Fatturazione elettronica, ora si può

di A. Lisi e L. Giacopuzzi - Un po' di chiarezza sulla recente circolare dell'Agenzia delle Entrate, sulle norme in materia e qualche consiglio utile su fatturazione elettronica e conservazione sostitutiva dei documenti

Roma - Uno, nessuno o centomila documenti: non cambierà nulla per i nostri archivi dove in una briciola di silicio contenuto negli hard disk dei nostri pc sarà conservata l'intera nostra esistenza, anche dal punto di vista contabile e fiscale! Le nostre imprese potranno, infatti, sostituire fatture e scritture contabili cartacee con documenti emessi digitalmente e conservati su supporti ottici o altri supporti comunque idonei. La rivoluzione digitale è già iniziata e comporterà grandi risparmi per imprese, professionisti, pubbliche amministrazioni.
Da ultimo, una circolare emessa dall'Agenzia delle Entrate (circolare 45/E del 19 ottobre 2005) ha fornito alcune utili linee guida interpretative ai professionisti e alle imprese in merito alla recente legislazione di recepimento comunitario in materia di fatturazione (D. Lgs. n. 52/2004 di attuazione della direttiva 2001/115/CE che semplifica ed armonizza le modalità di fatturazione - anche elettronica - in materia di IVA).
Occorre sottolineare che già da oltre un anno le imprese italiane possono emettere fatture elettroniche e archiviare digitalmente documenti contabili e fiscali, liberando per sempre i loro ingombranti archivi dai documenti cartacei/analogici (che vengono sostituiti in tutto o in parte dal più moderno documento informatico). In linea con le nuove esigenze della Società dell'Informazione, la legge italiana è stata da sempre all'avanguardia in queste materie e, per una volta, sono stati proprio gli operatori economici a frenare questo cambiamento epocale, più per ragioni culturali piuttosto che per reali difficoltà interpretative poste dall'applicazione delle recenti normative.
Le principali norme di riferimento, attualmente in vigore, che rendono possibile l'emissione di fatture elettroniche e, quindi, l'archiviazione ottica dei documenti, non solo dal punto di vista amministrativo-contabile, come già previsto dalla L. 1994 n. 489, ma anche dal punto di vista fiscale sono:
- il già citato D. Lgs. 20 febbraio 2004 n. 52 (in tema di fatturazione elettronica);
- il Decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze 23 gennaio 2004 - in seguito DMEF - (relativo alle modalità di conservazione su supporti digitali dei documenti rilevanti ai fini tributari);
- la Deliberazione CNIPA 19 febbraio 2004 n. 11 (regole tecniche per la conservazione di documenti su supporto ottico).
Ulteriori indicazioni e specificazioni tecniche sono contenute, inoltre, nel:
- TUDA 445/2000 (come modificato dal D.lgs. n. 10 del 2002 ) e dal gennaio 2006 nel Codice della Pubblica Amministrazione Digitale (D. Lgs. n. 82 del 2005)
- DPCM 13 gennaio 2004 contenente le regole tecniche per la formazione, la trasmissione, la conservazione, la duplicazione, la riproduzione e la validazione, anche temporale, dei documenti informatici (emesso sulla base dell'art. 6 del TUDA e rimarrà in vigore anche dopo l'entrata in vigore del Codice della PAD, almeno sino a quando non si interverrà sulla base dell'art. 71 dello stesso Codice).
La legislazione è pertanto da tempo completa in materia e mancano all'appello soltanto delle specificazioni tecniche (riguardanti alcune fasi della procedura di conservazione sostitutiva, non rilevanti comunque ai fini della sua validità) e che si attendono ancora dall'Agenzia delle Entrate.

