Altroconsumo: sul 12 tariffe stellari

L'Associazione dei consumatori presenta un'analisi dei prezzi dei nuovi servizi informativi telefonici che hanno preso il posto del 12. Rilevando che dal 2000 ad oggi si paga 12 volte di più. Il salasso dal primo ottobre

Roma - Un salasso: così Altroconsumo definisce quanto sta per accadere dal primo ottobre ai consumatori italiani in relazione ai servizi di informazione telefonica, che da quella data prenderanno definitivamente il posto del tradizionale "servizio 12". Il servizio - spiega la celebre Associazione - costerà almeno 4 volte più di quanto costava il 12 automatico, ovvero il servizio senza operatore.

Altroconsumo ha infatti rilevato come quel servizio nel 2000 costasse l'equivalente di 39 centesimi di euro, mentre ora costerà 12 volte di più (per una chiamata della durata di tre minuti). Il lavoro dell'Associazione si è concentrato nel confrontare con "il vecchio 12" i costi dei nuovi numeri di servizi di informazione telefonica offerti da Telecom (12.54), quelli forniti da Seat e da Il Numero, rispettivamente 892.424 e 892.892 e i servizi 412.

"E' fin troppo frequente nel nostro paese: - ha commentato Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo - alla liberalizzazione di un servizio non corrisponde un beneficio, in termini di sviluppo della concorrenza, per il consumatore, bensì un aggravio dei costi, tutti rigorosamente allineati verso l'altro. Chiediamo all'Antitrust di investigare se vi siano stati accordi contrari al libero gioco della concorrenza".
Tabella realizzata da AltroconsumoIn base alle sue rilevazioni (vedi lo schema a fianco realizzato dall'Associazione), Altroconsumo si rivolge però anche al ministero delle Comunicazioni perché applichi "in via cautelare e d'urgenza" gli obblighi di fornitura del servizio universale al servizio di consultazione degli elenchi abbonati, considerando che "il prezzo del 12.54 di Telecom Italia sarà a partire dal 1 ottobre sensibilmente più caro del vecchio 12 e che non sono presenti sul mercato offerte concorrenziali "accessibili" in termini di prezzo".

Secondo Altroconsumo, dunque, il servizio più conveniente, il vecchio 12 con risponditore automatico, era di gran lunga il più economico presente sul mercato. "Considerando una semplice telefonata da meno di due minuti - continua l'Associazione - tutti i servizi che sostituiranno il 12 sono sistematicamente più cari del vecchio 12 - anche del vecchio 12 con operatore. Il nuovo servizio di Telecom Italia sarà più caro del 46%".

"Le differenze diventano ancora più rilevanti - conclude Altroconsumo - se la ricerca dovesse essere più difficoltosa e la telefonata durare tre minuti: si spenderà oltre 5 euro per avere un semplice numero telefonico".
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72 Commenti alla Notizia Altroconsumo: sul 12 tariffe stellari
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  • EX COMBATTENTI, ESULI – perequazione maggiorazione pensione inps
    Legge 140/85: perequazione delle maggiorazioni INPS


    La lunga vicenda che ha opposto nelle sedi giudiziarie gli esuli, gli ex combattenti e le categorie assimilate, da una parte, e l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, dall’altra, si è conclusa con una sentenza della Suprema Corte (7 luglio 2005, n. 14285) che ha visto soccombere la tesi dell’INPS, a fronte del ricorso presentato in Cassazione contro le pronunzie analoghe del Tribunale di Pistoia, ed in secondo grado, della Corte d’Appello di Firenze.

    E’ stato riconosciuto, infatti, il diritto degli aventi causa agli aumenti periodici previsti dalla Legge 140/85, a ricevere le perequazioni annuali in misura piena, anzichè (secondo l’interpretazione dell’Istituto) in quella ridotta riveniente dal calcolo delle variazioni Istat non già dalla data di entrata in vigore della normativa in parola, come richiesto dall’equità e dalla logica, ma dalle date di collocamento in quiescenza dei singoli pensionati.

