DRM Sony BMG, nuove denunce dal Canada

L'azienda scansa la prima class action negli USA ma il Texas non si ferma. Intanto alcuni utenti canadesi tornano alla carica contro la multinazionale. Stinger (Sony): mal indirizzate le critiche alla società nipponica

DRM Sony BMG, nuove denunce dal CanadaRoma - Due nuove denunce presentate in Canada da sette utenti internet contro Sony BMG riaccendono la miccia di una polveriera esplosa già più volte, quella delle tecnologie di Digital Rights Management (DRM) che la major della musica ha inserito in milioni di CD distribuiti soprattutto sui mercati nordamericani.

In particolare, riferisce Slyck.com, alla denuncia già presentata lo scorso novembre in Quebec si sono aggiunti due procedimenti che si scagliano sia contro le tecnologie dell'azienda che contro le sue politiche. Viene quindi preso di mira il rootkit che il software XCP realizzato per conto di Sony BMG da "First4Internet" installa sul PC dell'utente a sua insaputa, un rootkit che rende il computer vulnerabile ad attacchi esterni. Ma viene presa di mira anche la tecnologia MediaMax di SunnComm che Sony ha inserito in moltissimi CD e che si auto-installa sui PC anche se l'utente nega il consenso.

Le denunce parlano di violazione della legge canadese sulla privacy e sulla sicurezza informatica nonché di quella sulla concorrenza. Nell'accettare il caso, il Tribunale canadese che si occuperà della vicenda ha avvertito Sony BMG: "Se la difesa non parteciperà a questo procedimento, la sentenza potrà essere emessa anche in vostra assenza e senza ulteriori comunicazioni".
Tutto questo avviene a pochi giorni dal tentativo di Sony BMG di scrollarsi di dosso una class action intentata dai consumatori americani sulla scorta delle iniziative legali della Electronic Frontier Foundation (EFF), un procedimento che chiede i danni all'azienda. Sony BMG ha infatti presentato al tribunale una serie di misure che vanno incontro alle richieste dei consumatori e dei magistrati e che la stessa EFF ha applaudito. In particolare la multinazionale del disco si è impegnata a:

- bloccare la realizzazione di CD con la tecnologia XCP e MediaMax
- togliere dagli scaffali tutti i CD con XCP;
- fornire software per disinstallare XCP e MediaMax;
- garantire che in futuro tutti i software di protezione dell'azienda potranno essere aggiornati facilmente dai consumatori;
- offrire una maggiore trasparenza sull'uso di tecnologie di protezione per i prossimi due anni;
- non raccogliere informazioni personali sugli utenti XCP e MediaMax senza il loro consenso esplicito;
- fornire ai denuncianti un compenso in denaro (7,5 dollari), le copie dei CD acquistati prive di tecnologie di protezione e un bonus per il download gratis di musica.

Tutto questo, però, non toglie le castagne dal fuoco a Sony BMG in Texas. L'ufficio del procuratore generale di quello Stato, che a novembre ha denunciato l'azienda, ha già fatto sapere che le concessioni della major musicale non hanno nulla a che vedere con quel procedimento, un caso nel quale lo Stato chiede risarcimenti pari a 100mila dollari per ogni violazione riscontrata nell'uso delle tecnologie XCP e MediaMax.

In questo clima incandescente il chairman e CEO di Sony, Howard Stinger, si è detto preoccupato per le ripercussioni che le iniziative intraprese da Sony BMG (una joint venture con Bertelsmann) stanno avendo sull'immagine della multinazionale nipponica. Alla fiera dell'elettronica di Las Vegas, il CES, Stinger ha dichiarato non solo che Sony intende rispettare sempre i diritti dei propri clienti ma anche che "la campagna mediatica si è scagliata contro Sony, come se dietro a tutto questo ci fosse Sony Electronics, cosa che ci è costata molto, ma era invece una questione di protezione del diritto d'autore di Sony BMG. Sony come azienda è stata pesantemente criticata, e questo mi sembra in qualche modo ingiusto".

Va detto che né Sony, né Sony BMG o Sony Electronics hanno in alcun modo commentato l'illuminante intervento del prof. Ed Felten di Princeton, considerato un "guru" in materia di tecnologie di protezione dei contenuti, secondo cui siamo dinanzi ad una invasione di DRM che non può che svilupparsi ingannando gli utenti. La tesi di Felten è che, se informati, gli utenti non accetterebbero sistemi che limitino la loro possibilità di fruire dei contenuti che acquistano: un dato di fatto che, a detta dell'illustre accademico, non può che spingere le corporation a tradire la fiducia dei propri clienti.
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