Cosa è la fatturazione elettronica
La recente circolare ha pertanto chiarito che la fatturazione elettronica nulla ha a che vedere con l'invio delle fatture come allegato di una e-mail: infatti, questa procedura di trasmissione delle fatture è da tempo utilizzata dalle imprese ed era da tempo consentita sulla base di precedenti provvedimenti della Agenzia delle Entrate, purchè all'invio telematico della fattura seguisse la sua stampa cartacea e la sua tradizionale archiviazione. Si sottolinea, pertanto, che la fattura allegata ad una e-mail, se non viene emessa secondo le modalità previste dal DMEF, attraverso una fictio iuris, viene ancora oggi considerata come un normale documento analogico. E, infatti, già dal 1986 il Ministero delle Finanze aveva enunciato il principio dell'assoluta "ininfluenza del mezzo di trasmissione" della fattura, ricollegando tuttavia la legittimità del procedimento alla necessaria "formazione materiale dell'esemplare": detto altrimenti, alla "stampa" della fattura.
Con il Decreto Legislativo del 20 febbraio 2004 n. 52 si introduce invece un sistema di fatturazione del tutto innovativo, che permette - per la prima volta - di "dematerializzare" l'intero ciclo di vita di una fattura, dalla sua emissione alla sua conservazione digitale.

Come chiarito dal legislatore e, quindi, dalla recente circolare (poco innovativa, in verità, rispetto alle leggi che vuole interpretare), va anzitutto evidenziato come la fattura in formato digitale per poter essere considerata "fattura elettronica" ai fini tributari non possa contenere "macroistruzioni", nè "codici eseguibili", tali da attivare funzionalità che possano modificare gli atti, i fatti o i dati rappresentati. La stessa, in altre parole, deve essere un "documento statico non modificabile", ossia un documento informatico il cui contenuto risulti nel tempo immutabile e non alterabile. Per attestare la data, l'autenticità della provenienza della fattura e l'integrità del suo contenuto è necessaria, inoltre, l'apposizione, su ciascuna fattura o sul lotto di fatture, del riferimento temporale e della firma elettronica qualificata dell'emittente (si ricorda che l'unica firma elettronica riconducibile a questa fattispecie è al momento la firma digitale).
In alternativa all'impiego della firma digitale e dell'utilizzo del riferimento temporale, possono essere utilizzati sistemi di Electronic Data Interchange (sistema di trasmissione elettronica dei dati, più noti con l'acronimo "EDI"), purché detti sistemi siano in concreto idonei ad attestare la data, l'autenticità e l'integrità delle fatture emesse (secondo le indicazioni fornite dalla Raccomandazione della Commissione Ce n. 94/820/Ce del 19 ottobre 1994).
La fattura elettronica, per il resto, è - da un punto di vista contenutistico - del tutto equivalente ad una fattura cartacea e, come questa, deve essere sempre redatta secondo le indicazioni fornite dall'art. 21, comma 2, D.P.R. 633/72 (come integrate dal D. Lgs. 52/2004). La fattura elettronica, pertanto, non può essere emessa in via "sintetica", dovendo sempre riportare in modo dettagliato le indicazioni obbligatorie. Ciò non esclude, tuttavia, la possibilità di inserire una sola volta le indicazioni comuni alle diverse fatture, dirette allo stesso destinatario, emesse in un unico lotto, purchè per ogni fattura sia accessibile la totalità delle informazioni richieste. Inoltre, per le operazioni effettuate nello stesso giorno nei confronti di un medesimo destinatario può essere emessa una sola fattura.

Quando si può ricorrere alla fatturazione elettronica
Un'indicazione di legge molto importante - che certo non può essere taciuta - subordina la possibilità di ricorrere al sistema di fatturazione elettronica al previo raggiungimento di un accordo tra i soggetti in gioco, ossia tra emittente e destinatario della fattura (come confermato, infatti, dal nuovo 3° comma dell'art. 21 D.P.R. 633/72).
La norma testè citata non disciplina però i contenuti di detto accordo, i quali in concreto potranno dunque essere i più vari. Nel silenzio della legge, pare tuttavia quanto mai opportuno disciplinare contrattualmente anche la "modalità tecnica" di trasmissione e lo "standard" utilizzato in detta fase ed in quella di archiviazione, come pure la "periodicità" di trasmissione delle fatture. Appare utile, quindi, sottolineare come in questa materia assumano un'importanza rilevante i contratti e le regolamentazioni tecniche intercorrenti tra le parti in gioco; giova ricordare, infatti, che i servizi di fatturazione e conservazione possono essere affidati oggi in outsourcing a soggetti terzi (come espressamente previsto dal D. Lgs. 52/2004 e dal DMEF).

