Cassandra Crossing/ Sicurezza sì, ma i diritti?

di Marco A. Calamari - L'equazione secondo cui a meno privacy equivale una maggiore sicurezza non è solo ideologicamante scorretta ma anche totalmente sbagliata dal punto di vista tecnico

Roma - Ho letto e riletto con attenzione l'interessante articolo di Stefano Aterno, del quale ho apprezzato altri interventi, pubblicato su Punto Informatico l'8 ottobre. Pur ritenendo utile, anzi necessario, il confronto continuo e corretto tra le posizioni dei sostenitori dei diritti civili in Rete e quelle delle autorità preposte alla gestione della sicurezza nelle sue varie accezioni, devo manifestare la mia assoluta opposizione alle tesi ivi sostenute.

Senza mezzi termini, ed a rischio di sembrare brutale, vorrei subito dire che ritengo la posizione che l'articolo enuncia non un invito al confronto, ma semmai un tipico esempio di creazione di FUD (Fear, Uncertainity, Doubt - Paura, Incertezza, Dubbio) che fin dall'inizio lo impedisce.
E passo subito a motivare questa mia affermazione.

La ricerca di un "equilibrio" tra "esigenze superiori di sicurezza" e "diritti dei cittadini" nei termini usati nell'articolo, che chiede di evitare di "avvitarsi in discussioni e polemiche (spesso dietrologiche)" non lascia molto spazio a chi invece promuove i diritti civili in Rete.
Accettare una tale impostazione equivarrebbe accettare una mediazione, nel Colosseo di 2000 anni orsono, tra i diritti civili dei proto-cristiani e le necessità alimentari dei leoni. E' un modo per iniziare il gioco del confronto negando fin dall'inizio le motivazioni dell'interlocutore in maniera veramente brutale. Questo per giustificare la F di FUD.
E per entrare nel merito della disinformazione (U e D - peraltro probabilmente involontaria) che traspare in vari punti del testo, basti citare l'affermazione secondo cui "la normativa recente... consente di escludere dal monitoraggio a fini investigativi il contenuto delle comunicazioni". Infatti la normativa citata esclude il contenuto delle comunicazioni non dal monitoraggio investigativo, ma (per fortuna) dalla ben più grave ed invasiva data retention, cioè dalla memorizzazione sistematica preventiva dei dati di log delle comunicazioni telematiche.
Gli investigatori hanno da sempre e continuano ovviamente ad avere la possibilità di monitorare i contenuti durante le indagini di tipo informatico come durante le intercettazioni ambientali.

Non ritengo utile nè costruttivo proseguire nel commento dell'articolo; consiglio anzi chi non l'avesse già letto di farlo, per formarsi una sua opinione personale, non viziata da quella di un "estremista" dei diritti civili in Rete, categoria a cui io senz'altro appartengo.

Vorrei invece sottolineare la sempre più profonda divergenza tra la concezione di Stato e cittadino nostra e di un paese, attentissimo peraltro alle istanze della sicurezza, come gli Stati Uniti.
Divergenza sempre più pericolosa, perchè prospera nella maniera più rigogliosa proprio nelle istituzioni e tra gli addetti ai lavori.
E passo percio' a fare un esempio che rappresenta, nella mia visione del mondo, l'acme di una vera ricerca di equilibrio tra Stato e cittadino.

La Costituzione americana vincola il cittadino al rispetto delle leggi volte a preservare il bene comune, e riserva allo Stato il diritto di formare un esercito.
Ma per bilanciare in maniera reale, e non solo come fumoso principio, il potere del cittadino con quello dello Stato, viene garantito al cittadino, addirittura a livello costituzionale, il diritto inalienabile a possedere e portare armi.
Questa è l'approccio necessario per la ricerca di un reale equilibrio.
Il cittadino non è quindi un "suddito", ma condivide, anche su un piano materiale, il potere "militare" dello Stato. La situazione italiana nello stesso settore è anche troppo nota, e a parere di chi scrive, denota invece la diffusa sottomissione del cittadino allo Stato.

