Cina: videogiochi online limitati a tre ore?

La morte di un ragazzo, la denuncia contro Blizzard per World of Warcraft, la mobilitazione dei genitori: le autorità pechinesi sono sul punto di una svolta che colpirà gli alter ego virtuali dei giocatori cinesi

Tianjin (Cina) - Un tredicenne cinese è morto per aver tentato di emulare le gesta dei suoi eroi, protagonisti di World of Warcraft. Un gioco dal successo planetario, che però questa volta porterà la software house Blizzard Entertainment in tribunale. La famiglia ha denunciato la nota software house sostenendo che sia responsabile del tragico accadimento. L'avvocato Zhang Chunliang, specializzato nel settore, ha dichiarato di essere già in contatto con almeno altre 63 famiglie che hanno in cura figli "dipendenti" dallo stesso videogioco.

Blizzard non ha rilasciato alcun commento, ma secondo gli esperti si profilerebbe la possibilità di una sorta di class action. Al momento l'assuefazione da videogioco è al centro di un acceso dibattito non solo in Cina, ma in tutto l'Oriente. In Malaysa, all'inizio del mese, è stato proposto un copri-fuoco dopo una morte analoga. A settembre un ragazzo coreano di 28 anni è deceduto per un attacco di cuore dopo aver giocato incessantemente per 50 ore, limitandosi a lasciare la postazione di gioco solo per qualche sonnellino e il bagno.

Le autorità si dicono preoccupate. In Cina un titolo come World of Warcraft ha un seguito di 1,5 milioni di abbonati al servizio multiplayer online. Dovesse esplodere un'epidemia di "drogati" non sarebbe facile intervenire, dice qualcuno. Secondo DFC Intelligence nel 2005 il fatturato cinese dell'online gaming ha toccato i 580 milioni di dollari ed entro il 2010 sfiorerà gli 1,7 miliardi di dollari. Qualsiasi iniziativa troppo restrittiva potrebbe avere gravi effetti collaterali sul comparto.
I comitati dei genitori hanno iniziato a lamentarsi per le troppe ore che i figli passano negli Internet Café non preoccupandosi degli effetti sul lavoro, la scuola e la loro salute. Attualmente il Governo ha promesso di attuare una nuova strategia che possa mettere d'accordo anche le esigenze delle imprese. Nessun divieto, questa volta, quanto invece l'implementazione di funzioni speciali all'interno dei videogiochi che limitino la piena operatività a tre ore di gioco. Scaduto il tempo, il videogiocatore vedrà perdere progressivamente i poteri dei suoi alter ego. Dopo cinque ore il gioco ritornerà normale.

"Questa soluzione avrebbe un impatto devastante sul mercato, senza contare che potrebbe favorire la pirateria", ha dichiarato Elias Glenn, analista presso Pacific Epoch. Il problema della dipendenza da videogioco è confermato dalle ultime ricerche effettuate presso "Charité University Medicine" di Berlino; allo stesso tempo si pone la questione delle eventuali responsabilità. Gli sviluppatori sono stati messi alla gogna, ma saranno realmente le loro produzioni a stimolare queste videodipendenze? Il dibattito è aperto.

Dario d'Elia
TAG: censura
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