Quando la fattura elettronica si considera emessa
La fattura elettronica inoltrata per via telematica si ha per emessa nel momento della sua trasmissione, ossia nel momento in cui il documento informatico è trasmesso per via elettronica al destinatario (si deve far riferimento, in proposito, alle disposizioni contenute nell'articolo 45, comma 2, del dlgs. n. 82 del 2005, il quale dispone che "il documento informatico trasmesso per via telematica si intende spedito dal mittente se inviato al proprio gestore, e si intende consegnato al destinatario se reso disponibile all'indirizzo elettronico da questi dichiarato, nella casella di posta elettronica del destinatario messa a disposizione dal gestore"). Sarà molto utile, se non indispensabile, affidarsi a sistemi di PEC (Posta Elettronica Certificata). Peraltro, l'emissione della fattura può coincidere con il momento in cui la fattura elettronica è messa a disposizione del destinatario al quale venga inviato un semplice messaggio (e-mail) contenente un protocollo di comunicazione ed un link di collegamento al server ove la fattura è reperibile. In tal modo il destinatario, collegandosi al sito, può effettuare in qualsiasi momento il download della fattura, ossia scaricare il documento elettronico.

La conservazione della fattura elettronica
Per quanto riguarda invece, la conservazione della fattura elettronica, il D. Lgs. 52/2004 dispone, anzitutto, nell'art. 39, comma 3, DPR 633/72 (come modificato ex art.2 D.Lgs. 52/04) che "le fatture elettroniche trasmesse o ricevute in forma elettronica sono archiviate nella stessa forma". La norma così prosegue: "Le fatture elettroniche consegnate o spedite in copia sotto forma cartacea possono essere archiviate in forma elettronica". In caso di "archiviazione elettronica" delle fatture (da intendersi ai fini giuridico/tecnici "conservazione" ai sensi della deliberazione CNIPA n. 11 e secondo le indicazioni del DMEF) essa va effettuata entro 15 giorni dalla loro emissione/ricezione, fermi restando i termini per l'assolvimento degli obblighi di registrazione previsti dagli articoli 23 e 25 del DPR n. 633 del 1972 (così dispone l'art. 3 2° comma del DMEF).
Per quanto riguarda il processo di conservazione e, quindi, l'esibizione delle fatture occorre pertanto far riferimento al DMEF (che rimanda alla deliberazione CNIPA). Resta fermo, quindi, che il processo di conservazione delle fatture elettroniche (emesse con l'apposizione del riferimento temporale e della firma elettronica qualificata) si perfeziona con la sottoscrizione elettronica e l'apposizione della marca temporale sull'insieme dei documenti (ovvero su un'evidenza informatica contenente l'impronta o le impronte dei documenti stessi) da parte del responsabile della conservazione. Occorre sottolineare pertanto che non occorre la presenza del notaio per il completamento della procedura di conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche (o di altri documenti contabili che nascono elettronici). L'apposizione della firma digitale e della marca temporale di un pubblico ufficiale sarà necessaria solo in caso di conservazione sostitutiva di quei pochi documenti analogici contabili che devono considerarsi "originali unici" (il documento analogico o cartaceo può essere unico o non unico, se, in questo secondo caso, sia possibile risalire al suo contenuto attraverso altre scritture o documenti di cui sia obbligatoria la conservazione, anche in possesso di terzi). Le fatture analogiche ovviamente non sono "originali unici" e, quindi, la loro conservazione sostitutiva termina con l'apposizione della firma digitale e della marca temporale del responsabile della conservazione. Così è ben specificato nella deliberazione CNIPA n. 11 (richiamata espressamente DMEF) e i dubbi interpretativi che ancora in qualcuno permangono - a causa di un errore materiale in cui è incorso il legislatore nel DMEF del 23 gennaio 2004 (il quale si è semplicemente dimenticato di inserire l'aggettivo "unici" nel comma 3 dell'art. 4 dedicato alla conservazione sostitutiva dei documenti analogici - aggettivo pur contenuto nelle definizioni contenuto nell'art. 1) - saranno dissipati dal prossimo provvedimento della Agenzia delle Entrate che interverrà sulla materia.