E per terminare e non rischiare di annoiare il lettore con troppe opinioni, voglio sintetizzare la mia posizione sul bilanciamento tra diritti dei cittadini e necessità investigative dello Stato nel campo della sicurezza e della privacy.
Io, come cittadino italiano, esigo il rispetto dei miei diritti costituzionali alla comunicazione ed alla privacy.
Voglio rispettare le leggi, ma esigo che i legislatori che mando in parlamento producano leggi chiare e rispettose dei diritti civili, che diano luogo a regolamenti e norme attuative tecnicamente valide, chiare e poco discrezionali.

Sono profondamente convinto, supportato anche dalla cultura informatica di questo settore (mia e di altri), che l'equazione "meno privacy uguale più sicurezza", specialmente in ambito telematico, è non solo ideologicamante scorretta ma anche totalmente sbagliata dal punto di vista tecnico.
Posso tranquillamente affermare che il suo unico impiego efficace nel mondo della comunicazione, è quello di disonesto strumento ideologico di manipolazione dell'opinione pubblica.

Esigo il rispetto del mio diritto alla privacy, ed esigo anche che lo Stato, che come cittadino contribuisco a mantenere, mi garantisca la sicurezza al massimo livello possibile senza dover calpestare i diritti di nessuno, e tantomeno doversi comportare come il Grande Fratello di "1984".
Voglio la privacy e voglio la sicurezza.
Da queste posizioni possiamo far partire un confronto che porti ad una reale mediazione. Da quelle di subordinazione, descritte nell'articolo di Stefano Aterno, certamente no.

Spero sinceramente di avere una reale possibilità di confronto con l'avv. Aterno, che approfitto per invitare ufficialmente ad e-privacy 2006, e con il maggior numero di coloro che sono contrari alle posizioni che io difendo.
Ne abbiamo tutti molto bisogno.

Marco A. Calamari

I precedenti interventi di M.A.C. sono disponibili qui
TAG: privacy
7 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ Sicurezza sì, ma i diritti?
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  • Siceramente mi aspettavo di essere inviato dal gentile Marco Calamai e-privacy 2006 ma non ho sentito nessuno ne tantomeno ricevuto nulla neanche per e-privacy 2007.

    Peccato, perchè avrei potuto spiegare meglio il senso del mio intervento su punto-informatico sulla "securacy"(che mi sono accorto che non è stato compreso sino in fondo)e soprattutto, sollecitare un sereno confronto sul fatto che a parte molte chiacchere sulla necessità di libertà e sulla voglia di privacy....sul caso Telecom e sugli accessi abusivi .....non si è fatto nulla e i processi penali e civili NON faranno giustizia (vi parla un avvocato impegnato in questo tipo di proessi).
    Come dissi all'epoca, Privacy e Sicurezza devono far rima con Responsabilità ...."Ad una forzata compressione del diritto alla riservatezza dei cittadini (non assoluta bensì relativa ai casi particolari previsti) deve opporsi effettivamente un' azione e una tutela concreta da parte dell' Autorità Garante per la protezione dei dati personali. Può sembrare un paradosso ma è evidente la semplicità di tale affermazione".
    La sopravvivenza dell'una e dell'altra sono legate al concetto più ampio di responsabilità.
    Oggi stiamo andando incontro ad un rinnovo della proroga dei termini del decretu pisanu sui data retention ma non vedo crescere, neanche dalle tanto costose Autorithy un vero impegno nella lotta alla riservatezza dei cittadini.
    L'esigenza di maggiore sicurezza permane e si fa più stringente anche in relazione al terrorismo politico interno che sarà sempre più pericoloso visto l'inasprirsi della fase di lotta.
    Mi farebbe piacere che le Cassandre si facessero sentire sulla Rete quando NON si vede ciò che auspicavo con grande forza nell'articolo del 2005 ovvero un riscontro ed un'analisi di quella necessaria "Responsabilità" senza la quale, i sempre temuti e sempre taciuti eventi delittuosi determineranno scorciatoie legislative che andranno ad eliminare le garanzie che rimangono. In tal caso, a noi, non resterà che il mero ricordo di che cosa era la "privacy" e tante tante belle parole.

