Anche a Milano si chiede l'Open Source

Un ordine del giorno presentato nel capoluogo lombardo punta all'introduzione del software libero in ambito istituzionale. Microsoft nel mirino in un momento in cui in Italia si moltiplicano le azioni a sostengo dell'Open Source

Anche a Milano si chiede l'Open SourceMilano - Dopo Firenze anche il capoluogo lombardo diventa teatro di dibattito sull'opportunità di introdurre l'Open Source nella Pubblica Amministrazione e nelle istituzioni come alternativa al software proprietario.

A Milano, infatti, il consigliere comunale dei "Verdi" Maurizio Baruffi ha presentato, insieme ad Adriano Ciccioni di "Italia dei Valori", un ordine del giorno ispirato alle azioni fiorentine che lega il software libero alla maggiore sicurezza, alla riduzione dei costi e all'apertura del mercato.

Ma che in Italia qualcosa stia cambiando rispetto all'approccio all'Open Source e che il clima inizi a farsi più difficile non solo per Microsoft ma in generale per il software proprietario lo dimostra anche l'attenzione alla proposta di legge sull'adozione dell'Open Source nelle istituzioni, un'attenzione crescente negli ambienti politici e un testo che ancora dev'essere presentato ma che viene scrutato con grande attenzione dalle grandi case di produzione del software.
Di seguito il testo dell'Ordine del Giorno.

"Premesso che
viene definito come Software Libero del software (sistemi operativi, applicativi generici, elaboratori di testo, gestori di database, navigatori internet e applicativi più specialistici) il cui uso non sia soggetto a limitazione, tranne quella di imporre limitazioni future sui prodotti da esso derivati (con la cosiddetta licenza GPL: General Public Licence) e il cui codice sorgente sia noto e liberamente disponibile;

si riscontra un forte sbilanciamento da parte della Pubblica Amministrazione verso l'impiego pressochè esclusivo di prodotti software di una sola azienda sia per quel che riguarda i Sistemi Operativi che per le applicazioni cosiddette da ufficio (word processor, data-base, presentazioni ecc.) e che tale situazione ha instaurato un sostanziale monopolio sui prodotti software;

considerato il delicatissimo aspetto della sicurezza informatica, si fa presente come l'impiego di prodotti proprietari di aziende che non rilasciano il codice con cui sono stati prodotti i programmi rende di fatto impossibile anche a esperti sapere esattamente cosa quel programma fa o può fare o potrebbero fare future versioni. E' noto che alcuni programmi proprietari sono potenzialmente in grado di inviare via internet notizie provenienti dal computer su cui sono installati a computer remoti, anche all'insaputa dell'acquirente, mentre la maggior parte dei software proprietari, mantenendo segreto il codice sorgente, rendono inattuabile o comunque molto complessa la verifica se tale possibilità sia o meno presente nei software installati. Questo aspetto sconsiglierebbe quanto meno l'impiego di software proprietari (senza codice sorgente controllabile) su personal computers su cui siano depositati dati riservati e/o di valore. Il rischio sopra esposto ha convinto alcuni paesi tra cui la Francia (ad esempio il Ministero della Cultura, dell'Educazione e del Tesoro), gli USA (compresi agenzie governative come CIA, FBI e NASA), il governo centrale Messicano e la Cina a dotare la propria Amministrazione pubblica prevalentemente e preferibilmente di software a codice aperto (open source);

considerato che dei pacchetti software sopra indicati vengono messe sul mercato di continuo nuove versioni, all'atto pratico diverse dalle precedenti solo per pochi dettagli o poche marginali funzioni, e che, come ogni utilizzatore di strumenti informatici ha avuto modo di osservare, spesso non esiste compatibilità fra due versioni di uno stesso prodotto, derivando così che se un qualunque ufficio della Pubblica Amministrazione che ha acquistato i prodotti Microsoft Office, poniamo, della serie 2000 trasmette per posta elettronica o tramite floppy disk un documento elaborato con questa versione ad un altro ufficio che utilizza ancora i prodotti Office della serie precedente, quest'ultimo non sarà in grado di leggerlo. Si tratta, in pratica, per quanto variamente mascherata con licenze multiple, sconti e piani di upgrade, di una costrizione piuttosto discutibile, ad acquistare sempre il prodotto più recente;

