In quasi tutti gli altri Paesi d'Europa si è imposto invece un principio diverso. Alcuni operatori, che già disponevano delle licenze per le frequenze giuste, sono
partiti in autonomia. "Già, hanno sfruttato il fatto che le 3,4-3,8 in certi Paesi sono state liberalizzate in passato, per altre tecnologie, però; le loro licenze, con una certa forzatura, sono state poi adattate al WiMax". In certi casi sono già state lanciate le prime offerte commerciali.
Un quadro: in Francia, Altitude Telecom offre banda larga WiMax in Vandea e nel dipartimento dell'Orne, già
da giugno 2005, con una copertura che ormai sfiora il 100 per cento della popolazione di quelle regioni. Il Governo francese, inoltre, ha annunciato qualche giorno fa che intende raggiungere l'obiettivo di coprire il 98 per cento della popolazione con l'ADSL nel 2006, e di portare la banda larga nel restante 2 per cento tramite Wi-Fi entro il 2007.
Irish Broadband in Irlanda copre le zone di Dundalk, Drogheda, Galway, Limerick e Waterford. Iberbanda utilizza il WiMax per ampliare la propria rete banda larga in Spagna nelle zone rurali o suburbane. Enertel offre WiMax a Rotterdam, in Olanda, e conta di
coprire tutto il Paese entro il 2005. Negli Stati Uniti (Boston, New York, Rhode Island, Chicago e Los Angeles) si distinguono le offerte di TowerStream. Telabria ha lanciato le offerte WiMax a settembre, nel Sud dell'Inghilterra (a partire da Coventry). Per esempio, SkyLink Home, di Telabria, costa 24,99 sterline al mese e dà una banda di 1,5 Mbps (simmetrici).
Si noti però che tutte queste offerte sono basate su apparati detti
pre-WiMax, in quanto IEEE non ha ancora certificato nessun produttore. "Se ne parlerà nel 2006, sono tutti in ritardo per la certificazione", spiega Andrea Borsetti, country manager di
Alvarion in Italia, azienda che già vanta 100 installazioni WiMax nel mondo. Che vuol dire apparati pre-Wimax? "Non sono stati certificati WiMax, perché nessuno lo è; e quindi non è assicurata interoperabilità tra apparati di diversi produttori. Però le specifiche di questi prodotti sono consolidate, difficile che cambierà qualcosa una volta che sarà fissata la certificazione. E se dovesse cambiare qualche specifica, sarà a livello di base station non nei prodotti usati dagli utenti".
Insomma, in Europa la situazione è un po' caotica: un gruppo di operatori è già partito, con prodotti non certificati e in qualche zona; su frequenze che più o meno oscillano nei vari Paesi (tra 3,4 e 3,8 GHz). Mentre in Italia, a causa del fatto che le frequenze erano (e in parte sono tuttora) in mano alla Difesa, le cose stanno andando per le lunghe.
Ma è davvero un handicap nazionale, alla luce del fatto che ancora non ci sono prodotti certificati WiMax e che gli studi sul campo, per questa tecnologia, sono ancora agli inizi? Forse la si può vedere in senso buono: è una garanzia per i consumatori che
in Italia si partirà con più calma, quando la tecnologia sarà più matura. Ed è un bene per il principio di non discriminazione tra gli utenti il fatto che le offerte WiMax partiranno in massa in Italia, quando le frequenze saranno liberate ovunque, nelle varie aree affette da digital divide. Si eviteranno così i problemi e i malumori causati da una copertura a chiazze.
La partenza in massa degli operatori permetterà forse di
razionalizzare lo sviluppo del WiMax in Italia e la lotta al digital divide. Negli altri Paesi, invece, gli operatori già pronti sono corsi avanti, occupando alcune zone con il proprio segnale (dove non ci potranno essere altri operatori, per evitare interferenze) e con apparati che forse in futuro daranno problemi di interoperabiltà. Uno sviluppo precoce, quindi, ma forse affrettato e disordinato, di cui quei Paesi potrebbero pagare lo scotto in futuro. Si vedrà.
Di certo, sul destino del WiMax italiano, inciderà molto il modo in cui saranno gestite le
aste per assegnare le licenze. Si spera che a comprarle saranno soprattutto gli operatori davvero interessati a sfruttarle e a dare banda larga nelle zone disagiate. Già si teme però che qualche grosso operatore possa acquistare le licenze solo per fare ostruzionismo e poi non sfruttarle, per impedire al WiMax di scuotere gli equilibri del mercato banda larga. È davvero presto per parlarne, come riflettono gli operatori e la Fondazione Ugo Bordoni. Il prossimo passo, per tagliare la nebbia del futuro, è scoprire quali prestazioni e copertura sarà possibile ottenere con questi rimasugli di frequenze disponibili.
Alessandro Longo