Anche qui, pertanto, non sorgono grossi problemi interpretativi, anche se ancora si attendono delucidazioni in merito alla precisa individuazione dei "documenti originali unici" (per i quali è prevista la presenza del pubblico ufficiale a chiusura del procedimento di conservazione sostitutiva) e ad alcune modalità tecniche-operative che consentiranno l'esibizione telematica dei documenti contabili conservati digitalmente (art. 6 2° comma DMEF) e soprattutto l'invio all'agenzia delle entrate della cosiddetta "superimpronta" del proprio archivio informatico (con firma digitale e marca temporale del responsabile della conservazione) da effettuarsi alle agenzie delle entrate competenti "per estendere la validità dei documenti elettronici" (art. 5 1° comma DMEF).

Da nostre fonti, i tempi di questo ulteriore e analitico provvedimento interpretativo del DMEF da parte dell'Agenzia delle Entrate (nel quale - a quanto ci è dato di sapere - si interpreterà in maniera estesa ed elastica il concetto di "documento analogico originale non unico" a tutto vantaggio dei processi di conservazione sostitutiva delle imprese) non sono immediati, ma occorre sottolineare una volta per tutte che - in attesa di questo ulteriore provvedimento - tutti i processi di emissione elettronica e conservazione sono assolutamente legittimi e possono essere iniziati.

Avv. Andrea Lisi
www.studiodl.it
Avv. Luca Giacopuzzi
www.lucagiacopuzzi.it


Il presente articolo sarà approfondito nel numero 5 della Rivista di Diritto Economia e Gestione delle Nuove Tecnologie, Nyberg Editore
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39 Commenti alla Notizia Fatturazione elettronica, ora si può
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  • L'articolo è sicuramente molto più accurato di molta spazzatura che circola in rete sul tema.
    Non concordo però su un punto, che mi sembra abbastanza cruciale: perchè nell'articolo si dice che conviene affidarsi alla PEC per la fattura elettronica?
    Dal punto di vista tecnologico esistono molte possibilità di rispondere ai requisiti della normativa senza ricorrere a un certificatore terzo per la trasmissione (non per la conservazione! ripeto, solo per la trasmissione).
    Mi sembra invece molto più efficiente da un punto di vista business, "aprire" la trasmissione a concorrenti che creino sistemi di trasmissione compatibili con la legge, senza dover essere filtrati da un oligopolio certificatore che rallenterebbe necessariamente lo sviluppo di questi sistemi.
    Anzi, io penso che si debba aprire una riflessione seria anche sulla necessità dei certificatori nella conservazione. La necessità delle certificazioni istituzionalizzate è un retaggio della cultura corporativa italiana e spiega bene perchè in Europa questi mezzi esistano da anni e in Italia no.
    Leggendo infatti la direttiva comunitaria guida (la 115 citata ampiamente) si evince che NON c'è affatto da parte comunitaria un obbligo di certificazione.

    g.

  • - Scritto da: gimuz
    > L'articolo è sicuramente molto più accurato di
    > molta spazzatura che circola in rete sul tema.
    > Non concordo però su un punto, che mi sembra
    > abbastanza cruciale: perchè nell'articolo si dice
    > che conviene affidarsi alla PEC per la fattura
    > elettronica?
    > Dal punto di vista tecnologico esistono molte
    > possibilità di rispondere ai requisiti della
    > normativa senza ricorrere a un certificatore
    > terzo per la trasmissione (non per la
    > conservazione! ripeto, solo per la trasmissione).
    > Mi sembra invece molto più efficiente da un punto
    > di vista business, "aprire" la trasmissione a
    > concorrenti che creino sistemi di trasmissione
    > compatibili con la legge, senza dover essere
    > filtrati da un oligopolio certificatore che
    > rallenterebbe necessariamente lo sviluppo di
    > questi sistemi.
    > Anzi, io penso che si debba aprire una
    > riflessione seria anche sulla necessità dei
    > certificatori nella conservazione. La necessità
    > delle certificazioni istituzionalizzate è un
    > retaggio della cultura corporativa italiana e
    > spiega bene perchè in Europa questi mezzi
    > esistano da anni e in Italia no.
    > Leggendo infatti la direttiva comunitaria guida
    > (la 115 citata ampiamente) si evince che NON c'è
    > affatto da parte comunitaria un obbligo di
    > certificazione.
    >
    > g.