ritenuto che requisiti essenziali per i dati della Pubblica Amministrazione siano 1) la sicurezza dei dati trattati e conservati; 2) Comunicabilità dei dati: cioè ogni documento messo a disposizione del pubblico dovrebbe essere in un formato leggibile dai principali programmi di videoscrittura e non solo da uno o pochi; 3) Stabilità del formato: cioè al fine di garantire la permanenza nel tempo della documentazione prodotta dall'amministrazione, evitando di dover ricominciare da zero in caso di cambiamento di hardware o software quindi la continuità del lavoro
di essa, ogni documento deve essere in un formato ritenuto stabile nel tempo, che non subisce evoluzioni con l'evoluzione del software che lo elabora;

osservato che l'acquisto delle nuove versioni del software Microsoft rappresenta una spesa ingente del totale della spesa informatica, con costi che si avvicinano a quelli sostenuti per l'acquisto dell'hardware dei modelli più recenti di personal computers;

visto che tali stanziamenti di spesa potrebbero essere meglio investiti per potenziare il servizio di rete pubblica, ad oggi di potenzialità insufficiente o per la promozione di una maggiore alfabetizzazione informatica del personale e dei cittadini;

analizzato che la tendenza considerata più conveniente, anche nell'ambito della cosiddetta "nuova economia", è quella di spostare gli investimenti sui servizi come assistenza, corsi, formazione in genere e installazione, investendo più sugli uomini: continuare a proporre investimenti solo sul software e pochissimo sui servizi è anacronistico e probabilmente fuori mercato;

evidenziato che contestualmente alla soggezione della Pubblica Amministrazione ai prodotti Microsoft si registra il cronico e incomprensibile disinteresse per il mondo del software libero, in particolare per sistemi operativi ormai molto validi (come Linux) e altri prodotti da ufficio funzionanti anche sotto Windows e dalle caratteristiche in buona parte sovrapponibli a quelle dei prodotti Microsoft e che
possono essere acquisiti anche gratuitamente;

osservato anche che la frequente presentazione da parte di siti pubblici di documenti in formato "Microsoft word" (quasi che questo fosse l'unico programma di videoscrittura esistente sul mercato) opera di fatto una indebita e gratuita promozione di una società commerciale ai danni di altre;

in considerazione che sono già in atto e che fra breve è prevedibile siano avviati nuovi corsi di riqualificazione informatica per i dipendenti comunali;

rilevato che internet e l'impiego di strumenti informatici diverrà sicuramente quasi un obbligo per ogni abitazione civile (come e più del televisore) di qui a pochi anni. Non sembra davvero opportuno che in ogni computer, in ogni casa ci sia soltanto software prodotto da una sola azienda e il cui codice non è noto a nessuno tranne ai produttori: questa ipotesi, attualmente estremamente reale, apre scenari preoccupanti almeno in potenza;
101 Commenti alla Notizia Anche a Milano si chiede l'Open Source
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  • Non mi sto a soffermare su piccoli dettagli di cronaca recente che hanno raccontato che anche un certo Presidente di una famosa nazione abbia deciso di istituire una commissione per verificare se l'uso di SW e OS open source possa essere conveniente o utile o, anche ancora, trasparente per i propri concittadini nella Pubblica Amministrazione e nei propri organi di Governo. Ma vi faccio due o tre mie considerazioni.

