Prima di concludere vorrei tornare a parlare dell'olocausto informatico continuamente citato dai contestatori del TC.
Un mondo in cui il software viene completamente bloccato se non è trusted (ivi compresi i sistemi operativi Open Source) costringerebbe noi ingegneri a buttare nel cestino le nostre lauree, perchè vi saranno solo due o tre aziende produttrici di software iscritte al TCG. E credete che noi saremo mai disposti ad accettare questo?
Un mondo in cui pochi sanno tutto di tutti e nessun comune mortale sa niente di nessuno ci porta al capolavoro letterario di G. Orwell, 1984. Pensate che sia possibile un mondo simile? Io credo di no, perché nessuna dittatura non voluta dal popolo è mai durata. Il Partito Fascista, per farvi un esempio di dittatura, è caduto solo con la guerra perchè tanti e tanti erano i suoi sostenitori. E magari molti di noi hanno un nonno o uno zio anziano che, al tempo, aveva la tessera... Qui le carte in tavola sono completamente diverse: dalle violazioni sulla privacy gli unici a guadagnare sono gli azionisti delle poche aziende del TCG contro i 2 miliardi e passa di utenti al mondo. Chi vincerà la sfida? Loro? Io non credo.
Veniamo allora alle conclusioni, visto che il KMail con cui sto scrivendo questa mail sta per fondere.
Il mio è un invito a non precipitare nell'allarmismo come sta accadendo per l'aviaria. Sappiate tutti che c'è un mondo, quello degli ingegneri dell'hardware e del software, che se non è dalla parte loro è dalla parte vostra. E l'unico modo per essere dalla parte loro è possedere loro azioni o essere nel loro Consiglio di Amministrazione.
Noi ingegneri difenderemo la vostra privacy perché di mezzo c'è anche la nostra. Essere contro le malefatte del TC non significa essere a favore della pirateria, anche perché ho già spiegato come gli effetti potranno essere minimi (peraltro l'attuale DRM di Windows Media Player è più che sufficiente per le esigenze).
In verità, prima ci accusano di essere illegali, poi loro, nei modi più disparati, violano leggi sulla privacy e sulla concorrenza ben definite. Da un lato li giustifico, perchè negli USA le leggi non sono severe come in Italia. Lo spam è in certe forme legalizzato, e le aziende godono di diritti nettamente superiori a quelli dei consumatori.
Qui in Italia stiamo tranquilli, fidatevi!
Nella speranza di aver contribuito a tamponare allarmismi ingiustificati invio i miei saluti,
Antonio A.Gentile Antonio,
grazie per la tua lunga lettera che, al di là delle opinioni e degli auspici, senza dubbio rinnova ulteriormente il dibattito sul Trusted Computing, argomento di cui ci si tende ad occupare soltanto in sedi ristrette e del quale il pubblico è poco e, appunto, male informato.
La redazione ha girato ad Alessandro Bottoni, titolare su Punto Informatico della rubrica Untrusted, le tue considerazioni. Qui sotto il suo commento.
A presto, la Redazione"Quando nel 1987 MC Microcomputer cominciò ad occuparsi del Diritto di Levi, venne immediatamente tacciato di allarmismo gratuito da parte di molti lettori. Molti dei commenti che ho letto a quel tempo contenevano praticamente gli stessi concetti che sono presenti in questa tua lettera, così come in molti dei commenti che appaiono a margine dei miei articoli su Punto Informatico. Nonostante questo, noi tutti oggi paghiamo fior di euro in Diritti di Levi alle industrie americane dell'entertainement attraverso la beneamata SIAE. Paghiamo e stiamo zitti.
Il Diritto di Levi, oggi "equo compenso", lo ricordo per gli assenti ed i distratti, è quella "piccola" tassa (fino al 33% del prezzo di vendita) sui supporti vergini e sui masterizzatori che noi tutti paghiamo come "compensazione" alla SIAE (e quindi anche alla RIAA piuttosto che alla MPAA) perché questi oggetti potrebbero essere utilizzati per effettuare una copia privata di un film o di un album musicale, anche se magari si utilizzano per tutt'altro scopo.
Se si proponesse l'uso del Trusted Computing solo negli ambienti che effettivamente lo richiedono, come il settore militare e bancario, non staremmo neanche qui a discuterne. Sarebbe un uso del tutto logico e legittimo di questa tecnologia.
Se si fossero occupati, per tempo e nel modo dovuto, del Trusted Computing i professionisti del settore, non starei sicuramente qui ad occuparmene io. Mi sentirei perfettamente al sicuro dietro le spalle di questo ipotetico esercito di security manager, uniti nella difesa dei miei e dei tuoi diritti digitali.
Il problema è che questa tecnologia la si vuole imporre a tutti, compresa mia zia ottantenne, e che gran parte dei cosiddetti professionisti non si preoccupa affatto di dire alla gente comune cosa comporta realmente la sua diffusione sul mercato. Se avvertire la gente della tegola in arrivo è fare dell'allarmismo, allora sono un allarmista.
Alessandro Bottoni