USA, maxicondanna per la mamma pirata

Il tribunale federale di Chicago condanna una giovane madre a pagare 22.500 dollari di multa per 30 MP3 ottenuti illegalmente. Pioggia di polemiche contro le major: stanno distruggendo le famiglie americane. Ma la RIAA applaude: avanti così

USA, maxicondanna per la mamma pirataChicago (USA) - Una mamma, un marito, cinque figli. Una grande passione per la musica e trenta brani digitalizzati, scaricati illegalmente. Una multa gigantesca: 22.500 dollari, pari a 750 dollari per ciascuna canzone. RIAA si compiace e rimuove un nominativo dai circa 17.000 denunciati, nei soli Stati Uniti, per aver ceduto alla tentazione del download selvaggio. Un reato punibile - si legge sul retro di qualsiasi CD distribuito negli USA - con pene fino cinque anni di reclusione e 250.000 dollari di multa.

Questa è la storia di Cecilia Gonzales, 29enne di Chicago ed ennesima vittima della massiccia campagna antipirateria condotta dall'industria discografica a colpi di denunce contro gli utenti delle reti P2P. Il ricorso in appello non è bastato a giustificarla dal reato imputatole, quantificato in 30 canzoni ottenute attraverso un software P2P. Secondo il Chicago Reader "Cecilia Gonzales ha utilizzato Kazaa", un programma nel mirino delle major, "per scaricare un migliaio di file MP3".

L'imputata, si legge nella sentenza definitiva compilata da un pool di tre giudici federali, "ha violato le leggi in vigore sul copyright, poiché qualsiasi canzone scaricata e salvata dentro un disco rigido, pronta per essere ascoltata in futuro, sostituisce una copia legalmente acquistata". La donna ha tentato di difendersi sostenendo di aver scaricato i brani per fini valutativi, in vista di un successivo acquisto. I giudici hanno così equiparato la Gonzales "ad un ladruncolo che scippa 30 CD da un negozio e se li porta a casa, aspettando di poterli pagare in un secondo tempo".
Il caso Gonzales, stando a quando riporta il portale P2Pnet, è un vero e proprio primato nella storia dell'antipirateria. La giovane madre è la prima ad essere stata giudicata colpevole da un giudice federale, la più alta carica giurisdizionale degli Stati Uniti.

La notizia ha già suscitato molte polemiche nell'ala più liberale della pubblica opinione statunitense. Jon Newton, sostenitore del file sharing ed editorialista per TechNewsWorld, ritiene che la situazione sia "drammatica", in quanto "è un giorno molto triste per tutti gli uomini, le donne ed i bambini sotto il torchio delle major, spietate e venali". Newton non usa mezzi termini: "Stanno rovinando intere famiglie e si stanno scagliando contro soggetti deboli come studenti ed anziani".

Ed è proprio uno studente ad essere l'eponimo di una nuova raccolta fondi a sostegno di una cosiddetta vittima del P2P: si chiama Delwin Olivan, appena 18enne, ed è iscritto alla prestigiosa Università di Princeton. Olivan è stato condannato al pagamento di 5 mila dollari per avere diffuso abusivamente una manciata di canzoni create dagli Eagles, da Sting e Tracy Chapman. I suoi coetanei stanno facendo di tutto per dargli una mano.

Tommaso Lombardi
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