lunedì 30 maggio 2005

Brevetti/ Confindustria? Sbaglia tutto

Un'articolata replica del Linux User Group di Roma attacca punto per punto le dichiarazioni con cui nei giorni scorsi la federazione industriale ha fatto sapere di volere i brevetti sul software

Roma - Riceviamo e ripubblichiamo integralmente un articolato intervento del Linux User Group di Roma scaturito dalla presa di posizione di Confindustria sulla proposta di direttiva europea per i brevetti sul software di cui all'articolo Brevetti software, Confindustria dice sì. Una replica confezionata da Fabrizio Sebastiani, presidente del LUG romano, in collaborazione con Paolo Pedaletti di OpenLabs, Stefano Maffulli di FSF Europe ed altri. In grassetto le affermazioni di Confindustria riprese nella replica.

1. In Italia la produzione industriale ristagna da quattro anni. In nessun altro paese europeo, eccetto il Regno Unito, si è registrata una così accentuata e prolungata contrazione (-2,6%). Il ristagno della produzione industriale è continuato anche nei
primi mesi del 2005. Conseguentemente anche il PIL italiano è cresciuto meno (1,2%: uno dei tassi più bassi dell'UE).
Le esportazioni italiane di beni e servizi a prezzi contanti mostrano, inoltre, forti segni di debolezza: la quota di mercato delle esportazioni italiane si è ridotta di un punto percentuale a partire dal 1996.
Questo trend negativo - anche attribuibile all'entrata di nuovi competitor sui mercati globali, soprattutto i paesi emergenti - riguarda in particolare, ma non esclusivamente, i settori tradizionali del made in Italy, come tessile-abbigliamento e cuoio, pelli e calzature. Sulla riduzione delle quote di mercato delle imprese italiane ha inciso la liberalizzazione del commercio internazionale e la concorrenza di alcuni paesi emergenti come la Cina, i cui principali settori di esportazione sono quelli in cui l'economia italiana è specializzata. Tale apertura internazionale è avvenuta in maniera repentina e talora senza rispettare le regole del commercio internazionale.

Fin qui si tratta della solita premessa retorica: ossia una lista di cose vere (e risapute da tutti) finalizzata esclusivamente alla giustificazione enfatica ed emotiva di quanto viene poi asserito. E' una tecnica persuasiva nota da tempo, già insegnata e praticata dai latini, che suppone un certa ingenuità del lettore, che sembra in questo contesto quanto mai fuori luogo.

Volendo comunque entrare nel merito, ricordiamo che l'Italia non esporta software, ma lo importa soltanto, quindi questo paragrafo è assolutamente fuori contesto.
L' Italia e l'Europa importano software da USA e Giappone e non da paesi emergenti quali la Cina, che proprio per essere più competitiva non accetta i brevetti sul software.
Le argomentazioni riguardanti i paesi emergenti in questo contesto sembrano decisamente fuori luogo e strumentali, un uso "ad effetto" di un argomento d'attualità, che è sotto l'attenzione dell'opinione pubblica.
2. Diverse sono le soluzioni prospettate per favorire la ripresa dell'economia italiana. Esse si concentrano tuttavia su un unico punto: incentivare l'innovazione di prodotto, processo e servizio, stimolando gli investimenti in R&S. È infatti convinzione diffusa che soltanto attraverso le produzioni di qualità, sia nei settori maturi, che in quelli a tecnologia avanzata, l'economia italiana possa recuperare il gap rispetto ad altri paesi. Non è infatti più proponibile l'idea di competere sul prezzo di prodotti/servizi che paesi, come ad esempio quelli emergenti, possono offrire a costi molto contenuti.
Continuano la retorica: considerazioni sulle quali tutti noi possiamo dirci daccordo, almeno in linea generale. Volendo, ancora una volta, entrare nel merito ricordiamo che il principale gap rispetto agli altri paesi à la continua "fuga di cervelli all'estero", a causa della bassa attenzione verso la R&S: come vedremo nei prossimi paragrafi i brevetti sul software non incentivano R&S ma al contrario la indeboliscono.

