venerdì 25 novembre 2005

WiMax: tante speranze, poche certezze

Le sperimentazioni WiMax in Italia stanno per dare i primi risultati. La tecnologia è buona, il problema è politico: le frequenze disponibili sono inadeguate e i tempi si allungano moltissimo. Il quadro della situazione

Il momento della verità è vicino. "Aspettiamo di raccogliere i primi dati delle sperimentazioni e di verificare sul campo, per capire se le cose vanno bene e che cosa ci si possa davvero aspettare da questa tecnologia", dice di Zenobio. "Alcuni soggetti che stanno sperimentando, già ci dicono che va tutto bene, ma la Fondazione deve studiare vari scenari. Per esempio, se mi metto a 50 metri dalla radio base, se sto al secondo o al terzo piano del palazzo con la facciata a vista dell'antenna, è ovvio che vada tutto bene. Se vado in una stanza che si trova nella facciata opposta, dove l'antenna non è più a vista, forse invece ci saranno problemi".

Il WiMax va messo sotto torchio, in condizioni difficili per la ricezione, "che poi sono quelle dove più probabilmente verrà usato nella maggior parte dei casi". Ma quindi il WiMax ha punti di debolezza? "No, intendiamoci. Non è la tecnologia a essere carente. Il WiMax è uno degli stadi più avanzati delle tecnologie wireless, è ovvio che è un'evoluzione rispetto al passato. Se avessi l'intera banda di frequenze per scegliere dove usare il WiMax, non avrei dubbi sulla bontà dei servizi futuri".

È un problema politico, a minare le speranze del WiMax. "Il problema è che in Europa il WiMax si sta attestando su frequenze 3,4-3,6 o 3,4-3,8 GHz. Sono bande residue, che permettono prestazioni limitate. La penetrazione del segnale potrebbe dimostrarsi un problema, che dobbiamo appunto verificare, su queste frequenze".
Negli Stati Uniti sono sul punto di assegnare al WiMax le frequenze dell'UHF, usate dalla tv via etere (ormai soppiantata dal digitale). "Da noi invece nulla si può toccare. Le frequenze UHF, secondo la legge Gasparri, resteranno in mano agli attuali assegnatari che le utilizzeranno, con il digitale terrestre, per moltiplicare i canali. Sarebbero invece l'ideale per il WiMax".

Le frequenze 3,4-3,6 potrebbero andare bene per il WiMax da postazione fissa (standard 802.11d). Quello in mobilità, l'802.11e, appena ratificato, invece "su queste frequenze è una barzelletta. Impossibile. Bisognerebbe almeno scendere di un GHz, a 2,5 GHz, per dare banda larga in mobilità".

È una posizione che fa crollare molti sogni (o farneticazioni?) su un futuro dove la banda larga mobile sarà ovunque e a basso costo, in Italia. L'UMTS, infatti, che è banda larga mobile, è oggi a 1,8 GHz, come il GSM. "E addirittura anche a 1,8 GHz, in mobilità, ci possono essere problemi di propagazione del segnale. Infatti i telefoni Tacs, a 900 MHz, in certi casi funzionano meglio di quelli GSM. Non a caso alcuni li conservano per usarli laddove il GSM non prende bene". Andando su frequenze superiori al 2,5 GHz, la banda larga mobile zoppica senza ritegno, "lo sanno tutti quelli che si occupano di propagazione del segnale".

Purtroppo il calvario delle frequenze è tutt'altro che finito. "Per prima cosa - aggiunge Di Zenobio - sarà necessario in sede ETSI (European Telecommunications Standards Institute) armonizzare l'uso delle frequenze WiMax a livello europeo". Quasi tutti stanno usando il range 3,4-3,6 GHz, nei vari paesi. Un'eccezione notevole è la Francia (usa 3,4-3,8 GHz). L'armonizzazione è necessaria per raggiungere l'interoperabilità dei servizi e degli apparati. La standardizzazione è utile perché il costo della tecnologia si abbassi. In Italia, quanto a frequenze, c'è un problema particolare: le 3,4-3,6 GHz sono state assegnate alla Difesa, che quest'estate ha acconsentito a cederle al Ministero delle Comunicazioni. Le frequenze si libereranno però soltanto per gradi, in Italia, perché il Ministero della Difesa dovrà risintonizzare i propri apparati su nuove frequenze e comprarne altri. Dovrà spendere soldi, insomma, che poi saranno rimborsati dal Ministero delle Comunicazioni.