    E’ il caso di ricordare che la prassi voluta dall’INPS (tuttora in essere nonostante le sentenze di primo e secondo grado nel frattempo sopravvenute, sempre sfavorevoli all’Istituto) si traduce in una discriminazione a danno dei pensionati meno anziani, mentre è chiaro ed evidente come il legislatore avesse voluto dare un riconoscimento simbolico, ma di ovvio valore morale, a tutti gli ex combattenti, orfani di guerra, esuli, e via dicendo, che avevano sofferto per fatti oggettivi da cui erano derivate obbligazioni nei loro confronti, assolutamente uguali. In altri termini, la maggiorazione iniziale di 30 mila ex lire avrebbe dovuto avere un trattamento perequativo diverso da quello della pensione ordinaria, rivalutandosi per tutti, di anno in anno, sulla cifra di base, sino a raggiungere attualmente un valore più che doppio, indotto da oltre un ventennio di svalutazioni progressive.

    Giova aggiungere che l’interpretazione dell’’INPS, opinabile anche dal punto di vista letterale, è stata contraddetta, nel corso dell’ultima legislatura, da due disegni di legge d’iniziativa “bipartisan” (primi firmatari, nei rispettivi rami del Parlamento, il Sen. Guerzoni e l’On. Menia) in cui, per dirimere definitivamente la controversia, si ribadiva in termini ancora più espliciti la volontà politica di apportare a vantaggio di tutti le perequazioni alla maggiorazione annuale con decorrenza “ex tunc”, e cioè dal 1985. L’iter di questi progetti non si è concluso in tempi utili, ma il loro contenuto, che potrà essere riproposto nella nuova legislatura, evidenzia come la tesi dell’Istituto non avesse trovato supporto nemmeno in sede parlamentare.

    Comunque sia, la sentenza della Cassazione ha posto una pietra miliare nella vicenda, ma purtroppo non definitiva, almeno sino a quando non intervenga un atto legislativo nel senso descritto, o l’Istituto non si adegui, nell’ambito della sua autonomia interpretativa, ad una giurisprudenza costantemente sfavorevole. In effetti, l’ordinamento giuridico italiano non prevede l’applicazione automatica della sentenza a tutti gli aventi diritto, che si trovano nella necessità di dovere a loro volta avviare azioni specifiche contro l’INPS (ormai pervenute a sentenza nel numero di parecchie centinaia, ai primi gradi di giudizio, senza che l’Istituto, giova ribadirlo, sia mai riuscito a far prevalere la sua tesi). Tuttavia, dopo il 7 luglio 2005 la strada dei pensionati appartenenti alle categorie interessate non incontra alcun ostacolo giuridicamente rilevante.

    A questo punto, sarebbe il caso che qualcuno, ai vertici dell’INPS, effettuasse una scelta di buon senso e di correntezza, e si decidesse a statuire a livello regolamentare il diritto di tutti gli interessati alla rivalutazione piena, evitando, tra l’altro, spese legali sempre più onerose, stante la forte proliferazione delle cause. Purtroppo, visti i precedenti, e tenuto conto della pervicacia con cui è stata perseguita la difesa di posizioni quanto meno aprioristiche, non è possibile nutrire apprezzabili illusioni, donde la necessità sempre più condivisa di agire in sede giudiziaria, tanto più che recenti sentenze hanno fatto carico all’INPS anche delle spese di controparte.

    Un’ultima considerazione riguarda talune Organizzazioni degli aventi causa che con sorprendente insistenza hanno sempre “sconsigliato” la base dall’assumere iniziative legali: anche nei loro confronti, il giudizio della Suprema Corte ha acquisito una valenza definitiva, e sostanzialmente vincolante.

    Del resto, gli argomenti spesi per dissuadere gli ex combattenti, esuli ed assimilati dall’adire le vie legali non avrebbero potuto essere ragionevolmente condivisi, tanto più che alle sentenze dei primi gradi di giudizio è riconosciuto valore esecutivo. Poi, era stato sorprendente apprendere che secondo i Soggetti in parola le attese dei pensionati non avrebbero dovuto e potuto sostanziarsi in un beneficio da “quattro soldi”, tanto più che per molti di loro, in condizioni anche ufficiali di povertà, una manciata di euro assume un valore importante non solo moralmente, ma anche concretamente, traducendosi nella possibilità di acquistare qualche chilo di pane o qualche litro di latte in più, e di far quadrare meno peggio un bilancio mensile che più magro non si potrebbe immaginare.