L incentivo principale è in questi casi costituito dalla possibilità, non solo di recuperare l'investimento iniziale, ma di realizzare profitti.
Realizzare profitti è un sacrosanto dovere delle aziende. E' tuttavia discutibile che questo debba avvenire proprio con i brevetti sul software da parte di una azienda che produce un bene immateriale come un programma per elaboratore.

Confindustria non dice perché il brevetto dovrebbe essere indispensabile proprio sul software e per quale motivo il copyright, che già tutela il software, non dovrebbe essere sufficiente. Non ci risulta poi che le aziende di software non facciano profitti già ora. Ciò di cui le aziende ICT hanno bisogno è un alto grado di professionalità del personale, che è la vera spina dorsale e fonte di vera innovazione da parte di chi produce software. Il brevetti invece vanno in un'altra direzione: l'azienda dovrebbe "adagiarsi" sull' idea di avere un brevetto "comodo", senza necessariamente essere incentivata a investire in formazione del personale (cioè i programmatori e i tecnici). Al contrario gli investimenti verrebbero dirottati da "R&S" oppure da "formazione" verso costosi (e improduttivi) "uffici legali" e costi burocratici dovuti alla concessione di brevetti. Pensiamo che questo sia davvero l'ultima cosa di cui una PMI abbia bisogno.

Insistiamo molto sulla formazione perché questo, come abbiamo già detto, è particolarmente strategico per una azienda moderna che vuole fare innovazione nel campo dell' ICT: spesso è l'unica forma di vera innovazione.

Confindustria sembra infatti dimenticare completamente che il software non è un bene strettamente industriale in senso classico: esso non necessita di enormi investimenti (ad esempio in macchinari) ma sostanzialmente rimane un prodotto correlato al fattore umano. Tanto è vero che il "valore" di un software viene misurato in "tempo uomo" ossia quanto lavoro di una persona viene impiegato per realizzare il prodotto, più una serie di costi aggiuntivi in genere poco rilevanti (stiamo escludendo qui i costi di marketing e pubblicità). Mentre il costo di un programma di videoscrittura può essere con buona approssimazione valutato in "anni-uomo", il costo di un'autovettura non può essere valutato in "anni-uomo" perché i fattori di costi per macchinari, catene di montaggio, magazzini etc... hanno una incidenza consistente sul prodotto finale.

Ciò che è possibile soltanto riconoscendo alle imprese il diritto di sfruttare in via esclusiva, per un determinato periodo di tempo, il frutto della propria attività innovativa.
Questa considerazione è vera per quelle tipologie di beni che necessitano di enormi investimenti infrastrutturali. Ma il software non è fra questi.

Cerchiamo prima di capire quale è lo spirito del brevetto (e il motivo per cui è stato introdotto fra l' 800 e il '900):

Un tempo gli inventori portavano con se nella tomba i segreti delle proprie invenzioni: questo perché non essendoci i brevetti tendevano a non rivelare i segreti delle loro invenzioni, per timore di essere "copiati": la conseguenza era che in questo modo c'era una perdita di conoscenza e la società ne subiva un danno. I brevetti furono introdotti per garantire che gli inventori non tenessero segrete queste informazioni, ma rivelandone i dettagli, venivano tutelati i loro interessi per un periodo limitato (ricordiamo che i brevetti sono una "concessione").

Allo stesso tempo anche la società ne aveva un vantaggio perché la conoscienza non andava perduta e dopo un certo periodo, quando il brevetto scadeva, diventava liberamente fruibile per tutta la società.

In questo senso il brevetto è stato un strumento molto importante e positivo: un giusto compromesso fra interessi dell'inventore e interessi generali della società.

Confindustra dovrebbe spiegare in che modo il brevetto sul software si innesta in questa argomentazione, che è il vero sensato spirito del brevetto. Evidentemente non lo fa perché non sa argomentare in tal senso.

La verità è che il brevetto è sensato solo quanto c'è una invenzione che tocca un bene tangibile con un alto grado di investimento economico in infrastrutture materiali e non uno immateriale come il software la cui qualità si basa quasi esclusivamente sulla professionalità e competenza dei suoi autori (progettisti, programmatori, tecnici, analisiti, verificatori...)
TAG: brevetti
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