Italia motore della Nuova Rete nel Mediterraneo

Perché ricercatori del nostro paese stanno cercando di collegare in banda larga o larghissima le sponde del Mediterraneo? Che ruolo ha l'Europa? Cos'è la Ubuntu Alliance? PI ne parla con il Direttore del GARR Enzo Valente

Italia motore della Nuova Rete nel MediterraneoRoma - Quale ragione dovrebbe spingere gli italiani in Tunisia o in Algeria per contribuire alla realizzazione di reti veloci in quei paesi? Cosa si cela dietro la spinta propulsiva dei ricercatori del Consortium GARR e di alcune altre strutture europee affinché le sponde del Mediterraneo comunichino meglio, più rapidamente e in tempo reale? Quali vantaggi dovrebbe portare tutto questo alla ricerca italiana ed europea e in che modo il networking cambia i rapporti tra i paesi?

Sono molte le domande dietro ad alcuni dei più ambiziosi obiettivi di cooperazione tecnologica internazionale in cui l'Italia è impegnata in prima linea. Punto Informatico ne ha parlato con il Direttore del Consortium GARR, il prof. Enzo Valente, all'indomani della presentazione di una serie di incontri a Catania che a maggio faranno il punto sulle infrastrutture per lo sviluppo.

Punto Informatico: Chi ha a cuore lo sviluppo della ricerca, anzi della Ricerca, conosce l'importanza del networking di nuova generazione per collegare centri e laboratori di mezzo mondo. Ma perché dobbiamo investire nell'estendere le nuove reti ai paesi del Mediterraneo?
Enzo Valente: Perché ci conviene.
PI: In che senso?
EV: Perché sono molte le cose che abbiamo da apprendere, le conoscenze da scambiare. Potrei fare l'esempio dei centri di ricerca meteorologici algerini, centri che noi ci sogniamo. Ad esempio il monitoraggio e le analisi sul Sahara, per dire: oggi possiamo usare i dati raccolti al massimo mesi dopo certi avvenimenti per capire cosa è successo. Se disponessimo di una rete veloce potremmo sapere quasi in tempo reale cosa dicono i loro sensori, ed analizzarli.

PI: Si tratta quindi di reciprocità...
EV: Rimanendo in questo esempio, noi oggi dipendiamo in misura notevolissima dei dati che ci arrivano da Reading, nel Regno Unito: se invece avessimo accesso ai dati algerini avremmo informazioni molto più precise di quelle oggi disponibili.
Si tratta di uno sviluppo di interesse globale: loro potrebbero mettere insieme i dati europei con i propri. Reciprocità nel senso che noi possiamo dare a loro, e loro a noi. Potrebbero sviluppare tecnologie che si integrino con quelle europee e anche in questo senso il vantaggio è reciproco. Il nostro lavoro è proprio formare chi si trova lì, tecnici ed ingegneri, affinché sviluppino in loco tutto ciò che va da una nuova cultura del networking e della ricerca a tecnologie dedicate.

PI: Oggi non sono già attive molte forme di collaborazione?
EV: Certo, ma i ricercatori in molti paesi del Mediterraneo hanno, per dirne una, enormi problemi di spostamento. Per molti di loro tra l'ottenimento del Visto, che può richiedere anche due mesi di tempo, i costi da sostenere e via dicendo è pressoché impossibile spostarsi. Con le nuove reti tutto questo cambierebbe: potremmo collaborare molto più attivamente e in modo molto più rapido.
Ad un recente incontro ad Istanbul, per fare un esempio, un ricercatore dell'Università di Gaza ci ha impiegato 6 giorni per venire e 6 per tornare: buona parte del tempo è passato per superare i posti di blocco a Gaza. Sono queste le cose che fanno capire quanto le connessioni di rete e il grid computing siano importanti. Consentono di scambiare dati e a chi si trova in certi paesi anche di fruire di risorse di calcolo molto maggiori su cui far girare le proprie applicazioni.

PI: In che modo la formazione che fornite si rivela utile?
EV: I nostri corsi si occupano non solo di networking in senso stretto ma anche del middleware di griglia: le applicazioni scientifiche le hanno anche loro ma non hanno le macchine dove farle girare, né la rete attraverso cui scambiare dati, oltre alle risorse di calcolo.

PI: E come si può contribuire a risolvere la profonda arretratezza delle infrastrutture di rete?
EV: Questo è il cuore delle iniziative che si stanno portando avanti assieme ai nostri referenti, che sono la Unione Europea e le comunità scientifiche europee che aderiscono ai nuovi programmi approvati dalla Commissione.
In quei paesi c'è un problema di mercato, dove le TLC sono generalmente dominate da monopolisti, in situazioni per noi di difficile comprensione: basti pensare che formalmente la rete telefonica marocchina appartiene al Re. Per statuto, e da sempre è così. La nostra presenza è in fondo anche una forma di pressione morbida su queste situazioni, ad esempio ora in Marocco c'è una legge che abbatte moltissimo i costi della rete per la ricerca.

