Secondo ALCEI siamo dunque dinanzi ad una forma di "violenza sulle cose", di un dolo cosciente e volente e diretto ad
impattare sui sistemi informativi altrui. Ma non è tutto qui: a parere dell'Associazione si può parlare anche di "danneggiamento" nonché di "concorso tra il reato di danneggiamento informatico e quello di diffusione di programmi-virus, o analoghi" di cui, per l'appunto, all'art. 615-quinquies del codice penale e, per altri versi, all'art. 635-bis dello stesso codice. "In particolare - insiste ALCEI - giova rimarcare come l'alterazione del sistema informatico avvenga automaticamente, senza alcuna interazione da parte dell'utente e senza alcuna possibilità per quest'ultimo di conoscere cosa stia accadendo all'interno del suo sistema".
In conclusione, spiega ALCEI, è necessario che si indaghi su:
1 ? chi sia il materiale autore del sistema di DRM utilizzato da Sony BMG Music Entertainment,
2 ? chi ne abbia deciso le modalità di funzionamento,
3 ? chi ne abbia deciso le modalità di diffusione,
e si verifichi:
4 ? se il software in questione sia stato installato anche in prodotti destinati alla vendita sul mercato italiano,
5 ? se altre aziende dell'intrattenimento o del settore informatico abbiano utilizzato la stessa metodologia a danno degli utenti legittimi delle opere protette,
6 ? se i reati ipotizzati siano stati commessi da soggetti operanti nel territorio italiano, o se siano loro imputabili, direttamente, per concorso o per associazione a delinquere.
La denuncia di ALCEI, spiega l'Associazione nel suo comunicato, "è la fase preliminare di un'azione che intende arrivare a una denuncia penale contro chi, nella Sony BMG Entertainement, si fosse reso responsabile di atti illeciti in Italia, i suoi eventuali complici o correi ? e altri che abbiano commesso analoghi reati".
Il
testo completo della denuncia di ALCEI è
qui