- la brevettabilità di soluzioni tecniche che riguardino (e/o siano funzionali a) l'interoperabilità fra sistemi diversi (ancora nel rispetto dei vincoli sopra richiamati).Anche qui valgono le stesse argomentazioni di cui sopra: l'interoperabilità riguarda i protocolli (cioè le regole con le quali i computers si "parlano") e non i singoli programmi.
Brevettare i protocolli vuol dire dare a pochi soggetti il controllo totale sull'informazione: una tassa enorme che graverebbe su tutta la società. Una perdita di competitività ed un freno alla ricerca e l'innovazione assolutamente grave e da evitare.
I protocolli sono i linguaggi con i quali i programmi si parlano uno con l'altro: si possono brevettare gli alfabeti? Il linguaggio? Questo è grave come sarebbe grave brevettare l'italiano oppure il tedesco.
Evidentemente non è questa la strada giusta: eppure i protocolli non sono altro che le varie "lingue" mediante le quali è possibile fare interoperare e comunicare i computers. Esse devono rimanere standard aperti in modo da incentivare l'interoperabilità e in modo da consentire a tutti di "parlare" quelle lingue senza dover pagare oneri.
4. Soprattutto le PMI possono ben utilizzare il sistema brevettuale al fine di mantenersi competitive rispetto ai migliori concorrenti (incluse le grandi imprese) in termini di business e capitalizzare in termini di valore (nella propria o altrui impresa) i risultati del proprio ingegno e delle proprie iniziative.Le PMI sono troppo svantaggiate rispetto alle grandi imprese per i gravi problemi gestionali, legali, burocratici. Evidentemente viene considerato "ben utilizzabile" uno strumento che è in realtà "ben utilizzabile" e agevole solo per i grandi.
E che dire, poi, delle microimprese?
Ci sono decine di migliaia di imprese piccole e piccolissime che operano nel settore ITC e del software, a volte solo liberi professionisti con al massimo qualche collaboratore: se per le PMI è difficile e gravoso accedere al sistema dei brevetti, per loro è praticamente impossibile solo iniziare a pensare al problema brevetti.
Anzi... sia PMI che liberi professionisti potranno essere attaccati (e ricattati) ogni qualvolta venga loro solo minacciata la possibilità di dover andare in tribunale a difendersi contro l'accusa di aver violato un brevetto: infatti i costi di queste cause sono così elevati che semplicemente il fatto di doversi difendere può definitivamente stroncare una piccola azienda.
Proprio le tecnologie moderne abbassano la soglia di accesso alla creazione di nuovi risultati tecnici da parte di piccole imprese.Questa affermazione non è affatto chiara. Chi ha scritto questa frase dovrebbe spiegare meglio cosa intende.
Per contro, la riscrittura del codice, non richiede attività di R&S, ma l'impiego di risorse qualitativamente diverse e spesso quantitativamente disponibili in grandi aziende. 1. le risorse per la scrittura, il test e il debugging di un programma di eccellente qualità è un processo estremamente lungo e qualificato
2. il vantaggio che l'impresa A che ha realizzato il software su eventuali concorrenti è incolmabile, tale da scoraggiare qualunque competitore B a provarci, a meno che la qualità di quanto prodotto da A non sia scarsa.
3. se c'è un B che intraprende tale strada è generalmente perché vi sono aspetti trascurati o non risolti in modo ottimale da A, per cui B apporta un suo contributo di cui potrà in seguito beneficiare pure A
4. sicuramente A a sua volta ha potuto utilizzare un gran numero di esperienza e idee mutuate da altri prodotti di concorrenti, per cui è solo grazie al fatto che non vi sono i brevetti che ha potuto apportare quella "innovazione incrementale" che le ha potuto aprire un nuovo mercato. Con i brevetti, contate le licenze ed i costi per poter scrivere il proprio software, si sarebbe dovuta arrendere subito.
Notare infatti che se ad esempio si paga per il brevetto dello streaming video via internet non vuol dire che mi viene dato tutto l'occorrente (sorgenti, documentazione, librerie, tool di sviluppo) per implementare rapidamente tale soluzione, ma mi viene solo "concesso" di poter usare quel risultato che mi sono dovuto conquistare con le mie sole forze!
Queste non hanno difficoltà ad usare tali risorse quando vogliano conseguire significativi risultati tecnici quali sono a volte (non sempre) quelli brevettati. In assenza di una protezione brevettuale, le grandi imprese avrebbero buon gioco a sviluppare simili soluzioni tecniche, sia pure indipendenti in termini di software, rispetto a quelle innovative sviluppate dalle PMI.Questo è davvero curioso: Confindustria, che non rappresenta tipicamente le PMI, sta dunque dicendo che bisogna proteggere le PMI dalle grandi aziende.
Ne prendiamo atto.
La realtà è ben diversa, evidentemente: le argomentazioni che abbiamo finora spiegato punto per punto dovrebbero aver convinto il lettore che le argomentazioni di Confindustria non sono basate su solide basi.
Noi crediamo che non solo le PMI e i liberi professionisti, ma anche le aziende medio-grandi europee avrebbero tutto da perdere dai brevetti.
Non comprendiamo quindi le argomentazioni di Confindustria: pensiamo, più realisticamente, che Confindustria stia facendo un grosso errore di valutazione: se meglio indagasse il fenomeno scoprirebbe che molte aziende sono contrarie. come dimostrano numerosi appelli firmati:
Petizione EuroLinux AllianceFirme all' Appello del LugRoma/OpenLabs (Feb 2005)La campagna contro i brevetti software è molto ampia. Per rendersene conto basta fare una ricerca su
google Software PatentsOltre al
LugRoma, molte altre associazioni sono attive in Europa e in Italia contro i brevetti sul software:
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Fondation for a Free Information Infrastructure - FFII-
Free Software Foundation Europe - FSFE-
ssociazione Software LiberoAltri Appelli e opinioni:
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Cosa ne pensano politici, economisti, giuristi-
Appello per la difesa della competitività (Assoli / ILS / FTMI / FSFE)