la Olivetti odierna ha raggiunto nell'hardware.
    non+autenticato
  • > Ecco allora che subentrano i brevetti software,
    > il nostro software "made in italy" (un trademark
    > riconosciuto in tutto il mondo, software "made in
    > italy"= qualità) così è protetto e libero di
    > essere venduto.
    > Finalmente le nostre software houses di programmi
    > CAD, fotoritocco, sviluppo sistemi operativi e
    > videogiochi potranno continuare a prosperare come
    > hanno fatto in passato e magari un giorno
    > raggiungere lo stesso splendore che la Olivetti
    > odierna ha raggiunto nell'hardware.

    non credo che quella gentaglia sia in grado si apprezzare la sottile ironia...
    non+autenticato
  • Ciao Anonimo !

    > Noi Italiani siamo solari, divertenti e ricchi di
    > idee.

    Ua cosa la hai detta giusta, siamo DIVERTENTI.
    :)
    Infatti quando gli atranieri parlano degli Italiani si sbellicano dalle risate ...
    :D ... anzi In lacrime



    ==================================
    Modificato dall'autore il 30/05/2005 15.43.44

  • > Finalmente le nostre software houses di programmi
    > CAD, fotoritocco, sviluppo sistemi operativi e
    > videogiochi potranno continuare a prosperare come
    > hanno fatto in passato e magari un giorno
    > raggiungere lo stesso splendore che la Olivetti
    > odierna ha raggiunto nell'hardware.

    Fiu! mi hai quasi fatto prendere un colpo...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    > Solo con la protezione delle idee potremo battere
    > la Cina.
    > Noi Italiani siamo solari, divertenti e ricchi di
    > idee. Grazie alla creatività possiamo competere
    > con il resto del mondo. Gli altri hanno la
    > manodopera a basso costo, noi abbiamo i GENI:
    > Leonardo Da Vinci, Raffaello, Tiziano, Valentino
    > Rossi.

    Tiziano chi? Tiziano Ferro?

    > Ma come facciamo a emergere se le nostre idee
    > geniali nel campo del software ci vengono copiate
    > in continuazione?
    > Ecco allora che subentrano i brevetti software,
    > il nostro software "made in italy" (un trademark
    > riconosciuto in tutto il mondo, software "made in
    > italy"= qualità) così è protetto e libero di
    > essere venduto.
    > Finalmente le nostre software houses di programmi
    > CAD, fotoritocco, sviluppo sistemi operativi e
    > videogiochi potranno continuare a prosperare come
    > hanno fatto in passato e magari un giorno
    > raggiungere lo stesso splendore che la Olivetti
    > odierna ha raggiunto nell'hardware.

    Grazie   genio e al talento dell' illustrissimo Dott. Ing. C. Debenedetti (che hai gravemente dimenticato di citare tra i Geni Italici) e grazie ai vari mecenati che a turno (ma anche insieme) lo hanno favorito e foraggiato.

    Questi sarebbero i Geni da esportare all' estero, per esempio in Cina: se solo facessero la quello che hanno fatto qua'... la Cina ci farebbe un baffo, anzi un buffer.


    ==================================
    Modificato dall'autore il 30/05/2005 20.18.13
  • mancano 3 pagine che non sono tradotte in italiano; io mi sono già offerto volontario ma mi hanno detto solo "grazie, faremo il possibile" ...

    io credo sia necessario muoversi, altro che!!!!

    se qualcuno ha questo compito e mi sta leggendo ... per favore , ti invito a fare il più presto possibile!!!!
    non+autenticato
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