    In definitiva, parrebbe veramente il caso, nell’ attesa di un auspicabile intervento legislativo dai tempi comunque non brevi, che si invitassero gli interessati, con tutti i supporti del caso finalizzati a prevenire il rischio di ulteriori discriminazioni, ad ottenere, una volta tanto, un minimo di giustizia.












    non+autenticato
  • Ex combattenti – perequazione maggiorazione pensione inps
    Legge 140/85: perequazione delle maggiorazioni INPS


    La lunga vicenda che ha opposto nelle sedi giudiziarie gli esuli, gli ex combattenti e le categorie assimilate, da una parte, e l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, dall’altra, si è conclusa con una sentenza della Suprema Corte (7 luglio 2005, n. 14285) che ha visto soccombere la tesi dell’INPS, a fronte del ricorso presentato in Cassazione contro le pronunzie analoghe del Tribunale di Pistoia, ed in secondo grado, della Corte d’Appello di Firenze.

    E’ stato riconosciuto, infatti, il diritto degli aventi causa agli aumenti periodici previsti dalla Legge 140/85, a ricevere le perequazioni annuali in misura piena, anzichè (secondo l’interpretazione dell’Istituto) in quella ridotta riveniente dal calcolo delle variazioni Istat non già dalla data di entrata in vigore della normativa in parola, come richiesto dall’equità e dalla logica, ma dalle date di collocamento in quiescenza dei singoli pensionati.

    E’ il caso di ricordare che la prassi voluta dall’INPS (tuttora in essere nonostante le sentenze di primo e secondo grado nel frattempo sopravvenute, sempre sfavorevoli all’Istituto) si traduce in una discriminazione a danno dei pensionati meno anziani, mentre è chiaro ed evidente come il legislatore avesse voluto dare un riconoscimento simbolico, ma di ovvio valore morale, a tutti gli ex combattenti, orfani di guerra, esuli, e via dicendo, che avevano sofferto per fatti oggettivi da cui erano derivate obbligazioni nei loro confronti, assolutamente uguali. In altri termini, la maggiorazione iniziale di 30 mila ex lire avrebbe dovuto avere un trattamento perequativo diverso da quello della pensione ordinaria, rivalutandosi per tutti, di anno in anno, sulla cifra di base, sino a raggiungere attualmente un valore più che doppio, indotto da oltre un ventennio di svalutazioni progressive.

    Giova aggiungere che l’interpretazione dell’’INPS, opinabile anche dal punto di vista letterale, è stata contraddetta, nel corso dell’ultima legislatura, da due disegni di legge d’iniziativa “bipartisan” (primi firmatari, nei rispettivi rami del Parlamento, il Sen. Guerzoni e l’On. Menia) in cui, per dirimere definitivamente la controversia, si ribadiva in termini ancora più espliciti la volontà politica di apportare a vantaggio di tutti le perequazioni alla maggiorazione annuale con decorrenza “ex tunc”, e cioè dal 1985. L’iter di questi progetti non si è concluso in tempi utili, ma il loro contenuto, che potrà essere riproposto nella nuova legislatura, evidenzia come la tesi dell’Istituto non avesse trovato supporto nemmeno in sede parlamentare.

    Comunque sia, la sentenza della Cassazione ha posto una pietra miliare nella vicenda, ma purtroppo non definitiva, almeno sino a quando non intervenga un atto legislativo nel senso descritto, o l’Istituto non si adegui, nell’ambito della sua autonomia interpretativa, ad una giurisprudenza costantemente sfavorevole. In effetti, l’ordinamento giuridico italiano non prevede l’applicazione automatica della sentenza a tutti gli aventi diritto, che si trovano nella necessità di dovere a loro volta avviare azioni specifiche contro l’INPS (ormai pervenute a sentenza nel numero di parecchie centinaia, ai primi gradi di giudizio, senza che l’Istituto, giova ribadirlo, sia mai riuscito a far prevalere la sua tesi). Tuttavia, dopo il 7 luglio 2005 la strada dei pensionati appartenenti alle categorie interessate non incontra alcun ostacolo giuridicamente rilevante.

    A questo punto, sarebbe il caso che qualcuno, ai vertici dell’INPS, effettuasse una scelta di buon senso e di correntezza, e si decidesse a statuire a livello regolamentare il diritto di tutti gli interessati alla rivalutazione piena, evitando, tra l’altro, spese legali sempre più onerose, stante la forte proliferazione delle cause. Purtroppo, visti i precedenti, e tenuto conto della pervicacia con cui è stata perseguita la difesa di posizioni quanto meno aprioristiche, non è possibile nutrire apprezzabili illusioni, donde la necessità sempre più condivisa di agire in sede giudiziaria, tanto più che recenti sentenze hanno fatto carico all’INPS anche delle spese di controparte.

