venerdì 8 luglio 2005

Fotoni per il computing quantistico

Ne parla HP che sta lavorando su un modello di elaboratore quantistico che potrebbe essere integrato con una rete basata sulla crittografia quantistica, realizzando un sistema dalle capacità enormi

Un elaboratore quantistico basato su fotoni potrebbe facilmente essere integrato con una rete basata sulla tecnologia della crittografia quantistica, realizzando un sistema puramente ottico ma con capacità di calcolo e connettività enormi.

Inoltre i fotoni, interagendo molto poco con le particelle dell'ambiente circostante, rendono più facile risolvere il problema della de-coerenza. La de-coerenza è uno dei principali problemi che affligge gli elaboratori quantistici e consiste nel fatto che le particelle elementari utilizzate come quantum-bit possono interagire con le particelle del mondo circostante e trasformarsi in modo praticamente casuale. Questo ovviamente porterebbe a risultati casuali per i calcoli.

La tecnologia proposta dai ricercatori HP è sicuramente interessante, ma è ancora presto per dire se, come e quando sarà possibile implementarla. Ad oggi la tecnologia che sembra essere più promettente per la costruzione del primo vero elaboratore quantistico è quella degli ioni intrappolati, ovvero atomi con eccesso o carenza di elettroni tenuti sotto controllo con campi elettro-magnetici. Altre tecniche sperimentate sono la risonanza magnetica nucleare, le cavità QED, e vari sistemi superconduttori quali quello proposto recentemente da D-Wave Systems.
I laboratori HP di Palo Alto stanno ora cercando di costruire il primo prototipo di circuito a singoli fotoni sulla base dei risultati teorici annunciati. Sono comunque ben consci della difficoltà di questa impresa e che sarà necessario parecchio tempo per verificare sperimentalmente se la loro proposta porterà veramente alla costruzione del primo circuito quantistico fotonico.

Andrea Pasquinucci
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