    http://punto-informatico.it/p.aspx?i=1330641
    non+autenticato
  • - Scritto da: Stefano Aterno
    > Siceramente mi aspettavo di essere inviato dal
    > gentile Marco Calamai e-privacy 2006 ma non ho
    > sentito nessuno ne tantomeno ricevuto nulla
    > neanche per e-privacy
    > 2007.

    http://punto-informatico.it/p.aspx?i=1333277

    Cito:

    "Spero sinceramente di avere una reale possibilità di confronto con l'avv. Aterno, che approfitto per invitare ufficialmente ad e-privacy 2006, e con il maggior numero di coloro che sono contrari alle posizioni che io difendo.
    Ne abbiamo tutti molto bisogno."
    non+autenticato
  • Voglio la privacy e voglio la sicurezza.
    perche tutte due insomma quindi
    non+autenticato
  • voglio una riservatezza sicura?
    sarebbe chiedere troppo?
    sarebbe criminale?
    a chiunque, con un po' di buon senso, sembrerebbe il minimo.
    non+autenticato
  • Se forse (e ribadisco forse, come dice l'articolo ci sarebbe da discutere) non è vero che

    maggiore sicurezza => minore privacy,

    ma è certo che

    maggiore privacy => miniore sicurezza.

    Perché se posso comunicare in maniera irrintracciabile/non individuabile dallo stato, divento inevitabilmente uno strumento utile al terrorismo.

    non+autenticato

  • E' vero inoltre che con la storia di terrorismo e altro si creano le basi per distruggere la privacy senza trovare opposizione; la situazione di instabilita' di oggi voluta o non voluta e' comunque destinata a rimanere poiche' troppa gente ci sta guadagnando; i governi possono fare leggi liberticide e ammazzaprivacy senza troppo essere contrariati (1), la prevenzione dal terrorismo e la gestione della privacy diventano un businness (2) e soprattutto si coprono molte cose con facilita'.

    (1) E' in preparazione una bozza di legge che difatto annulla la sentenza PGP ma non so quanta strada fara' per un problema di manifesta incostituzionalita'.

    (2) La Fcc puo' rifiutatr di permettere piu' la vendita di dispositivi software o hardware di comunicazione che non permettano l'accesso a terzi autorizzati, cosi' e' scritto nelle nuove clausole.
    non+autenticato
  • vero anzi sacrosanto !!!

    il fatto che sulla cosa ci marcino in molti è purtroppo risaputo , i governi di tutto il mondo non gradiscono che su un blog od un forum siano accessibili notizie a loro avviso riservate (leggi cina) e seppur in minima parte la cosa siacomprensibile (nessuno vuole che certi panni siano lavatiin pubblico se può farlo in privato ) bisognerebbe avere un filo di criterio direi , si lo so lo so parlando di governi la parola criterio diventa a dir poco ridicola , noi poi dovremmo essere i primi a tacere ma a rigor di logica ...

    il problema è che il piatto è ghiotto,troppo oramai controllare le informazioni in entrata ed in uscita è diventato tassativo per tutti , è vero che la minaccia del terrorismo è più che tangibile per carità ma da qui a blindare ogni cosa partendo dal pc (leggi palladium) o applicando filtri in rete ce ne corre ... senza parlare della discussa data retention che oltre ad essere di fatto una
    misura draconiana è pure uno schiaffo alla costituzione

    per me cmq prevaranno gli interessi di chi ha i danè
    - leggi major - spero di sbagliare