PI: I progetti europei ai quali partecipate sono ambiziosi: oltre a connettere il Mediterraneo, fino al Medio Oriente, si vuole rafforzare anche la cooperazione con la Cina, un paese particolarmente difficile sotto molti punti di vista. Come vi muovete?EV: I problemi ci sono tutti. In Cina esiste il network della ricerca gestito dall'Accademia delle Scienze. Al contempo esiste la rete delle Università che dipende dal Ministero dell'Università. Mentre sulla prima, alla quale accedono esclusivamente i ricercatori, tutta gente passata al setaccio e conosciuta dalle autorità, c'è una certa libertà di movimento, sulla seconda, alla quale accedono gli studenti, moltissimi sono i controlli.
Le nostre difficoltà nascono dal fatto che per raggiungere gli istituti di ricerca ci costringono a passare prima dalla rete dell'education.
PI: Ma che sviluppi ci si possono attendere da questo genere di rapporti con la Cina?EV: Faccio un esempio. In Tibet l'Italia ha un esperimento,
Argo. E' collegato in fibra ottica su reti che arrivano fino a LLasa, che è ben collegata a Pechino. Ma lì i dati scientifici che escono dai rivelatori di raggi cosmici vengono registrati con procedure e misure inadeguate, con un controllo ed un rallentamento che ne impediscono l'arrivo in tempo reale: quindi non possiamo controllare l'apparato dall'Italia, dobbiamo andarci personalmente, oppure inviare uno dei nostri partner cinesi.
PI: Una collaborazione difficileEV: Diciamo che ci sono una serie di difficoltà dovute a questo atteggiamento del Governo cinese. E' anche successo, per esempio quando siamo andati per parlare del progetto EU-China-GRID, di dover andare in pochi e per una delegazione più ampia, che dovrà tornare là a giugno, abbiamo già iniziato a chiedere i visti. D'altra parte certe riunioni faccia a faccia devono essere fatte per forza. In questo senso siamo facilitati: finora nessuno di noi si è visto rifiutare il Visto e riusciamo ad ottenerlo anche senza andare all'Ambasciata cinese a Roma.
In realtà abbiamo abbastanza credito in Cina, ed è una cosa storica per i buoni rapporti Italia-Cina.
PI: Tornando al Mediterraneo, quali sono i prossimi passi?EV: In ballo c'è il programma quadro EUMEDConnect III, quello attuale su cui già lavoriamo è il II, dove invece di collegare i paesi dell'area del Mediterraneo all'Europa uno per uno, ci si concentrerà sulla interconnessione tra di loro, una "MED-Belt" che colleghi i paesi del Maditerraneo. Questa è una cosa entusiasmante, anche per israeliani o siriani, durerà sette anni e dovrà essere approvata dalla Commissione nell'ambito del prossimo programma quadro.
PI: Queste attività sono sostenute dal Governo italiano?EV: In verità sono anni che non arrivano fondi dal Governo: la rete GARR si autosostiene grazie ad Università e Centri di ricerca. In passato abbiamo avuto finanziamenti ma allo stato non se ne prevedono altri.
a cura di Paolo De Andreis