    Un’ultima considerazione riguarda talune Organizzazioni degli aventi causa che con sorprendente insistenza hanno sempre “sconsigliato” la base dall’assumere iniziative legali: anche nei loro confronti, il giudizio della Suprema Corte ha acquisito una valenza definitiva, e sostanzialmente vincolante.

    Del resto, gli argomenti spesi per dissuadere gli ex combattenti, esuli ed assimilati dall’adire le vie legali non avrebbero potuto essere ragionevolmente condivisi, tanto più che alle sentenze dei primi gradi di giudizio è riconosciuto valore esecutivo. Poi, era stato sorprendente apprendere che secondo i Soggetti in parola le attese dei pensionati non avrebbero dovuto e potuto sostanziarsi in un beneficio da “quattro soldi”, tanto più che per molti di loro, in condizioni anche ufficiali di povertà, una manciata di euro assume un valore importante non solo moralmente, ma anche concretamente, traducendosi nella possibilità di acquistare qualche chilo di pane o qualche litro di latte in più, e di far quadrare meno peggio un bilancio mensile che più magro non si potrebbe immaginare.

    In definitiva, parrebbe veramente il caso, nell’ attesa di un auspicabile intervento legislativo dai tempi comunque non brevi, che si invitassero gli interessati, con tutti i supporti del caso finalizzati a prevenire il rischio di ulteriori discriminazioni, ad ottenere, una volta tanto, un minimo di giustizia.












  • CASSAZIONE - 7 LUGLIO 2005 N. 14285

    Perequazione maggiorazione pensione

    Esuli ed ex combattenti : una vittoria storica

    La lunga vicenda che ha opposto nelle sedi giudiziarie gli esuli, gli ex combattenti e le categorie assimilate, da una parte, e l?Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, dall?altra, si è finalmente conclusa con una sentenza della Suprema Corte (7 luglio 2005, n. 14285) che ha visto soccombere la tesi dell?INPS, a fronte del ricorso presentato in Cassazione contro le pronunzie analoghe del Tribunale e della Corte d?Appello, in una vicenda legale condotta in tutti i gradi di giudizio dallo Studio dell?Avv. Antonio Grieco di Pistoia.

    E? stato riconosciuto, infatti, il diritto degli aventi causa agli aumenti periodici previsti dalla Legge 140/85, a ricevere le perequazioni annuali in misura piena, anzichè (secondo l?interpretazione dell?Istituto) in quella ridotta riveniente dal calcolo delle variazioni Istat non già dalla data di entrata in vigore della normativa in parola, come richiesto dall?equità e dalla logica, ma dalle date di collocamento in quiescenza dei singoli pensionati.

    Non è il caso di ricordare che la prassi instaurata dall?INPS si traduceva in una discriminazione a danno dei pensionati meno anziani, mentre era evidente come il legislatore avesse voluto dare un riconoscimento simbolico, ma di ovvio valore morale, a tutti gli ex combattenti, orfani di guerra, esuli, e via dicendo, che avevano sofferto per fatti oggettivi da cui erano derivate obbligazioni nei loro confronti, assolutamente uguali. In altri termini, la maggiorazione iniziale di 30 mila ex lire avrebbe dovuto avere un trattamento perequativo diverso da quello della pensione ordinaria, rivalutandosi per tutti, di anno in anno, sulla cifra di base, sino a raggiungere, attualmente, un valore più che doppio, indotto da un ventennio di svalutazioni progressive.

    Giova aggiungere che l?interpretazione favorevole all?INPS, infondata anche dal punto di vista letterale, è stata contraddetta, nel corso dell?ultima legislatura, da un disegno di legge d?iniziativa ?bipartisan? (firmatari gli on.li Menia, Rosato ed altri), in cui, per dirimere definitivamente la controversia, si ribadiva in termini ancora più espliciti la volontà politica di apportare a vantaggio di tutti le perequazioni alla maggiorazione annuale con decorrenza ?ex tunc?, cioè dal 1985. L?iter di questa legge non si è ancora concluso ma il suo contenuto evidenzia, se per caso ve ne fosse stato bisogno, come la tesi dell?Istituto non avesse trovato alcun supporto nemmeno in sede parlamentare.

