Il problema maggiore però non risiede nel software prodotto da Apple, bensì in quello prodotto dalle altre software house. Gli sviluppatori di Apple hanno già "subito" un cambio di architettura diversi anni fa, col passaggio da 68k a PPC. In seguito hanno dovuto ottimizzare il proprio codice per Altivec (strada, in realtà, seguita da pochi, e spesso risolta con un semplice plug-in). Poi è stata la volta di Mac OS X, anche se Apple ha messo a disposizione degli sviluppatori tutti gli strumenti per eseguire questo passaggio nella maniera più graduale ed indolore possibile. Ora, mentre tutti gli sviluppatori stanno ottimizzando il proprio codice in funzione dei 64 bit del G5, arriva questa notizia che li costringerà a nuovo lavoro extra.
In realtà, probabilmente, i principali sviluppatori erano a conoscenza di questa mossa già da tempo. Non è un caso che l'annuncio sia stato dato proprio durante la WWDC, occasione in cui Apple ha potuto dimostrare da subito che con i nuovi tool di sviluppo, il lavoro di riscrittura del codice è veramente minimo, se non assente. La versione 2.1 di xCode2 (già disponibile) è in grado di compilare codice binario FAT, ovvero codice universale in grado di girare indifferentemente sia su chipset PPC che Intel: grossomodo la stessa strada seguita ai tempi del passaggio dall'architettura 68k a quella PPC.
Un valido esempio di tutto ciò è dato da Mathematica: cambiando poche righe di codice, nel giro di due ore è stata ricompilata una versione in grado di girare con Mac OS X sia su chip PPC che Pentium 4. Molte applicazioni non richiederanno alcuna modifica, e sarà sufficiente una semplice ricompilazione per poter girare sulle future macchine. Per le applicazioni più complesse gli sviluppatori potranno affidarsi a "Rosetta", una sorta di "traduttore" on-the-fly di codice binario che permette di far girare codice PPC sui Mac dotati di chipset Intel senza alcuna modifica o ricompilazione. Jobs ha mostrato Photoshop CS 2, MS-Word e MS-Excel che girano con questo sistema senza alcun segno di rallentamento.
Probabilmente sotto alcuni aspetti entra anche in gioco la recente tecnologia Core-Image introdotta in Tiger, che delegando molti compiti grafici alla GPU, rende di fatto il software indipendente dal tipo di processore utilizzato proprio in quei calcoli in cui la necessità di ottimizzazione avrebbe potuto avere un'incidenza maggiore. Dopotutto il periodo di transizione è molto lungo (si parla di due anni), e l'idea di raggiungere un livello di astrazione capace di rendere il software legato solo al sistema operativo e indipendente dall'hardware su cui gira non può che essere un vantaggio. A tal proposito, la prossima versione di Mac OS X si chiamerà Leopard e sarà disponibile per la fine del 2006: è facile immaginare che sarà strutturata in modo tale da agevolare il più possibile il compito degli sviluppatori nel periodo di transizione.
A caldo le reazioni degli utenti sono molto discordanti, com'era inevitabile che fosse con un annuncio di tale portata. Personalmente confidavo molto in un PowerBook G5, ma mi rendo conto che l'attuale situazione rende questa eventualità quasi impossibile. Apple ha fatto i suoi conti in base alla realtà dei fatti: non potendo più contare su Motorola è costretta a fare affidamento solo su IBM, ma per quest'ultima avere una sezione specificatamente dedicata a derivare processori per Apple (partendo dalle altre famiglie di processori) è un'attività che impegna molte risorse e rimane fine a se stessa. Se il G4 ha ormai poche possibilità di ulteriori sviluppi, il G5 ha una roadmap che prevede sviluppi troppo lenti, soprattutto per quanto riguarda la riduzione dei consumi per l'inserimento in un portatile.
Quello che più conta però è il fatto che Apple mantenga il controllo sul legame tra le proprie macchine e il proprio OS; come abbiamo accennato all'inizio, Phil Schiller ha dichiarato da un lato che non verrà fornito alcun supporto per far girare Windows sui Mac-Intel (anche se ciò non esclude che possa essere fatto), e dall'altro che non verrà consentito di installare Mac OS X su hardware non Mac. Come venga realizzata questa cosa per ora non è dato saperlo, ma possiamo supporre che, processore a parte, l'architettura dei futuri Mac-Intel sia sufficientemente differente da quella dei "normali" PC. In ogni caso, c'è da sperare che questo vincolo possa essere realizzato con assoluta sicurezza: abbiamo già avuto modo di osservare più volte che Apple è principalmente un'azienda che vende hardware e non può permettersi di trasformarsi in una software house in diretta concorrenza con Microsoft. MacOS è sempre stato funzionale alla vendita di hardware: chi vuole usarlo deve comprare un Mac, e questo consente ad Apple di ottenere nuovi fondi per migliorare ulteriormente MacOS e le altre applicazioni Apple. Questo è l'unico modo per assicurare un futuro a Mac OS X e ad Apple, a tutto vantaggio della varietà di scelta degli utenti.
Solo il tempo ci dirà se Apple ha preso la decisione giusta; nel frattempo non ci resta che attendere il primo Mac "Intel inside", mentre per gli sviluppatori sarà già disponibile nel giro di due settimane il primo Developer Kit basato su Pentium 4 a 3,6 GHz.
Domenico Galimberti