    Gent.mo G.,
    per quanto mi riguarda Lei sfonda una porta aperta...
    (veda ad esempio http://punto-informatico.it/p.asp?i=51439)
    effettivamente per quanto riguarda quell'affermazione contenuta nell'articolo faccio autocritica e avremmo dovuto precisarla meglio, anche se sono certe leggi che ci costringono a dire certe cose! Sorride
    Cordiali saluti. Andrea Lisi

    non+autenticato
  • Ovviamente la mia non era una critica al vs. articolo, ma indirettamente alle lobby che imbrigliano lo sviluppo delle tecnologie con i loro più o meno evidenti conflitti di interesse!

    Giuliano
  • 1) Un esempio di "Electronic Data Interchange"? Che si intende di preciso? In questo momento non stiamo usando un EDI?

    2) Che caratteristiche e requisiti devono avere questi soggetti terzi ai quali affidiamo in outsourcing la fatturazione elettronica? in Pratica Chi sono?

    3) In pratica cosa serve? Un lettore, un a scheda contenente la firma digitale certificata e la marca temporale ma chi rilascia queste certificazioni solo le camcom? Ci sono altri enti o e' obbligatorio iscriversi alle camere di commercio? Mi pare assurdo.

    4) Perche' il destinatario della fattura dovrebbe rivolgersi ad un' ente intermedio per prelevare le fatture? Una volta che ho firmato digitalmente un documento glielo invio per e-mail.... che problema c'e'?

    5) E a proposito dell' invio via e-mail , e' proprio indispensabile la PEC? E chi sono gli enti che forniscono servizi PEC?

    Grazie per le risposte


  • - Scritto da: Alessandrox
    > 1) Un esempio di "Electronic Data Interchange"?
    > Che si intende di preciso? In questo momento non
    > stiamo usando un EDI?

    No, l'EDI è uno standard preciso codificato da norme internazionali e recepito nella legislazione comunitaria e nazionale. E' sufficiente inserire l'acronimo in un motore per reperire le norme di riferimento.

    > 2) Che caratteristiche e requisiti devono avere
    > questi soggetti terzi ai quali affidiamo in
    > outsourcing la fatturazione elettronica? in
    > Pratica Chi sono?

    Sono tipicamente outsourcer che si occupano di gestione documentale IT e hanno un centro servizi dedicato. Ce ne sono decine (se non centinaia) sparsi per l'Italia.

    > 3) In pratica cosa serve? Un lettore, un a scheda
    > contenente la firma digitale certificata e la
    > marca temporale ma chi rilascia queste
    > certificazioni solo le camcom? Ci sono altri enti
    > o e' obbligatorio iscriversi alle camere di
    > commercio? Mi pare assurdo.

    L'Unioncamere non è l'unico certificatore riconosciuto, ne esistono altri (circa dieci in Italia). E' il punto debole del sistema: se per assurdo una grande quantità di aziende aderisse al servizio, c'è il rischio che l'ente certificatore diventi un collo di bottiglia operativo.

    > 4) Perche' il destinatario della fattura dovrebbe
    > rivolgersi ad un' ente intermedio per prelevare
    > le fatture? Una volta che ho firmato
    > digitalmente un documento glielo invio per
    > e-mail.... che problema c'e'?

    Attenzione! La fattura elettronica NON è l'invio via e-mail della fattura (rileggi la prima parte dell'articolo). in pratica nella fattura elettronica il documento è SMATERIALIZZATO e non esiste più, detto in parole povere viaggiano solo i dati.

    > 5) E a proposito dell' invio via e-mail , e'
    > proprio indispensabile la PEC? E chi sono gli
    > enti che forniscono servizi PEC?

    Vedi sopra: se si decide di fare unicamente l'invio elettronico della fattura e non l'invio della fattura elettronica (non è un gioco di parole), la PEC non serve.

    g.