    Ora, la sentenza della Cassazione pone una pietra miliare nella vicenda, ma purtroppo non definitiva, almeno sino a quando la legge di cui sopra non sia definitivamente approvata. Infatti, l?ordinamento giuridico italiano non prevede l?applicazione automatica della sentenza a tutti gli aventi diritto, che si trovano nella necessità di dovere a loro volta avviare azioni specifiche contro l?INPS (già pervenute a sentenza nel numero di parecchie centinaia, ai primi gradi di giudizio, senza che l?Istituto sia mai riuscito a far prevalere la sua tesi). Tuttavia, dopo il 7 luglio la strada degli esuli pensionati e delle categorie assimilate non conosce più alcun ostacolo giuridicamente rilevante.

    A questo punto, sarebbe il caso che qualcuno, ai vertici dell?INPS, si mettesse una mano sulla coscienza e si decidesse a statuire a livello regolamentare il diritto di tutti gli interessati alla rivalutazione piena, evitando, tra l?altro, spese legali sempre più onerose, stante la verosimile proliferazione delle cause. Purtroppo, visti i precedenti, e tenuto conto della pervicacia con cui è stata perseguita la difesa di posizioni quanto meno opinabili, non è possibile farsi soverchie illusioni, e bisognerà agire di conseguenza, tanto più che le sentenze più recenti hanno fatto carico all?INPS anche delle spese di controparte.

    Un?ultima considerazione riguarda, doverosamente, talune Organizzazioni degli esuli che con altrettanta pervicacia avevano sempre ?sconsigliato? la base dall?assumere iniziative legali: anch?esse sono state servite a dovere!

    Del resto, gli argomenti che erano stati spesi per dissuadere gli aventi causa non avrebbero potuto essere ragionevolmente condivisi, tanto più che alle stesse sentenze di primo grado, come tutti sanno, è riconosciuto valore esecutivo. Poi, era stato sconvolgente leggere che le attese degli esuli non avrebbero dovuto sostanziarsi in una questione da ?quattro soldi?, tanto più che per molti di loro, in condizioni di povertà, una manciata di euro assume un valore assai importante non solo moralmente, ma ben prima, concretamente, traducendosi nella possibilità di acquistare qualche chilo di pane o qualche litro di latte in più, e di far quadrare meno peggio un bilancio mensile che più magro non si potrebbe immaginare.

    Ebbene, non sarebbe il caso che si ammettesse l?errore, e soprattutto, che si invitassero i nostri pensionati, con tutti i supporti del caso, ad ottenere, una volta tanto, un minimo di giustizia?
    non+autenticato
  • Sentenza della Corte di Cassazione, n. 14285 del 7 luglio 2005

    Esuli ed ex combattenti : una vittoria storica

    SENTENZA DELLA CASSAZIONE SULLA RIVALUTAZIONE DELLA MAGGIORAZIONE EX COMBATTENTI

    La maggiorazione prevista, dall?art. 6 della l. n° 140/1985, per gli ex combattenti ed assimilati da diritto ad un incremento mensile della pensione pari, all?epoca, a 30.000£.
    Tale maggiorazione è stata erogata a partire dal 1° gennaio 1985 sulle pensioni con decorrenza successiva al 7.3.1968.

    Successivamente, con l?emanazione della l. 544/1988, tale beneficio è stato esteso anche ai titolari di pensione con decorrenza precedente al 7.3.1968; in questi casi la maggiorazione è stata erogata dal 1° gennaio 1989.

    La maggiorazione per i titolari di pensione con decorrenza successiva al 1° gennaio 1985 decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda.

    La maggiorazione di £ 30.000 si aggiunge all?importo complessivo della pensione e viene assoggettata, successivamente, alla disciplina della perequazione automatica.

    La Sentenza della Corte di Cassazione, n. 14285 del 7 luglio 2005, si occupa proprio dell?aspetto della perequazione.
    Vediamo l?iter giudiziale.
    Il Tribunale di Pistoia e, successivamente, la Corte di Appello di Firenze, avevano riconosciuto ad un orfano di guerra, titolare di pensione INPS con decorrenza 1° aprile 1997, il diritto alla maggiorazione in base all?importo che la stessa aveva assunto col tempo a seguito dell?applicazione della perequazione automatica (e non alle 30.000 lire iniziali).
    A seguito di tale decisione l?INPS ha proposto ricorso alla Cassazione sostenendo che l?interessato può usufruire del meccanismo di perequazione automatica solo a partire dagli anni successivi alla decorrenza della pensione.

    La Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, ha rigettato il ricorso dell?INPS stabilendo che ?ogni anno la maggiorazione deve essere, anche per i soggetti pensionatisi dopo il 1985, dello stesso importo applicabile agli assicurati che ne hanno fruito fin dall?anno della sua istituzione?.

