
Il problema è che il dibattito sulla concorrenza adesso in Italia si è spostato nelle aule dei tribunali invece che essere gestito dagli enti preposti, istituzionali (l'Agcom). Segno di una crisi in atto nel settore. L'Agcom riconosce di fare fatica a stare dietro alle questioni sollevate dagli operatori perché,
come detto a PI, è sotto organico e con pochi fondi.
"Sul problema delle cinque ore", dice Andrea Filippetti, amministratore delegato di Tele2 Italia, "avevamo fatto un'interpellanza ad Agcom già ad aprile 2005. Ad oggi non c'è giunta nessuna risposta. Non avevamo altra scelta che ricorrere alla Corte d'Appello". E se l'Agcom alla fine si esprime e si oppone Telecom, può addirittura capitare che non venga ascoltata, come nel caso di
Teleconomy Internet.
La sostanza dei fatti è che Telecom Italia sta dimostrando, in questa fase, un nuovo atteggiamento di sfida: mal sopporta di essere regolamentata. Quindi cerca di sfuggirvi quanto più possibile. Arrivando persino alla disubbidienza esplicita a quanto ordinato dall'Agcom. "Del resto, che cosa rischia Telecom a disubbidire? Una multa? Sarà sempre inferiore a quanto Telecom riesce a ottenere, facendo piazza pulita degli utenti, grazie a un'offerta anticoncorrenziale", dice Andrea Valli, l'avvocato che rappresenta AIIP.
La lentezza della burocrazia farebbe dunque il gioco di Telecom. Anche se Telecom poi dovesse chinare il capo e accettare di cambiare l'offerta all'ingrosso, a fronte di una nuova offerta al dettaglio dichiarata anticoncorrenziale da Agcom, nel frattempo per la concorrenza il danno sarà già stato fatto. "Gli utenti che l'incumbent ha conquistato così sono persi per sempre per gli operatori alternativi".
Ecco perché gli operatori non si possono permettere di aspettare e, di fronte ai limiti mostrati da Agcom, si stanno rivolgendo alla Corte. Non è però una soluzione accettabile. "Ricorrere alla Corte non è una procedura corretta", dice Filippetti, "è il frutto di una situazione di difficoltà degli operatori alternativi a fare rispettare le regole". "La colpa- aggiunge- non è di Agcom. È sotto organico; Vigilanza e Controllo non è inoltre il suo dipartimento più efficiente, come riconosciuto da altri operatori e dallo stesso Presidente Calabrò".
Tele2 è contenta dei risultati ottenuti con i ricorsi, però si augura "da una parte che siano date più risorse ad Agcom. Dall'altra che l'Agcom stessa dia più enfasi o risorse a Vigilanza e Controllo".
"La funzione di Vigilanza e Controllo dell'Agcom è stata sorpassata dall'azione della giustizia ordinaria", commenta Stefano Quintarelli, presidente AIIP. "Quello che viene da chiedersi, quindi, è se l'Agcom abbia o no gli strumenti e le risorse adatti per fare valere la legge, soprattutto in questo momento critico, in cui Telecom Italia sta facendo di tutto per non essere regolamentata".
Alessandro Longo