Il ritrovo dei chippati

di Gilberto Mondi - Qualcuno ne ha paura, qualcun altro spera che non venga mai reso obbligatorio o non sia necessario sul lavoro. La verità è che il chip sottopelle è comodo, pratico, indolore. Anzi, è una tentazione irresistibile

Roma - Un chip sottopelle: tra tutte le possibili novità destinate a descrivere l'alba dell'uomo cyborg si sta facendo largo quella che meno avevo considerato. Il chip sottopelle non è ancora una necessità, non è richiesto sul lavoro né è indispensabile per interagire con la pubblica amministrazione o con le istituzioni. Eppure, c'è chi se lo fa impiantare sua sponte: la novità infatti è che oggi il chip sottopelle tira, piace. E questo accade, molto semplicemente, perché è comodo.

A dimostrarlo, o a dare indicazioni in questo senso, è un forum web che in questi giorni viene pubblicizzato da alcune agenzie internazionali, uno spazio dal nome esplicito, chiarissimo, emblematico di un'epoca: Tagged forum. Come a dire: l'angolo di quelli che lo hanno inserito nel proprio corpo, il ritrovo dei chippati.

E non è cosa da poco: con le nuove tecnologie RFID è possibile attivare con un singolo chip una serie di strumenti, interagire in modo immediato e contactless con l'ambiente. Se un tempo si usavano chippetti simili per identificare gli animali, ora con le nuove tecnologie wireless è possibile trasformare l'uomo in una sorta di chiave universale.
Nulla di fantascientifico, evidentemente, anzi realtà a portata di mano, così accessibile che decine di neozelandesi hanno deciso di farselo infilare proprio nelle mani. Basta scorrere il forum dei chippati per cogliere l'entusiasmo di alcuni, gente che considera il radiochip sottopelle una soluzione molto efficiente per aprire, chessò, le porte di casa.

L'impianto è rapido ed indolore, lo può fare un chirurgo ma è alla portata anche di un tatuatore. E gli effetti sono galvanizzanti: c'è chi si sente un mago ("è come pronunciare una formula magica: scorri la mano davanti alla porta e questa si apre") e chi invece si dichiara libero da schiavitù insopportabili, come quella di doversi portare appresso le chiavi di casa o memorizzare faticosamente i sempre più numerosi codici segreti, pin e password che affollano l'esistenza dell'uomo dei paesi ricchi.
"Sto pensando di farmi un HITAG Philips nella mano destra - scrive uno dei chippati - come già in quella sinistra (...) in questo modo avrò un impianto a bassa sicurezza nella sinistra e uno ad alta sicurezza nella destra. Questo mi consentirà di utilizzare lettori economici (...) per le cose meno rilevanti e altri più costosi per quelli ad alta sicurezza (come l'accesso in casa)".

La verità quindi è che il chip nella mano rappresenta una comodità tale da travolgere il buon senso, quella cosa demodé che indurrebbe a considerare centrali questioni come la privacy o l'effettiva sicurezza dei sistemi. Ma si tratta di temi che sempre, dinanzi a tecnologie immediatamente utili e consumabili, dal cellulare all'email, sono passati in secondo piano, schiacciati dall'afflato liberatorio, appunto, di certe novità hi-tech. Dubito che i richiami del Garante italiano della privacy contro questi impianti varranno qualcosa, quando sarà chiaro anche agli italiani che, con pochi euro, il proprio corpo può diventare una formidabile chiave di accesso.

I segnali di una rivoluzione in arrivo in salsa RFID ci sono tutti: già da tempo ci sono discotecari che si fanno impiantare il chip nel braccio per velocizzare l'accesso alla discoteca, ospedali che potrebbero introdurli nei propri pazienti per garantire più sicurezza e maggiore rapidità nelle pratiche sanitarie, procuratori che dispongono l'impianto nei dipendenti per la sicurezza dei propri uffici. Se non basteranno certe necessità a spingere verso il chip, allora ci penserà la sua inarrivabile comodità. L'aspirante cyborg è servito.

Gilberto Mondi

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