    L'uso del FLOSS può essere utile per le seguenti ragioni:

    1. Poter disporre di codice sorgente per ogni applicativo gioverebbe al cambiamento (se uso un Applicativo modificato da Pinco che vuole 100 ogni anno e trovo Pallino che me lo modifica per 80 preferisco usare Pallino e se Pallino poi un giorno scomparisse c'è sempre poi Pinco o Sempronio che ci possono lavorare su)
    2. I soldi spesi dalla PA invece che andare in un'altro continente rimarrebbero sempre sul suolo italico.
    3. Le figure specialistiche che si formerebbero in Italia sarebbe un vanto ed una accresciuta conoscenza per tutti noi.
    4. Invece che spendere milioni di euro da dare ai 2 soliti noti si potrebbe riversare una spesa più bassa per accrescere quelle poche aziende del IT che esistono in Italia ed una maggiore mole di lavoro per queste potrebbe concretizzare un rilancio dell'occupazione
    5. I soldi risparmiati potrebbero essere reinvestiti su altre risorse


    Ora sono di fretta ma queste sono solo alcune delle mie piccole argomentazioni e poi per carità ricompilare il kernel serve solo se devi mettere un nuovo modulo per un nuovo hardware o vorreste dirmi che di punto in bianco tutti un giorno avranno bisogno del modulo per zfs?
    non+autenticato
  • Anche io conosco il Consigliere Maurizio Baruffi e sebbene non utilizzi linux ritengo sensato il suo intervento; vorrei anche farVi
    notare come il collega politico (probabilmente preoccupato di non essere promotore di una simile iniziativa) non contraddica Baruffi
    nel merito dell'opportunità. Anzi aggiunge delle considerazioni che possono solo ritenersi utili al dibattito in corso.
    Innanzitutto mi presento: mi chiamo Christian Celona, sono un dipendente del Comune di Milano e sul mio posto di lavoro non ho
    facoltà di scegliere quale sistema operativo utilizzare; gli acquisti dell'Amministrazione avvengono secondo delle gare che non
    saranno oggetto di questo mio intervento.
    Per quanto attiene Linux, ritengo che la discussione debba essere affrontata diversamente, infatti Linux oggi significa diverse
    distribuzioni, alcune localizzate, altre no, con differenze non sempre trascurabili. Il costo di acquisto delle di una licenza Linux
    localizzata, ad es. madeinlinux è irrisorio (circa 40 euro) e l'eventuale risparmio di detto importo comporterebbe spese maggiori
    indotte. Questo esempio serve solo a rendere l'idea di come debba essere impostata la discussione prima di deciderne l'uso sui
    computer della Pubblica Amministrazione.
    La varietà delle distribuzioni Linux e il breve tempo che intercorre prima del rilascio di una nuova versione, sono elementi da
    considerare perchè aggiungono un costo di utilizzo, inevitabilmente presente.
    Questo non sminuisce l'opportunità del cambiamento, ma potrebbe far ritenere migliore l'uso di freeBSD ad es. su Linux, come pure
    l'esatto contrario.
    Non è sbagliato rilevare che il passaggio ad un sistema operativo diverso comporti dei costi al momento ingiustificati, perchè il
    Comune di Milano ha già acquistato con le macchine la licenza di Windows e dunque ogni proposito in merito si deve destinare agli
    acquisti che l'Amministrazione farà in futuro. Partire da Office è l'idea migliore perche oggi rappresenta anche il costo maggiore.
    Impedire l'acquisto di Windows XP è sensato, perchè consentirebbe di posticipare la spesa necessaria all'aggiornamento
    dell'hardware esitente, oppure in alternativa di conseguire un certo risparmio sui nuovi acquisti.
    Inoltre non ha senso dire ad uno o più fornitori, tenuti al rispetto degli oneri contrattuali, butto via ciò che ho già comprato così puoi
    ritenerti sollevato da i tuoi obblighi. Ci copriremmo di ridicolo!
    A seguito delle considerazioni testé citate, non viene meno l'opportunità d'agire, motivata anche dalla necessità che un soggetto
    regolatore come deve essere lo Stato assieme agli enti locali, si opponga ad un monopolio accertato, favorendo la crescita di nuove
    alternative.
    La spesa derivante da una simile operazione, sarebbe un investimento e tutti potremmo in futuro esserne i beneficiari, con minori
    costi da sostenere, direttamente e indirettamente per l'acquisto del software.
    Questo è un dovere morale ed è positivo che chiunque in sede politica si impegni per il raggiungimento di un simile risultato. Per
    questo fa' bene il consigliere comunale Baruffi, perchè il suo intervento è un atto in favore della collettività, dunque è uno dei
    compiti dello stesso.
    Certo di aver offerto un utile contributo Vi saluto con il mio nome, perchè la convizione per ciò che affermo, non merita anonimato.

