Un elaboratore quantistico basato su fotoni potrebbe facilmente essere integrato con una rete basata sulla tecnologia della crittografia quantistica, realizzando un sistema puramente ottico ma con
capacità di calcolo e connettività enormi.
Inoltre i fotoni, interagendo molto poco con le particelle dell'ambiente circostante, rendono più facile risolvere il problema della
de-coerenza. La de-coerenza è uno dei principali problemi che affligge gli elaboratori quantistici e consiste nel fatto che le particelle elementari utilizzate come quantum-bit possono interagire con le particelle del mondo circostante e trasformarsi in modo praticamente casuale. Questo ovviamente porterebbe a risultati casuali per i calcoli.
La tecnologia proposta dai ricercatori HP è sicuramente interessante, ma è ancora presto per dire se, come e quando sarà possibile implementarla. Ad oggi la tecnologia che sembra essere più promettente per la costruzione del primo vero elaboratore quantistico è quella degli
ioni intrappolati, ovvero atomi con eccesso o carenza di elettroni tenuti sotto controllo con campi elettro-magnetici. Altre tecniche sperimentate sono la risonanza magnetica nucleare, le cavità QED, e vari sistemi superconduttori quali quello proposto recentemente da
D-Wave Systems.
I laboratori HP di Palo Alto stanno ora cercando di costruire
il primo prototipo di circuito a singoli fotoni sulla base dei risultati teorici annunciati. Sono comunque ben consci della difficoltà di questa impresa e che sarà necessario parecchio tempo per verificare sperimentalmente se la loro proposta porterà veramente alla costruzione del primo circuito quantistico fotonico.
Andrea Pasquinucci