venerdì 31 marzo 2006

Untrusted/ Addomesticare la belva

di Alessandro Bottoni - Ci sono diverse vie per trasformare il trusted computing in qualcosa di socialmente accettabile. Ma questo richiede l'intervento di consumatori e governi, fin qui inesistente

Per capirlo, bisognerebbe forse tenere presenti le idee espresse a Denver nel 1998 dal compianto filosofo Neil Postman in un suo indimenticabile discorso: ogni cambiamento tecnologico è un compromesso. Ci sono sempre vantaggi e svantaggi da soppesare. Basti pensare all'energia nucleare per convincersene.

Vantaggi e svantaggi non colpiscono in misura uguale tutti gli individui, C'è sempre qualcuno che ne trae maggiori vantaggi di altri e c'è sempre qualcuno che ne soffre in modo particolare. In altri termini, ogni cambiamento tecnologico ha degli effetti sociali e politici. Ogni cambiamento tecnologico ridistribuisce il potere e di conseguenza ridistribuisce il reddito. Basti pensare ai motori a scoppio ed al petrolio per convincersene.

In ogni tecnologia è "cristallizzata" una potente idea, a volte più di una. Basti pensare ai PC.
I cambiamenti tecnologici non si limitano ad aggiungere qualcosa all'esistente: cambiano completamente il panorama a cui siamo abituati. Anche in questo caso basti pensare ai PC.
Con il tempo, la tecnologia ha la perniciosa tendenza a trasformarsi in qualcosa di cristallizzato e di indiscutibile (un "mito", nelle parole di Neil Postman). Ad esempio, al giorno d'oggi è indiscutibile che un telefono ci strazi con i suoi trilli, ovunque e comunque, ma non è sempre stato così. Forse non era nemmeno inevitabile che lo diventasse.
(vedi: itrs.scu.edu/tshanks/pages/Comm12/12Postman.htm e neilpostman.org/).

Seguendo le linee di pensiero di Postman, possiamo vedere che:
- Il Trusted Computing è un compromesso tra la sicurezza (di chi?) e la privacy dell'utente. Questo compromesso và valutato e soppesato attentamente prima di usare questa tecnologia.
- I vantaggi del Trusted Computing sono molto maggiori per i produttori di hardware, software e contenuti. Gli svantaggi vanno quasi completamente a gravare sulle spalle dell'utente, anche da un punto di vista economico.

Nel Trusted Computing sono cristallizzate molte potenti idee. Una di queste è che qualcuno possa sostituirsi a noi nel decidere di cosa e di chi noi possiamo e dobbiamo fidarci. Un'altra idea è che il nostro PC possa essere usato contro la nostra volontà per limitare la nostra possibilità di azione.

Il Trusted Computing non aggiunge sicurezza al panorama esistente: lo modifica completamente, dando vita ad un "Mondo Nuovo" di Huxleyana memoria ancora tutto da capire.
Quando sarà "cosa fatta", sarà troppo tardi per discuterne. A quel punto il Trusted Computing si sarà già trasformato nel nostro modo "standard" di vivere la vita digitale, ci piaccia o no.

In altri termini, la tecnologia non è neutrale, come spesso ci farebbe comodo credere. Ha degli impatti sociali e politici molto forti e come tale deve essere trattata. Il Trusted Computing non fa eccezione. Si tratta di una tecnologia che rimodellerà il mercato e ridistribuirà soldi e potere tra gli attori in gioco. Non si può pensare che le nostre strutture democratiche e governative rimangano alla finestra mentre grandi corporation straniere prendono decisioni cruciali per il nostro futuro.

Per questo motivo, da più parti si sta alzando una voce che chiede ai parlamenti ed ai governi di occuparsi del problema. Come è facilmente prevedibile, è molto difficile ottenere l'attenzione dei politici su temi così tecnicamente ostici e lontani dalla vita quotidiana. Tuttavia, questa è la strada.
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