    > Grazie per le risposte
    >
  • - Scritto da: gimuz

    > - Scritto da: Alessandrox
    > > 1) Un esempio di "Electronic Data Interchange"?
    > > Che si intende di preciso? In questo momento non
    > > stiamo usando un EDI?

    > No, l'EDI è uno standard preciso codificato da
    > norme internazionali e recepito nella
    > legislazione comunitaria e nazionale. E'
    > sufficiente inserire l'acronimo in un motore per
    > reperire le norme di riferimento.

    OK trovato, capito.

    > > 2) Che caratteristiche e requisiti devono avere
    > > questi soggetti terzi ai quali affidiamo in
    > > outsourcing la fatturazione elettronica? in
    > > Pratica Chi sono?

    > Sono tipicamente outsourcer che si occupano di
    > gestione documentale IT e hanno un centro servizi
    > dedicato. Ce ne sono decine (se non centinaia)
    > sparsi per l'Italia.

    Un' azienda per fare da outsoucer che requisiti deve avere, intendo deve ricevere una certificazione da una certa autorita'/ente immagino.

    > > 3) In pratica cosa serve? Un lettore, un a
    > scheda
    > > contenente la firma digitale certificata e la
    > > marca temporale ma chi rilascia queste
    > > certificazioni solo le camcom? Ci sono altri
    > enti
    > > o e' obbligatorio iscriversi alle camere di
    > > commercio? Mi pare assurdo.

    > L'Unioncamere non è l'unico certificatore
    > riconosciuto, ne esistono altri (circa dieci in
    > Italia). E' il punto debole del sistema: se per
    > assurdo una grande quantità di aziende aderisse
    > al servizio, c'è il rischio che l'ente
    > certificatore diventi un collo di bottiglia
    > operativo.

    Beh... per "assurdo" l' obbiettivo, a quanto pare, sarebbe l' adesione di quante piu' aziende italiane possibili... almeno nelle intenzioni del governo.

    > > 4) Perche' il destinatario della fattura
    > dovrebbe
    > > rivolgersi ad un' ente intermedio per prelevare
    > > le fatture? Una volta che ho firmato
    > > digitalmente un documento glielo invio per
    > > e-mail.... che problema c'e'?

    > Attenzione! La fattura elettronica NON è l'invio
    > via e-mail della fattura (rileggi la prima parte
    > dell'articolo). in pratica nella fattura
    > elettronica il documento è SMATERIALIZZATO e non
    > esiste più, detto in parole povere viaggiano solo
    > i dati.

    Si OK ma facciamo un caso pratico: se il documento e' composto elettronicamente (es. formato pdf), e firmato digitalmente (con chiave privata, protocollo x509), il problema non si pone dal momento che dopo la trasmissione viene ricevuto e aperto dal ricevente il quale non deve fare altro che verificare la firma apposta sul documento stesso (con chiave pubblica), se qualcosa non torna si vede subito.... non c'e' strettamente bisogno di un' intermediario (c'e' bisogno di un' ente terzo che certifichi la mia firma questo si).

    > > 5) E a proposito dell' invio via e-mail , e'
    > > proprio indispensabile la PEC? E chi sono gli
    > > enti che forniscono servizi PEC?

    > Vedi sopra: se si decide di fare unicamente
    > l'invio elettronico della fattura e non l'invio
    > della fattura elettronica (non è un gioco di
    > parole), la PEC non serve.

    Ma in ogni caso i fornitori di PEC sono enti a "tiratura limitata" come gli enti certificatori di cui sopra? E poi certamente non sara' un servizio gratuito...

  • - Scritto da: Alessandrox
    > Un' azienda per fare da outsoucer che requisiti
    > deve avere, intendo deve ricevere una
    > certificazione da una certa autorita'/ente
    > immagino.

    Fortunatamente no. Tra poco arriveremo al fatto che devo essere certificato anche per poter respirare. Alessandrox, leggi il mio thread sulla PEC per capire cosa penso della proliferazione delle certificazioni. Si tratta di una normale gestione di procurement aziendale: acquisto chi mi convince di più sulla base delle reciproche professionalità.


    > Beh... per "assurdo" l' obbiettivo, a quanto
    > pare, sarebbe l' adesione di quante piu' aziende
    > italiane possibili... almeno nelle intenzioni
    > del governo.