    Christian Celona
    non+autenticato
  • - Scritto da: Christian Celona


    se ne vedessero piu' spesso di commenti cosi'... ;_;
    non+autenticato
  • ...come usare SOLO software closed source.

    Alan Cox, il kernel hacker #2 dopo Linus Torvalds, ha affermato in una recente intervista:   

       Governments should evaluate open source
       technologies certainly. The fact they get the
       source code and can audit it has been a reason
       for some countries to adopt open source,
       pricing is another. However, I don?t think its
       right that government should have fixed rules
       beyond ?fair review?. There may be situations
       where proprietary software is genuinely the
       right choice.

    (I governi dovrebbero certamente valutare le tecnologie open source. Il fatto che ricevono il codice sorgente e possono verificarlo è stato una ragione per alcuni paesi per adottare l'open source, il prezzo è un'altra. Comunque, non penso sia giusto che il governo abbia regole stabilite oltre ala "fair review". Ci possono essere situazioni dove il software proprietario è genuinamente la scelta giusta.)

    Mi sembra un punto di vista molto pragmatico -- mi chiedo quale sia il ruolo reale del governo nel contribuire alla direzione della tecnologia, e se il governo possa usurpare il ruolo degli sviluppatori open-source-software E closed-source-software nello stabilire degli standards
    non+autenticato
  • IDIOTA.
    classico ignorante che dice stronzate.
    non+autenticato
  • Ogni volta che si parla di LINUX, e per fortuna se ne parla sempre più spesso, c'è sempre qualcuno che afferma che per fare qulasiasi stronzata con LINUX occorra ricompilarne il "Kernel".
    Ovviamente è falso, lo dicono solo per partito preso e senza sapere quello che dicono.
    A questi dico: ricompliate i vostri cervelli, è meglio.
    non+autenticato


  • - Scritto da: bug
    > Ogni volta che si parla di LINUX, e per
    > fortuna se ne parla sempre più spesso, c'è
    > sempre qualcuno che afferma che per fare
    > qulasiasi stronzata con LINUX occorra
    > ricompilarne il "Kernel".
    > Ovviamente è falso, lo dicono solo per
    > partito preso e senza sapere quello che
    > dicono.
    > A questi dico: ricompliate i vostri
    > cervelli, è meglio.

    Anche perchè neanche sanno cos'è, il kernel ! CiaoSorride
    non+autenticato


  • - Scritto da: Hakkar
    >
    >
    > - Scritto da: bug
    > > Ogni volta che si parla di LINUX, e per
    > > fortuna se ne parla sempre più spesso, c'è
    > > sempre qualcuno che afferma che per fare
    > > qulasiasi stronzata con LINUX occorra
    > > ricompilarne il "Kernel".
    > > Ovviamente è falso, lo dicono solo per
    > > partito preso e senza sapere quello che
    > > dicono.
    > > A questi dico: ricompliate i vostri
    > > cervelli, è meglio.
    >
    > Anche perchè neanche sanno cos'è, il kernel
    > ! CiaoSorride

    Io non lo so ma non me ne può fregare di menoSorride
    non+autenticato
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