    La sentenza consente ai pensionati che percepiscono la predetta maggiorazione successivamente al 1° gennaio 1985 (o successivamente all?1.1.1989 se decorrenza pensione anteriore al 7.3.1968) di avere diritto alla maggiorazione nell?importo raggiunto per effetto della perequazione, a partire dalla data di decorrenza della pensione, sia pure nei limiti della prescrizione decennale.

    non+autenticato
  • Oltraggio allo Stato


    Le modifiche al Codice penale approvate dalla Camera il 6 luglio con la depenalizzazione, ed in alcuni casi, con l?abrogazione di taluni reati (attentati contro l?integrità, l?indipendenza e l?unità dello Stato; partecipazione ad associazioni sovversive; propaganda antinazionale; vilipendio o danneggiamento della bandiera; offese a confessioni religiose) sono state oggetto di informazioni a bassa risonanza, approfittando del periodo estivo, ma non per questo meno gravi, e per taluni aspetti, rivoluzionarie. Il provvedimento attende di diventare legge dopo l?approvazione del Senato, ma tenuto conto della maggioranza trasversale che lo sorregge, non è possibile nutrire illusioni circa possibili resipiscenze ?in extremis?.

    L?iniziativa originaria appartiene all?Estrema sinistra, ma strada facendo ha coinvolto l?attuale maggioranza, convinta che quelle depenalizzazioni siano un atto dovuto, in quanto i cosiddetti reati d?opinione non sarebbero più tali alla luce di una nuova sensibilità etica e giuridica, ben diversa da quella dei tempi in cui vennero introdotti nella legislazione penale. Ciò, in particolare, con riferimento all?art. 21 della Costituzione ed al diritto, ivi codificato, di ?manifestare il pensiero? in un?ottica di libertà totale.

    Il ragionamento, a prima vista suggestivo, non può essere condiviso. Tanto per cominciare, la riforma dell?art. 241 del Codice penale, che punisce con l?ergastolo gli attentati all?indipendenza ed all?integrità statuali (come accadde col Trattato di Osimo, e come fu evidenziato nella richiesta al Presidente Leone di non firmare la legge di ratifica, peraltro disattesa), riduce la pena alla reclusione decennale, ma non è certo qualificabile come revisione ?liberal? di un fatto d?opinione, a meno che non si voglia ritenere tale, nell?odierno clima di lassismo, persino l?alto tradimento. Cosa dire, nella stessa ottica, per l?appartenenza ad associazioni che abbiano per scopo dichiarato la distruzione dello Stato, punibile, in base alla riforma ?in fieri?, con una reclusione massima di tre anni? O della propaganda antinazionale di cui all?art. 272, per cui scatta la cancellazione pura e semplice?

    Non meno grave, per le implicazioni che sottintende, è la depenalizzazione del vilipendio o danneggiamento alla bandiera, per cui è prevista, in luogo delle precedenti sanzioni penali, un?ammenda compresa tra cento e mille euro. Evidentemente, la filosofia padana ha fatto scuola, e d?ora in poi l?On. Bossi potrà esprimere tranquillamente il suo ribrezzo per il Tricolore ed assimilarlo senza problemi alla carta igienica (per essere condannato ad una pena minima, salvaguardia parlamentare a parte, dovrebbe proprio utilizzarla come tale).

    Altre fattispecie ben diversamente regolate dal vecchio Codice vengono sanzionate, parimenti, con semplici e modeste multe. E? il caso dell?offesa a confessioni religiose, delle attività antinazionali all?estero e del vilipendio alla Repubblica, ad Istituzioni costituzionali ed alle Forze armate: una vera e propria mutazione epocale, tanto più significativa in quanto ?bipartisan? (anche se la sinistra non è stata affatto unanime, schierandosi almeno parzialmente in difesa della bandiera, con un paradosso a cui la politica italiana non è nuova).

    In tutta sintesi, con questo disegno si compie un vero e proprio oltraggio allo Stato, ed ai valori che videro il sacrificio di tanti Martiri. A parte ogni altro rilievo, esso completa la negazione della sua credibilità   etica, che è un principio primo a cui non possono essere apportate innovazioni a colpi di maggioranze trasversali. Del resto, la libertà di ciascuno trova precisi limiti istituzionali in quelle altrui, e prima ancora nel patto sociale, simboleggiato dalla bandiera tricolore e dagli ideali che essa esprime, da almeno due secoli a questa parte.
    CESARE BOBBIO
    non+autenticato
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