PI: A volte grandi corporation mettono al centro delle proprie strategie quei software.. penso ad Hollywood ad esempio...SM: Non c'è un solo film degli ultimi anni che non usi effetti digitali, e praticamente tutti questi effetti sono frutto dell'elaborazione di centinaia di server alimentati dal nostro software.
Insomma, non possiamo mica tollerare che Hollywood da un lato usi pesantemente il nostro software negli scantinati per costruire capolavori come "Shrek" o "Il Signore degli Anelli" e poi, dall'altro lato, Hollywood stessa imponga leggi che rendono i DRM obbligatori per legge.
PI: I produttori di dispositivi che oggi utilizzano sistemi open source con il varo della nuova licenza dovranno adeguarsi? Non si rischia che passino a sistemi proprietari senza pensarci due volte?SM: Per noi di FSF non avrebbe senso diffondere il nostro software volendo concedere i diritti di uso, studio, modifica e distribuzione se poi tramite DRM lasciamo la possibilità a terzi di revocare uno o tutti questi diritti. Non avrebbe senso.
Le aziende sceglierebbero altro? Il nostro software è sempre stato lì per essere usato: se qualche azienda sceglie di non usarlo sono loro a perderci.
Ma non abbiamo perso di vista il mercato. Sappiamo che ormai i produttori di sistemi operativi proprietari sono in estinzione, praticamente. Persino Palm ha smesso di sviluppare il suo sistema perché antieconomico. Mantenere un sistema operativo in proprio è difficile e costoso; comprare il sistema operativo da terzi è altamente rischioso e si consegna il proprio business ad un terzo. Vedi cosa è successo a IBM che era finita a fare da succursale di Microsoft e si sta faticosamente scrollando di dosso questa dipendenza. Insomma, sappiamo
quello che valiamo e crediamo di essere pronti a questa battaglia che vale sia per l'accesso alla cultura mondiale che per l'indipendenza personale.
PI: Mettendo per un attimo da parte le questioni tecniche e normative, se l'utente viene informato all'atto dell'acquisto (di un CD piuttosto che di un Videorecorder ecc.) che quanto sta comprando è gestito da tecnologie DRM che ne limitano l'utilizzo, non ritieni che chi produce quelle tecnologie e quei contenuti abbia il diritto di immetterli sul mercato? Il celebre docente di Princeton Ed Felten sostiene che per riuscire a vendere un DRM occorra ingannare l'utenteSM: Sono d'accordo con Felten: nessuno vuole comprare un videoregistratore che impedisce il salto della pubblicità. Nessuno vuole subire la regionalità dei lettori di DVD. A nessuno piace comprare prodotti difettosi, come certi CD che non sono leggibili in tutti i lettori (per questo si meritano l'appellativo di "CD falsi" e difettosi).
Il punto della propaganda di SIAE, FIMI e compagnia petulante è che devono colpire i "falsari di professione". Ma questo è falso o quantomeno fuorviante. A me pare evidente che chi vogliono colpire è direttamente l'utente finale che non deve più pensare di comprare un libro o un CD, ma deve abituarsi a pensare alla musica e alla cultura come ad un servizio che si paga ogni volta che viene usato.
Non dimentichiamoci che questi signori sono anche contrari alle biblioteche pubbliche e hanno fatto approvare una direttiva europea che impone il prestito a pagamento.
PI: Il sostegno che il papà di Linux, Linus Torvalds, ultimamente ha più volte offerto al DRM non dovrebbe essere il segnale per la comunità informatica più aperta che non tutto il DRM viene per nuocere? Lo stesso Torvalds non condanna in sé il Trusted Computing, sostenendo invece che Linux deve supportarlo, anche per non uscire da un mercato che sembra voler adottare il computing blindato senza remore. Che ne pensi?SM: Penso che il costo sociale della combinazione DRM/TC adottata diffusamente sia inaccettabile. Sarebbe un mondo senza biblioteche, senza archivi pubblici e in ultimo senza democrazia, troppo simile a quel 1984 raccontato da Orwell.
I sostenitori della
neutralità di questi sistemi devono fare uno sforzo in più per spiegarci perché sarebbero utili. La favola raccontata dai petulanti vari non regge perché il loro pianto greco l'abbiamo già sentito troppe volte: prima con l'introduzione delle musicassette, poi col vhs, ora con il digitale.
Ogni volta il loro pianto ignobile a lamentare la fine della musica, la fine del cinema. I loro profitti non sono mai diminuiti. E davvero non capisco come si faccia ancora a dargli credito.
Chi sa a che servono i DRM, si faccia avanti e lo spieghi.
a cura di Paolo De Andreis