Proprio questa strettissima parentela ha fatto sorgere un dubbio legittimo in molti osservatori: se Smart Card e Fritz Chip sono, di fatto, la stessa cosa, perché imporre all'utente l'uso di un Fritz Chip, con tutti i problemi di privacy e di libertà decisionale che esso comporta, invece di diffondere ulteriormente l'uso di una tecnologia già diffusa, collaudata ed economica come quella delle Smart Card?
In effetti, tutto quello che può essere ottenuto da un Fritz Chip può essere ottenuto anche da una Smart Card ma con una differenza sostanziale: la Smart Card può essere sfilata dal PC, portata con sé nel portafoglio e riutilizzata su un'altro PC (o su un'altro dispositivo).
Questo significa, ad esempio, che il "consumo" di un prodotto multimediale non può essere vincolato in nessun modo ad uno specifico dispositivo ma solo ad una specifica Smart Card. In altri termini, un CD od un DVD possono essere ascoltati, o visti, su qualunque dispositivo dell'utente, posto che l'utente porti con sé anche la Smart Card che contiene i codici di abilitazione, nel pieno rispetto sia dei diritti del produttore (copyright) che dell'utente (fair use).
Nello stesso modo, l'utente può portarsi appresso le sue "identità digitali" semplicemente portando con sé le Smart Card che le rappresentano. Nel momento in cui una di queste identità non fosse più utile, basterebbe distruggere la Smart Card corrispondente, ad esempio spezzandola in due. Per ottenere una nuova identità, sarebbe sufficiente acquistare una nuova Smart Card. In certe applicazioni, si potrebbe sfruttare questa caratteristica per garantire la non tracciabilità dell'utente ed il suo diritto alla privacy: basterebbe permettere l'acquisto delle relative Smart Card in forma anonima, come avveniva un tempo con le SIM dei telefoni cellulari.
Nonostante possano sembrare quasi un ritorno al passato, le Smart Card possono fornire tutte le funzionalità di un Fritz Chip senza però imporre (quasi) nessuno degli aspetti negativi della tecnologia Trusted Computing. Ma allora, perché non vengono proposte al posto dei Fritz Chip?
La risposta è ovvia: quelli che sono aspetti negativi per l'utente sono aspetti positivi per le industrie.
La possibilità di "inchiodare" una identità (un utente) ad un dispositivo (un PC) permette un controllo quasi assoluto su di esso. L'utente è costretto a cambiare PC se vuole cambiare identità. La possibilità di "inchiodare" un prodotto multimediale ad un determinato dispositivo (PC o lettore di altro tipo) permette di vendere altre copie a chi volesse consumare lo stesso prodotto su altri dispositivi di sua proprietà.
Proprio questo evidente conflitto tra gli interessi delle aziende e quelli degli utenti ha convinto alcuni osservatori, tra cui chi scrive, che costringere le aziende ad usare le Smart Card al posto del Fritz Chip sia effettivamente la cosa migliore che si può fare per affrontare il problema Trusted Computing.
Una eventuale reazione negativa delle aziende a questa proposta sarebbe una dimostrazione inconfutabile di come il Trusted Computing sia una tecnologia destinata a favorire i produttori, non gli utenti (che però ne pagano il conto, da ogni punto di vista). Questo renderebbe finalmente chiaro, una volta per tutte, che gli utenti non hanno nulla da guadagnare, e molto da perdere, da questa tecnologia.
Si può approfondire la propria conoscenza delle Smart Card a queste URL:
http://en.wikipedia.org/wiki/Smart_cardhttp://www.microsoft.com/italy/technet/prodtechnol/windows2000serv/smartcard02.mspxhttp://www.howstuffworks.com/question332.htmL'approccio politico/legaleL'approccio più radicale al problema di "addomesticare la belva" è quello politico/legale. Sostanzialmente, consiste nel tentare di coinvolgere i governi in un'opera di regolamentazione dell'uso di questa tecnologia, così come è già avvenuto a suo tempo per i problemi di privacy che sono nati dalla diffusione di Internet.
Ma perché dovrebbero intervenire i governi?