    Concordo. Non so se questo è l'obiettivo del governo. Anzi, per dirla tutta dubito che il governo abbia agito con obiettivi diversi dal recepimento della normativa comunitaria. Stando ovviamente bene attento a non pestare i piedi alle lobby di turno (leggi il thread sul PEC)

    > Si OK ma facciamo un caso pratico: se il
    > documento e' composto elettronicamente (es.
    > formato pdf),

    Una fattura in PDF non è necessariamente un doc elettronico!! e quindi in quanto tale non necessita di essere firmato digitalmente
    per la trasmissione (a patto che il cliente la stampi, ma quelli sono problemi suoi)

    > e firmato digitalmente (con chiave
    > privata, protocollo x509), il problema non si
    > pone dal momento che dopo la trasmissione viene
    > ricevuto e aperto dal ricevente il quale non
    > deve fare altro che verificare la firma apposta
    > sul documento stesso (con chiave pubblica), se
    > qualcosa non torna si vede subito.... non c'e'
    > strettamente bisogno di un' intermediario (c'e'
    > bisogno di un' ente terzo che certifichi la mia
    > firma questo si).

    Mi sembra che nella parentesi ti sia risposto da solo. Ma, ripeto, la trasmissione in questo caso non necessita della firma digitale. Solo se si intende fare conservazione ci vuole la firma digitale e la certificazione di un terzo.

    > Ma in ogni caso i fornitori di PEC sono enti a
    > "tiratura limitata" come gli enti certificatori
    > di cui sopra? E poi certamente non sara' un
    > servizio gratuito...

    ovvio...
  • Mi chiedo di che firma digitale si tratti.
    Sara' uno standard aperto o chiuso..? Chissa' magari e' proprio un formato chiuso e proprietario che non si puo' implementare ma solo comprare a suon di danari...

    Speriamo proprio che non sia cosi'
  • E' invece è proprio così.

    Ci sarà qualcuno che si farà tanti quattrini....

  • - Scritto da: gimuz
    > E' invece è proprio così.
    >
    > Ci sarà qualcuno che si farà tanti quattrini....

    piuttosto continuo a stampare
    non+autenticato
  • La cazzata della redazione del giorno? Gli HDD usano materiale magnetico, da quando esistono dischi al silicio scrivibili con testine elettromagnetiche mobili?

  • - Scritto da: nattu_panno_dam
    > La cazzata della redazione del giorno? Gli HDD
    > usano materiale magnetico, da quando esistono
    > dischi al silicio scrivibili con testine
    > elettromagnetiche mobili?

    ^^^Ma sì, sapientone rilassati!
    Hanno scritto l'articolo due avvocati che si interessano di diritto dell'informatica, non due tecnici o ingegneri informatici. E' chiaro che si tratta di una "licenza poetica" che ci può stare e rende più bello l'incipit dell'articolo.
    Leggo da http://www.ontrackrecuperodati.it/glossario/
    che:
    Chip
    Con il termine si intende il circuito integrato costituito da una piastrina di silicio che contiene enormi quantità di circuiti e componenti elettriche miniaturizzate quindi certamente il silicio è un componente utilizzatissimo di un pc...)
    Leggo ancora da http://www.wayelettrodomestici.net/root/homecomput...:
    Il loro cuore è il processore, un pezzetto di silicio grande come un cioccolatino.
    Insomma a voler sottilizzare a tutti i costi hai ragione, ma pretendere dagli avvocati che stiano a verificare queste cose significa fare solo il solito "rompic..."!
    L'articolo è scritto bene, è preciso e le leggi i due giuristi le conoscono bene...questo mi basta per dire che è un bellissimo articolo! Ciao.
    Paolo
    non+autenticato
  • Premetto che di questa materia non ci capisco un tubo perchè è molto tecnica e contraddittoria, quindi già apprezzo il fatto che due avvocati abbiano provato ad avvicinarsi ad essa in maniera positiva.
    L'articolo è chiaro, lucido e abbastanza approfondito.
    BRAVI! Maurizio Cataldi
    non+autenticato
  • Si' devo ammettere molto al di sopra della media (purtroppo)
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