PI: Quindi riscontrate un interesse dei Governi locali per lo sviluppo delle infrastrutture?
EV: Sì, i Governi locali sono molto sensibili all'argomento. Al WSIS di Tunisi molte cose sono state dette, qualcuno ha iniziato a mettere in piedi agenzie esterne di monitoraggio del settore delle TLC, un po' come la nostra Agcom. Ci sono degli effetti derivati dalla nostra presenza, più che di pressioni parlerei di un invito a cambiare, ad aprirsi.
TAG: italia
30 Commenti alla Notizia Italia motore della Nuova Rete nel Mediterraneo
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  • Andate su http://serafmarc.blogspot.com/ e capite il perchè della domanda fata in questo articolo....
    Altro che europa e servizi globali....:)
  • "centri metEOROlogici"

    e non

    "centri metEREOlogici"

    non+autenticato
  • Credo che sia un'ottima idea e che possa contribuire sia alla nostra ricerca che allo sviluppo locale. Sicuramente in Africa qualche "problemino" politico c'é ed una rete globale non è proprio la massima priorità. Credo comunque che sia un passo per cominciare a rendere più consapevole, a lungo tempo, anche il popolo.
    Poi, se non sbaglio è proprio quello che invece la Cina non vuole che accada.
    Ormai oltre ai fini accademici, la rete si è rivelata una vera e proprio finestra sul mondo. Un bene comune. da proteggere e rendere accessibile a tutti.

    Da partre nostra l'unica cosa che dobbiamo cercare di fare è mantenere tale riorsa libera, da qualsiai forza politica.

    Un grande in bocca al lupo al GARR, che sia l'inizio di qualcosa di ancora più profondo. Sorride
    non+autenticato
  • Algeria-Tunisia - "Ad un recente incontro ad Istanbul, per fare un esempio, un ricercatore dell'Università di Gaza ci ha impiegato 6 giorni per venire e 6 per tornare"

    Cina - "È anche successo, per esempio quando siamo andati per parlare del progetto EU-China-GRID, di dover andare in pochi e per una delegazione più ampia, che dovrà tornare là a giugno, abbiamo già iniziato a chiedere i visti"

    Italia - "In verità sono anni che non arrivano fondi dal Governo: la rete GARR si autosostiene grazie ad Università e Centri di ricerca. In passato abbiamo avuto finanziamenti ma allo stato non se ne prevedono altri"

    La ricerca si muove in una direzione, i governi nell'altra. Ottima tattica. Ora laciamo perdere Cina, Algeria e Tunisia ma l'Italia della ricerca e della scuola, dell'innovazione e del progresso dove sta? Qui, nella mancanza di fondi per progetti così interessanti. Il GARR non esiste da pochi mesi eppure si sostengono a stento grazie ad Università e Centri di ricerca (che in Italia notoriamente non è che navighino nell'oro).

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    "In quei paesi c'è un problema di mercato, dove le TLC sono generalmente dominate da monopolisti, in situazioni per noi di difficile comprensione: basti pensare che formalmente la rete telefonica marocchina appartiene al Re. Per statuto, ed è sempre così"

    Da noi appartiene a Telecom, che in territorio italiano E' di fatto monopolista. L'unica consolazione è che la situazione qui da noi non è di difficile comprensione: al contrario è chiarissima ma come al solito guai a chi muove un dito.

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    "Ma in Congo, ad esempio, la gente vive in media con un dollaro al giorno: in questi casi possiamo certo dargli connessioni internazionali per collegarli all'Europa ma loro non hanno fondi per sviluppare reti interne"

    Certo: fa comodo sfruttare i paesi del terzo mondo, rovinarli con le guerre e con gli interessi di pochi a scapito della gente comune e poi scopriamo che non hanno soldi per sviluppare le reti interne e collegarsi al mediterraneo in fibra. Reti e fibre le usano si e no per pescare e vestirsi.

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    http://bit01.wordpress.com

  • - Scritto da: bit01

    > La ricerca si muove in una direzione, i governi
    > nell'altra. Ottima tattica. Ora laciamo perdere
    > Cina,

    Per inciso, la Cina investe TANTISSIMO in ricerca.

    > ma l'Italia della ricerca
    > e della scuola, dell'innovazione e del progresso
    > dove sta?

    All'estero.
    non+autenticato

  • - Scritto da: bit01

    > Certo: fa comodo sfruttare i paesi del terzo
    > mondo, rovinarli con le guerre e con gli
    > interessi di pochi a scapito della gente comune e
    > poi scopriamo che non hanno soldi per sviluppare
    > le reti interne e collegarsi al mediterraneo in
    > fibra. Reti e fibre le usano si e no per pescare
    > e vestirsi.
    >

    io aggiungo:

    EV: Ci sono paesi come Kenya o Sudafrica che invece di avere come punti di riferimento il Belgio, il Regno Unito o la Francia, vedono l'Italia come opportunità e questo proprio per il successo che stiamo riscontrando nel nostro lavoro con i paesi del Nord, quelli del Mediterraneo.

    Cioè, per meglio chiarire: siccome i paesi del Nord Europa ci tratterebbero con superficialità, quasi snobbandoci, meglio fare l'importante con chi non lo può essere

    Meglio primi tra gli ultimi che ultimi tra i primi insomma.
    bleah
    non+autenticato

  • Ti quoto il
    > bleah

    Mi son dimenticato di mettere un link che sul blog ho inserito. Guarda in che situazione si trova il Congo:

    http://www.warnews.it/index.php/content/view/43/29/



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    http://bit01.wordpress.com
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