"Come sapete, sono processi lunghi", dice Di Zenobio. Di fatto, ad oggi, "ancora non sappiamo quando la Difesa riuscirà a liberare le frequenze a livello nazionale. Non ce l'ha comunicato, né ci ha detto quanto costerà rinnovare gli apparati". In Italia si è imposto quindi il principio del "si parte ovunque o da nessuna parte". Di conseguenza le aste ministeriali per l'assegnazione delle licenze e poi le offerte al pubblico potranno partire solo quando le frequenze saranno liberate in tutte le Regioni.
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69 Commenti alla Notizia WiMax: tante speranze, poche certezze
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  • E' grottesco che in Italia si debba avviare una lunghissima spermentazione (maddeché) quando negli altri paesi il wifi è già realtà e funziona.

    La verità è che Telecom e compagnia bella non hanno nessun interesse a farsi scavalcare da una tecnologia che li spiazzerebbe e farebbe nascere una nuova ed agguerrita concorrenza. Quello che è grave, ma non nuovo, è che il governo regga regolarmente il sacco ai poteri forti di sempre.

    http://aghost.wordpress.com/2006/03/29/lazienda-va.../
    http://aghost.wordpress.com/2006/04/09/gli-ingordi/
    non+autenticato
  • Vogliono imbavagliare internet


    Ecco come sarà il web nel prossimo futuro: meno libero e sotto padrone. Ci sta bene così o vogliamo protestare?

    di: Giuseppe Caravita

    Non sono uso a fare al lupo al lupo ma oggi al giornale (il Sole-24 Ore) ho dovuto lavorare su una faccenda davvero poco gradevole. Una roba che chiama in causa il vicepresidente della Confindustria, sia detto in chiaro. Ma poco mi importa di fronte alla posta in gioco.

    Che è questa: il rischio ravvicinato (quasi una certezza, data la furbolandia che ci tiene in ostaggio, e inquina ambedue gli schieramenti politici...) che in Italia, ma non solo, l'internet negli anni prossimi non sia più l'internet che conosciamo. E fin dall'inizio, dagli anni 80. Ma una cosa diversa e più brutta e triste. E meno libera. Molto, molto meno.

    Fine della nostra speranza, ragazzi. Si torna anche qui sotto un padrone, e pieno di debiti.

    Internet è stata fin dagli anni 80 una rete relativamente libera e aperta, fatta dagli universitari e dai ricercatori secondo i suoi tre principi costitutivi: nessuno la possiede, tutti la usano, tutti la possono migliorare.

    Questi tre semplici principi ci hanno permesso di creare innovazione, professione e lavoro, identità e sviluppo personale come mai era successo su un media elettronico.

    Oggi li vogliono distruggere. Perchè dobbiamo pagare i debiti politici di lorsignori. Bit dopo bit. A un neo-monopolio retrivo, illegale e predatorio.

    Possiamo scordarcela, la nostra rete, se va avanti così. Di questo passo dall'anno prossimo avremo un solo padrone della rete a larga banda italiana (quella che conta, in massima parte su Adsl). Questo padrone si chiamerà Telecom Italia (Ti).

    Dall'anno prossimo Ti farà fuori tutti i suoi attuali concorrenti. Lei controlla la rete in rame su cui girano le Dsl. Dovrebbe fare prezzi al consumo (suoi) e all'ingrosso (per gli altri) in grado di farli competere. Invece da sei mesi sta facendo il contrario...

    In pratica: li sta facendo fallire tutti, e tutti i concorrenti della Dsl lavorano oggi in perdita.

    Hanno protestato sei volte all'Agcom, ovvero l 'autorità tlc che dovrebbe sorvegliare sul regime pluralistico della rete. Niente.

    Ora invece l'Agcom sta per far uscire un provvedimento che, con le belle parole di un regime più favorevole alla concorrenza, prevede nei fatti un lungo e imprecisato periodo di terra di nessuno in cui Ti potrà fare carne di porco dei suoi concorrenti, ormai indeboliti.

    Sappiamo come vanno queste cose in terra (purtroppo) di furbolandia.

    Una notizia (eloquente). Silvio Scaglia oggi ha annunciato la sua prossima uscita azionaria da Fastweb. Il suo fondatore storico (e massimo tra i manager di tlc italiane) lascia la sua creatura perchè sa benissimo che ora si perdono quattrini, tanti quattrini, in un business della larga banda contro una Telecom Italia scatenata, all'arrembaggio di quasiasi profitto o quota di mercato possa raggiungere. E persino lui scappa dalla nave che affonda.

