Cina, schedati i giocatori online

Il Governo di Pechino obbligherà le software house ad integrare nei videogiochi online un sistema di identificazione dei giocatori: gli utenti che non digiteranno i loro veri dati personali non potranno loggarsi

Pechino - Il multiplayer gaming non piace proprio alle autorità cinesi. L'ultima iniziativa del Governo è quella di obbligare gli hard-core gamer a rivelare la loro reale identità durante le sessioni di gioco. Una mossa che potrebbe soffocare il tradizionale ricorso agli alter-ego e il divertimento basato sulla multi-identità virtuale. Dal prossimo giugno tutte le software house cinesi dovranno integrare nei loro prodotti un sistema che obbligherà gli utenti a fornire i dati personali, compresi il codice della carta d'identità.

Questo, secondo le autorità, dovrebbe permettere di monitorare con maggiore efficienza il numero di ore che un giocatore spende quotidianamente nel gioco online. Non è chiaro se la strategia sia da considerarsi preventiva - nei confronti dei peraltro rarissimi casi di cronaca nera legati al gioco eccessivo - o semplicemente un'operazione di controllo, in linea quindi con la politica nazionale applicata al Web.

L'agenzia nazionale Xinhua ha rivelato che il progetto pilota, nel 2005, aveva coinvolto sette aziende sviluppatrici. L'applicazione, adottata su almeno 100 videogiochi diversi, permetteva il gioco solo ed esclusivamente dopo la registrazione online con i dati personali. Il lavoro, inoltre, è stato svolto a stretto contatto con le forze di polizia, affinché i dati inseriti corrispondessero al vero.
"Un sistema basato sui dati veri permette di standardizzare il mercato videoludico online e sostenere uno stabile e sicuro sviluppo del segmento", ha dichiarato Wang Feng, vice presidente di Jinshan Software Company. Gli appassionati cinesi, però, sembrano non condividere questa scelta: lettori anonimi di Xinhua hanno dichiarato che i giochi in questo modo sono destinati a perdere fascino. Uno degli aspetti più divertenti dei giochi online, soprattutto gli RPG, è proprio quello di mantenere celata la propria identità per "giocarne" con altre.

Inoltre, sempre secondo la testata giornalistica cinese, il Governo sarebbe pronto ad una campagna di stampo patriottico per vietare la commercializzazione di giochi che si pongono contro il regime, magari relegando i soldati o gli agenti cinesi al ruolo dei "cattivi". Per Pechino l'ideale sarebbe mostrare le gesta eroiche di alcuni grandi personaggi, come Lei Feng - cosa realmente già avvenuta con il gioco "Learn From Lei Feng Online" che premiava il giocatore con un incontro virtuale finale con Mao.

I numeri del multiplayer gaming in Cina sono comunque impressionanti: a fronte di 111 milioni di utenti, rilevati alla fine del 2005, più di 20 milioni sono assidui giocatori online. Se si considera che in Cina non è possibile realizzare un vero censimento, forse questo nuovo sistema di "controllo" si pone come un tentativo per far fronte al problema. Già, ma a che prezzo? Bassissimo se si pensa al... valore della privacy in Cina.

Dario d'Elia
TAG: cina
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