Editoria, la protesta ha vinto (a metà)

Con il passaggio della legge comunitaria 2001 l'Italia libera chi fa informazione online dall'obbligo di una registrazione. Ma permane la discriminazione tra chi fa informazione e chi lo fa con soldi pubblici. Il commento di PI

Editoria, la protesta ha vinto (a metà)Roma - Una importante vittoria. A quasi un anno dall'inizio della più imponente mobilitazione degli utenti italiani di internet contro la legge sull'editoria, la legge 62/2001, la legge Comunitaria 2001 approvata il 20 febbraio dal Parlamento italiano porta con sé un importante quanto decisivo chiarimento sull'informazione online.

L'articolo 31 del provvedimento che comparirà a breve in Gazzetta Ufficiale recita infatti:

..deve essere reso esplicito che l'obbligo di registrazione della testata editoriale telematica si applica esclusivamente alle attività per le quali i prestatori del servizio intendano avvalersi delle provvidenze previste dalla legge 7 marzo 2001, n. 62, o che comunque ne facciano specifica richiesta;
Un articolo che smentisce tutti coloro che nei giorni più caldi della protesta hanno dichiarato "chiarissima" la legge 62/2001, colma invece di contraddizioni e pericolose generalizzazioni (si legga anche quanto riportato da InterLex il 4 aprile del 2001), a partire da quanto contenuto nel primo e terzo comma del primo articolo di quella legge ("Definizioni e disciplina del prodotto editoriale"), laddove si afferma:

1. Per «prodotto editoriale», ai fini della presente legge, si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici.

3. Al prodotto editoriale si applicano le disposizioni di cui all? articolo 2 della legge 8 febbraio 1948, n. 47. Il prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare e contraddistinto da una testata, costituente elemento identificativo del prodotto, è sottoposto, altresì, agli obblighi previsti dall?articolo 5 della medesima legge n. 47 del 1948.


Cade così per chi ha un sito internet o gestisce una newsletter o, ancora, sfrutta interfacce multimediali per propagare informazioni qualsiasi obbligo di registrazione. Finalmente, dunque, si pone la parola fine ad una incertezza che durava da molti mesi e che è stata alimentata dalle sgangherate reazioni dell'establishment politico alle legittime preoccupazioni degli utenti e degli operatori internet. Ed è curioso che la cosa stia passando quasi del tutto inosservata sulla stampa.

Ad ogni modo, come osserva acutamente in queste ore anche l'associazione degli utenti ADUC, la vittoria è una vittoria a metà.
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53 Commenti alla Notizia Editoria, la protesta ha vinto (a metà)
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  • Devo dire che la legge sull'editoria non mi ha mai interessato molto, se non da un punto di vista personale sullo stato del nostro paese in fatto di leggi.
    Credo sia risaputo che l'Italia è uno dei paesi al mondo con il più alto numero di leggi ed uno di quelli in cui esse vengono comunque rispettate meno. Il problema è forse proprio nel tipo di leggi emanate, che spesso violano quel precetto, normalmente ineccepibile, della impersonalità della stessa. Invece in Italia si interviene spesso (sempre?) con provvedimenti ad hoc basati su fatti che suscitano clamore nell'opinione pubblica. Così è stato per le "grandi" leggi sulla pedofilia, sui sequestri di persona e, forse, anche sulla editoria.
    Ma, mentre a differenza di altre leggi illiberali e liberticide, in questo caso si è alzato il tono dello scontro perchè la legge, a mio avviso, avrebbe avuto (nel caso avesse mantenuto una impostazione rigida) una altra caratteristica importante: quella della impossibilità di applicazione! Era realmente possibile per lo Stato Italiano controllare tutti i siti che ogni giorno nascono e muoiono nella rete? E che poteri avrebbe avuto per "oscurare" siti che risiedevano su server non italiani? Chi si metteva a spiegare al fornitore di spazio web americano perchè si dovesse oscurare il sito di un cliente che parlava dei risultati della sua squadra del cuore o del suo hobby preferito?
    A questo punto la legge poteva solo essere usato per oscurare siti scomodi, con la scusa della registrazione della testata. Per cui se un sito poteva essere scomodo a questo o a quello si chiedeva a chi di dovere di controllare l'adempimento alla legge sull'editoria e, in caso di mancanza dello stesso, via e oscurare!
    Quindi anche se nella forma cambia veramente poco (perchè rimane l'odiosa distinzione fra chi fa una cosa in modo "professionale" e sovvenzionato - magari invitando a gettare uova marcie sul comico di turno - e chi la fa solamente per passione, senza secondi fini). La cosa che mi rende felice è che questo passaggio cruciale per mantenere una certa libertà di espressione in Italia sia stata fatta da un governo di destra che vede come suo leader uno dei maggiori imprenditori del settore editoriale: vuol dire che forse la libertà non gli interessa solamente a parole, ma anche nei fatti...avendo mostrato questa lungimiranza chissà che quindi non si riesca nel futuro anche a risolvere il suo problema di conflitto di interessi (premettendo che sono un fanatico della regola del "blind trust" e che non pretendo certo una cessione delle sue aziende, soluzione peggiore del male)!
    Scusate per la lunghezza, ma quando ci vuole, ci vuole.
    non+autenticato
  • non vorrei sbagliare, ma una volta non si diceva "se fosse stato..." e il "se sarebbe" la professoressa di italiano lo avrebbe segnato in rosso?
    una svista?
    non+autenticato
  • > non vorrei sbagliare, ma una volta non si
    > diceva "se fosse stato..." e il "se sarebbe"
    > la professoressa di italiano lo avrebbe
    > segnato in rosso?
    > una svista?

    boh donvito dell'aduc fa sempre questi errori. guarda alla sostanza.
    non+autenticato
  • Questo dimostra che questo governo è più liberale del precedente. Una giusta ed ovvia mossa che mi aspettavo. La legge che fece l'Ulivo serviva solo ad avvantaggiare i grandi.
    non+autenticato
  • Abolita questa parte paradossale, devo comunque indicare sulle pagine il "redattore", lo "stampatore", il luogo di stampa eccetera? Questo vale ancora?
    non+autenticato
  • Che odiosa frase; che è? siamo ritornati all'asilo? Ma chi si credono di essere per tutelare il mio cervello?

    Ho sentito alla TV che per avere le radio satellitari in Usa è sufficiente un abbonamento da 10 ? all'anno, ecco, cifre di questo genere meriterebbe la libertà, dipiù non è possibile chiedere.
    non+autenticato
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