    E lo sanno anche gli altri concorrenti, sotto torchio..... Telecom Italia fa parte di un gruppo che ha oltre 40 miliardi di euri di debiti (accumulati a nostre spese grazie a D'Alema, Bersani, Berlusconi, Colaninno e Tronchetti), ha un serio gap di credibilità con gli analisti e investitori finanziari internazionali, ha un titolo che è sceso nell'anno del 30%, deve affrontare l'anno prossimo, in primavera, un cruciale showdown con i suoi principali creditori: le banche.

    E ritiene di doversi presentare all'appuntamento, per recuperare un po' di fiducia, con tutti i profitti che può spremere dal mercato, giusti e sbagliati, anche a costo di schiacciare i concorrenti. E insieme noi utenti.

    Dall'anno prossimo Telecom Italia ci potrà così imporre una internet sempre più televisiva, pay-tv. Una volta divenuta la padrona assoluta ci imporrà una internet sempre più Alicenelpaesedellemeraviglie, e a pagamento su tutto quello che potrà (e no).

    Ha già ucciso Virgilio a favore di un nuovo bel portalone Alice Tv. Sulla falsariga su quanto si annuncia e si teme negli Usa.

    Vuoi l'adsl per navigare, per comunicare e dire la tua? Pagherai di più che per quella televisiva. Là ti dò i 4 megabit (ovvio, asimmetrici, solo in discesa, per succhiare passivo quello che voglio io, Telecom), altrimenti ciccia. Ti dò quattro kilobit stracciati e pieni di virus per i tuoi upload anarchici e schifosi..... Ma per la seconda, la grande Alice, no, te la dò quasi gratis. Ma poi mi paghi i film, la musica e gli spot Tv, uno per uno....e il prezzo lo farò io....solo io.

    (diffondete!)
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Vogliono imbavagliare internet
    >
    >
    > Ecco come sarà il web nel prossimo futuro: meno
    > libero e sotto padrone. Ci sta bene così o
    > vogliamo protestare?
    >
    > di: Giuseppe Caravita
    >
    My dear beppe se non gli stesse bene così non avremmo il nano for president ne avremmo avuto il gaspare picciotto al minicom...........
    Piuttosto che vogliamo fare ? ci lamentiamo ancora per il "destino cinico e baro" o cominciamo a lavorare, a dare una mano e visibilità e stimolare le poche iniziative "dal basso" che ci sono?...

    Salut
    non+autenticato
  • per faje crede che ce stanno un sacco de problemi.
    Er popolo.. se sa è 'gnorante e quanno sente dì le sigle difficili (e sbajate) come quelle de st' articolo se 'mpressiona e s'affeziona e così 'ntanto nun pensa ar wifi (che già lo potrebbe usà) e aspetta er godot che se chiama wimax.. colle frequenze (in tutto er monno "unlicensed") ma che da noi se metteranno all'asta per li soliti tronchetti e nanetti.
    Er popolo bue c'ia er compito de votà, pagà le tasse e l'abbonamenti e de sta zitto che sennò je tojamo purre la partita si nun sta sur diggitale terestre nostro!

    Ar popolo nun je famo vede le paggine de seattle wireless che so eversive e manco l'antenne cor barattolo der caffè .. che so argomenti difficili e je fanno venì (ar popolo) er mal de testa.

    Tanto er popolo nun se accorgerà mai che anche quelle frequenze che mettemo all'asta sarebbero pure le sue!

    Bravooo!
    Grazie!.......
    non+autenticato
  • qualche giorno fa su pi c'era un articolo che faceva il quadro della situazione del dtt nei paesi europei e anche negli usa, e c'era scritto che comunque era ancora attiva anche lì la tv analogica, come fa quindi il wimax a stare nella banda uhf?
    poi questo esempio dei tacs non mi convince, non è notizia di un mesetto fa che la tim ha del tutto abbandonato la rete tacs?
    e solo la tim mi risulta ci stava in quel settore, vodafone è arrivata dopo con le sim, direttamente per i gsm
    ho il sospetto che questa intervista/articolo era pronta da tempo ed è spuntata solo ora
    non+autenticato
  • Non hai tutti i torti .. .)

  • - Scritto da: midori
    > Non hai tutti i torti .. .)

    In verita' non ci ha capito nulla ma chi ce l'ha il tempo per spiegargli tutto?
    non+autenticato
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